Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsL’altro lato della NBA: a Portland Dundon licenzia e fa l’offeso. “Chiamatemi pure tirchio”

L’altro lato della NBA: a Portland Dundon licenzia e fa l’offeso. “Chiamatemi pure tirchio”

di Michele Gibin
tom dundon

Mentre le finali di conference sono in corso, c’è anche un altro lato della NBA, quello di una franchigia come i Portland Trail Blazers che dopo essere passati di mano dalla famiglia Allen a Tom Dundon, stanno affrontando quella che si chiama pudicamente “ristrutturazione aziendale“.

Ergo una fiumana di licenziamenti in tronco, dalle 50 alle 70 persone tra cui alcuni storici collaborari e beat writer al seguito della squadra da tanti anni. E’ questo il piano di Dundon, che dopo essere diventato a pieno titolo proprietario dei Blazers a marzo ha iniziato a calare la scure sui reparti commerciale e lato business della franchigia, sia nel settore tecnico-sportivo. Tagli che il president of business operations della squadra Dewayne Hankins ha definito “dolorosi” con la consueta litania delle scelte difficili sotto le cui fronde coprirsi.

Tom Dundon ha versato oltre 4 miliardi di dollari per rilevare la quota di maggioranza dei Trail Blazers e ha iniziato un’opera di ristrutturazione aziendale e di contenimento delle spese che ha toccato anche apici di comicità involontaria. Come quando durante i playoffs è emerso che la squadra non aveva voluto portare in trasferta a San Antonio per le prime due partite della serie contro gli Spurs i tre giocatori sotto contratto con un two-way contract, e quindi non schierabili, per non dover pagare anche a loro vitto e alloggio in hotel. O come nel caso delle circolari diramate al personale (staff tecnico etc) in cui si pregava di non fare tardi al check-out dell’albergo di residenza a San Antonio, per non costringere l’azienda a pagare per eventuali ritardi. O come ancora quando per gara 3 della serie contro gli Spurs, la prima in casa al MODA Center, Dundon non ha voluto fornire le classiche magliette colorate celebrative omaggio sulle tribune, tipiche dei playoffs.

Tom Dundon, classe 1971, è proprietario dei Carolina Hurricanes della NHL e spiegando queste gaffe iniziali si è giustificato dicendo che “nella NHL di solito facciamo così“.

“Non sono qui per perdere danaro ma per investirlo” si è presentanto Dundon che ha così giustificato i tagli: “Avremo i migliori servivi e la miglior cura dei giocatori perché è questo che ti aiuta a vincere. Vi dico come, i Trail Blazers spendono oggi 100 milioni di dollari in più rispetto agli Hurricanes nel solo reparto business, e oggi gli Hurricanes sono una delle migliori squadre della lega. E io non voglio buttare 100 milioni di dollari solo perché sennò qualcuno scriverà che sono un tirchio“. Dundon ha poi garantito che per quanto riguarda la squadra “non abbiamo un budget e non lo vogliamo avere“.

Intenzioni a cui dovranno seguire i fatti. Portland dovrà trovare un nuovo capo allenatore dal momento che Tiago Splitter non verrà riconfermato, pur avendo guidato la squadra ai playoffs a Ovest con un incarico ad interim e subentrato a novembre a Chauncey Billups, arrestato e ora sotto processo a seguito del caso scommesse su cui ha indagato l’FBI e che ha coinvolto oltre 20 persone, tra cui il giocatore NBA Terry Rozier e l’ex giocatore e assistente allenatore Damon Jones. Guardando al roster dei Blazers, Robert Williams III, Blake Wesley e Matisse Thybulle saranno free agent e Scoot Henderson è eleggibile per la sua rookie scale extension, e Portland non avrà una scelta al primo giro al draft 2026. Dalla prossima stagione inoltre scatterà l’estensione di contratto quadriennale firmata nel 2025 di Toumani Camara.

A parole, Tom Dundon ha dichiarato dunque l’intenzione di non badare a spese per costruire una squadra vincente, snellendo altri settori dell’azienda. Molto dirà di tale determinazione la scelta del nuovo capo allenatore, e se si tratterà di un nome affermato e quindi più costoso, come Jason Kidd appena lasciato libero dai Mavs, oppure di un coach al primo incarico.

La nuova proprietà dei Trail Blazers dovrà anche occuparsi della questione dei lavori di ristrutturazione e ammodernamento del MODA Center, l’arena dei Blazers e delle Fire (WNBA), dei Portland Winterhawks della WHL (hockey) e delle squadre di basket della Portland State University. Lo stato dell’Oregon ha già dato l’OK per un investimento pubblico di 365 milioni di dollari in un accordo che prevede la co-proprietà pubblica dell’arena, e il totale del “preventivo” per così dire, sarebbe di 600 milioni di dollari cui anche i Blazers dovranno contribuire.

Al momento dell’acquisizione della franchigia, Tom Dundon ha dovuto garantire l’impegno a non trasferire la squadra: “Anche prima della chiusura avevo un accordo con la città e lo stato, e in parte è già stato approvato. Se tutto andrà come previsto, non si parla neppure di trasferire la squadra, cosa che tra l’altro per me non è mai esistita davvero come possibilità. Non abbiamo comprato una franchigia solo per traslocarla altrove“.

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