Three (x 2) Points – Top e flop pre-natalizi 2019/20

L’arrivo del Natale rappresenta il primo check-point della stagione NBA 2019/20 (il secondo, generalmente, coincide con la trade deadline e con la pausa per l’All-Star Game), quello in cui le trenta franchigie, terminata la fase di ‘rodaggio’, sono in grado di trarre i primi bilanci. Come ormai da tradizione, l’edizione pre-natalizia di Three Points si sdoppia nel podio delle sorprese e nel contro-podio delle delusioni di questa prima parte di 2019/20.

Una classifica in cui non compariranno i Golden State Warriors fra le delusioni (difficile fare di più, con tutti i titolari infortunati) e i Los Angeles Lakers tra le sorprese (era presumibile trovarli in alto, anche se in pochi si aspettavano una partenza così dominante), e che potrebbe essere tranquillamente ribaltata, da qui ai playoff. Ma ora basta con i preamboli; mettiamo il sacco sulla slitta e selliamo le renne. Si parte!

Flop 3: Detroit Pistons

Andre Drummond (a sinistra) e Blake Griffin

Ci vuole un bell’impegno per essere così mediocri in una Eastern Conference così mediocre (soprattutto nella corsa agli ultimi piazzamenti playoff). Le uniche buone notizie del 2019/20 dei Pistons sono la conferma di Derrick Rose, ormai una certezza in uscita dalla panchina, un Andre Drummond più dominante che mai (17.8 punti e 16.7 rimbalzi di media, in entrambi i casi il massimo in carriera) e i visibili miglioramenti di Luke Kennard (8.6 punti di media nelle prime due stagioni NBA, 15.8 in questo inizio di 2019/20).

Tutto il resto è da buttare. Al momento, Detroit, che ha il sesto monte salari più alto della lega (quasi 133 milioni di dollari), è decima nella Eastern Conference. La squadra di Dwane Casey è riuscita a perdere una volta contro Atlanta, due volte contro Chicago e Washington e ben tre volte contro Charlotte (attualmente l’unica, tra queste avversarie, davanti ai Pistons in classifica). Gli infortuni di Blake Griffin (a tratti irriconoscibile, nelle sue 15 apparizioni stagionali) e Reggie Jackson (fermato dopo due partite da una serie di problemi alla schiena) sono solo una leggerissima attenuante per un gruppo che, in un 2019/20 senza gerarchie ben definite, partiva con idee bellicose. Per non far andare alla deriva l’ennesima stagione, urgono drastici cambiamenti.

Flop 2: San Antonio Spurs

Coach Gregg Popovich dà istruzioni a Dejounte Murray

Fin qui, il momento migliore del 2019/20 degli Spurs è stata la cerimonia di ritiro della maglia numero 9 di Tony Parker, seguita immediatamente da una sconfitta contro i Memphis Grizzlies. I tempi d’oro della Dinastia sono rimasti appesi al soffitto dell’AT&T Center, tra gli stendardi. Oppure, più verosimilmente, sono finiti con l’addio di Kawhi Leonard, mandato a vincere il titolo in una franchigia che, a differenza di San Antonio, ha avuto il coraggio di rischiare.

Sostenere che gli Spurs stiano deludendo perché DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge tirano solo dal mid-range è come dire che l’Italia va male perchè la gente parcheggia in doppia fila; è certamente un aspetto negativo, ma non è il centro del problema. Gli Spurs non reggono il passo della concorrenza perchè hanno una difesa tra le peggiori della lega, perché non hanno la durezza mentale dei bei tempi (vedere, per credere, la rimonta subita contro Houston dopo aver toccato il +25, oppure la sconfitta all’overtime contro la non irresistibile Cleveland) e perché non hanno giocatori di riferimento. DeRozan e Aldridge non lo sono mai stati, Dejounte Murray e Derrick White non lo sono ancora diventati, e forse non lo diventeranno mai, gli altri giovani (tra cui Lonnie Walker, autore di una prestazione ‘mcgradyana’ nella prima sfida contro i Rockets) vedono il campo con il binocolo, a vantaggio di un gruppo di veterani (tra cui il nostro Marco Belinelli) arrivati ormai a fine corsa. Con buona pace di coach Gregg Popovich, la cultura-Spurs ha bisogno di un bell’aggiornamento.

Flop 1: New Orleans Pelicans

Per i Pelicans di Lonzo Ball e coach Alvin Gentry, un avvio di 2019/20 da dimenticare

E’ vero, Zion Williamson non ha ancora messo piede in campo, e c’è addirittura il sospetto che possa saltare l’intero 2019/20, visti i continui prolungamenti dei tempi di recupero. Da questi Pelicans, però, ci si aspettava qualcosa di più. L’abbondanza di talento giovane e la profondità del roster si sono rivelati un boomerang per coach Alvin Gentry (uno con trent’anni di NBA alle spalle, mica l’ultimo dei fessi) che, in un turbinio di quintetti stravolti e rotazioni esasperate, ha perso completamente il controllo della squadra; ormai è a un passo dall’esonero. In attesa del fenomeno da Duke, i Pelicans 2019/20 non hanno ancora trovato delle gerarchie ben precise. Ora sono la squadra di Brandon Ingram, che viaggia a cifre da All-Star (25 punti e 7 rimbalzi di media), e di Jrue Holiday, che però potrebbe essere scambiato.

Secondo i piani, avrebbero dovuto essere la squadra di Zion, ancora ai box, e di Lonzo Ball, che al terzo anno da professionista non ha ancora trovato la sua dimensione. Con il mercato che entra nella sua fase più calda, New Orleans non ha ancora capito su quali giocatori puntare, quali elementi sacrificare e come impostare la stagione (cercare di consolidare il gruppo attuale, oppure lasciare carta bianca ai giovanissimi?). Non proprio la situazione migliore, per una delle squadre più attese del 2019/20.

Esaurite le principali note dolenti, passiamo ora alle sorprese di questo avvio di 2019/20.

Top 3: Toronto Raptors

Per Pascal Siakam (a sinistra) e Fred VanVleet, un avvio di 2019/20 da All-Star

Con l’addio di Kawhi Leonard, i campioni NBA in carica sembravano destinati a un brusco declino. Invece, i Raptors stanno dimostrando che quel titolo non è arrivato per caso. La fiducia nei propri mezzi, maturata durante gli scorsi playoff e cementata dal trionfo alle Finals, si è rivelata un eccezionale propellente per giocatori come Fred VanVleet (credibile candidato all’All-Star Game, viaggia a 18 punti e 7 assist di media nel 2019/20) e Norman Powell, ma anche per i super-veterani Kyle Lowry e Serge Ibaka.

Un po’ meno per Marc Gasol, in evidente calo dopo la scorpacciata di trionfi tra NBA e Nazionale. Nell’ottimo inizio di Toronto, che si giocherà fino alla fine un posto tra le prime quattro a Est, c’è anche lo zampino di OG Anunoby, preziosissimo two-way player tornato a pieno regime dopo i continui infortuni dell’anno scorso. Che dire, poi, di Pascal Siakam? Il camerunese era esploso nella passata stagione, giocando un ruolo determinante nella corsa al titolo e guadagnandosi il premio di Most Improved Player Of The Year. Quest’anno, merita quantomeno una nomination per il medesimo trofeo; Siakam è cresciuto esponenzialmente in tutte le principali categorie statistiche, passando dai 16.9 punti di media del 2018/19 ai 25.1 del 2019/20. Ormai è il leader tecnico della squadra, nonché uno dei migliori giocatori in assoluto della Eastern Conference; salvo cataclismi, all’All-Star Game di Chicago ci sarà anche la sua maglia numero 43. E ai prossimi playoff ci saranno anche i Raptors, pronti a mostrare gli artigli a qualsiasi pretendente al loro trono.

Top 2: Miami Heat

Jimmy Butler, il nuovo leader dei Miami Heat

A proposito di mine vaganti a Est, ecco gli Heat. A Miami, Pat Riley e coach Erik Spoelstra stanno costruendo una squadra tosta e determinata, che in questo momento si contende il secondo piazzamento nella Conference con Boston, Philadelphia e Toronto.

Il primo passo è stato l’innesto di Jimmy Butler, che con la sua ferocia agonistica e la sua classe su entrambi i lati del campo, si è rivelato fin da subito il leader ideale attorno al quale sviluppare il progetto. Al suo fianco, è in corso un notevole ‘ricambio generazionale’, con veterani come Goran Dragic, James Johnson e Dion Waiters (che ha avanzato una fortissima candidatura per il prossimo episodio di Garbage Time) sul piede di partenza e un gruppo di giovani in rampa di lancio. Da alcuni di loro (Justise Winslow, Bam Adebayo e Tyler Herro, scelti in lotteria da Miami negli scorsi draft) era lecito aspettarsi un buon impatto, ma giocatori come Kendrick Nunn e Duncan Robinson, entrambi undrafted, sono tra le sorprese più clamorose di questo 2019/20. In Florida, l’ottimo avvio di stagione promette di essere solo l’inizio di un ciclo. Con una dirigenza ‘agguerrita’, una mentalità da vincenti e una piazza sempre attraente come la metropoli caraibica, è facile che a South Beach arrivino importanti rinforzi, nei prossimi mesi.

Top 1: Dallas Mavericks

I Mavs di Luka Doncic (#77) e Kristaps Porzingis sono tra le rivelazioni di questo 2019/20

I Mavs erano tra le squadre più attese di questo 2019/20. La grande stagione d’esordio di Luka Doncic e l’arrivo di Kristaps Porzingis avevano portato in Texas una folata di entusiasmo. Le prospettive immediate della squadra di coach Rick Carlisle, però, ruotavano attorno a una serie di dubbi: il ‘supporting cast’ sarà all’altezza? Porzingis tornerà l’All-Star visto a New York? Sarà in grado di accettare la leadership tecnica di Doncic? E lo sloveno riuscirà a confermarsi ad alti livelli?

Gli elementi ‘di contorno’, fin qui, non hanno deluso; giocatori come Tim Hardaway Jr., Dorian Finney-Smith, Dwight Powell, Maxi Kleber, Jalen Brunson, Seth Curry e Justin Jackson, oltre all’immarcescibile J.J. Barea, hanno saputo dare un validissimo contributo alla causa. Sarà però necessario un deciso salto di qualità da parte di almeno uno fra questi, affinché Dallas possa realmente puntare in alto; in ogni caso, è molto probabile che Mark Cuban vada a caccia di rinforzi importanti già in questa finestra di mercato, per dare una spinta decisiva a questo 2019/20.

Su Porzingis, il giudizio rimane sospeso: il lettone ha alternato prestazioni eccezionali a prove modeste ma, per ora, è ampiamente giustificato dai venti mesi di inattività seguiti alla rottura del tendine d’Achille. Riguardo a Doncic, invece, le risposte appaiono piuttosto chiare. L’ex-gioiello del Real Madrid sta disputando un 2019/20 clamoroso, da legittimo candidato MVP. Al momento, le sue cifre sono mostruosamente simili a quelle che sono valse (meritatamente) il trofeo a Russell Westbrook nel 2017: 29.3 punti, 9.6 rimbalzi e 8,9 assist di media. Oltre a ciò, lo sloveno ha elevato il suo gioco al livello dei migliori, confermando una maturità da veterano, nonostante sia sbarcato in NBA solamente nel 2018. L’infortunio alla caviglia, che lo terrà fermo per almeno un paio di settimane, sarà la prova del fuoco per i Mavs, attualmente quinti nella Western Conference. Se riuscissero a trovare qualcosa in più, oltre allo straordinario Luka, nella corsa al titolo NBA potrebbe esserci presto una nuova, agguerrita concorrente.

Stefano Belli

Creatore di Angry At The Rim e redattore per NBA Passion e American SuperBasket. Infanzia con Jordan & Malone, adolescenza con Kobe & Jason Kidd e 'maturità' con LeBron & Durant, può vantare lo stesso numero di canestri rotti di Shaq: 2, nella vecchia cameretta.

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Stefano Belli

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