Three Points – NBA, l’alba di una nuova era | Nba Passion
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Three Points – NBA, l’alba di una nuova era

free agency nba

Three Points – NBA, l’alba di una nuova era

E’ bastata una decina di giorni per stravolgere completamente il panorama NBA. A poche settimane dal clamoroso trionfo dei Toronto Raptors, il volto della lega è cambiato drasticamente. Merito di una off-season ‘aggressiva’ come mai prima d’ora, in cui parecchie squadre, ‘stuzzicate’ dall’apparente fine della saga dei Golden State Warriors, hanno tentato un all-in che potrebbe valere il titolo. Con il draft e l’inizio della free-agency, la NBA è entrata ufficialmente in una nuova era. Per analizzare in modo approfondito ogni singolo movimento di questa folle sessione di mercato, i nostri Three Points diventerebbero come minimo Thirty Points; meglio affidare questo compito all’NBA Passion Late Show, che all’argomento ha dedicato una puntata speciale. In questa edizione, cercheremo invece di dipingere un quadro generale, suddividendo la nuova NBA in tre macro-categorie: le squadre in orbita titolo, quelle con ambizioni playoff e quelle in ricostruzione. Proviamoci!

 

1 – Le pretendenti al titolo

Diverse stelle NBA hanno cambiato maglia, in questa off-season

Diverse stelle NBA hanno cambiato maglia, in questa off-season

Alla fine, la dinastia è terminata per davvero. O meglio: i Golden State Warriors, per come li conoscevamo, non esistono più. Se i gravi infortuni di Kevin Durant e Klay Thompson facevano presagire in ogni caso un anno di probabile ‘stand-by’, la partenza di KD ha ufficialmente decretato il crollo dell’impero. O quantomeno, di una sua parte fondamentale. Oltre al numero 35 (che a Brooklyn indosserà il 7), gli Warriors hanno perso anche Andre Iguodala e Shaun Livingston, insostituibili pilastri in questi anni gloriosi. I rinnovi di Thompson (che salterà quasi certamente la prossima regular season) e Kevon Looney, così come gli innesti di D’Angelo Russell, Willie Cauley-Stein e Glenn Robinson, stanno a indicare che, nel nuovo Chase Center di San Francisco, troveremo comunque una squadra competitiva. Anche perchè Stephen Curry, Draymond Green e coach Steve Kerr saranno regolarmente al loro posto. Però, dopo un lustro di totale egemonia, Golden State non sarà più la favorita numero uno per il titolo NBA, almeno nei pronostici della vigilia.

Sulla carta (dove non si è mai vinto niente), a farla da padrone sono ora le due franchigie di Los Angeles, tra le regine di questo inizio di off-season. I Clippers hanno messo a segno una doppietta clamorosa, portandosi a casa Kawhi Leonard e Paul George. Per ottenere quest’ultimo sono stati sacrificati Danilo Gallinari, Shai Gilgeous-Alexander e un bel pezzo di futuro (ben sette prime scelte, di cui solo una – quella di Miami nel 2023 – con protezione), ma il gioco valeva decisamente la candela; aggiungere due superstar all’apice della carriera a un roster già solido (che potrà contare ancora su Patrick Beverley, JaMychal Green e Ivica Zubac, tutti rifirmati), guidato da un allenatore stimato e rispettato come Doc Rivers e da una dirigenza ‘illuminata’, vuol dire costruire una squadra da titolo.
I Lakers sono rimasti ‘scottati’ dalla scelta di Leonard, ma sono comunque riusciti ad assemblare un organico di buon livello. Archiviato ufficialmente il ‘progetto giovani’ (l’unico rimasto è Kyle Kuzma, potenziale ‘X Factor’ del 2019/20 gialloviola), la nuova versione dei Lakers assomiglia in tutto e per tutto a una squadra di LeBron James. I nuovi innesti sono veterani di mille battaglie; dai validi ‘role players’ (Danny Green, Avery Bradley, Troy Daniels, Quinn Cook, Jared Dudley) all’ex-All-Star DeMarcus Cousins, alla continua ricerca della forma perduta; se dovesse ritrovarla, la nuova coppia di allenatori Frank VogelJason Kidd avrebbe tra le mani un’arma devastante. Con i rinnovi di Rajon Rondo, JaVale McGee e Kentavious Caldwell-Pope si è completato un ‘supporting cast’ profondo ed esperto, ideale per accompagnare King James e Anthony Davis sulla strada verso la gloria.

Insieme ai Clippers, gli altri dominatori del mercato NBA sono i Brooklyn Nets. Kevin Durant e Kyrie Irving, come Kawhi Leonard a Los Angeles, hanno anteposto la validità del progetto al blasone della maglia, ‘snobbando’ i New York Knicks per riunirsi alla corte di Sean Marks e Kenny Atkinson. L’entità dell’infortunio dell’ormai ‘KD7’, che con ogni probabilità si rivedrà in campo nell’autunno 2020, fa pensare che le ambizioni da titolo dei Nets debbano essere rimandate, ma aver rimpiazzato D’Angelo Russell e Rondae Hollis-Jefferson con Irving e DeAndre Jordan (a cui si sono aggiunti ottimi ‘gregari’ come Taurean Prince, Wilson Chandler e Garrett Temple) permette di guardare con ottimismo già alla prossima stagione. Un 2019/20 in cui Brooklyn vedrà dove può arrivare, in attesa che il suo nuovo fenomeno illumini il Barclays Center.

Nel frattempo, a contendersi quel trono della Eastern Conference reso nuovamente vacante dai Raptors, orfani di Leonard, saranno presumibilmente in tre. i Milwaukee Bucks hanno optato per una strategia molto rischiosa: puntare tutto sul nucleo originale. I rinnovi a peso d’oro di Brook Lopez, George Hill, Eric Bledsoe e, soprattutto, Khris Middleton (178 milioni di dollari in 5 anni) hanno di fatto intasato il monte salari, impedendo tra l’altro le conferme di Malcolm Brogdon e Nikola Mirotic. Assenze (soprattutto quella di Brogdon) che difficilmente verranno colmate dai soli Wesley Matthews e Robin Lopez. Certo, avere a disposizione l’MVP Giannis Antetokounmpo e il Coach Of The Year Mike Budenholzer rende i Bucks una credibile candidata al Larry O’Brien Trophy ma, con margini di manovra così limitati, non saranno ammessi passi falsi.

Boston Celtics e Philadelphia 76ers hanno perso i loro migliori giocatori: Kyrie Irving e Jimmy Butler. Entrambe le franchigie sono però riuscite ad ‘atterrare in piedi’. Boston ha sostituito Irving e Al Horford (passato proprio ai Sixers) con Kemba Walker ed Enes Kanter, Phila ha rinnovato (a un prezzo forse eccessivo) Tobias Harris, ha aggiunto l’affidabile veterano Horford e il giovane Josh Richardson, che sembra cucito su misura per completare il quintetto di Brett Brown. Sia i Celtics che i Sixers faranno enorme affidamento sulle loro giovani stelle. Da una parte Jayson Tatum e Jaylen Brown, dall’altra Ben Simmons (a cui è stata proposta un’estensione quinquennale da 168 milioni di dollari) e Joel Embiid. Potenzialmente, il futuro della NBA. Resta da capire quanto lontano sia, questo futuro…

Dalla lista delle potenziali favorite al titolo NBA 2020 sarebbe incauto escludere gli Houston Rockets. Il mercato del general manager Daryl Morey, finora, si è limitato ai rinnovi di Austin Rivers, Gerald Green e Danuel House. Oltretutto, sulla permanenza in Texas di Chris Paul e Clint Capela e sulla stabilità dell’ambiente aleggiano forti dubbi. Però i Rockets rimangono sempre la squadra del vice-MVP, James Harden. Morey e soci si sono più volte dimostrati in grado di sorprendere, in chiave trade (perso Butler, ora si parla di un forte pressing su Russell Westbrook, con gli Oklahoma City Thunder in ‘smobilitazione’). Se tutto dovesse invece rimanere com’è, Houston sarebbe l’unica squadra, tra le grandi della Western Conference, ad aver mantenuto intatto l’organico. E se fosse un vantaggio, in una NBA ancora senza padroni?

 

2 – Le outsider

Gli Indiana Pacers di Victor Oladipo e gli Utah Jazz di Donovan Mitchell sono tra i protagonisti del mercato NBA

Gli Indiana Pacers di Victor Oladipo e gli Utah Jazz di Donovan Mitchell sono tra i protagonisti del mercato NBA

Una premessa è doverosa: l’eventuale innesto di Westbrook farebbe passare automaticamente Miami Heat o Detroit Pistons (le principali rivali dei Rockets nella corsa all’ex-MVP) nella prima fascia, tra le potenziali contender. Gli Heat hanno messo a segno una delle mosse più imprevedibili di questa off-season, portando in Florida Jimmy Butler. Non solo: il plenipotenziario Pat Riley è riuscito a far uscire Miami da quella pericolosa fase di ‘stallo’ causata dalla fallimentare gestione del post-Big Three. Liberandosi dei salari assurdi di Hassan Whiteside (finito a Portland in cambio di Meyers Leonard, più giovane e in scadenza di contratto), Josh Richardson (coinvolto nella trade per Butler) e Ryan Anderson (che verrà tagliato) ha rimesso la franchigia sulla strada giusta per tornare a sognare in grande. I prossimi passi necessari per la risalita sarebbero scaricare altre ‘zavorre contrattuali’ (Goran Dragic, James Johnson e Dion Waiters in primis) via trade e affiancare a Butler una superstar… Con l’affare Westbrook si potrebbero saltare due gradini alla volta.
I Pistons sono riusciti nell’ardua impresa di migliorarsi, nonostante i margini di manovra inesistenti. Non si tratta di modifiche epocali, ma gli innesti di Derrick Rose, Markieff Morris, Tony Snell, Tim Frazier e del rookie Sekou Doumbouya danno a coach Dwane Casey maggiore profondità. L’eventuale aggiunta di Westbrook spariglierebbe non poco le carte; magari non avremmo la squadra del secolo in termini di spaziature e difesa, ma quella non l’abbiamo nemmeno oggi… Con ‘Mr. Triple-Double’ al fianco di Rose, Blake Griffin e Andre Drummond, i Pistons diverrebbero però una macchina offensiva ad elevato potenziale e, soprattutto, potrebbero far divertire il pubblico di Detroit come non accade ormai da un decennio abbondante… Mica poco!

In attesa di sviluppi sul versante Westbrook e tralasciando le prestigiose acquisizioni dei Nets, la off-season più rilevante, a Est, è stata quella degli Indiana Pacers. La dirigenza ha provato a colmare le gravi lacune offensive mostrate negli scorsi playoff con gli ingaggi di T.J. Warren e Jeremy Lamb; non due fenomeni, ma due validi elementi da rotazione che la buttano dentro spesso e volentieri. Persi Darren Collison (ritiratosi per seguire la fede, e non è una battuta) e Cory Joseph (inspiegabilmente ricoperto di soldi – 37 milioni in 3 anni – dai Sacramento Kings), sono arrivati T.J. McConnell e, soprattutto, Malcolm Brogdon. Un giocatore che sembra cucito su misura per la sua nuova franchigia: attitudine ‘operaia’, intelligenza e maturità cestistica non comuni per un ragazzo che inizierà la sua quarta stagione NBA. Un regista perfetto da affiancare al rientrante Victor Oladipo in un backcourt che potrebbe stupire.
Restando nella Eastern Conference, gli Orlando Magic hanno confermato in toto il gruppo che ha riportato la franchigia ai playoff dopo una lunga astinenza. Il maxi-rinnovo concesso a Nikola Vucevic (100 milioni in 4 anni), quello più moderato offerto a Terrence Ross (quadriennale da 54 milioni) e l’ingaggio di Al-Farouq Aminu sono indicazioni di continuità, per una squadra che vuole ripresentarsi alla post-season nel 2020. Allo stesso tempo, però, queste scelte potrebbero ostacolare ulteriormente il già interminabile processo di crescita dei giovani del roster (Aaron Gordon, Jonathan Isaac, Mohamed Bamba e Markelle Fultz, prossimo al debutto con la nuova maglia). Forse era giunto il momento di tentare qualche azzardo…

La versione occidentale dei Pacers sono indubbiamente gli Utah Jazz. Anche loro hanno avviato un’opera di rafforzamento mirata e senza troppi proclami, ma che potrebbe effettivamente far compiere loro un importante salto di qualità. L’innesto più importante, Mike Conley, è arrivato via trade, ma la free-agency ha portato Bojan Bogdanovic, indispensabile per aiutare Conley e Donovan Mitchell in fase realizzativa, Jeff Green, che darà profondità al reparto ali, ed Emmanuel Mudiay, la ‘giovane scommessa’ che mancava in casa Jazz (dando ormai per perso lo sfortunatissimo Dante Exum).
Denver Nuggets, Dallas Mavericks e Sacramento Kings, per crescere, punteranno sullo sviluppo dei loro astri nascenti. In attesa del tanto sospirato esordio di Michael Porter Jr., la franchigia del Colorado ha scommesso forte su Jamal Murray (estensione quinquennale da 168 milioni di dollari), ha tenuto Paul Millsap e ha acquisito dai Thunder Jerami Grant, che farà un’iniezione di adrenalina in un reparto lunghi capitanato dal candidato MVP Nikola Jokic. I Mavs hanno rinnovato al massimo salariale Kristaps Porzingis e a cifre più contenute gli elementi di complemento già ben inseriti nel sistema di Rick Carlisle (Maxi Kleber, Dwight Powell, Dorian Finney-Smith). Le addizioni di Seth Curry, Delon Wright e Boban Marjanovic puntellano ulteriormente un roster che, guidato dal talento di Luka Doncic, cercherà di mettersi in luce nella ‘giungla’ della nuova NBA. I Kings hanno confermato Harrison Barnes (85 milioni in 4 anni) e aggiunto alcuni veterani (Trevor Ariza, Cory Joseph, Dewayne Dedmon) che garantiranno minuti di qualità al fianco del giovane e promettente nucleo formato da De’Aaron Fox, Buddy Hield e Marvin Bagley.

Più ‘conservativi’, finora, i movimenti di Portland Trail Blazers, San Antonio Spurs e Minnesota Timberwolves. I primi hanno esteso (a cifre importanti, ma giuste) il contratto di Damian Lillard, hanno rinnovato Rodney Hood e assorbito i salari di Hassan Whiteside e Kent Bazemore, rinfoltendo il roster con le aggiunte (al minimo) di Anthony Tolliver e dell’eterna promessa Mario Hezonja. I texani, come da tradizione, hanno puntato sull’esperienza: gli innesti di Marcus Morris e DeMarre Carroll e il rinnovo di Rudy Gay consentiranno alla truppa di Gregg Popovich di mantenersi stabilmente in orbita playoff, in attesa di capire quanto valgano davvero i giovani (Dejounte Murray, Derrick White, Lonnie Walker) e quanto ancora possano dare gli All-Star DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge. I T’Wolves, con l’ipotesi di scambiare Andrew Wiggins sempre più concreta, hanno compiuto solo manovre marginali: persi Derrick Rose, Taj GibsonTyus Jones e Dario Saric (mandato a Phoenix, insieme alla scelta numero 11 al draft, in cambio della sesta chiamata, ovvero Jarrett Culver), sono arrivati Jordan Bell, Noah Vonleh, Jake Layman, Tyrone Wallace e Shabazz Napier. Non proprio una corazzata…

 

3 – Le (aspiranti) protagoniste del domani

Il futuro della NBA potrebbe appartenere ai New Orleans Pelicans di Zion Williamson

Il futuro della NBA potrebbe appartenere ai New Orleans Pelicans di Zion Williamson

La partenza verso Los Angeles di Kawhi Leonard ha generato una situazione inedita: i Toronto Raptors, a poche settimane dalla vittoria del titolo NBA, si trovano improvvisamente a dover ripartire dal fondo. Le firme di Stanley Johnson e Rondae Hollis-Jefferson e il rinnovo del tre volte campione NBA (!) Patrick McCaw rappresentano i primi, piccoli passi di una ricostruzione che si preannuncia molto lunga, e che quasi certamente ruoterà attorno a Pascal Siakam. I prossimi step saranno le cessioni di Kyle Lowry, Serge Ibaka e Marc Gasol, gli altri protagonisti dell’indimenticabile trionfo. Un altro prevedibile ‘crollo’ sarà quello degli Oklahoma City Thunder; dopo l’addio di Paul George, sembra ormai certo anche quello di Russell Westbrook. Tramontata definitivamente un’epoca di grandi promesse non mantenute, il general manager Sam Presti ripartirà dalle contropartite ricevute dai Clippers, ovvero il giovane playmaker Shai Gilgeous-Alezander e una moltitudine di prime scelte future. Certo, ripetere il tris di selezioni dello scorso decennio (Durant-Westbrook-Harden) è tutt’altro che scontato…
Una voragine si sta aprendo anche nella capitale, dove gli Washington Wizards si preparano all’inevitabile rebuilding. Con John Wall destinato a un lungo stop, il reset è l’unica strada percorribile. Anche i nuovi innesti (Isaiah Thomas, Ish Smith, C.J. Miles e Davis Bertans) sembrano più idonei a una squadra che deve ripartire, piuttosto che a un team da playoff. Ora manca solo la mossa più importante, ovvero cedere Bradley Beal. Il due volte All-Star ha una fila di pretendenti alla sua porta; scegliere per lui la giusta destinazione permetterebbe di affiancare alla giovane coppia di lunghi Rui Hachimura (nona scelta al draft) – Thomas Bryant (rinnovo triennale da 25 milioni) altri elementi chiave per gli Wizards del futuro.

Per due franchigie che scendono, ce ne sono altre che salgono vertiginosamente. I New Orleans Pelicans hanno incassato l’uscita di scena di Anthony Davis come meglio non si poteva. Il notevole ‘assist’ della draft lottery, che ha portato in Louisiana il fenomeno Zion Williamson, ha giocato un ruolo determinante, così come l’annunciatissima contropartita dei Lakers che, in cambio del ‘Monociglio’, hanno spedito ai Pelicans Lonzo Ball, Brandon Ingram e Josh Hart. Però David Griffin e soci sono stati particolarmente abili ad aggiungere a questa ossatura un gruppo di prospettiva, ma già potenzialmente pericoloso in chiave playoff. Il nucleo giovane è stato completato dalle selezioni (entrambe tramite Atlanta) di Jaxson Hayes, iper-atletico centro in uscita da University of Texas, e Nickeil Alexander-Walker, guardia da Virginia Tech. Gli ingaggi di J.J. Redick, Derrick Favors e Nicolò Melli (che diventa il settimo giocatore italiano nella storia NBA) danno al gruppo l’esperienza e la profondità necessarie per provare a farsi largo nell’agguerrita Western Conference.
Gli altri grandi vincitori di questi primi scampoli di off-season, tra le franchigie in ricostruzione, sono gli Atlanta Hawks. Dalla loro parte non avevano la prima scelta assoluta, ma un front-office ‘spregiudicato’, capeggiato dal general manager Travis Schlenk. Prima un draft da protagonisti, con le selezioni di De’Andre Hunter e Cameron Reddish, poi le acquisizioni dei contratti ‘scomodi’ di Allen Crabbe, Chandler Parsons ed Evan Turner, che garantiranno agli Hawks uno spazio salariale pressoché illimitato la prossima estate. Nel frattempo, gli arrivi di Damian Jones (ceduto dagli Warriors, insieme a una seconda scelta, in cambio di Omari Spellman) e della scommessa Jabari Parker regalano a Trae Young due perfetti destinatari per le sue geniali intuizioni.

Sul sentiero tracciato da Atlanta (e prima ancora da Brooklyn, che oggi raccoglie i frutti) ci sono già i Memphis Grizzlies. La cessione di Mike Conley ai Jazz ha ufficialmente chiuso l’epoca del ‘Grit And Grind’. Ora è il momento di ribaltare il tavolo e ricostruire da capo, con pazienza e oculatezza. Ecco dunque una serie di scambi volti ad alleggerire i salary cap altrui, ottenendo in cambio flessibilità salariale e scelte future. Andre Iguodala, Dwight Howard, Jae Crowder, Solomon Hill, Miles Plumlee; tutti giocatori che potrebbero essere ‘liberati’ senza mai indossare la maglia dei Grizzlies. Più facilmente rimarranno Jonas Valanciunas (rinnovo da 45 milioni in 3 anni), Tyus Jones, De’Anthony Melton e Josh Jackson, giovani in cerca di spazio e occasioni, che nel Tennessee non mancheranno. L’importante è lasciar crescere con calma Ja Morant e Jaren Jackson, su cui la franchigia ripone le speranze per un ruolo di primo piano nella NBA del dopodomani.
Per provare a uscire dal guano in cui sono impantanati ormai da troppi anni, i Phoenix Suns si affidano ai veterani. Le scorse settimane hanno portato in Arizona Ricky Rubio, Aron Baynes, Frank Kaminsky e Dario Saric; in poche parole, il supporting cast ideale per favorire lo sviluppo dei giovani di punta: Devin Booker e DeAndre Ayton.
Decisamente meno attivi Cleveland Cavaliers e Chicago Bulls. I primi dovranno giocoforza mettere sul mercato Kevin Love e Tristan Thompson, ultimi ‘reduci’ dello storico titolo NBA 2016, per avviare definitivamente il nuovo corso, i secondi si sono limitati ad affiancare gli esperti Thaddeus Young e Thomas Satoransky a un nucleo giovane (arricchito al draft con la selezione di Coby White) da cui ci si aspettano netti segnali di crescita, nella prossima stagione. Anche gli Charlotte Hornets hanno cambiato pochissimo, ma in questo caso si tratta di cambiamenti di un certo rilievo: Kemba Walker ha salutato la compagnia, e al suo posto è arrivato Terry Rozier. Non sarà la stessa cosa, ma è quello che serve per una squadra che deve voltare pagina al più presto.

Dimentichiamo qualcuno? Ah già, i New York Knicks! Se ci basiamo sulle fanfare della vigilia, secondo cui a Manhattan sarebbero dovuti giungere fior di fenomeni, la off-season dei Knicks è il più clamoroso flop della storia NBA. Se invece guardiamo tutto in prospettiva, New York ha assemblato (forse involontariamente) un gruppo decisamente interessante. La free-agency ha portato role players d’esperienza (Wayne Ellington, Reggie Bullock, Taj Gibson) da affiancare ai giovani emergenti (Dennis Smith Jr., Bobby Portis, la scommessa Elfrid Payton e Julius Randle, che in blu-arancio potrebbe sbocciare definitivamente). Poi ci sono i giovanissimi, quelli su cui la dirigenza dovrà puntare senza remore e con pazienza; Mitchell Robinson, Allonzo Trier e Damyean Dotson sono già oggi dei validi elementi da rotazione, mentre Kevin Knox e R.J. Barrett, se riuscissero a dare sfogo a tutto il loro potenziale, potrebbero diventare quelle superstar che il Madison Square Garden attende invano ormai da troppo tempo.

Stefano Belli
stefmiik@hotmail.it

Creatore di Angry At The Rim e redattore per NBA Passion e American SuperBasket. Infanzia con Jordan & Malone, adolescenza con Kobe & Jason Kidd e 'maturità' con LeBron & Durant, può vantare lo stesso numero di canestri rotti di Shaq: 2, nella vecchia cameretta.

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