fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion App Kansas Jayhawks in Italia: parla Devonte’ Graham

Kansas Jayhawks in Italia: parla Devonte’ Graham

di Stefano Belli

La settimana appena trascorsa ha offerto agli appassionati italiani di college basketball un’occasione più unica che rara: vedere da vicino i Kansas Jayhawks, una delle squadre più prestigiose della NCAA Divison I. La formazione allenata dal grande Bill Self, fresco di introduzione nella Basketball Hall Of Fame (la cerimonia si svolgerà i primi di settembre), è sbarcata nel nostro Paese per una serie di esibizioni. Mercoledì 2 e giovedì 3 agosto a Roma, sabato 5 e domenica 6 a Seregno (Monza-Brianza). In queste ultime due serate, i ragazzi di coach Self hanno affrontato delle selezioni di giovani italiani: il ‘Players Group Team’ di Vittorio Gallinari (in cui milita anche il secondogenito Federico) e il ‘Dream Team Italy All Stars’ di coach Alberto Sacchi.
Il doppio evento è stato accolto da una grande partecipazione di pubblico (un migliaio di persone nella ‘fornace’ del PalaSomaschini; decisamente meno consistente il numero di giornalisti italiani presenti…). In particolare, alquanto stupefacente la presenza di un centinaio di sostenitori dei Jayhawks, giunti dagli Stati Uniti per accompagnare la squadra e, nel frattempo, per godersi le bellezze (e il caldo soffocante) di Roma e Milano. Uno di questi tifosi ci ha parlato a lungo della grandissima passione nei confronti del basket collegiale negli States e delle severissime regole imposte dalla NCAA in queste occasioni. “Ogni squadra può fare un tour estivo massimo una volta ogni quattro anni. Visto che, in questi casi, Kansas ha iniziato la preparazione prima degli altri (che la cominceranno a settembre), alla squadra vengono concessi un massimo di dieci allenamenti e quattro partite. Pensa che ogni ateneo paga una persona il cui compito è esclusivamente quello di assicurarsi che le regole vengano rispettate!”.

Devonte Graham, stella di Kansas, al tiro contro il Players Group Team

Devonte Graham, stella di Kansas, al tiro contro il Players Group Team

Entrambe le gare si sono concluse con un autentico ‘massacro’ da parte di Kansas, con LaGerald Vick (autore, tra le altre cose, di una schiacciata da All Star Game durante il riscaldamento) eletto MVP dell’incontro di sabato e uno straripante Malik Newman (32 punti) premiato la domenica. La trasferta italiana, però, è servita ai Jayhawks soprattutto per iniziare a conoscersi, vista la massiccia presenza di nuovi innesti (su tutti lo stesso Newman, costretto a saltare la scorsa stagione per le regole sui transfer). Lo stesso coach Self ha dichiarato: “Questo tour è molto importante per noi, viaggiare insieme ci permette di conoscerci e rafforzare i legami, oltre che, ovviamente, di provare i primi schemi e inserire i giocatori nuovi.”. L’allenatore di Kansas ha parlato anche dei suoi uomini chiave: ”Vorrei che Malik Newman diventasse un punto di riferimento in difesa, ma per ora gli chiedo semplicemente di continuare a segnare. Il nostro leader sarà comunque Devonte’ Graham. Per lui sarà una stagione fondamentale”.
Al termine dell’incontro di sabato, abbiamo fatto due chiacchiere con la stella dei Kansas Jayhawks, Devonte’ Graham, atteso all’imminente salto in NBA (per ora viene dato dai siti specializzati come scelta alta al secondo giro del prossimo draft) dopo quattro anni in maglia Jayhawks.

Innanzitutto: prima volta in Italia?
“Sì, e mi sta piacendo davvero! Roma è stata incredibile, ma anche Milano ci sta piacendo molto. Oggi abbiamo camminato a lungo per il centro, poi lunedì andremo a vedere il lago di Como. Dicono che sia un posto incantevole.”

La prossima sarà per te una stagione molto importante. Che aspettative hai?
“Ho delle ottime sensazioni. Abbiamo tanti ragazzi nuovi e molto forti. Durante questo viaggio ho avuto modo di conoscerli meglio e vedere da vicino di cosa sono capaci. Sono convinto che faremo molto bene.”

Non dev’essere facile cambiare ogni anno gran parte dei giocatori, tra chi diventa professionista e chi finisce il ciclo di studi…
“Infatti, per il coach è un lavoro molto duro. Ogni anno la squadra è da riorganizzare, vanno via giocatori importanti come Frank (Mason) e Josh (Jackson) e bisogna trovare una nuova impostazione di gioco e nuovi leader. Sono sicuro che quest’anno potrò ricoprire io quel ruolo.”

Come vedi i tuoi ex compagni, Josh Jackson e Frank Mason, al debutto in NBA?
“Non vedo l’ora di vederli in azione. Entrambi fanno parte di squadre giovani e talentuose, in cui sapranno ritagliarsi spazio. Soprattutto Josh, sono convinto che si inserisca perfettamente in una squadra come i Phoenix Suns”

Toglimi una curiosità: i giocatori come te, che con ogni probabilità diventeranno professionisti in poco tempo….studiano davvero al college?
(Ride, ndr.) “Certo, te lo assicuro! Ti dirò di più, io mi sono portato i libri anche in viaggio!”

A conferma (parziale) di quest’ultima dichiarazione, le parole del tifoso americano: “Io ho studiato a Kansas University, so come funzionano queste cose: i cosiddetti ‘one-and-done’ (quelli che dopo un solo anno di college si dichiarano eleggibili per il draft NBA, ndr.) effettivamente studiano, perché devono mantenere la media voti necessaria per poter giocare. Il problema è che lo fanno solo nel primo semestre, poi pensano solo al draft, alle sponsorizzazioni e via dicendo. Gli altri invece si impegnano, eccome; d’altronde, alcuni di loro dovranno poi trovarsi un lavoro vero!”

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi