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Ripresa stagione NBA, perché i Blazers hanno votato contro?

di Gabriele Melina

Il board of governors della NBA ha approvato il piano di ripresa attraverso il quale verranno coordinate le operazioni a partire dal prossimo luglio. Come già riportato nelle settimane precedenti, il Walt Disney World Resort di Orlando è stato designato come location “bolla” dove verranno convogliate tutte le squadre che prenderanno parte a questa fase di proseguimento del campionato. Per mano dell’insider Shams Charania, sono stati resi pubblici i dettagli di tale piano: saranno ventidue le franchigie che giocheranno nei prossimi mesi in Florida, passando prima per otto gare di stagione regolare e poi per un torneo a formato play-in, grazie al quale verranno finalmente decretate le teste di serie numero otto delle rispettive due conference.

Il torneo play-in, tuttavia, prenderà atto solo se si avvereranno le seguenti condizioni: una disparità di meno di quattro vittorie tra la nona e l’ottava posizionata. In questo breve campionato, se l’ottava dovesse vincere il primo incontro disputato, allora la competizione terminerebbe lì; altrimenti, se fosse la nona a vincere “gara 1“, allora si procederebbe a disputare un secondo match “di bella“. Tra le ventidue squadre selezionate per riunirsi ad Orlando, sedici erano già in corsa per i playoffs, mentre le rimanenti sei sono state selezionate in base al loro record ottenuto prima della chiusura generale, e sono: Portland Trail Blazers, New Orleans Pelicans, San Antonio Spurs, Sacramento Kings,  Phoenix Suns e Washington Wizards.

Nonostante il commissioner Adam Silver ed i suoi collaboratori abbiano impiegato gran parte del loro tempo e delle loro energie per creare un piano così articolato e dettagliato, una sola franchigia ha deciso di non votare a favore di tale metodo di ripresa.

Blazers, le ragioni dietro all’opposizione sulla ripresa a ventidue squadre

I Portland Trail Blazers sono stati gli unici ad aver votato contro il metodo di ripresa a ventidue squadre, favorendo, al contrario, un progetto che avrebbe compreso solo venti organizzazioni da condurre ad Orlando. Le motivazioni dietro a questa scelta? Probabilmente, la franchigia dell’Oregon ha cercato sin da subito di ridurre la sua competizione, eliminando alcune squadre “superficiali” della Western Conference. Tale ragionamento assume ancora più credibilità se si considera che, tra le sei squadre non ancora ai playoffs aggiunte al progetto, ben cinque di queste operano nella zona ovest del territorio statunitense.

Al momento, i Grizzlies occupano la tanto agognata ottava posizione con 32 vittorie a fronte di 33 sconfitte, a seguire gli stessi Blazers con un record di 29-37, poi i Pelicans ed i Kings a pari merito con un record di 28-36, infine, gli Spurs con 27 vittorie ed i Suns con 26. Attenendoci all’ipotesi sostenuta dall’intera organizzazione di Portland, probabilmente quest’ultimi avrebbero voluto ripartire scartando direttamente i ragazzi di coach Gregg Popovich e quelli di coach Monty Williams.

Al di là di aver aderito o no al piano proposto dalla lega, i Blazers hanno dimostrato di voler valorizzare l’opinione dei propri atleti. Come riportato da C.J. McCollum, guardia della medesima squadra, “L’organizzazione ha rispettato l’opinione dei suoi giocatori, pur andando controtendenza rispetto alle altre società. Mi congratulo con il front office e con la direttrice Jody Allen“.

 

 

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