Il dibattito sul rapporto tra NBA e pallacanestro internazionale è destinato a non esaurirsi mai. Da una parte le franchigie, preoccupate per la salute e la gestione fisica dei propri giocatori; dall’altra le nazionali, che rappresentano per molti cestisti il punto più alto della propria carriera. Erik Spoelstra, però, non sembra avere dubbi da che parte stare. Il coach dei Miami Heat e della nazionale statunitense era presente a Pesaro per assistere alla sfida tra Italia e Serbia nelle qualificazioni alla FIBA Basketball World Cup 2027, un’occasione particolare anche per osservare due suoi giocatori, Simone Fontecchio e Nikola Jović, affrontarsi con le rispettive nazionali. Il giudizio del coach bicampione NBA è chiaro: “sono partite da playoff”.
Simone Fontecchio e Nikola Jovic: la nazionale come vetrina
Spoelstra spiega sul sito della FIBA: “Giocare per le proprie nazionali è ciò che li appassiona davvero. È questo che amo vedere. In secondo luogo, è un’opportunità per ricoprire un ruolo diverso e crescere. Voglio dire, queste sono partite da playoff. Il livello e l’intensità di queste gare sono fantastici”. Parole che raccontano una concezione della pallacanestro internazionale molto diversa da quella che spesso emerge durante le finestre FIBA. Per Spoelstra, infatti, il confronto con avversari di livello e soprattutto la responsabilità di rappresentare il proprio Paese possono diventare una palestra preziosa anche in vista della stagione NBA.
Il coach degli Heat aggiunge: “Noi incoraggiamo sempre i nostri ragazzi a giocare per le loro nazionali. Da una parte perché ci sono la passione e l’entusiasmo che circondano queste partite, ma anche perché non c’è niente di meglio per prepararti a una stagione NBA”. Spoelstra non parla soltanto in teoria. La sua esperienza con Fontecchio rappresenta l’esempio più concreto di quanto possa essere importante il basket internazionale anche per la carriera di un giocatore NBA. Il tecnico ha raccontato di aver iniziato a seguire con particolare attenzione l’azzurro durante la Coppa del Mondo del 2023, quando era ancora assistente della nazionale statunitense.
Sull’azzurro ex Utah Jazz spiega: “Uno dei motivi per cui ho voluto fortemente reclutare Simone è stato proprio perché dovevo fare scouting sull’Italia quando ero assistente di Team USA. Stava giocando alla grande in quel torneo e ho pensato: “Ehi, questo ragazzo è un free agent, oppure possiamo prenderlo tramite uno scambio. Siamo interessati”. Un discorso simile si può fare anche per Nikola Jovic sul quale dice: “Per Nikola Jović, essendo un giocatore giovane, ogni anno in cui ha giocato con la nazionale è migliorato, assumendo un ruolo sempre più importante. Ora è titolare, quindi penso che sia stato fantastico anche per lui”.
La Serbia ha vinto 76-64, con Jović autore di 5 punti, 2 rimbalzi e una palla recuperata prima di uscire per falli. Fontecchio ha invece chiuso con 15 punti. Ma per Spoelstra il risultato statistico conta soltanto fino a un certo punto. Il messaggio del coach degli Heat e della nazionale statunitense è quindi netto. La pallacanestro internazionale non deve essere vista come una parentesi da sopportare in attesa della stagione NBA. Può essere parte integrante del percorso di un giocatore.

