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In memoria di David Stern, pioniere visionario della NBA di oggi

di Olivio Daniele Maggio

All’alba del 2020 una terribile notizia ha scosso il mondo della NBA e, in generale, quello dello sport: il primo gennaio è infatti scomparso David Stern, storico Commissioner della lega di basket americana dal 1984 al 2014. Aveva 77 anni.

Stern era stato colpito da una emorragia cerebrale nello scorso dicembre, con le sue condizioni che erano fin da subito apparse gravi.

Un lutto doloroso, un addio ad un uomo che molti anni prima ha gettato le basi per quella che è la NBA di oggi: grazie ad alcuni importati provvedimenti presi durante il suo mandato, è riuscito ad aggiungere i pezzi giusti al puzzle e a consacrare il marchio del campionato cestistico come uno dei più conosciuti al mondo. David Stern ha saputo al meglio esaltare tutte le qualità che la NBA offriva dandole una visione ad ampio raggio e consacrandosi, di conseguenza, come uno dei migliori dirigenti sportivi di sempre.

 

David Stern: le riforme decisive

Stern prese le redini della lega il primo febbraio 1984, come un capitano che prende il comando della propria nave nel bel mezzo di una tempesta.

Già, la lega cestistica statunitense a quei tempi non navigava affatto in buone acque: la crisi economica era lampante a causa dello scarso interesse dei tifosi e di una copertura televisiva praticamente nulla (addirittura la NBC mandò in onda una partita delle Finals in differita). Inoltre, il consumo di droga  da parte di diversi giocatori  aveva allontanato i vari sponsor pronti ad investire del denaro che avrebbe fatto comodo. Per risollevare una situazione difficile non ci voleva una bacchetta magica, ma idee concrete. Idee che il legale, precedentemente dipendente dello studio internazionale Proskauer Rose, aveva ben fissate in testa: per questo spinse per introdurre (e ci riuscì) le norme antidroga e soprattutto la regola del salary cap. Proprio quest’ultimo provvedimento creò quella sorta di interesse comune tra gli atleti e proprietari delle squadre e non solo, che contribuì più di ogni altro ad alzare in maniera significativa la competitività e il prestigio del campionato.

David Stern negli anni ’80

Gli sponsor ritornarono a bussare alla porta, barche di soldi incominciarono ad entrare nelle casse, l’immagine della NBA cresceva senza sosta. Stern sapientemente sfruttò l’appeal delle varie star che calcavano i parquet per attirare il pubblico. Da colui che sul campo diede la svolta decisiva, Michael Jordan, all’epica rivalità di due personaggi diametralmente opposti come Magic Johnson e Larry Bird, fino ad arrivare ai vari Patrick Ewing, John Stockton, Karl Malone e Charles Barkley: tutte leggende che ancora oggi vengono acclamate a gran voce, delle rampe di lancio su cui il commissioner poggiò parte delle sue aspirazioni.

Da ricordare inoltre come durante il suo mandato abbiano fatto il loro ingresso nella lega giocatori del calibro di Ray Allen, Steve Nash, Kobe Bryant, Dwyane Wade e LeBron James, tanto per citarne alcuni. Man mano col tempo, il format del torneo cambiò pelle, con franchigie che traslocarono (Clippers, Kings, Grizzlies, Nets, HornetsSonics) e delle nuove che furono introdotte (Hornets, Timberwolves, Heat, Magic, Grizzlies, Raptors e Bobcats). Un allargamento degli orizzonti che ha previsto anche l’entrata in vigore del dress code e il cambio di nome del trofeo delle Finals, intitolato al predecessore Larry O’Brien, e del premio di MVP dedicato a Bill Russell.

Un allargamento degli orizzonti che ha pure abbattuto il muro che ostruiva l’ingresso di giocatori internazionali nella NBA. Campioni del calibro di Sarunas Marciulonis, Drazen Petrovic e Vlade Divac sono da considerare i capostipiti di una stirpe che si allargherà sempre di più col passare degli anni ( basta citare Arvydas Sabonis, Dirk Nowitzki e compagnia cantante).

 

Controversie

Un regno praticamente perfetto, verrebbe da dire. Ma si sa, di solito c’è sempre qualche incidente ad minare il percorso di ognuno di noi, proprio come è capitato a Stern. Durante il suo mandato infatti è stato protagonista di alcune controversie che lo hanno gettato nel sempre agitato mare delle polemiche.

Come in occasione del draft 1985. Il dirigente infatti avrebbe ‘rafforzato’ i bordi delle buste contenenti il logo dei New York Knicks per aiutarli a pescare la prima scelta assoluta (cosa che avverrà con la chiamata di Patrick Ewing) poichè la città della Grande Mela rappresentava un grosso mercato commerciale da rilanciare. Un’altra disputa simile risale al 2012, quando Stern viene accusato di aver agevolato gli allora New Orleans Hornets (gli attuali Pelicans) nell’assegnazione della prima scelta del draft: l’accusa viene lanciata dal conduttore radiofonico Jim Rome in un’intervista che si concluse in malomodo.

Clay Bennett e David Stern in conferenza stampa nel 2008

Qualche punto di domanda aleggiò poi attorno allo spostamento dei Seattle Supersonics ad Oklahoma City visto che, come evidenziato dai media, la squadra venne trasferita dal quattordicesimo mercato più capiente d’America al quarantacinquesimo. La franchigia passò dalle mani del re di Starbucks Howard Schultz a quelle di Clay Bennett, con quest’ultimo che avrebbe ribadito inizialmente la volontà di mantenere la squadra a Seattle.

E invece, il gruppo imprenditoriale guidato da Bennett diede comunicazione al mondo ed alla NBA dell’intenzione di traslocare alla vigilia della prima palla a due della stagione 2007\08, rendendo quei pochi mesi di regular season un lungo e mesto addio a Seattle ed alla sua storia sportiva. Il 31 ottobre del 2007 scadettero infatti i termini per l’iter di finanziamento pubblico che avrebbe sostenuto la costruzione del nuovo impianto che avrebbe sostituito la datata Key Arena. Il board of governors della NBA avrebbe poi sostenuto appieno il progetto Oklahoma City di Bennett nell’aprile del 2008.

 

Pionere

Tre decenni dopo la sua nomina, nel 2014, David Stern aveva ceduto lo scettro all’ex braccio destro Adam Silver, lasciando la sua NBA come l’aveva immaginata fin dall’inizio: uno spettacolo globale, un vero e proprio business dal meccanismo perfettamente oliato che continua imperterrito a raccogliere successi (e non solo) e ad estendere la propria fama.

David Stern e Yao Ming, la NBA senza confini

Le tracce del suo operato sono ancora visibili, perché quando nel 1984 si è seduto sulla sua poltrona già guardava oltre quello gli si poneva davanti, ragionando da vero e proprio pioniere, come è considerato tutt’ora.

David Stern è stato il mio mentore, ed il mio più grande amico” Così Adam SilverAssieme abbiamo speso infinite ore negli uffici, nelle arene, e ovunque il gioco ci avrebbe condotto. Davis era un uomo dall’eccezionale talento, ma ciò cui lui badò sempre furono i fondamentali: duro lavoro, preparazione, attenzione ai dettagli (…) oggi, ogni membro della NBA beneficia della capacità di visione, della generosità e dell’ispirazione di David Stern“.

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