Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMilwaukee Bucks Kyle Korver racconta la notte del boicottaggio della sfida contro i Magic

Kyle Korver racconta la notte del boicottaggio della sfida contro i Magic

di Michele Conti
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Kyle Korver è tornato a Creighton, la sua università. Tra le tematiche trattate nel suo intervento,  ha esposto il suo punto di vista sui vari argomenti che dominano la società americana. A stento trattiene le lacrime, ma con una esemplare compostezza, razionalità ed intelligenza ha saputo affermare la sua più vera essenza. 

La guardia dei Milwaukee Bucks ha parlato degli attimi che hanno preceduto la decisione di non scendere in campo in Gara 5 di playoffs contro gli Orlando Magic. Un racconto inedito, che tiene viva l’integrità e la storicità del gesto.

Le parole di Kyle Korver

“Abbiamo avuto tante discussioni riguardo tutto ciò che stava succedendo. Un paio di giorni dopo l’omicidio di Jacob Blake, si parlava di questa storia di un ragazzo bianco che girava per le strade armato. L’atmosfera in squadra era super turbolenta e agitata: considerando le origini e le storie di ognuno di noi, l’intera squadra si sentiva profondamente coinvolta. Eravamo coscienti del dolore.

Perciò ci dirigiamo all’arena per la partita. Cercavamo di prepararci per scendere in campo, ma mentalmente non eravamo presenti. Uno dei nostri allenatori, ha due figli ventenni, che vivono a Milwaukee, e pensa costantemente a loro. Lui è un grande uomo. Ma arriva da noi in lacrime. Entra in spogliatoio dicendo qualcosa tipo: “Ci sono ragazzi e bambini per le strade…”. È molto emozionato.

Tutti quanti sono fuori di sé. Io sono lì, seduto nella mia sedia, e delle lacrime iniziano a scendere sul mio viso. Guardo la mia maglia da gioco, con quella scritta Black Lives Matter.

E penso: “Cosa stiamo facendo?”

All’improvviso, George Hill, nostro compagno di squadra, afferma che lui non scenderà in campo. Anche Sterling Brown, che ha avuto delle gravi esperienze personali passate con degli agenti di polizia, dice: “Sapete cosa, io sono con George. Voi ragazzi fate ciò che ritenete giusto. Non sentitevi obbligati a seguire la nostra decisione. Ma io e George questa sera non giocheremo.

Noi altri siamo seduti in spogliatoio, e non esitiamo, “Siamo con voi, ragazzi.” Mancavano tredici minuti alla palla a due, perciò non facciamo altro che attendere che arrivi a zero.

Per me, come uomo bianco, è sempre complicato riflettere su come poter essere d’aiuto in una simile situazione. Sapere cosa dire, cosa fare, come uomo bianco.

E sai cosa fai, ti schieri al fianco degli emarginati. E quando sei nella posizione di poter amplificare il suono della loro voce, ascoltare i loro pensieri, idee. Allora trovi il modo di poter aiutare.

E in quel momento, non potevo fare altro che appoggiare i miei compagni. Abbiamo parlato dopo quella decisione. Non potevamo scegliere di non giocare, e semplicemente rientrare nelle nostre camere, giocare a carte o ai videogiochi. Quali sono i prossimi passi da compiere in questo momento?

Siamo rimasti nello spogliatoio per diverso tempo. In qualche modo, siamo riusciti a parlare con il Governatore dello Stato. E ci ha detto che, dopo tutte le proteste che hanno invaso la città di Milwaukee, il legislatore non aveva accolto i loro interessi nemmeno una volta.

Nessun cambiamento. Tutte le proteste, le conversazioni, il dolore. Non hanno significato nulla. Allora, cosa stiamo facendo? Come generiamo un cambiamento?

In seguito, abbiamo contattato i genitori di Jacob Blake. Sono persone così gentili e educate, hanno parlato con tutti noi mentre ci eravamo riuniti in spogliatoio. Ci hanno trasmesso tutto il loro amore per ciò che stavamo facendo.

In quel momento, noi e altre squadre avevamo deciso di non disputare le partite programmate. Probabilmente qualcuno ci ha preso per pazzi. Ma, mentre eravamo seduti ad ascoltare le parole della famiglia di Jacob Blake, non riuscimmo a trattenere le lacrime.

Non sapevamo cosa il futuro ci avesse riservato. Non eravamo sicuri di come il nostro piano avesse proseguito la sua evoluzione. Ma sapevamo che stavamo facendo la cosa giusta.

La cosa più potente fu vedere tutte le altre squadre, e lo stesso in altri sport professionistici, seguire la nostra iniziativa. Sono stati degli attimi incredibili.”

La grandezza delle parole di Kyle Korver è incommensurabile. L’ambizione di impattare la percezione di sé stessi, oltre all’essere atleta, passa prima di tutto da ciò che si è come uomini. Simili testimonianze sono il migliore insegnamento e la più autentica ispirazione per compiere ogni piccolo gesto che possa generare un cambiamento nella comunità in cui viviamo.

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