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Bucks, George Hill: “Salute più importante della stagione, Las Vegas? No”

di Michele Gibin

La guardia dei Milwaukee Bucks George Hill ha raccontato al Milwaukee Journal Sentinel il difficile periodo della nonna 85enne della moglie del giocatore, ammalatasi di covid-19 ma fortunatamente guarita dopo alcune settimane. L’anziana donna ha accusato tutti i sintomi tipici dell’infezione da Sars-CoV2, febbre alta, spossatezza e difficoltà respiratorie e perdita del senso di olfatto e gusto: “Ha 85 anni, ma grazie a Dio l’ha superato, ma chi sa se potrò accadere ancora? Vorrei fare in modo che non si possa ripetere, specialmente per quelle persone che avrebbero poche possibilità di farcela“.

I timori di Hill, affidabile veterano per i Bucks di Giannis Antetokounmpo e coach Mike Budenholzer, paiono giustificati: mentre la NBA si interroga sulle possibilità di riprendere la stagione in tutta sicurezza per atleti, staff e lavoratori, sono proprio i giocatori le persone potenzialmente più esposte ad occasioni di contagio, e che quindi potrebbero mettere a rischio la salute delle persone loro care.

Difficile fare previsioni, non si con esattezza cosa accadrà“, spiega George Hill “Quel che dico è che la vita è più grande di tutto, soldi e gioco. Siamo atleti professionisti e vogliamo giocare, ma personalmente,. con tante vite ancora a rischio oggi, del la stagione non mi importa un granché. Preferirei assicurarmi che tutte le nostre famiglie, le persone a noi vicine, figli, mogli e nonni possano stare al sicuro. La pallacanestro è un qualcosa di temporaneo, qualcosa che facciamo per vivere e siamo dei privilegiati, ma la vita vale molto di più. Se la stagione venisse cancellata, come professionista ne sarei deluso, ma non potrei comunque farci molto. Penso però che sia la soluzione più giusta“.

Sono davvero diviso, 50-50” aggiunge Hill, “Las Vegas? Non so quanto sia possibile spedirci un mese e mezzo a Las Vegas per giocare, ci sono turisti, tante persone, e poi è Las Vegas, difficile pretendere che (i giocatori, ndr) se ne stiano un mese chiusi in casa. L’idea è interessante, ma credo sia davvero difficile da realizzare, sono sicuro che la NBA sta valutando tutti i problemi logistici ma la vedo dura (…) in ogni caso, se si trovasse un modo per giocare e garantire la sicurezza di tutti, io sono d’accordo. Questa e la cosa più importante“.

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