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La NBA permetterà ai giocatori di indossare maglie con messaggi di sostegno alle proteste

di Michele Gibin

I giocatori delle squadre NBA che giocheranno a Orlando potrebbero indossare delle divise personalizzate, che esibiscano loghi o messaggi di sostegno ai movimenti per la giustizia sociale in America, o a iniziative benefiche e meritorie, così Chris Paul, presidente dell’associazione giocatori, a The Undefeated.

I messaggi potrebbero apparire ad esempio sulla schiena, al posto dei nomi dei giocatori.

Una delle preoccupazioni della NBA durante le trattative per la ripresa della stagione al Walt Disney World Resort di Orlando, è stata quella di garantire agli atleti la possibilità di esprimere il proprio sostegno ai movimenti di protesta che da settimane interessano gli USA, dopo l’omicidio del 46enne nero George Floyd a Minneapolis, ucciso dall’agente di polizia Derek Chauvin lo scorso 25 maggio durante un arresto.

Nelle scorse settimane, tanti atleti hanno preso parte a cortei pacifici e preso la parola in tante città d’America: Jaylen Brown, Malcolm Brogdon, John Wall, Bradley Beal, Damian Lillard, Steph Curry, Klay Thompson e i Golden State Warriors, Russell Westbrook, Giannis Antetokounmpo ed i Milwaukee Bucks, e tanti ancora.

NBA e NBPA hanno quindi raggiunto un accordo che consentirà ai giocatori forme di espressione anche in campo. Sulle maglie potremo dunque veder comparire slogan come “Black Lives Matter” e “I Can’t Breathe“, come già successo in passato.

Chris Paul ha raccontato di aver parlato con diversi colleghi ed aver ricevuto pieno supporto alla sua idea. Nessuno sarà ovviamente obbligato, e la NBA potrebbe suggerire alcune cause e relativo messaggio da sostenere. “I ragazzi si sono detti entusiasti, sono felice perché potremo dare una voce a chi non ce l’ha, e ci darà l’opportunità di portare in primo piano cause cui teniamo particolarmente“.

Paul ha poi ipotizzato che sulle maglie possano apparire i nomi delle vittime della brutalità della polizia, George Floyd e Breonna Taylor su tutti, solo però con il consenso delle famiglie.

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