Home NBA, National Basketball AssociationÈ arrivata la fine del tanking in NBA?

È arrivata la fine del tanking in NBA?

di Marco Tarantino
lamelo ball

Per la prima volta nella storia recente della NBA, perdere potrebbe non essere più la strategia migliore: è arrivata la fine del tanking NBA? 

Dopo una stagione 2025-26 caratterizzata da un tanking particolarmente evidente, la NBA ha introdotto un nuovo sistema per la Draft Lottery con l’obiettivo di ridurre gli incentivi a perdere deliberatamente. Le modifiche principali sono tre:

  • percentuali della lottery uguali per le squadre dal quarto al decimo peggior record
  • una vera e propria “relegation zone”, nella quale le tre peggiori squadre avranno probabilità inferiori di ottenere una delle prime scelte
  • l’estrazione delle prime 16 scelte della lottery, anziché soltanto delle prime quattro come accadeva con il precedente sistema

L’obiettivo è evidente ed è quello di rendere il tanking meno conveniente e spingere più squadre a competere fino alla fine della stagione.

Resta da capire quanto cambierà realmente il comportamento delle franchigie, anche perché i nuovi incentivi potrebbero avere conseguenze non soltanto sul campo, ma anche sul mercato degli scambi, sui buyout e sulle decisioni relative ai roster.

Per il momento, però, ci sono almeno cinque possibili conseguenze che il nuovo sistema potrebbe produrre durante la stagione 2026-27. Andiamo a vedere quali potrebbero essere finalmente. 

Meno blowout

Uno degli effetti più immediati potrebbe essere una riduzione delle partite vinte con margini enormi.

Nella regular season 2025-26 sono state 281 le partite terminate con almeno 20 punti di differenza, un nuovo record NBA. Il precedente primato, stabilito appena un anno prima, era di 259 partite. E quello precedente ancora era di 235.

Anche considerando la percentuale sul totale delle partite, la stagione appena conclusa ha stabilito un nuovo record: il 22% delle gare è terminato con almeno 20 punti di scarto.

Cinque delle sei stagioni con la percentuale più alta di blowout nella storia NBA sono arrivate dal 2021 in poi.

Non si tratta soltanto di una conseguenza dell’aumento del ritmo e dei tiri da tre punti. È vero che segnare 115 punti di media rende più semplice costruire un vantaggio di 20 punti rispetto a quando le squadre ne segnavano 95, ma negli anni ’60 e ’80 il livello offensivo era comunque elevato senza produrre una quantità paragonabile di partite senza storia.

Uno dei fattori principali sembra essere invece il comportamento delle squadre nelle fasi finali della stagione.

Durante la stagione 2025-26, il numero di blowout è aumentato sensibilmente tra febbraio e aprile, soprattutto nelle partite che coinvolgevano le squadre impegnate nel tanking. Dall’inizio di febbraio fino alla fine della regular season, un terzo delle partite disputate dalle peggiori squadre NBA è terminato con almeno 20 punti di differenza.

Il nuovo sistema potrebbe cambiare radicalmente questo scenario? La speranza c’è perché le squadre sul fondo della classifica non avranno più lo stesso incentivo a perdere sistematicamente. Anzi, evitare di finire nelle ultime tre posizioni potrebbe diventare una priorità.

Di conseguenza, è plausibile che il numero di partite senza storia non aumenti più in maniera così evidente nei mesi decisivi della regular season e il cambiamento potrebbe rendere meno dominanti anche le migliori squadre.

Un esempio arriva dalla stagione 2024-25, quando gli Oklahoma City Thunder stabilirono il record NBA per differenziale punti, con un incredibile +12,9. Contro le squadre che cercavano realmente di vincere, il differenziale di OKC era comunque eccellente: +10,5. Contro le squadre impegnate nel tanking, però, arrivava addirittura a +22,6.

Cinque delle sette vittorie più larghe dei Thunder in quella stagione, tutte con almeno 33 punti di margine, arrivarono contro squadre che avevano scarso interesse a vincere. Se il tanking diminuirà, anche questo tipo di dominio potrebbe diventare meno frequente.

L’attacco NBA potrebbe cambiare meno del previsto

Una delle prime conseguenze che si potrebbero immaginare è una diminuzione della produzione offensiva generale e non sarà affatto un male finalmente. Se le difese delle peggiori squadre non saranno più intenzionalmente permissive, potrebbe diventare più difficile per le squadre avversarie segnare con la stessa facilità.

La stagione 2025-26 ha fornito diversi esempi estremi: il 10 marzo, Miami ha battuto Washington 150-129, con Bam Adebayo autore di 83 punti contro la peggior squadra della NBA.

E il problema non riguardava soltanto i Wizards ma le nove peggiori difese della stagione appartenevano tutte a squadre che avevano perso almeno 50 partite. Le tre peggiori erano Washington, Utah e Sacramento, tutte con almeno 60 sconfitte e oltre 120 punti concessi ogni 100 possessi. Secondo i dati Stathead, si trattava dei tre peggiori defensive rating mai registrati nella storia NBA.

Ma c’è un dettaglio interessante. Se si eliminano le sei squadre che nella parte finale della stagione sembravano avere il maggiore interesse a perdere ovvero Wizards, Pacers, Nets, Jazz, Kings e Grizzlies, il defensive rating medio delle altre 24 squadre sarebbe migliorato di circa 1,2 punti.

Allo stesso tempo, però, sarebbe migliorato anche il loro offensive rating, di circa 1 punto. Non è un caso: le tre peggiori squadre offensive della stagione erano Brooklyn, Washington e Indiana, tutte oltre le 60 sconfitte. In sostanza, smettere di provare a vincere rende le squadre peggiori sia in attacco sia in difesa.

Per questo motivo, costringere le squadre a competere maggiormente potrebbe non modificare in maniera significativa la produzione offensiva complessiva della NBA.

Classifiche più compatte e agguerrite

Un altro effetto potrebbe essere una maggiore compressione della classifica. Nella stagione 2025-26 alcune squadre hanno accumulato sconfitte proprio per migliorare le proprie possibilità alla Lottery. Le squadre che puntavano ai playoff, invece, hanno potuto approfittare di numerose vittorie relativamente semplici.

Il risultato è stato storico: 19 squadre hanno chiuso la stagione con un record positivo, il numero più alto di sempre.Alcune di queste squadre devono gran parte del proprio record alle vittorie contro le franchigie impegnate nel tanking.

Portland, per esempio, ha vinto appena il 41% delle partite contro le squadre che cercavano realmente di competere, ma ha chiuso con un incredibile 16-2 contro le sei peggiori squadre, arrivando a un record complessivo di 42-40.

Philadelphia ha vinto il 44% delle proprie partite contro le altre squadre, ma ha ottenuto un clamoroso 17-1 contro le squadre impegnate nel tanking, chiudendo 45-37.

Anche Clippers, Hornets, Suns, Heat, Hawks, Magic e Raptors sono riuscite a trasformare un record negativo in uno positivo grazie alle vittorie contro le squadre che avevano meno interesse a competere.

Con il nuovo sistema, questa dinamica dovrebbe ridursi.Se, per esempio, le sei peggiori squadre della scorsa stagione avessero vinto soltanto cinque partite in più ciascuna, avrebbero comunque perso almeno 50 gare e sarebbero rimaste lontane dai playoff.

Ma quelle 30 vittorie aggiuntive avrebbero inevitabilmente sottratto vittorie alle squadre di metà e alta classifica.

Un esempio emblematico è Golden State: i Warriors hanno chiuso 37-45 e sono stati l’unica squadra tra 32 e 43 vittorie.

Nel 2026-27 potremmo assistere a una classifica molto più affollata proprio in quella zona intermedia.

Roster più riconoscibili nella parte finale della stagione

Il tanking non passa soltanto dalle sconfitte ma una delle strategie più utilizzate dalle squadre che vogliono scendere rapidamente in classifica è infatti quella di fermare le proprie stelle e affidarsi, nelle ultime settimane, a giocatori poco utilizzati o a contratti temporanei.

La scorsa stagione questa pratica ha raggiunto livelli estremi: ad aprile, tra Jazz e Grizzlies, sette degli 11 giocatori che avevano giocato almeno 30 minuti di media erano sotto contratto con un 10-day contract. Anche Indiana e Brooklyn avevano situazioni simili, con giocatori con contratti two-way o temporanei a guidare il minutaggio.

Il nuovo sistema dovrebbe ridurre sensibilmente questa necessità. Se perdere non garantisce più un vantaggio significativo alla Lottery, le squadre non avranno bisogno di stravolgere il proprio roster semplicemente per accumulare qualche sconfitta in più.

Potranno comunque decidere di aumentare il minutaggio dei giovani tra marzo e aprile, soprattutto per motivi di sviluppo, ma il cambiamento dovrebbe essere molto più naturale.

E soprattutto dovrebbe riguardare veri prospetti, piuttosto che giocatori marginali chiamati a giocare 30 minuti soltanto perché la squadra ha deciso di non competere.

Per gli Mbeng e i Ruperts di turno sarà probabilmente una cattiva notizia. Per i tifosi, invece, potrebbe essere un vantaggio: vedere in campo giocatori conosciuti e realmente parte del progetto della franchigia rende le partite di fine stagione molto più interessanti.

Il tanking, però, non è ancora morto

Ed è qui che emerge il limite principale della nuova riforma.

Non tutte le squadre che saranno nella parte bassa della classifica avranno necessariamente un forte incentivo a vincere.

Alcune franchigie che potrebbero avere uno dei peggiori record della stagione non controllano infatti direttamente la propria prima scelta del Draft 2027.

È il caso dei Clippers, che hanno ceduto la propria scelta tramite uno swap a Oklahoma City.

I Bucks hanno vincolato la propria scelta a New Orleans o Atlanta, mentre i Nets hanno uno swap con Houston.

Se queste squadre dovessero ritrovarsi nelle ultime posizioni, potrebbero non avere lo stesso interesse delle altre a vincere abbastanza partite da uscire dalla cosiddetta relegation zone.

Anzi, in alcuni casi potrebbe verificarsi una situazione paradossale: perdere potrebbe tornare a essere conveniente.

Il nuovo regolamento, oltre a modificare le percentuali della Lottery, impedisce infatti a una squadra di vincere la prima scelta in anni consecutivi e introduce ulteriori limitazioni sulla possibilità di ottenere una scelta nelle prime cinque per tre Draft consecutivi.

Prendiamo proprio Brooklyn come esempio.

Se i Nets dovessero essere una squadra mediocremente scarsa nel 2026-27, potrebbero teoricamente ottenere la prima scelta assoluta, ma sarebbero costretti a girarla a Houston. Inoltre, potrebbero essere esclusi dalla possibilità di ottenere nuovamente la prima scelta nel 2028.

Se invece Brooklyn puntasse deliberatamente a rimanere nella relegation zone, avrebbe probabilità inferiori di ottenere la prima scelta nel 2027, ma potrebbe trovarsi in una posizione più favorevole nelle Lottery successive, quando tornerà a controllare direttamente la propria scelta.

È una sorta di “double-reverse tanking”, un tanking al contrario che potrebbe nascere proprio dalle nuove regole.

Probabilmente non sarà così diffuso quanto il tanking tradizionale degli ultimi anni, ma dimostra che eliminare completamente gli incentivi a perdere è estremamente complicato.

La fine del tanking in NBA?

Il nuovo sistema della Draft Lottery rappresenta sicuramente un passo importante per la NBA e le squadre peggiori avranno meno motivi per perdere sistematicamente, le classifiche potrebbero diventare più compatte, le partite di fine stagione più competitive e i roster più riconoscibili per i tifosi.

Ma parlare della fine del tanking sarebbe prematuro sembra chiaro: la nuova Lottery modifica gli incentivi, non li elimina completamente. Le squadre che non controllano la propria scelta al Draft o che hanno particolari motivazioni legate alla struttura dei propri asset potrebbero ancora trovare conveniente perdere.

La vera differenza, però, potrebbe essere un’altra: il tanking dovrebbe diventare più difficile da giustificare e meno conveniente nella maggior parte dei casi e per la NBA, soprattutto nei mesi di marzo e aprile, sarebbe già un enorme passo avanti.

La stagione 2026-27 sarà quindi il primo vero test della nuova formula: se funzionerà, potremmo assistere a una NBA nella quale vincere tornerà finalmente a essere quasi sempre più conveniente che perdere.

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