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NBA sospesa: cosa succede ora? Contratti, partite e CBA: cosa dice il regolamento

di Michele Gibin

NBA sospesa per coronavirus, cosa succede ora? La National Basketball Association ha conosciuto nelle ultime ore una situazione del tutto inedita nella sua storia, i cui unici precedenti con alcune similitudini sono i recenti lockout (le “serrate”) tra lega, NBPA e proprietari per il prolungarsi dei negoziati per il rinnovo del CBA, il contratto collettivo di lavoro (è successo due volte negli ultimi 20 anni: nel 1999 e nel 2011, con la stagione che non riprese prima di dicembre).

La cancellazione di almeno due settimane di partite (il periodo minimo necessario per la quarantena volontaria ed i test da effettuare su giocatori e staff delle squadre), avrà delle conseguenze immediate sulla NBA e sugli atleti, facilmente quantificabili anche in termini economici. Durante un lockout, giocatori e staff, e dipendenti delle squadre non percepiscono alcuno stipendio, finché il contratto nuovo non sia entro in vigore. Oggi però, a marzo inoltrato, la stragrande maggioranza dei contratti dei giocatori è pienamente garantita, e gli atleti percepiranno regolarmente il loro stipendio in attesa che la situazione possa permetter, chissà, di ritornare in campo per completare la stagione.

Nel CBA esiste una voce che consente alla NBA di non pagare i giocatori per le partite non disputate, quando cause di forza maggiore (come un’epidemia, ad esempio) ne impediscono il regolare svolgimento. Nelle prossime ore e giorni la NBA svilupperà diversi piani d’azione, le squadre hanno inondato di richieste e segnalazioni di potenziali problemi gli uffici della lega, che ha chiesto ai team due giorni di tempo per organizzare una risposta. Le squadre chiuderanno impianti e facility di allenamento, ed i giocatori avranno due giorni liberi in attesa delle disposizioni.

Nel contratto collettivo sono citati come esempi di cause di forza maggiore conflitti armati, atti di sabotaggio e\o terrorismo, disastri e calamità naturale e anche epidemie, così come decisioni governative, sia civili che militari, che impongano uno stop ai lavori. Allo stato attuale delle cose, è possibile che la NBA faccia di tutto per ripartire con la stagione appena possibile, anche a costo di posticipare sensibilmente l’inizio della stagione 2020\21. Le perdite economiche, in termini di mancati introiti commerciali e susseguente crollo del salary cap e quindi del valore dei contratti dei giocatori, sarebbero enormi, forse troppo grandi da essere tollerate dal sistema NBA. In caso di sospensione delle partite per cause di forza maggiore, i giocatori possono arrivare a perdere 1\96eimo del loro stipendio per ogni partita non disputata.

In queste due settimane di sospensione di ogni attività, la NBA valuterà tutte le opzioni ed attenderà gli esiti dei test sul covid-19 cui gli atleti verranno con ogni probabilità sottoposti. Se la situazione non dovesse rivelarsi compromessa, è possibile che NBA, NBPA e squadre possano decidere, in un futuro ancora non quantificabile, di riprendere a giocare a porte chiuse, adottando la risoluzione già approvata dal board of governors della lega, e votata a maggioranza. Terminare la stagione a porte chiuse consentirebbe alla NBA di non cancellare dai calendari l’annata 2019\20, ma le tante partite (soprattutto di playoffs) giocate senza pubblico si risolverebbero in mancati introiti derivati dai biglietti nell’ordine di milioni di dollari.

La crisi diplomatica con la Cina di ottobre, causata dall’ormai famoso tweet pro Hong-Kong di Daryl Morey, gm degli Houston Rockets, ha già causato alla NBA nei soli primi 6 mesi di stagione mancati profitti per almeno 200-250 milioni di dollari, a causa del ritiro delle sponsorizzazioni dei colossi statali cinesi, e della mancata trasmissione delle partite NBA da parte della TV di stato cinese, la CCTV. Il campionato cinese, la Chinese basketball Association, ha ricominciato a riorganizzare la ripresa della stagione solo negli ultimi giorni, con la lenta normalizzazione della situazione a Wuhan e nella provincia dell’Hubei, da dove tra dicembre e gennaio partì l’epidemia da covid-19 che ora imperversa anche in Europa. Alla ripresa del campionato, saranno dunque passati almeno due mesi di stop forzato.

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