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Nets, ecco Harden: “Voglio vincere. Houston? Non ho mancato di rispetto”

di Dennis Izzo

Protagonista assoluto della trade che ha sconvolto la NBA pochi giorni fa, James Harden ha rilasciato le sue prime dichiarazioni da giocatore dei Brooklyn Nets nel corso della conferenza stampa di presentazione al fianco di coach Steve Nash. Il Barba potrebbe fare il suo debutto con la franchigia newyorkese nella gara in programma questa notte contro gli Orlando Magic al Barclays Center di Brooklyn.

Harden indosserà la sua amata maglia numero 13 e tornerà a condividere il parquet con Kevin Durant e Jeff Green, già suoi compagni tra le file degli Oklahoma City Thunder (il secondo ha giocato anche agli Houston Rockets nella seconda parte della scorsa stagione), formando un Big 3 da sogno con KD e Kyrie Irving. Lasciare Houston dopo otto anni non è stato affatto semplice per il Barba, che si difende dagli attacchi di chi sostiene che abbia mancato di rispetto ai Rockets con le sue ultime dichiarazioni dopo la sconfitta coi Lakers.

NUOVO CAPITOLO – “Riparto da zero in una squadra con un talento incredibile e una concreta possibilità di lottare per il titolo: significa tanto per me. Ai Rockets non ho mancato di rispetto a nessuno. Mi spiace per come è finita, ho fatto cose che non sono da me, ma volevo assolutamente andare in un posto in cui poter competere per il titolo, come qui a Brooklyn. Dopo la bolla ho riesaminato la mia carriera e valutato la direzione in cui stavano andando i Rockets. Morey e D’Antoni se ne sono andati e ho capito che non avevamo una chance di lottare per il titolo, la cosa di cui a questo punto della mia carriera mi importa di più. La separazione non è andata come speravo, ma penso che entrambe le parti siano soddisfatte”.

Il nuovo capitolo della sua carriera sarà inevitabilmente caratterizzato dalla volontà di vincere il suo primo titolo, già sfumato in passato tra OKC (sconfitta per 4-1 contro i Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh alle Finals nel 2012) e Houston (ko per 4-3 al cospetto dei Golden State Warriors di Stephen Curry, Klay Thompson e del suo nuovo compagno di squadra Kevin Durant in Finale di Conference nel 2018). Negli ultimi due anni, Harden non è andato oltre il secondo turno dei playoffs, non riuscendo a realizzare il suo sogno di riportare il titolo NBA a Houston.

Harden ritrova il sorriso: idee chiare per il Barba

OBIETTIVO TITOLO – “Per Brooklyn voglio essere un giocatore, un compagno e un leader d’elite. Voglio fare qualsiasi cosa serva per permetterci di vincere più partite possibile. Sono pronto a sacrificarmi. Questo sistema esalterà le mie abilità di creatore di gioco. Abbiamo due realizzatori eccezionali come Kevin e Kyrie: se riesco a rendere migliori i miei compagni, non mi importa di quanti punti segno. Il mio arrivo a Brooklyn non mi garantisce un anello ma la possibilità di lottare per conquistarlo. Qualche anno fa la cosa più importante per me era prendermi cura della mia famiglia, ora metto le vittorie al primo posto”.

I già citati Durant e Green non sono gli unici volti familiari che James Harden riabbraccerà in quel di Brooklyn. Il Barba, infatti, ritroverà anche Mike D’Antoni, che dopo aver lasciato i Rockets ha trovato l’accordo coi Nets per entrare a far parte del coaching staff di Steve Nash e coadiuvarlo nella sua prima esperienza da head coach. L’ex Baffo è stato fondamentale nel processo di evoluzione che ha portato Harden a essere il giocatore che conosciamo oggi: sotto la sua guida, infatti, il classe ‘89 ha vinto un MVP, tre titoli di miglior marcatore stagionale, un titolo di miglior assistman e ha battuto svariati record.

FATTORE D’ANTONI – “È stato facile decidere perché questa squadra ha una vera chance di vincere. Ci sono Durant e Irving e tanti altri ottimi giocatori attorno: è un roster costruito per giocare in tanti modi diversi. E poi c’è lo staff tecnico che ha un’altissima conoscenza del basket. La presenza di Mike D’Antoni è parte del motivo per cui volevo venire qui. È un coach incredibile, con tanta esperienza. Lo conosco benissimo, con lui sono a mio agio come con Kevin e con Kyrie. Tutti loro hanno contribuito a rendere facile la mia decisione”.

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