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Coach Miller all’esordio ma Knicks sconfitti, ed anche Steve Mills ora è in bilico

di Michele Gibin

Termina con una sconfitta più che onorevole per mano degli Indiana Pacers l’esordio NBA di coach Mike Miller, allenatore ad interim dei New York Knicks dopo la cacciata di David Fizdale.

Al Madison Square Garden, Pacers-Knicks termina 104-103, con Julius Randle (16 punti e 12 rimbalzi) che a tempo scaduto sbaglia i due tiri liberi del sorpasso e condanna NY alla nona sconfitta consecutiva. Marcus Morris è ancora il miglior realizzatore di serata, con 25 punti, R.J. Barrett fatica al tiro ma sfiora la doppia doppia con 12 punti e 9 rimbalzi.

Per gli Indiana Pacers privi di Malcom Brogdon, sono T.J. Warren (25 punti) e Domantas Sabonis (19 punti e 15 rimbalzi) i migliori in campo.

Per i Knicks, la gara del Madison è stata l’ennesimo inizio di una nuova era, con l’esordio di un nuovo allenatore e le voci di dismissione ormai insistenti anche ai vertici della franchigia, con la posizione del president of basketball operations Steve Mills in bilico, come riportato da diversi media USA.

Nella serata di sabato, ne Mills, ne il general manager Scott Perry ne tanto meno il contestato proprietario James Dolan hanno parlato ai reporter, come fatto invece da Miller e dai giocatori. Lo stesso duo Mills-Perry che aveva, ormai un mese fa, di fatto sfiduciato coach Fizdale in una conferenza stampa improvvisata dopo una sconfitta casalinga per mano dei Boston Celtics, aprendo la crisi in casa Knicks.

Mike Miller ha ringraziato David Fizdale per averlo voluto nel suo staff, dopo quattro stagioni sulla panchina del Westchester Knicks in G-League, i giocatori, Marcus Morris e Julius Randle in primis, hanno invece manifestato la necessità per il gruppo di guardare avanti: “Fizdale è il tipo di persona che affronta sempre tutto a testa alta, io ho appreso molto da lui” Così Morris, che nella mattinata di venerdì ha voluto e condotto una riunione tra soli giocatori a porte chiuse “Per stabilire la direzione da seguire, come una squadra“.

Abbiamo parlato di questo, non vogliamo che la colpa debba ricadere solo su di lui” Così Dennis Smith Jr, un altro dei tanti giocatori in difficoltà per i Knicks in stagione “Dobbiamo iniziare a prenderci le nostre responsabilità, la colpa non è solo di Fizdale“.

Fizdale potrebbe dunque essere solo la prima delle teste condannate a cadere in casa Knicks. Il presidente Steve Mills, l’uomo che scelse l’ex head coach dei Memphis Grizzlies, avrebbe “i giorni contati”, con la franchigia che medita di collocarlo ad altra mansione all’interno dell’organigramma.

James Dolan, da ormai vent’anni proprietario della squadra, avrebbe deciso di fare corte serrata a Masai Ujiri, executive NBA tra i più quotati, attuale presidente dei Toronto Raptors e già executive dell’anno nel 2013, ai tempi dei Denver Nuggets.

Assieme ad un eventuale arrivo di Ujiri (oggi poco più di una ipotesi), il prossimo nodo da sciogliere sarebbe il nome del nuovo capo allenatore. Miller, soluzione ad interim e membro dello staff di Fizdale, non sarà a meno di sorprese sulla panchina dei Knicks dall’anno prossimo, e tra i nomi papabili per l’ennesimo nuovo corso a New York è emerso nelle ultime ore quello di Becky Hammon, oggi assistente allenatrice dei San Antonio Spurs di Gregg Popovich.

Masai Ujiri

James Dolan vuole Masai Ujiri, l’uomo del titolo NBA 2019

Nei piani, sempre difficilmente decifrabili, di Dolan, Ujiri dovrebbe disporre di margine pressoché illimitato di risorse e libertà di manovra, come riportato da Ian Begley di SNY.tv. Sempre secondo Begley, Dolan sarebbe fiducioso nell’impresa di strappare Masai Ujiri ai Toronto Raptors offrendo all’executive anglo-nigeriano una piattaforma irripetibile, quella di New York, per la fondazione “Giants of Africa”, con cui Ujiri collabora.

Sul campo intanto, due dei quattro blocchi fondanti della squadra stanno incontrando diverse difficoltà. Kevin Knox e Dennis Smith Jr. hanno subito in questa stagione una involuzione decisa rispetto a quanto di buono fatto vedere lo scorso anno e due anni fa (Smith Jr, che fu luno dei pezzi pregiati ottenuti nella trade per Kristaps Porzingis). Coach Fizdale è riuscito in questa prima parte di stagione a trovare un ruolo di specialista difensivo e trattatore secondario della palla a Frank Ntilikina, i cui limiti offensivi evidenti rimangono tutt’oggi un limite, nonostante le cifre in (leggera) crescita.

Sulla guardia francese, e sull’attuale front office, rimarrà l’etichetta del draft NBA 2017, quello in cui i Knicks passarono la mano su Bam Adebayo e soprattutto su Donovan Mitchell, nonostante i consigli dell’allora allenatore dei Louisville Cardinals (dove Mitchell giocò al college) Rick Pitino. La famosa free agency 2019 rappresenta oggi il secondo crocevia della crisi dei New York Knicks, con il rifiuto dei grandi nomi Kevin Durant, Kyrie Irving e Kemba Walker di accettare la sfida di riportare in alto la franchigia.

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❎ Flop della settimana? I Knicks, che a mani basse battono la concorrenza come peggiore squadra della Lega. Quest'anno era iniziato con tutti gli auspici peggiori, dai numerosi rifiuti ottenuti in sede di free agency ad un draft al di sotto delle attese (che pure ha portato un grande talento come Barrett, unica speranza nel deserto della Grande Mela dei Knickerbockers), ma qualche flebile speranza di una stagione sorprendente ancora era in auge. Ad inizio dicembre, invece, sembra già tutto pronto per il 2020-2021, con un record complessivo di 4 vittorie e 17 sconfitte e un'ultima settimana "da urlo" condita da 4 partite perse. Come proseguirà l'annata di una delle franchigie più popolari della Lega secondo voi? Ci sarà una minima riscossa o potrà essere ricordata tra le peggiori stagioni di sempre nella storia del team? ° ° ° ° #nbapassion #knicks #nba #nbaseason

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Delle tante acquisizioni estive, il solo Marcus Morris è stato il giocatore in grado di onorare sin qui l’investimento. L’età e l’usura hanno iniziato ad erodere persino il coriaceo Taj Gibson (due anni di contratto e 20 milioni di dollari complessivi). Bobby Portis ha faticato a ritagliarsi il suo spazio in una frontline affollata con Gibson, il mangia-palloni Julius Randle, il giovane Mitchell Robinson e Morris.

Di Elfrid Payton, Wayne Ellington e Reggie Bullock (infortunatosi ed oggetto di un piccolo caso in estate, poche settimane dopo la firma del suo contratto), si sono rapidamente perse le tracce. Il secondo anno Allonzo Trier era stato relegato sul fondo della panchina da Fizdale in questa prima parte di stagione, dopo una intraprendente stagione da rookie non scelto.

Dopo il flop della free agency 2019, il piano dei Knicks era stato quello di costruire una squadra pugnace, in cui i tanti giovani promettenti avrebbero potuto crescere protetti da veterani con contratti brevi come Taj Gibson e Marcus Morris, con l’obiettivo di gettare le basi per la free agency 2021, quella (potenzialmente) di Giannis Antetokounmpo, Anthony Davis, Paul George, Kawhi Leonard, Rudy Gobert, Jrue Holiday e persino di LeBron James.

Oggi, il licenziamento di Fizdale e Keith Smart, e l’imminente nuovo stravolgimento ai vertici hanno invece rispedito indietro di anni l’orologio dei New York Knicks.

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