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NBA, la lista di frasi da inserire sulle maglie per la protesta non piace a tutti

di Francesco Catalano

La NBA a fine giugno aveva dato il permesso ai giocatori di indossare delle maglie da gioco con delle scritte personalizzate alla ripresa della stagione in modo da poter sostenere il movimento sociale “Black Lives Matter” che si è scatenato negli Stati Uniti d’America.

La morte di George Floyd ha scosso le coscienze di molti americani e soprattutto ha ferito profondamente tutta la comunità afroamericana. In America si stanno susseguendo ininterrottamente manifestazioni e proteste che invocano l’uguaglianza di tutti i cittadini, sia che siano bianchi o neri.

Molti giocatori NBA si sono sentiti chiamati in causa in prima linea; in particolar modo un gruppo di giocatori guidato da Kyrie Irving ha minacciato la lega di non scendere in campo. Alla fine, però, fatta eccezione per il giocatore dei Nets, parteciperanno probabilmente tutti. Anche alcuni dei più recalcitranti come Dwight Howard e Lou Williams, salvo colpi di scena, dovrebbero andare in campo insieme ai loro compagni di squadra.

Come detto, la lega ha accolto la richiesta che potessero essere inserite sulle maglie delle frasi per rivendicare giustizia sociale. Tuttavia, è stato posto da subito un freno alla fantasia degli atleti: non erano mancate infatti le proposte “fuori dal coro” di Enes Kanter e Spencer Dinwiddie.

La NBA attraverso un comunicato ha dato una gamma di 29 frasi da poter mettere sulle proprie magliette dai giocatori. Secondo Chris Haynes di Yahoo Sports, i giocatori internazionali potranno non utilizzare la lingua inglese, ma dovranno sempre attenersi alle 29 frasi messe a disposizione. Per tale operazione di traduzione, dovrà essere utilizzato l’alfabeto inglese con non più di 16 caratteri.

Uno degli atleti più attivi nelle proteste, Jaylen Brown dei Boston Celtics, si è lamentato di questa restrizione in merito alle frasi che avrebbero potuto scrivere sulle magliette. “Mi piacerebbe vedere più opzioni disponibili da inserire sulla parte posteriore delle nostre divise da gioco. Capiamo che la lega non possa tollerare nulla di volgare, ma penso che la lista sia un esempio di limitazione. Penso che dovremmo avere la possibilità di esprimere la nostra rabbia un po’ di più”.

Tuttavia, Brown spera ancora che la lega possa accogliere nuove proposte da parte dei giocatori. “La NBA ha deciso che quella lista fosse sufficiente. Spero che potremo aggiungerci qualche frase in più”.

Non è mancato anche chi si è completamente scagliato contro questa scelta della NBA come Mike Scott dei Philadelphia 76ers.Ci hanno dato dei nomi e delle frasi da mettere sul retro delle nostre magliette. E’ terribile. E’ stata una pessima scelta. Non hanno dato la possibilità a noi giocatori di far sentire la nostra voce. Ci hanno dato solamente una lista da cui scegliere.

La scelta della NBA di stilare una lista di possibilità è focalizzata ad evitare che qualche giocatore faccia volare troppo la fantasia e ne approfitti per scrivere cose non inerenti con la protesta “black lives matter”. Tuttavia, la lista potrebbe subire delle modifiche in caso ci fossero ancora lamentele da parte degli atleti.

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