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Le scuse di Draymond Green dopo Charlotte: “Ho deluso i miei compagni”

di Michele Conti

In questa stagione i Golden State Warriors incontrano maggiore difficoltà nel ricercare continuità di risultati. Finora, il maggior numero di vittorie consecutive non è mai arrivato oltre le due. La progressiva crescita del rendimento collettivo attorno a Stephen Curry è visibile e positiva. Ciò nonostante, la Western Conference pare non essere mai stata così competitiva. Inoltre, con la predisposizione del torneo play-in tra la settima e la decima classificata per contendersi due rimanenti posti per la post-season, la concorrenza è ancora più estesa. Perciò, ogni gara ha una valenza rilevante in termini di posizionamento, ed in particolare contro squadre alla portata dei Golden State Warriors. A certi giocatori viene richiesta una rapida maturazione per rendere efficacemente in finali di partita aperti. Nell’ultima sfida in casa degli Charlotte Hornets, l’emotività di Draymond Green ha perso il controllo. Il prezzo da pagare è stato il più caro, ossia la sconfitta di squadra.

In una gara dove è mancato anche Stephen Curry, sul punteggio di 98-100 in favore dei Golden State Warriors, Draymond Green e Gordon Hayward si trovano a contendere un pallone vagante. Quando il primo attendeva una chiamata per una palla a due, la terna arbitrale concede time-out agli Charlotte Hornets. Da quel momento, il giocatore di Steve Kerr inveisce contro i direttori di gara, senza opporre resistenza a compagni e staff tecnico nel tentativo di allontanarlo. Il risultato sono due falli tecnici, l’espulsione e due tiri liberi in regalo agli avversari. Un totale ribaltamento dell’esito della gara, che mette il pallone decisivo nelle mani di Terry Rozier. Il suo canestro sulla sirena vale il successo. I Golden State Warriors hanno un valore di +3.4 punti con Draymond Green in campo, proprio quel numero che è valso il risultato a proprio favore.

La riflessione di Draymond Green a mente fredda

Nel corso della conferenza stampa che precede il prossimo impegno dei Golden State Warriors, Draymond Green è tornato sull’accaduto. Queste le sue parole, riportate da Nick Friedell di ESPN. “Quando sbaglio, devo prendermi le mie colpe. Come ho già detto a loro (i compagni di squadra, ndr), il sostegno che mi hanno mostrato non giustifica l’azione. Perché da ciò che loro ripongono in me derivano responsabilità sulle mie spalle. E in quell’occasione, non avrebbero dovuto essere così comprensivi. Sono in debito con loro.” Per un giocatore vocale, gestuale e diretto come Draymond Green, il rischio di incorrere in situazioni simili è certo. Spesso può rappresentare un punto di svolta nella tenuta mentale dei compagni, trascinati dal suo estro emotivo. A volte, può compromettere la situazione.

Come fu nelle NBA Finals del 2016, quando in seguito ad una espulsione, Draymond Green fu costretto a saltare la fatidica gara 5. Durante il suo eloquio, ha fornito una prospettiva sui due fatti. “Mi disturba molto di più quanto successo a Charlotte, rispetto alla gara di Cleveland. Perché ero in controllo di me stesso, ma poi ho permesso che evaporasse. Così ho lasciato andare la partita. La ragione per cui sono più deluso ora di allora, è perché vincere una gara in NBA non è facile. E in questa squadra così giovane, in diversi non hanno l’esperienza sufficiente. Portare via a loro questa vittoria, dopo che avevano dato tutto in campo, è stato frustrante per me. Li ho delusi.

Anche Steve Kerr, dopo aver sottolineato come Draymond Green avesse oltrepassato il limite, riconosce che la cosa migliore sia andare avanti. La sua presenza in spogliatoio è fin troppo trascinante e rispettata per vedersi demolire per un singolo episodio. Per chiudere, Draymond Green appunta che potrà solamente uscire migliore da questo fatto. Più consapevole, più esperto. L’occasione è a portata di mano, con la prossima gara al Madison Square Garden di New York, dove i Golden State Warriors potrebbero ritrovare nuovi protagonisti.

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