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Il ricordo di Kobe Bryant di Draymond Green: “Ha salvato la mia carriera”

di Francesco Catalano

Ancora è difficilissimo metabolizzare la morte di Kobe Bryant, di sua figlia GiGi e di altri sette passeggeri nello schianto di un elicottero avvenuto nella serata di domenica 26 gennaio; in casa Golden State Warriors, coach Steve Kerr e Draymond Green non sono ancora riusciti ad esprimere a parole tutto il loro cordoglio.

La tragica notizia ha colto la squadra della Baia mentre stavano svolgendo l’allenamento prima di partire per la costa dell’Est. “Non penso sia una notizia che si possa metabolizzare, capite? Siamo tutti sconvolti. Eravamo scioccati quando lo abbiamo saputo all’inizio dell’allenamento. Tutti si sono fermati, si sono messi a sedere sul parquet senza crederci. Nessuno ha detto una parola per descrivere quali fossero le sensazioni. Ognuno è andato via ed è tornato a casa. Non sapevamo cosa fare”. Così ha commentato l’head coach dei Dubs le prime reazioni dopo che si è saputa la notizia.

Il più devastato dalla notizia è stato Draymond Green che è tornato a casa, si è messo sul divano ed ha aspettato. Ha continuato a lungo ad aspettare che arrivasse qualche smentita. Ma non è mai arrivata. “Stavo lì seduto aspettando che qualcuno annunciasse che non si trattava di Kobe. O che Kobe postasse qualcosa su Instagram per dire che fosse un falso allarme”.

Purtroppo, nulla di tutto ciò era accaduto. I rilievi infatti effettuati sul luogo della tragedia hanno confermato la presenza della leggenda dei Los Angeles Lakers, della figlia 13enne Gianna Maria e di altre 7 persone (tra cui il pilota e amiche della figlia con al seguito alcuni genitori).

Il “Difensore dell’anno” e tre volte vincitore del titolo NBA, Draymond Green racconta poi, con le lacrime agli occhi, un aneddoto in cui Kobe è riuscito ancora una volta ad essere quella straordinaria persona che è stato. L’episodio è avvenuto durante le Finals del 2016, quando Green è stato sospeso per gara 5, dopo aver avuto un alterco con LeBron James durante gara 4. Probabilmente è stato il momento più basso della sua carriera, come lui stesso ha sostenuto. Ed a tirarlo fuori ancora una volta dalle sabbie mobili è stato il Black Mamba.

Kobe mi ha raggiunto. Era come se stessi piangendo col mio fratello maggiore. Gli ho detto tipo ‘Kobe, non so cosa fare. Queste persone stanno cercando di farmi fuori. La lega sta cercando di farmi fuori. I media stanno cercando di farmi fuori. Tutti stanno cercando di farmi fuori. E io non so cosa fare’. Mi sentivo come se la mia carriera mi stesse crollando addosso”.

E lui mi ha detto: ‘Draymond, il 99% del mondo si trova a suo agio con la mediocrità. Tu stai inseguendo qualcosa di molto più grande. Come pensi che qualcuno possa capirti?’ Questo era tutto quello che avevo bisogno di sentire, soprattutto da un ragazzo che ho amato sin da quando ero bambino. Quelle parole mi hanno aperto il mondo. Mi hanno reso capace di resistere, continuare a combattere e costruire la mia carriera”.

Nient’altro da aggiungere. Un altro episodio che ci regala un bellissimo ricordo di quello che era Kobe Bryant.

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