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LeBron James ai New York Knicks? Per qualcuno dipenderà da suo figlio

di Lorenzo Brancati

Gli ultimi mesi sono stati duri per tutti gli appassionati di sport, è chiaro. Molti media, infatti, hanno cercato nuovi metodi di intrattenimento per i propri spettatori più affezionati. Non è stato da meno il New York Post, che ha istituito una casella postale alla quale spedire qualsiasi tipo di questioni legate allo sport. Oggetto del giorno: LeBron James ai New York Knicks?

La suggestione di assicurarsi l’attuale numero 23 dei Los Angeles Lakers non nasce certo oggi, né è del tutto figlia di fantasie infondate da bar. Più volte, infatti, LeBron ha espresso la sua enorme ammirazione per la Grande Mela, arrivando a definire il Madison Square Garden come “La Mecca” e autodefinendosi “il Re di New York”.

A rispondere è stato Marc Berman, che afferma come non si tratterebbe di una possibilità da escludere a priori. La ragioni sono da ricondurre a quanto già riportato riguardo l‘apprezzamento della destinazione da parte del giocatore, ma non solo.

Berman ricorda infatti come il contratto che lo lega attualmente ai Lakers scadrà nel 2022, quando LeBron avrà 39 anni. Il figlio Bronny, attualmente in High School, non sarà eleggibile per il Draft NBA prima del 2024. Almeno stando alle regole attuali.

Fatto sta che LeBron James non abbia mai nascosto la sua aspirazione a condividere lo spogliatoio con Bronny, e i Knicks sembrerebbero una destinazione papabile. Inoltre, sottolinea Berman, giocare anche per New York non farebbe che accrescere ancora di più quanto il 3 volte campione NBA lascerebbe dietro di sé a fine carriera.

Lo scorso 23 gennaio i Lakers hanno fatto visita al Madison Square Garden, e quando interrogato a riguardo, James rispose“Mio figlio è ancora al nono anno di scuola. Stiamo provando a preoccuparci di che compiti dovrà consegnare domani. E’ questo che conta al momento. La scuola, la famiglia e l’essere un bravo fratello maggiore.”

Nulla però di quanto detto sa di rifiuto, agli occhi dei tifosi dei Knicks. A popolare i loro incubi e rimpianti resta comunque il rifiuto del 2010, quando James non volle considerare la franchigia come destinazione per paura della troppa esposizione che la sua famiglia avrebbe ricevuto, secondo una fonte del NY Post. E oggi questo non sarebbe più un problema.

Insomma, se quanto riportato fin qui possa rappresentare qualcosa di simile alla realtà o solo il pensiero di un giornalista newyorkese non ci è dato saperlo. Ma senza dubbio basta a riempire i nostri pensieri orfani di basket giocato.

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