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USA, il CDC: “Niente assembramenti per due mesi”, ora la stagione NBA 2020 può saltare

di Michele Gibin

Con la pandemia di covid-19 che si espande anche negli Stati Uniti, dopo aver preso piede in Europa, e la sospensione per almeno 30 giorni della stagione NBA, il CDC (centro federale di Atlanta per le malattie infettive negli USA) ha raccomandato ufficialmente alle autorità di impedire per le prossime 8 settimane ogni tipo di assembramento che superi le 50 persone, spostando di fatto – e qualora adottata – l’eventuale ripresa della stagione a non meno di due mesi, a partire da oggi. Come riportato da Adrian Wojnarowksi e Malika Andrews di ESPN, intanto, le leghe minori come la G-League NBA sarebbero già state informate che la loro stagione 2019/20 dovrà con ogni probabilità saltare, per questioni logistiche legate agli spostamenti ed ai voli. Saranno però garantiti fino alla naturale scadenza della stagione gli stipendi di staff e atleti.

Con un numero massimo possibile di 50 persone, le squadre avrebbero notevole difficoltà a selezionare uno staff minimo adatto a seguire una squadra, senza contare l’assoluto divieto di pubblico alle arene e quindi le porte chiuse, anche ai cronisti. Soluzione che la NBA aveva vagliato prima della crisi di Jazz-Thunder, e che non aveva accolto comunque grande entusiasmo.

In un primo bilancio dei tempi, tre giorni fa il Commissioner NBA Adam Silver aveva annunciato una sospensione di almeno 30 giorni di tutte le attività, in attesa di sviluppi. Sono ad oggi 3 i giocatori NBA risultati positivi al tampone diagnostico per il sars-cov2, il virus responsabile della covid-19: Rudy Gobert e Donovan Mitchell degli Utah Jazz e Christian Wood dei Detroit Pistons.

Tale nuovo scenario, che riguarderà l’intero suolo nazionale USA, potrebbe di fatto portare alla cancellazione della stagione NBA e NHL, che stavano giungendo alla fase dei playoffs, e si ripercuoterebbe (per quanto riguarda lo sport USA) sulle stagioni MLB e NFL. Con queste tempistiche, una eventuale ripresa non sarebbe possibile prima del tardo giugno, e verosimilmente senza pubblico. Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, la NBA starebbe già valutando però la disponibilità di trovare date per le arene NBA ad agosto, in piena estate. L’idea dei proprietari resta quella di ripartire a giugno, giocoforza senza a porte chiuse, ad oggi l’unico scenario verosimile per portare a termine la stagione NBA.

Per l’estate 2020 saranno inoltre il programma le Olimpiadi di Tokyo, ad oggi in forte dubbio data la situazione internazionale e la pandemia in corso, e che vedrà gli Stati Uniti ed i giocatori NBA partecipare. A tale empasse si aggiungerebbe poi la necessità di ridisegnare un’intera off-season, il draft NBA e la free agency, e non ultimo posticipare sensibilmente l’inizio della stagione 2020/21 e creare ulteriore slittamento.

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