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Il ritorno di Whiteside a Miami: più fischi che applausi. “Sono rammaricato”

di Francesco Catalano

Nella notte in cui i Miami Heat hanno avuto la meglio dei Portland Trail Blazers per 122 a 111, Hassan Whiteside ha fatto il suo ritorno in Florida. Dopo cinque stagioni trascorse a Miami, quest’estate il lungo statunitense ha deciso di cambiare aria.

I motivi sono stati molteplici, ma il principale è uno soltanto. Whiteside ha sempre avuto grandi doti e potenzialità per essere un dominatore sotto canestro, ma non ha mai fatto quel salto di qualità. Gli sono sempre mancate quella determinazione, quella tenacia e quella cattiveria agonistica per essere qualcosa di più di un buon centro. Gli Heat hanno scommesso su di lui per cinque anni. La maturazione non è arrivata per cui era giusto cambiare.

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Anche in virtù del fatto che alle sue spalle è esploso il giovane Bam Adebayo che quest’anno sta facendo tanto parlare di sé. Il ragazzo sta avendo una crescita esponenziale e sta diventando sempre di più uno dei leader dei nuovi Miami Heat. Non a caso, sembra essere in corsa per il premio di Most Improved Player of the Year.

Per cui, Whiteside è stato inserito in estate in una trade che ha portato in Florida Meyers Leonard. Quest’ultimo non ha il talento di Whiteside, tuttavia è un centro molto duttile che si sta muovendo bene in questa prima parte di stagione. Anche l’ex Heat, tuttavia, in questa nuova avventura a Portland sembra avere ritrovato sé stesso. Sta viaggiando 15.9 punti di media a partita, 13.9 rimbalzi e 2.8 blocchi. Nel momento dell’emergenza, coach Terry Stotts sta trovando in lui una delle poche certezze della squadra. Infatti dopo gli infortuni di Zach Collins e Skal Labissiere, Whiteside si ritrova ad essere l’unico lungo disponibile della squadra.

Anche stanotte ha messo in campo un’ottima prestazione, che però non è bastata per ottenere la vittoria. Per lui, come detto, è stata anche la notte del ritorno a Miami che, inutile nasconderlo, aveva qualcosa di speciale. Come ha risposto l’American Airlines Arena al suo ritorno? Tanti fischi e pochi applausi. Un’accoglienza che ha lasciato l’ex un po’ interdetto.

“Sono un po’ sconcertato per come i tifosi hanno reagito, ma è stato quello che è stato. C’erano pure applausi. Non erano tutti fischi. Ho fatto i playoffs qui. Ci ho messo il cuore. Non erano tutti fischi, per cui non posso dire nulla sui tifosi”.

E non è tutto. In estate, quando Whiteside è stato scambiato, ha postato una storia Instagram in cui era contento che nella squadra in cui stava andando ci fossero dei tiratori dicendo “Abbiamo dei tiratori!” (“We got shooters!”). Per ironia della sorte quest’anno, Lillard e McCollum stanno avendo non pochi problemi al tiro durante questa stagione. Mentre gli Heat hanno trovato dal nulla una risma di ottimi tiratori come Kendrick Nunn, Duncan Robinson e Tyler Herro a cui si aggiunge il solito Goran Dragic.

I tifosi della Florida non hanno potuto esimersi dal prendere in giro l’ex giocatore col coro “We got shooters”. A fine partita, Whiteside ha cercato di difendersi così.

Non capisco. Ho solo detto ‘Abbiamo dei tiratori’. Per congratularmi con la mia squadra. Non ho detto che i giocatori degli Heat non sappiano tirare”.  Un tentativo farraginoso di recuperare alla staffilata che il pubblico gli ha inferto.

Per cui, quello di Whiteside a Miami è stato un ritorno più negativo che positivo. Forse per la sensazione che in cinque anni non è mai riuscito a dare quello che era lecito aspettarsi dalle sue potenzialità.

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