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Stephen Jackson sulla morte di George Floyd: “Non sono più lo stesso da quel momento”

di Gabriele Melina

Prosegue il clima di alta tensione nel Minneapolis dove, lunedì scorso, un cittadino afroamericano dal nome George Floyd è stato ucciso da un poliziotto bianco nel mentre di un controllo. Floyd, dopo essere stato accusato di aver utilizzato una banconota falsificata all’interno di un negozio locale, è stato costretto dagli agenti presenti sul posto a sdraiarsi per terra. Successivamente, uno di questi ufficiali ha posizionato il suo ginocchio sinistro sul collo del presunto colpevole, mantenendo tale posizione per quasi otto minuti, andando a causare la tragica morte per soffocamento dello stesso Floyd.

L’incidente è stato catturato in video, all’interno del quale è chiaramente mostrato il macabro e violento approccio utilizzato dagli agenti nei confronti dell’imputato. L’ accaduto ha scatenato l’ira di svariati cittadini provenienti da diverse parti del mondo, tutti schieratisi contro i poliziotti ed a favore del loro licenziamento. “Per favore, per favore, per favore, non riesco a respirare. Mi fa male lo stomaco. Mi fa male il collo. Per favore, per favore. Non riesco a respirare“, sono state le ultime parole di George Floyd.

Nella zona dell’accaduto, si sono scatenate una serie di rivolte nelle scorse nottate, con lo scopo di difendere il quarantaseienne afroamericano ingiustamente ucciso. Scontri che rimandano ad un qualcosa di più profondo, una disparità, quella tra bianchi e neri, che da tempo affonda le sue radici in parti della società statunitense. Nella scorsa notte è stato dato alle fiamme un commissariato, e dopo tre giorni di scontri aperti e violenze sono stati schierati cinquecento uomini della Guardia Nazionale, sotto il comando del presidente Donald Trump.

Lontano dal campo di battaglia, atleti di alto rilievo hanno deciso di condividere la loro opinione a riguardo. Tra questi, è subentrato Stephen Jackson, ex giocatore NBA con alle spalle quattordici anni di carriera tra San Antonio Spurs, Indiana Pacers, Golden State Warriors, e Charlotte Hornets. Jackson ha considerato la morte di Floyd come un qualcosa di personale, dato che i due si erano incontrati molti anni prima nello stato del Texas.

L’ala nativa di Houston considerava Floyd come un fratello gemello, ed, all’interno della sua dichiarazione, non ha potuto esprimere nient’altro che parole di disprezzo nei confronti dei facinorosi gesti applicati dalle forze di polizia:”Ogni volta che andavo a Houston, era la mia prima fermata, passavo sempre prima da lui. Quello che mi sta più colpendo è che, essendo un atleta professionista, così tante persone abusano della tua amicizia e della tua gentilezza. Lui era uno di quei ragazzi che mi hanno davvero supportato. Non ha mai chiamato a meno che non ne avesse davvero bisogno. Non sempre si trovano persone disposte a supportarti ad ogni occasione, e Floyd era uno di quelli“.

La mamma della mia ragazza è del Minnesota e parliamo continuamente di questo tipo di cose. Lei mi manda sempre dei  video di questo genere“, ha aggiunto Jackson. “Quindi, in realtà, stavo dormendo sul divano con mia figlia quando mi è arrivato il filmato. Ho guardato il video, ed all’inizio non ci avevo fatto caso, pensavo fosse l’ennesimo episodio di un afroamericano ucciso dalla polizia, non avevo compreso fosse il mio amico.  Poi, ho ricevuto un altro messaggio, che recitava: “Vedi cosa hanno fatto al tuo fratello nel Minnesota?” A quel punto, ho iniziato ad urlare, ho spaventato mia figlia, mi sono quasi rotto la mano a forza di pugni, ero davvero così arrabbiato. Io sono quel tipo di ragazzo, mi arrabbio e mi viene una faccia piena di lacrime quando vedo un senzatetto per strada che non posso aiutare, figuriamoci, quando si tratta del mio migliore amico, ucciso per aver falsificato una banconota da venti dollari. Da quel momento, non sono più lo stesso“.

 

 

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