Vince Carter: “Tentai di portare Shaq ai Raptors, l’etichetta di nuovo Jordan pesò agli inizi”

Dopo aver raggiunto l’accordo per una seconda stagione agli Atlanta Hawks, il 42enne Vince Carter è pronto al suo ultimo ballo NBA, in quella che sarà la 22esima stagione da professionista per l’ex stella dei Toronto Raptors.

In una lunga intervista a Jacob Feldman di SportsIllustrated, Carter svela i piani per il suo futuro da commentatore TV una volta appese definitivamente le sneakers al chiodo. Vince Carter è da alcuni anni ospite estivo fisso di The Jump, celebre talk show sportivo a cura di Rachel Nichols ed ESPN, un’esperienza che “Vinsanity” vorrebbe proseguire.

Sette anni fa partecipai a Sportscaster U (clinic per media sportivi, ndr) e la cosa mi piacque, provai con report da bordo campo, analisi della partita, studio… in 22 anni di carriera ho imparato qualcosa anche da questo punto di vista… si, mi sento a mio agio anche in uno studio TV, un po’ come in campo“.

“Una girandola di emozioni” Così Vince Carter descrive cosa lo attenderà nella sua ultima stagione da giocatore NBA “So che ogni giorno sarà l’ultima volta di qualcosa, non sarà facile onestamente. Non ci voglio pensare, penso solo alla stagione. Se la 22esima stagione era un mio obiettivo? Lo è diventato col tempo, non mi sono mai posto limiti e amo ancora giocare. Però quando il momento arriva, arriva. Sono in pace con me stesso ma accettare di doversi fermare non è facile“.

VInce Carter: “Tentai di portare Shaq ai Raptors”

Durante la free agency 2019, Carter non aveva escluso il ritorno, 14 anni dopo, ai Toronto Raptors, se la sua ex squadra avesse potuto garantirgli un ruolo e minuti. Una trattativa però mai realmente iniziata: “Volevo una squadra in cui essere utile, il fatto di ricevere comunque chiamate da una decina di squadre anche a 42 anni è un bell’attestato di stima“.

Vince Carte fu la prima superstar dei Toronto Raptors, che lo selezionarono al draft NBA 1998 scambiandolo con il compagno di università a North Carolina Antawn Jamison. In poche stagioni, Carter rese i Raptors una delle squadre più famose della NBA, grazie alle sue schiacciate ed alle sue giocate spettacolari, e Toronto raggiunse nel 2001 la semifinale della Eastern Conference in un duello stellare tra Carter ed Allen Iverson.

Vince Carter ai tempi dei Memphis Grizzlies

Una delle difficoltà maggiori incontrate dai Raptors all’epoca fu la diffidenza con cui le altre star guardavano al Canada, ed alla possibilità di raggiungere Vince Carter a Toronto: “Se ho mai tentato di reclutare una star? Tentai con Shaquille O’Neal, e per un attimo ebbi l’impressione che fosse fattibile. Era difficile convincere la gente a venire a Toronto, in pochi si fidavano finché non toccavano con mano la città e la squadra“.

Carter ed il giovane Curry: “Mi aspettava per giocare uno vs uno”

Uno dei compagni di squadra storici di Vince Carte ai Raptors fu Dell Curry, padre del futuro MVP Steph. Carter ricorda il giovane Steph a bordo campo prima delle partite casalinghe dei Raptors: “Giocavamo sempre uno contro uno prima delle partite: io finivo il riscaldamento e lui era li ad aspettare che finissi… è passato un bel po’ di tempo, ora ci sono Tim Hardaway Jr, Trey Mourning (figlio di Alonzo Mourning, ex stella dei Miami Heat, ndr), ai Nets Brook Lopez era il mio rookie… quella fu la prima volta in cui mi sentii vecchio“.

Vince Carter è diventato un sinonimo di “schiacciata”. La sua leggendaria gara delle schiacciate di Oakland 2000 sarà riconosciuta per sempre come la miglior esibizione singola in un’edizione dello slam dunk contest NBA. Carter ha sempre rifiutato di replicare, fiducioso di aver toccato vertici ben difficilmente eguagliabili, in termini di fantasia e “fascino” per l’evento: “La schiacciata è una forma d’arte, saltare, salire, muoversi in aria e affondare di potenza… ai miei tempi gli schiacciatori tentavano di sventrare il canestro. Ancora oggi, se sono caldo, posso schiacciare in 360, eseguire windmill… la reverse 360 (di Oakland, ndr) mi riesce ancora facile, ricordo che all’epoca volli provare qualcosa di diverso, allora tentai di saltare in quel modo. Oggi non riesco più a saltare nell’altra direzione!“.

“Il nuovo Michael Jordan? All’inizio mi pesò”

Vince Carter fece il suo esordio nella NBA alla fine dell’era Michael Jordan e delle grandi rivalità tra i Bulls e gli Indiana Pacers di Reggie Miller, i New York Knicks di Patrick Ewing ed i nascenti e ruvidi Miami Heat di Pat Riley, Alonzo Mourning e Tim Hardaway.

Carter fu da subito uno degli eredi designati di Jordan, per via del ruolo, delle doti offensive e del grande atletismo, sebbene la differenza di approccio alla partita ed in generale alla NBA, apparentemente più “rilassati”, furono indicati come un punto debole nel giovane scorer da UNC: “Michael Jordan aveva sempre lo sguardo torvo in campo, allora si pensava dovessi averlo anche io. Io ho sempre pensato invece che in partita avrei potuto tranquillamente parlare e dire di tutto a tutti , e comunque scendere in campo e batterti. All’inizio quelle critiche mi diedero fastidio, ricordo che iniziai a pensarci e pensare a cosa avrebbe detto la gente di me. Poi ho risolto: io non volevo avere niente a che fare con la storia del nuovo Michael Jordan, lui è stato il migliore di sempre, benissimo. Io volevo essere il miglior Vince Carter possibile, e sono ancora qui“.

Donovan Mitchell con la maglia di Vince Carter, un omaggio alla gara delle schiacciate 2018

Michele Gibin @GMichele_NBA

Contributor per NBAPassion.com

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Michele Gibin @GMichele_NBA

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