Russell Westbrook: "Khelcey Barrs è sempre con me, è dentro di me"
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Russell Westbrook: “Khelcey Barrs è sempre con me, è dentro di me”

Russell Westbrook-Khelcey Barrs

Russell Westbrook: “Khelcey Barrs è sempre con me, è dentro di me”

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Russell Westbrook

Russell Westbrook è l’uomo del momento in casa Thunder; dopo l’addio di Kevin Durant la franchigia di Oklahoma dipende soprattutto dal numero zero. Tutti si aspettano una stagione sovrannaturale del nativo della California, chiamato a dimostrare all’universo NBA di essere un leader e un giocatore capace di far rendere al meglio anche i propri compagni. Quest’estate, dopo la decisione di Durant di trasferirsi nella Baia, ha rinnovato il suo contratto per tre anni, ha deciso di non lasciare la squadra che lo aveva scelto. Russell non molla e quest’anno è più carico che mai. Il 5 volte All-star NBA ha rilasciato una lunga intervista al GQ Magazine:

L’EX COMPAGNO KEVIN DURANT:

Sulla scelta scelta di trasferirsi ai Golden State Warriors:

Penso che nell’NBA ci siano molte decisioni che un giocatore debba prendere. Le persone hanno l’opportunità di andare a giocare dove vogliono. E Kevin ha scelto di andare a giocare dove preferiva.

Avete più parlato dopo che ha lasciato la squadra?

Ehm, non molto. No.

Dopo la scelta di Durant, Westbrook ha dovuto decidere il suo futuro. Ne parlavano tutte le notti su SportsCenter, quasi come Durant:

É stato tutto molto facile. Ero felice dov’ero e sono felice dove sono oggi. É stata una scelta semplice per me.

Tutto molto semplice: tre anni a 85 milioni di dollari. Secondo giocatore più pagato della lega, il fulcro della franchigia. Era sempre stato la seconda minaccia, il secondo pericolo. Ora è tutto suo.

HIGH SCHOOL E COLLEGE

Quando era approdato all’High School non riusciva ancora a toccare il ferro. Non era il giocatore più forte della scuola e non era nemmeno il più forte in squadra – quello era il suo migliore amico, Khelcey Barrs.

Allora, era probabilmente il giocatore più forte che avessi mai visto. Quando gli allenatori venivano alle partite della Leuzinger High school, erano lì per vedere Barrs giocare. Giocare a UCLA era il suo sogno, lo desiderava più di qualsiasi altra cosa al mondo. Purtroppo un giorno, durante un allenamento pomeridiano, Barrs si è accasciato a terra ed è morto per un’ipertrofia al cuore sotto gli occhi del suo migliore amico, il suo compagno di vita. Ovviamente sarà sempre parte di me, in ogni cosa che faccio. Giocherò sempre per lui e per il suo sogno.

Da quel momento, è sempre andato avanti per due. Cominciando aiutando la nonna di Barrs, svolgendo le faccende domestiche raddoppiando i suoi sforzi e il suo impegno sul campo. Nel suo ultimo anno tutto è cambiato, ancora una volta. É cresciuto in altezza, ha guidato la classifica di lega per punti dalla distanza, ha schiacciato per la prima volta.

Stavo cercando di trovare un modo per andare al college senza che i miei genitori dovessero pagare. Era molto costoso e non potevamo permettercelo. E il basket, stavo solo giocando perché era qualcosa che amavo fare. Onestamente, non avrei mai pensato di avere una chance di giocare al college.

Infine, poco prima di prendere la laurea, ha firmato per UCLA. Il college gli ha offerto vitto e alloggio, gratuitamente. La stessa scuola dove sognava di andare Barrs. Quando Russell Westbrook è arrivato a UCLA la squadra era da poco reduce dalla sconfitta nella finale nazionale.

Ho pensato che non avevo fatto ancora niente fin lì. Devo entrare e conquistarmi le cose sul campo.

Nel suo secondo anno è arrivato finalmente il momento che ha cambiato la sua carriera. Un’infortunio a un suo compagno di squadra lo ha spinto nella formazione iniziale. Un’opportunità a cui si era preparato durante tutta l’estate.

Ho lavorato individualmente due volte al giorno fino all’inizio della stagione. Non ho preso una pausa. É stato un punto di svolta per me, ho avuto la chance di mostrare il mio talento. Eravamo una squadra molto seguita e questo mi ha aiutato a richiamare l’attenzione dell’NBA

Ha colto l’occasione di scegliere un nuovo numero:

Potevo scegliere qualsiasi numero, così ho preso lo zero. É cominciato un nuovo capitolo della mia vita, un nuovo inizio.

Russell Westbrook è diventato il playmaker che noi tutti conosciamo oggi. Dopo la sua stagione da sophomore, quando il futuro general manager dei Seattle Supersonics Sam Presti ha chiesto agli altri prospetti quali giocatori temessero di più hanno risposto Westbrook e ancora Westbrook. Il 26 giugno 2008 al Madison Square Garden di New York gli allora Seattle Supersonics, alla quarta chiamata, sceglievano Russell Westbrook, l’inizio di una nuova era.

L’ancora giovanissimo Russell è apparso una sola volta in una conferenza stampa a Seattle, prima che la squadra si trasferisse a Oklahoma City. Stava pensando di abbandonare il numero zero:

Ma ho detto, “Sai una cosa?” Questo è un altro nuovo capitolo. Un altro nuovo inizio, sempre con il numero 0 sulle spalle.

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Russell Westbrook e Donovan

RUSSELL WESTBROOK SU OKLAHOMA CITY

Prima di arrivare a Oklahoma City non sapevo dove fosse, non sapevo nemmeno che esistesse

Sua madre lo ha aiutato a scegliere una casa. A trovare un posto con una cucina e tutto il resto. Rispondeva a tutte le sue chiamate, ed erano moltissime. Russell era ancora un adolescente e stava cercando di capire come gestire una casa, come comprarsi tutte le cose per lui. La madre gli aveva comprato tutti i vestiti fino a quel momento.

La chiamavo tutto il tempo. Probabilmente la infastidiva. Se andavo anche solo a fare la spesa, chiedevo a lei.

Oggi Russell Westbrook è, a detta di molti, il giocatore più atletico dell’NBA. In attacco Russell penetra e attacca con la classica velocità di una point guard. Ci si potrebbe chiedere perché se fosse così efficace, gran parte delle point guard non attacchino continuamente il ferro come Russell. La motivazione più semplice è che fa male. Ogni volta che avviene un contatto, il corpo è segnato. E dopo che è stato colpito all’interno dell’area, cosa fa nel possesso successivo? Pronti via, attacca di nuovo. Viene colpito, viene buttato a terra. Ancora una volta.

Non so cosa dire. So giocare solo in quel modo. Non riesco a controllarmi come se avessi un interruttore, acceso o spento. Non sono abbastanza bravo a farlo

L’intensità che si manifesta nelle sue espressioni sembrano raccontare ai fan il suo modo di essere. Vengono riprese e riprodotte molte e molte volte dai media, ma Russell Westbrook dice di non ascoltare quello che dicono. Gli entrano da un orecchio e gli escono dall’altro. Ma come ci si sente a sapere che la gente ti percepisce in un modo diverso da come ti vedi tu?

Non mi interessa, la maggior parte della gente in realtà non mi conosce. Tutto quello che sanno è quello che vedono in TV, il mio modo di giocare non rispecchia il mio modo di essere fuori dal campo. Quando gioco tutti pensano che io sia arrabbiato, pazzo. Ma è per questo che penso che alcune persone sian confuse quando mi vedono fuori da un campo da basket, corrono verso di me e sono tipo “Oh, penso tu sia arrabbiato.” Ma perché mai dovrei esserlo?

Che influenza ha su di te?

Quando parlano di me, significa che sto facendo qualcosa di buono. É quando smettono di parlare che c’è qualcosa che non va

 

Filippo Scalco
f.scalco13@gmail.com

“They say an analytics man doesn't have a heart, but I ran the numbers, and nothing could be further from the truth. "Malato di statistiche avanzate e amante della pallacanestro in ogni sua forma.

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