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Thunder eliminati e traditi dai possessi finali, ma ora Dort è un gioiello da valorizzare

di Lorenzo Brancati

Nella notte i sogni playoffs degli Oklahoma City Thunder si sono infranti. Gli autori della sorpresa probabilmente più bella di tutta la stagione NBA sono stati eliminati dagli Houston Rockets dei figlioli prodighi Russell Westbrook e James Harden in sette gare. Arrivare a gara 7 contro una squadra sulla carta molto meglio attrezzata potrebbe di per sé rappresentare motivo d’orgoglio per la franchigia di OKC, ma essere giunti a un possesso di distanza dal secondo turno fa inevitabilmente male.

I Thunder, sotto l’attenta guida del veterano Chris Paul, resosi protagonista di una seconda gioventù, hanno fatto tremare l’ambiente Rockets tutto, e non solo. Dopo aver sovvertito le aspettative già durante la stagione regolare, avevano infatti sorpreso di nuovo, forzando gara 7 dopo essersi trovati pronti via, sotto 2-0 nella serie.

La squadra ha dimostrato di essere estremamente unita, e Coach Billy Donovan, con l’evidente aiuto di CP3 stesso, di aver trovato un equilibrio funzionale. Equilibrio che è passato per l’uomo che ha rischiato di diventare l’eroe più inaspettato di sempre in una gara 7 dei playoffs NBA: Luguentz Dort.

Thunder eliminati, la prova dei suoi veterani

Dopo la prova in gara 6, era lecito aspettarsi che i leader che avessero condotto i Thunder a giocarsi la partita decisiva fino all’ultimo sarebbero stati Chris Paul e Danilo Gallinari. Se il primo ha giocato tre quarti in maniera a dir poco conservativa, salvo accendersi nell’ultimo periodo di gioco, l’italiano ha invece piuttosto deluso le aspettative.

L’uomo chiave anche della nazionale azzurra ha infatti chiuso la gara con un mesto 2-6 al tiro, per un totale di 4 punti e un solo libero tentato, anche sbagliato, nei secondi conclusivi. Gallinari non ha mai dato l’impressione di essere mentalmente del tutto in partita, esitando spesso dal prendersi tiri altrimenti tranquillamente nel suo repertorio. E oltre alle 4 palle perse, alcune di queste piuttosto rivedibili, a gridare vendetta è il suo plus/minus: con lui in campo i Thunder hanno subito un pesante -16. Il peggiore di tutti gli uomini impiegati nella gara dai due allenatori.

Discorso a parte per Chris Paul. Un dato senza dubbio ad effetto sono le sue 6 palle perse. Eppure, vista la mole di palloni che sono passati per le sue mani nei suoi 40 minuti di gioco, in linea con le 21 totali di una squadra che non è sempre riuscita ad attaccare in modo razionale. La sua prestazione è stata di facile interpretazione: durante i primi tre quarti, come detto, ha giocato senza esporsi troppo, puntando più a creare per gli altri che ad attaccare dal palleggio. Non a caso ha chiuso con una tripla doppia da 19 punti, 11 rimbalzi e 12 assist. Per gli amanti dei dati, il più anziano di sempre a ottenerla in una gara 7.

L’ex di nottata si è poi acceso nel quarto periodo, cercando sempre Robert Convington nei cambi per attaccarlo dal palleggio. Nei 12 minuti finali, Paul ha così infilato 8 punti, segnando tre dei quattro tiri presi. Purtroppo per i Thunder, però, quell’unico errore ha segnato il finale della partita. A 50 secondi dalla sirena, sotto sul 102-103, recuperato un pallone pesantissimo ai danni di Eric Gordon, CP3 decide di non sfruttare tutto il cronometro dei 24 a disposizione e di andare a 44 secondi dal termine ad un tiro da centro area senza equilibrio il cui errore si è rivelato pesantissimo. Il numero 3 non è poi stato perfetto nemmeno nell’azione successiva dei suoi, ancora fermi sul 102-103, graziati da un errore di Westbrook. Palla in mano, Paul non è riuscito a creare una situazione pericolosa, andando quasi a sbattere contro la difesa avversaria, costringendo Luguentz Dort a un tiro disperato, stoppato da Harden. Certo, qui viene facile puntare il dito contro il veterano per la gestione non perfetta, ma viene poi da chiedersi anche perché dalla panchina non sia stato chiamato time-out, quando l’inefficacia dell’attacco si era resa evidente e ne rimanevano ancora due a disposizione. Soprattutto perché si parlerebbe di un capo allenatore tra i tre finalisti per il premio di Coach of the Year.

Parlando di veterani, non ha convinto nemmeno Steven Adams. Per tutta la stagione, e per tutta la serie, il neozelandese aveva offerto prove ondivaghe. Nella notte ha dato l’impressione di essere sempre compassato, non abbastanza deciso sotto quei ferri che avrebbe potuto e dovuto dominare contro la filosofia della small-ball di Houston. I 9 rimbalzi afferrati in 34 minuti di gioco non possono essere abbastanza.

Thunder con un Dort tutto da scoprire

Al netto di diverse delusioni, su tutte la gestione dei time-out di Coach Donovan, i Thunder possono dirsi entusiasti per quanto fatto vedere da Luguentz Dort. Il rookie non chiamato al Draft e solo da giugno sotto regolare contratto NBA, ha infatti chiuso la gara come miglior marcatore assoluto, forte di ben 30 punti messi a segno. In 35 minuti di gioco ha indovinato 6 tiri su 12 da oltre l’arco e 10 su 21 dal campo.

Una prova del tutto inaspettata, che condita da una difesa asfissiante che ha portato Harden a tirare 4 su 15 dal campo, hanno rischiato di renderlo un improbabile eroe.

Nei primi minuti di gara si è reso subito evidente: Dort era l’uomo designato come sacrificabile in marcatura da Houston. CP3 e compagni se ne sono accorti e fin dal primo quarto lo hanno servito con continuità, incoraggiandolo a prendere quei tiri dai quali si è inizialmente tirato indietro. Con i propri numeri che avanzavano, al pari della fiducia sua e dei compagni, il ragazzo non chiamato al Draft, che aveva iniziato la stagione in G-League, ha chiuso la partita come rookie non draftato con più punti segnati in una gara 7.

La sua incoronazione a eroe cittadino si è fermata ad una stoppata di Harden dal traguardo. Ma senza dubbio, dopo la prova offerta su entrambi i lati del campo, ad Oklahoma City potranno dirsi soddisfatti di aver trovato un signor giocatore, che ha dimostrato ancor di più in questa serie di poter stare in un quintetto NBA. E di poterci stare più che bene. Una difesa arcigna su uno dei giocatori più difficili da contenere, un attacco ancora un po’ spigoloso ma vissuto con la giusta cattiveria e del sano opportunismo fanno di lui un patrimonio per il futuro.

Al fianco di Shai Gilgeous-Alexander, Darius Bazley e forse ancora sotto l’ala protettiva di Chris Paul, Dort ha il potenziale per aspirare a diventare uno dei giocatori two-way più efficienti della lega. OKC potrebbe aver pescato una nuova gemma.

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