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La storia dei loghi NBA: i Dallas Mavericks dalle origini all’era Nowitzki-Cuban

di Giacomo Greco

Continuiamo il viaggio alla scoperta dell’origine dei nomi e dei loghi delle franchigie NBA con il settimo appuntamento di questa rubrica, tocca alla storia dei Dallas Mavericks e del loro logo.

Dallas si trova in Texas, è la terza città più popolosa dello stato dietro Houston e San Antonio, e la nona più popolosa in tutti gli USA.

In rapida crescita sia economica che demografica, la città è tristemente celebre per l’omicidio qui avvenuto nel 1963 del Presidente USA, John Fitzgerald Kennedy.

Quando si nomina Dallas si pensa al barbecue, ai rodeo, all’atmosfera texana, ma anche ai Mavericks, la loro squadra di basket.

Scopriamo assieme come è nato il nickname Mavericks e come è cambiato il logo nel corso degli anni.

La storia dei Dallas Mavericks: le origini

Nel 1978 Garn Eckardt, uomo d’affari californiano, incontra l’avvocato Doug Adkins, residente a Dallas, per chiedergli consiglio su una persona interessata a comprare una franchigia NBA per portarla in città.

E’ dal 1973, da quando i Chaparrals della ABA si sono trasferiti a San Antonio, che Dallas non ha una squadra di basket.

Adkins lo indirizza a Donald Carter, miliardario locale, ma i negoziati falliscono. Carter però è davvero interessato a portare la NBA in città, per omaggiare la moglie Linda, ex giocatrice di basket al liceo.

Gli interessi di Carter collimano con quelli di Norm Sonju, presidente e direttore generale dei Buffalo Braves (i futuri Los Angeles Clippers) che vuole trasferire la franchigia.

I Braves andranno a San Diego, ma Sonju e Carter non si perdono d’animo.

Cercano di acquistare sia i Kansas City Kings che i Milwaukee Bucks, senza successo; puntano allora a creare una nuova squadra, un expansion team.

Inizialmente c’era scetticismo negli ambienti NBA sulla necessità di portare una terza squadra in Texas, dopo gli Houston Rockets e i San Antonio Spurs.

Alla fine però Carter e Sonju convincono l’allora commissioner NBA, Larry O’Brien (colui al quale verrà dedicato il premio assegnato ai campioni NBA). O’Brien durante l’All-Star Game 1979 annuncia due nuovi expansion team per la stagione 1980/81, uno a Dallas e uno a Minneapolis.

La cordata del Minnesota però si ritira, nel 1980 vede la luce solo la nuova franchigia di Dallas. Il tutto dietro pagamento di una commissione di 12,5 milioni di dollari.

La scelta del nickname e il primo logo dei Mavs

Come scegliere il nickname e il logo della nuova franchigia di Dallas? Per il nickname si parte con una bella votazione popolare, come successo anche in altre città.

Dopo la prima tornata di voti, restano in lizza Express, Wranglers e Mavericks.

Vince quest’ultimo, nome dai connotati storici.

Samuel Maverick era un proprietario terriero texano, uno dei firmatari della dichiarazione di indipendenza del Texas nel 1836 (il Lone Star State, per la stella presente sulla bandiera).

Maverick si rifiutava di marcare i propri bovini, come invece era abitudine di tutti gli allevatori, tanto che la gente iniziò a chiamare tutti i bovini senza marchio “mavericks”.

Inoltre “Maverick” è stata anche una famosa serie TV western statunitense. L’attore James Garner, che interpretava Bret Maverick, il protagonista della serie, divenne uno dei comproprietari della nuova franchigia.

Manca il logo: i proprietari scelgono una palla da basket verde con le cuciture bianche, in primo piano una grande lettera M blu, e un  cappello da cowboy bianco agganciato all’estremità destra della M. Sul lato destro, viene posizionato il nome completo della squadra, in blu, contornato in verde.

Il logo usato dai Dallas Mavericks dal 1980 al 1993

Logo Dallas Mavericks 1980-1993

La prima stagione è un disastro, 15 vittorie su 82 partite, che però consente ai Mavericks di avere la prima scelta al draft 1981 con il quale selezionano la prima star della franchigia, l’ala Mark Aguirre.

Aguirre giocherà 8 stagioni in Texas da grande realizzatore (anche 29.5 punti di media nel 1983/84) prima di trasferirsi ai Detroit Pistons con i quali vincerà due anelli.

Presenza fissa ai playoffs e poi il tracollo

I Mavericks diventano una presenza fissa ai playoffs.

L’apice è raggiunto nella stagione 1987/88, 53 vittorie stagionali e il superamento dei primi due turni in pos-tseason ai danni degli Houston Rockets e dei Denver Nuggets.

Nelle Finali di Conference danno battaglia contro i Los Angeles Lakers di Kareem Abdul-Jabbar e Magic Johnson (poi campioni NBA contro i Detroit Pistons) arrendendosi solo in gara 7.

E’ la squadra di Aguirre, di Rolando Blackman, Derek Harper, Roy Tarpley, Sam Perkins, James Donaldson e di un biondino che avrà discreto successo negli anni 90, Detlef Schrempf.

Sembra che la squadra potrà solo migliorare col tempo, e invece le cose cambiano rapidamente.

Scelte sbagliate di mercato, infortuni agli uomini chiave, problemi extra-cestistici (Tarpley verrà squalificato a vita per aver violato tre volte le regole NBA relative all’uso di sostanze stupefacenti).

I Mavericks cadono in disgrazia e dal 1990 in poi il record parla, in serie, di 28, 22, 11 e 13 vittorie stagionali.

Nel 1994 la dirigenza decide di modificare leggermente tutti gli elementi del logo usando toni più chiari per renderlo più attraente e meno di impatto visivo, anche la M viene ridotta di dimensioni.

Il logo usato dai Dallas Mavericks dal 1994 al 2001

Logo Dallas Mavericks 1994-2001

E’ il periodo delle 3 J’s, Jason Kidd, Jim Jackson e Jamal Mashburn che però non si tradurrà in successi sul campo (tensioni fra i tre, con protagonista anche la cantante Toni Braxton “contesa” tra Kidd e Jackson)

l’era Nowitzki-Cuban: La scelta che cambia la storia dei Mavericks e un nuovo proprietario

Una data chiave nella storia dei Dallas Mavericks è il 24 giugno 1998: nel draft con la scelta numero 6 selezionano l’ala Robert “tractor” Traylor da Michigan.

Subito dopo, Traylor va ai Milwaukee Bucks, e Dallas ottiene in cambio la nona scelta dello stesso draft, tale Dirk Nowitzki (oltre a Pat Garrity).

Col senno di poi, una delle trade più sbilanciate nella storia del draft.

Nowitzki diventa in breve tempo il volto della franchigia e della città: uomo da almeno 20 punti fissi di media a partita, un perenne All-Star, incluso sempre nei quintetti All-NBA.

Un’altra svolta arriva nel gennaio 2000: i Dallas Mavericks, precedentemente passati da Donald Carter a Ross Perot Jr., vengono acquistati da Mark Cuban, miliardario di Pittsburgh, per la modica cifra di 285 milioni di dollari.

Proprio Cuban è il fautore del cambio di logo nel 2002, totalmente modificato per un look più accattivante.

La base è uno scudo argentato, appena al di sopra della punta è presente un nastro blu con la scritta MAVERICKS in un formato quasi tridimensionale, e al di sotto la stella texana.Al di sopra del nastro, la testa di uno stallone, nuovo simbolo della squadra, la cui criniera viene tracciata in modo da comporre in parte il contorno di un pallone da basket blu con le cuciture nere; il tutto completato dalla scritta DALLAS nella parte superiore dello scudo.

Il logo usato dai Dallas Mavericks dal 2002 al 2017

Logo Dallas Mavericks 2002-2017

I Mavericks diventano una squadra di tendenza e sono sulla bocca di tutti, anche per le continue polemiche di Cuban con i vertici NBA.

L’arrivo in cima e le fragorose cadute

Dall’arrivo di Cuban, i Mavericks diventano una potenza, con ben 11 stagioni consecutive da almeno 50 vittorie.

Ma la squadra è sempre avvezza a toccare l’apice per poi cadere fragorosamente.

Nel 2005/06 arrivano 60 vittorie e un percorso netto nei playoffs con l’eliminazione in serie di Memphis Grizzlies, San Antonio Spurs e e Phoenix Suns. Le prime Finals sono realtà, avversari i Miami Heat.

Dallas parte forte vincendo le prime due partite, e Cuban organizza già la parata in città per la vittoria del titolo. Peccato che Miami aveva altre idee… alla fine l’anello va in Florida, gli Heat vincono la serie 4-2 trascinati da Dwyane Wade.

La stagione seguente, i Mavericks sono un rullo compressore: 67 vittorie stagionali, e Dirk Nowitzki vince l’MVP.

Eppure… eppure ai playoffs vengono eliminati subito al primo turno dai sorprendenti Golden State Warriors di Baron Davis (che però li avevano battuti tre volte in regular season), uno choc clamoroso.

L’anello, finalmente

La seconda decade del ventunesimo secolo si apre con una causa intentata da Ross Perot (ex proprietario della squadra e socio di minoranza) contro Cuban, accusato di insolvenza. La causa andrà avanti fino al 2014 con la vittoria in appello di Cuban.

Perot cercò addirittura di impedire ai fan dei Mavericks di utilizzare i parcheggi (da lui posseduti) vicino all’American Airlines Center, l’arena di casa.

La stagione di grazia è quella 2010/11: 57 vittorie e l’eliminazione nei playoffs dei Portland Trail Blazers, dei Los Angeles Lakers campioni in carica e degli Oklahoma City Thunder.

Per uno scherzo del destino, le Finals sono una rivincita contro Miami.

Da una parte Nowitzki, Jason Terry, Shawn Marion, Jason Kidd, Tyson Chandler, contro i “Big Three” formati da LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh.

Trascinata da Nowitzki e Terry, Dallas dimostra di essere più squadra  e trionfa in 6 partite, diventando la terza squadra texana campione NBA.

Nowitzki resta il volto della franchigia giocando fino alla stagione 2018/19, stabilendo il record All-Time di permanenza nella stessa squadra, ben 21 stagioni.

Giusto l’anno prima, ultima modifica del logo: un blu più profondo e un argento più sfumato, lasciando immutato il resto.

Il logo usato dai Dallas Mavs dal 2018 ad oggi

Il logo dei Mavs dal 2018 a oggi

Per 21 anni regno di un tedesco, i Mavericks sognano in futuro di arrivare nuovamente in vetta grazie a due giocatori del vecchio continente, lo sloveno Luka Doncic e il lettone Kristaps Porzingis.

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