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NBA, intervista a Adam Silver: “E’ ancora troppo presto per fare programmi”

di Michele Gibin

Il Commissioner NBA Adam Silver ha concesso una lunga intervista a Ernie Johnson di TNT, il tema principale è stato naturalmente lo stato delle cose nella NBA di oggi, in pausa a tempo indeterminato a causa della crisi coronavirus negli Stati Uniti, con uno sguardo a prospettive future e tempistiche.

Dallo scorso 11 marzo, data delle ultime partite di stagione regolare disputate, l’emergenza negli USA si è allargata enormemente: il paese ha raggiunto quota 360mila contagi, la città e lo stato di New York sono diventati dopo Wuhan e la Lombardia un nuovo epicentro mondiale della pandemia, e la lega ha dovuto fare i conti in prima persona con alcuni casi positivi tra atleti (Rudy Gobert, Donovan Mitchell, Marcus Smart, Kevin Durant) e membri degli staff delle squadre.

Una situazione resa pesante negli Stai Uniti anche dalla triste conta delle vittime, che hanno raggiunto quota 10mila  mentre l’America si attrezza con esercito, grandi ospedali da campo ed investimenti pubblici record ad affrontare le due settimane più dure dell’epidemia. In un quadro del genere, difficile pensare alla ripresa delle leghe sportive: “Essenzialmente, ciò che ho spiegato ai miei collaboratori per tutta la scorsa settimana è che per tutto il mese di aprile almeno non saremo nella posizione di prendere alcuna decisione“, spiega Adam Silver.

A maggio ne sapremo certamente di più questo non significa che dal 1 maggio però le cose debbano cambiare per forza. Oggi è troppo presto, e nessuno tra NBA e sindacato giocatori sta ancora pensando a scenari in cui si possa riprendere a giocare. tali scenari esistono, ma è troppo presto ora persino per fare delle previsioni su dove saremo da qui a poche settimane“.

NBA, Adam Silver: “Troppo presto per fare programmi”

La “partita” tra NBA, squadre e NBPA è particolarmente delicata: la lega aveva garantito l’intero salario agli atleti fino al 1 aprile, ed oggi le parti negoziano entità ed estensione temporale di una decurtazione (la lega ha proposto un taglio netto del 50% a partire da metà aprile). I proprietari delle squadre premono per una ripartenza della stagione, non appena sarà possibile garantire la messa in sicurezza di giocatori, staff e personale con test diagnostici rapidi e le porte chiuse, e l’unica soluzione ad oggi prospettata almeno su carta è quella di una kermesse estiva a Las Vegas.

Ma ad oggi non c’è una visione più chiara rispetto a 30 giorni fa, assolutamente“, risponde Silver. “Una cosa che ci aspettavamo quando decidemmo di sospendere tutto tra 11 e 12 marzo.Oggi si tratta di ascoltare la parola degli esperti, la sensazione è che il virus si stia diffondendo con una velocità maggiore di quanto preventivato, ed il picco dei contagi potrebbe arrivare prima. Quali siano le implicazioni dal nostro punto di vista, però, non lo possiamo sapere, non possiamo dire se potremo tornare in campo a tarda primavera, o in estate (…) nei primi giorni di stop abbiamo immaginato una road map, dove avremmo potuto essere in tre-quattro settimane se fosse accaduto questo o quello, ma ci siamo resi presto conto che non disponiamo delle informazioni necessarie, di fatto“.

La linea guida per la NBA, ribadisce Silver, resterà garantire sicurezza e salute delle persone coinvolte, ed attendere il via libera ufficiale delle autorità. Una volta ottenuto il nulla osta, l’intenzione della NBA sarà quella di “dare l’esempio” al Paese ed essere tra i primi a ripartire, dopo essere stati la prima grande realtà a chiudere le attività in reazione alla crisi.

Adam Silver: “Ai nostri fan dico: la NBA tornerà presto”

Nel fine settimana, Silver e i vertici delle maggiori leghe sportive USA hanno tenuto una call conference con il presidente Donald Trump, una riunione in cui il leader della Casa Bianca “ha voluto ricordarci il valore dello sport in America, la sua importanza nella nostra cultura. Il risultato della conferenza è stato: quando avremo il via libera dalle autorità sanitari pubbliche, e ciascuno con le proprie tempistiche, lo sport sarà pronto a ripartire da subito. Ma le priorità oggi restano la salute e la sicurezza di tutte le persone coinvolte“.

Ciò che oggi mi tiene sveglio la notte“, aggiunge il Commissioner “Sono le 55mila persone, i 55mila posti di lavoro che la NBA crea, e l’impatto che questa situazione ha sulle vite di queste persone, come dei milioni altre interessate dalla serrata nel Paese. Credo inoltre che in tanti stiamo realizzando ora quanto ci manca lo sport (…) una larga parte di questo Paese vive per lo sport, lo fruiamo in quantità mai vista prima. A tutte le famiglie che ci ascoltano dico: so che la NBA è una parte importante delle vostre vite, e sappiamo tutti che la salute viene prima di tutto, ma noi guarderemo ad ogni possibilità di riportare i nostri giocatori in campo per giocare di nuovo a basket“.

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