Chicago Bulls-Malcom Brogdon c’è l’offerta? “Quadriennale da 80 milioni”

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Chicago Bulls-Malcom Brogdon, c’è l’offerta?, i Bulls potrebbero proporre alla guardia dei Milwaukee Bucks, restricted free agent, un contratto da 80 milioni di dollari in 4 anni, come riportato da Bobby Marks di ESPN.

Così Marks, ospite di “The Jump”, talk show di ESPN con Rachel Nichols: “La grande preoccupazione dei Bucks è da dove arriverà l’offerta per Brogdon, e i Bulls potrebbero offrire 80 milioni per 4 anni, alcune fonti rivelano“.

Rumors rinforzati dall’autorevole opinione di Adrian Wojnarowksi di ESPN, che a SportCenter aveva recentemente dichiarato: “I Bucks dovranno prepararsi a rispondere ad un’offerta nel range di 18-20 milioni l’anno per Malcom Brogdon“.

Chicago Bulls-Malcom Brogdon, il rookie dell’anno 2017 priorità per i Bucks

I Milwaukee Bucks sono attesi da un’estate importantissima sul mercato. Il general manager della squadra Jon Horst proporrà all’All-Star Khris Middleton un rinnovo contrattuale “molto vicino” al massimo salariale ricevibile dal giocatore (un quinquennale da quasi 190 milioni di dollari complessivi). La trade chiusa con i Detroit Pistons nella giornata di giovedì ha spedito l’ala Tony Snell in Michigan in cambio di Jon Leuer e della scelta numero 30 al draft NBA 2019 (Kevin Porter Jr da USC), e liberato per Milwaukee spazio salariale sufficiente per trattenere uno tra Brook Lopez e Nikola Mirotic.

Dopo Middleton, la priorità per i Bucks dovrebbe essere quella di trattenere Brogdon, giocatore fondamentale quale creatore di gioco secondario di fianco a Giannis Antetokounmpo per coach Mike Budenholzer, ed un tiratore affidabile e difensore versatile e fisico.

Per Malcom Brogdon, già rookie dell’anno nel 2017, una stagiona da 15.6 punti ed il 40% al tiro da tre punti, annata però limitata nel finale di stagione da un problema di fascite plantare, che lo ha costretto a saltare il primo e parte del secondo turno di playoffs.

I Chicago Bulls hanno selezionato al draft NBA 2019 la point guard da North Carolina Coby White, con la chiamata numero 7.

Trade Milwaukee Bucks: Tony Snell va a Detroit, ora trattenere Lopez è possibile

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Trade Milwaukee Bucks che spediscono la guardia-ala Tony Snell ai Detroit Pistons in cambio del lungo Jon Leuer, come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN.

I Bucks hanno incluso nell’affare la 30esima scelta al draft NBA 2019, che finisce a Detroit.

Una mossa che permette ai Milwaukee Bucks di risparmiare 4 milioni sul monte salari in questa stagione, e che va a rimuovere il contratto di Snell (ancora due stagioni e circa 24 milioni di dollari ancora da percepire per l’ex giocatore dei Chicago Bulls).

Trade Milwaukee Bucks, ora trattenere Lopez è possibile

Come riportato da Bobby Marks di ESPN, l’operazione di mercato consentirà a Milwaukee di creare circa 14 milioni di dollari di spazio salariale, utili per proporre un rinnovo all’uomo chiave Brook Lopez, sorpresa nella passata stagione per coach Mike Budenholzer.

Il 27enne Tony Snell ha trascorso le ultime tre annate in Wisconsin, chiuse con 7.2 punti e 2.4 rimbalzi di media ed il 40.3% al tiro da tre punti dopo tre stagioni trascorse a Chicago.

I Detroit Pistons beneficeranno dunque di due scelte al primo giro al draft 2019 (la 15esima e la 30esima in arrivo da Milwaukee), Tony Snell potrebbe trovare da subito poto nelle rotazioni di coach Dwane Casey in Michigan, data la poca profondità nel reparto ali per i Pistons.

Il contratto di Jon Leuer, veterano giunto alla nona stagione NBA in uscita da University of Wisconsin, scadrà al termine della stagione 2019\20.

Khris Middleton, Bucks pronti ad un quinquennale “molto vicino” al massimo salariale

Khris Middleton

Khris Middleton, pronto un ricco contratto quinquennale per l’All-Star dei Milwaukee Bucks? L’ex seconda scelta dei Detroit Pistons sarà uno dei migliori free agent su piazza in estate, ma i Bucks provvederanno a blindare il prodotto di Texas A&M per il lungo periodo.

Come riportato da Jordan Brenner di The Athletic, è “opinione diffusa” nei circoli NBA che Middleton riceverà da Milwaukee un contratto quinquennale “molto vicino al massimo salariale“, ed a salire di anno in anno.

Come riporta Adrian Wojnarowski, invece, il giocatore avrebbe rifiutato di esercitare la sua opzione giocatore da 13 milioni per l’anno prossimo. Sarà allora un free-agent senza restrizioni, che dovrebbe puntare ad un contratto da cinque anni al massimo salariale con i Bucks, o da quattro, sempre al massimo, altrove.

Khris Middleton è reduce da una stagione da All-Star ai Bucks, chiusa a 18.3 punti, 6 rimbalzi e 4.3 assist di media in 77 partite. Un leggero calo rispetto agli oltre 20 punti di media segnati nella stagione 2017\18, ma calo compensato da un’annata più completa, in una squadra che ha ottenuto il miglior record NBA in regular reason.

Khris Middleton e Malcom Brogdon le priorità, e Lopez?

Middleton sarà eleggibile per un contratto al massimo salariale, ed i Milwaukee Bucks dovranno affrontare le free agency di Brook Lopez e Malcom Brogdon (che sarà restricted free agent). Al termine della stagione, chiusa con una eliminazione in 6 partite per mano dei futuri campioni NBA Toronto Raptors in finale della Eastern Conference, Giannis Antetokounmpo aveva auspicato un ritorno di tutti i free agent in squadra per la prossima annata.

Brogdon e Middleton saranno le priorità per il general manager della squadra Jon Horst, fresco di rinnovo contrattuale. I Bucks potrebbero offrire a Lopez, pedina tra le più importanti nell’attacco di coach Mike Budenholzer, un ricco contratto annuale, oneroso ma che garantirebbe maggior flessibilità in futuro.

Il nuovo contratto di Khris Middleton potrebbe prevedere una player option per il quinto ed ultimo anno.

Bucks, prolungamento triennale per il general manager Jon Horst

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Il general manager dei Milwaukee Bucks Jon Horst rinnova per tre anni con la franchigia del Wisconsin, come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN.

Horst è uno dei candidati al premio di Executive of the Year 2019, dopo aver assemblato una squadra in grado di vincere 60 partite di regular season e di centrare per la prima volta dal 2001 la finale della Eastern Conference. Masai Ujiri dei Toronto Raptors, Lawrence Frank dei Los Angeles Clippers e Tim Connelly dei Denver Nuggets gli altri candidati.

I colloqui per l’estensione contrattuale tra Jon Horst ed i Milwaukee Bucks erano iniziati già all’indomani dell’eliminazione dei Bucks per mano dei Raptors. In estate, i vece-campioni della Eatsern Conference dovranno affrontare le delicate free agency di Khris Middleton, Malcom Brogdon e Brook Lopez.

La leadership e la capacità decisionale di Horst sono state continueranno ad essere parte importante nel processo di costruzione di una squadra da titolo“Così in un comunicato congiunto il gruppo proprietario dei Bucks, Marc Lasry, Wes Edens e Jamie Dinan “Assieme a coach Mike Budenholzer (…) Jon Horst ha svolto un lavoro incredibile nel collegare area cestistica ed area Business della franchigia, confidiamo che Jon potrà condurre la squadra verso traguardi ancora più alti“.

Jon Horst ha iniziato la sua lunga carriera ai Milwaukee Bucks nel 2008, in qualità di Director of Basketball Operations.

Il GM dei Bucks Jon Horst chiede il prolungamento del contratto

Jon Horst prolungamento contratto

Due anni fa i Milwaukee Bucks cambiarono general manager, passando da Arturas Karnisovas a Jon Horst. Il nativo del Michigan è al secondo anno di un contratto triennale, ma per Gery Woelfel di Woelfel’s Press Box, Horst sarebbe intenzionato a chiedere il prolungamento del contratto in questa off-season, con un adeguato aggiustamento del salario.

Jon Horst, il GM meno pagato della NBA, chiede il prolungamento del contratto

L’ex dirigente dei Pistons è riuscito, in due anni, a costruire un roster da 60 vittorie e da Finali della Eastern Conference. Anche, se non soprattutto per questo, Horst meriterebbe un’estensione e la proprietà dei Bucks sembra essere intenzionato a trovare un nuovo accordo.

Sempre stando a quanto scritto da Woelfel, Horst, è stato il GM meno pagato della NBA negli ultimi due anni. Il suo stipendio attuale dovrebbe girare intorno ai 500 mila dollari all’anno (questo era il dato riportato da ESPN poco dopo la promozione di Horst a direttore sportivo). I GM più pagati della NBA guadagnano tra gli 8-10 milioni di dollari l’anno.

Horst il primo dei tanti futuri rinnovi in casa Bucks?

Sempre nell’articolo di Woelfel si legge la dichiarazione sul tema “rinnovo Horst” di un dirigente NBA rimasto anonimo:

Se mi chiedessi quale sarebbe una buona offerta di rinnovo per Jon (Horst, ndr), direi circa 3 milioni di dollari l’anno). Questo sarebbe uno stipendio di GM di medio livello e penso che Horst sia considerato un GM di medio livello. Ma, conoscendo i proprietari dei Bucks, credo riceverà un offerta inferiore a ciò che merita

Come intuibile da queste ultime dichiarazioni, i proprietari dei Bucks non sono famosi per essere degli “zii paperoni”.

Il co-proprietario della franchigia di Milwaukee Marc Lasry ha dichiarato che farà di tutto per riprovare l’assalto alla vittoria finale nei prossimi playoffs. Per fare ciò Lasry (e non solo lui) pensa sia necessario mantenere tutti i suoi giocatori principali nella prossima off-season. I vari Khris Middleton, Malcom Brogdon, Nikola Mirotic, e Brook Lopez diventeranno free agent dal 1 luglio e la missione in casa Bucks è cercare di tenerne il più possibile (cosa assolutamente non semplice).

Chi meglio di colui che li ha portati nel Wisconsin potrà convincerli a rimanere?

Giannis: “Rivoglio tutti qui”, Milwaukee Bucks chiamati a scelte importanti

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Dopo l’eliminazione, i Milwaukee Bucks si preparano ad una off-season movimentata, in cui il general manager John Horss e la squdra dovranno prendere decisioni importanti sui tanti contratti in scadenza in estate.

Khris Middleton, Malcom Brogdon, Brook Lopez e Nikola Mirotic diventeranno free agent a partire dal prossimo 30 giugno. I Bucks dovranno inoltre decidere entro il prossimo 2 di luglio se garantire il terzo ed ultimo anno di contratto di George Hill, a libro paga per tre anni e oltre 57 milioni di dollari.

I rinnovi di Middleton (che cercherà un contratto al massimo salariale dopo la grande stagione e la prima convocazione all’All-Star Game in carriera), Brogdon e (forse) di Brook Lopez proietterebbero alle stelle il payroll dei Milwaukee Bucks, già titolari oggi di un monte stipendi pari a 107 milioni di dollari, con gli onerosi contratti di Eric Bledsoe, Tony Snell, Ersan Ilyasova e naturalmente di Giannis Antetokounmpo.


Non toccare, e soprattutto non indebolire una squadra in grado di vincere 61 partite di stagione regolare, e di raggiungere la finale della Eastern Conference 18 anni dopo l’ultima apparizione, pare una scelta obbligata: perdere un secondo violino come Middleton ed un giocatore versatile ed efficace sui due lati del campo come Malcom Brogdon potrebbe rivelarsi un errore tattico fatale per i Bucks.

Ne è consapevole Giannis Antetokounmpo, che assimilata la grande delusione per un’eliminazione apparsa improbabile dopo le prime due partite casalinghe della serie, non esita ad indicare la via da percorrere al suo front office: “Rivoglio tutti qui”.

Rivorrei tutti qui l’anno prossimo Così Giannis a Malika Andrews di ESPNSiamo una grande squadra, siamo un gruppo di giocatori altruisti, i ragazzi sono dei vincenti e quest’anno tra di noi c’è stata grandissima intesa. Rivoglio tutti qui, voglio che si sappia“.

I Milwaukee Bucks dovranno fare i conti con la responsabilità di assicurare al loro fuoriclasse Antetokounmpo una squadra che possa competere per la Finale NBA: il greco sarà eleggibile nelle prossime due stagioni per un’estensione contrattuale al massimo salariale da 247 milioni di dollari complessivi, cifra senza precedenti nella NBA.

Trattenere tutti e cinque i prossimi free agent (Middleton, Brogdon, Lopez, Mirotic e Hill) per i Bucks non è però strada percorribile. E’ possibile dunque che la squadra scelga di soddisfare le richieste di Khris Middleton e Malcom Brogdon (i Bucks potrebbero offrire al rookie del’anno 2017 un’estensione quadriennale da almeno 60 milioni di dollari complessivi), lasciando così partire Brook Lopez e Mirotic.

Dopo una stagione di rinascita, l’ex giocatore di Nets e Lakers potrà andare in cerca dell’ultimo grande contratto della carriera: la sua presenza difensiva ed il suo efficace tiro da fuori saranno merce pregiatissima per ogni squadra con ambizioni da contender.

Bucks-Raptors, le pagelle della serie: Leonard si prende la scena

Bucks-Raptors

Bucks-Raptors è stata una serie appassionante e piena di colpi di scena, specialmente visto il grande equilibrio che c’è stato in ogni partita della serie. I Milwaukee Bucks almeno sulla carta partivano favoriti, fosse anche soltanto per il fattore campo a favore, ma i ragazzi di coach Nick Nurse sono riusciti nell’impresa di vincere gara 5 al Fiserv Forum di Milwaukee senza mai perdere in Canada ed aggiudicandosi così le NBA Finals per la prima volta nella storia della franchigia canadese.

BUCKS-RAPTORS: I VOTI DEI VINCITORI

I Toronto Raptors durante la premiazione come campioni della Eastern Conference.

Kawhi Leonard, voto 10: disputa semplicemente una serie perfetta. Chiude con 29.8 punti, 9.5 rimbalzi e 4.3 assist a partita dominando in attacco nonostante giocasse quasi su una gamba sola, mentre in difesa è sontuoso quando si marca Antetokounmpo, tant’è vero che su 100 possessi lo tiene in media a 15 punti, qualcosa di irreale. Trasmette inoltre sicurezza ai suoi con la sua eterna tranquillità, senza ombra di dubbio la faccia di una città intera, quella che sogna di abbattere la corazzata Warriors.

Kyle Lowry, voto 7.5: sembra il lontano parente del giocatore visto in gara 1 contro gli Orlando Magic, quando concluse con 0 punti con 7 errori su altrettanti tiri presi. Infatti il playmaker dei Toronto Raptors disputa una serie stupenda concludendo con 19 punti di media e 5 assist. In difesa non soffre troppo il mismatch fisico con Eric Bledsoe, perfetto secondo violino in casa Raptors.

Danny Green, voto 5: Bucks-Raptors non è proprio la sua serie, tranne forse un minimo le prime due gare (tra l’altro perse dai suoi). I suoi tiri sugli scarichi li sbaglia, quindi pur difendendo nel modo corretto diventa un giocatore quasi deleterio per la banda di coach Nurse; gioca anche poco, visto che pur partendo sempre in quintetto gli viene preferito un ottimo Van Vleet o Norman Powell.

Pascal Siakam, voto 6.5: non è il Siakam devastante che quest’anno siamo stati abituati a vedere, ma disputa comunque una buona serie che raggiunge il suo culmine in gara 3, quando segna 25 punti catturando anche 11 rimbalzi. Spesso battezzato dalla linea dei 3 punti, alcune triple le mette ed anche importanti, pur confermando il fatto di non essere un tiratore. In difesa si spende tanto su Antetokounmpo, fa quel che può.

Marc Gasol, voto 8: classico giocatore che deve essere valutato non solo per le statistiche o per i canestri realizzati. Disputa una serie eroica, aiutando sempre alla perfezione sulle penetrazioni di Antetokounmpo e segnando tanti tiri da 3 punti. Senza dubbio ha recitato un ruolo fondamentale nella serie in entrambe le metà campo.

Panchina, voto 8: fino a prima dell’inizio di questa serie il confronto tra le panchine delle due squadre sorrideva nettamente ai Milwaukee Bucks, ma in questa serie i giocatori in uscita dalla panchina Raptors sono stati magnifici. Fred Van Vleet esplode letteralmente da gara 4 in poi, segnando rispettivamente 13, 21 e 14 punti non sbagliando praticamente mai dall’arco, Norman Powell in gara 2 ne segna 14, in gara 3 19 ed in gara 4 18 risultando un fattore clamoroso nella serie, mentre Serge Ibaka dà sempre il proprio contributo, specialmente in gara 4 dove fa registrare una doppia doppia da 17+13. Sarà fondamentale nelle NBA Finals trovare questo apporto dalla panchina.

BUCKS-RAPTORS: I VOTI DEGLI SCONFITTI

Giannis Antetokounmpo.

Giannis Antetokounmpo, voto 7.5: disputa una serie senza dubbio ottima, anche se paga il non avere un tiro credibile dalla lunga distanza, cosa che permette alla difesa canadese di giocare flottati in area scommettendo sul tiro da fuori del fenomeno greco ed essa si rivela una scelta vincente. Si trova in difficoltà quando prova a penetrare in area finendo nella morsa della difesa Raptors che spesso lo triplica, ma riesce comunque a giocare una serie positiva.

Eric Bledsoe, voto 5.5: non è un all star è vero, ma pur avendo buone stats tira malissimo per tutta la serie e lo fa prendendosi per altro tantissimi tiri, pur non essendo mai in partita (tranne in gara 5, dove ne mette 20, pur tirando 6/14 dal campo).

Khris Middleton, voto 6.5: gioca una sontuosa gara 4 dove segna 30 punti, oltre a piazzare due doppie doppie nella serie, salvo però tirare quasi sempre con pessime percentuali. Nella metà campo difensiva gioca una serie più che positiva, per questo non si merita la bocciatura, anche se probabilmente da un giocatore del suo livello ci si sarebbe aspettato un contributo maggiore in attacco.

Nikola Mirotic, voto 5: non segna praticamente mai, visto che anche quando raggiunge la doppia cifra lo fa tirando con percentuali orribili. In difesa viene spesso battuto ed infatti nelle ultime due gare perde il posto in quintetto a favore di Malcom Brogdon.

Brook Lopez, voto 6: Domina letteralmente gara 1 concludendo con 29 punti e 11 rimbalzi, da li in avanti è altalenante visto che gioca alcune partite anonime ed altre ottime. Nel complesso comunque gioca una buona serie, difensivamente paga la scelta tattica di battezzare Marc Gasol al tiro dall’arco.

Panchina, voto 6: la panchina dei Milwaukee Bucks ha due facce. Quella composta da Malcolm Brogdon ed George Hill che ha disputato una serie bellissima e quella dei restanti giocatori che non riescono invece ad incidere e sarebbe servito di più dai tiratori come Pat Connaughton ed Ersan Ilyasova (che gioca comunque una buona gara 6). La serie Bucks-Raptors è stata decisa anche dalla differenza dell’apporto dato dalle due panchine.

 

Bucks-Raptors: cambiamenti e riscatto Toronto, verso le Finals

Bucks-Raptors

Dopo le prime due gare delle Eastern Conference Finals non sarebbe stato facile pronosticarne un esito anche solo vicino a quanto effettivamente avvenuto. Infatti, i Milwaukee Bucks, teste di serie numero uno, avevano vinto e convinto a pieno in entrambe le uscite casalinghe contro i Toronto Raptors, teste di serie numero due. Sembrava che le mosse di Coach Mike Budenholzer, messe in evidenza soprattutto in gara 2, sarebbero bastate ad arginare il talento smisurato di Kawhi Leonard, apparentemente lasciato solo dai compagni e dalle mosse poco efficaci di Coach Nick Nurse.

Tutto questo, con la serie che si è trasferita sul territorio canadese della Scotiabank Arena, è cambiato. La vittoria che Toronto ha ottenuto nell’overtime di gara 3 ha segnato un punto di svolta fondamentale. Leonard ha dovuto giocare 52 minuti (massimo in carriera) per spingere i suoi alla vittoria. Il peso dei tanti minuti, e di un lieve problema fisico, l’hanno portato a non essere al meglio in gara 4, nella quale ha realizzato solo 19 punti, pochi per i suoi standard. Ciò ha spinto Coach Nurse a fare degli aggiustamenti a gara in corso e i suoi compagni a fare un passo avanti nella produzione offensiva.

Nelle due gare successive Kawhi è tornato al massimo della forma, mentre gli aggiustamenti del Coach hanno continuato a minare le certezze costruite dagli avversari fino ad allora, e gli altri Raptors, anche dalla panchina, non hanno smesso di incidere positivamente. Dall’altro lato del parquet, i Bucks hanno perso qualcosa in fiducia e sicurezza, sprecando due vantaggi costruiti nei primi tempi delle gare 5 e 6, e sono stati vittime di un calo della loro stella, Giannis Antetokounmpo, rallentato anche da un infortunio alla caviglia rimediato nel finale della quinta uscita della serie.

RAPTORS, SERVIVA ALZARSI DALLA PANCHINA

La forza dei Milwaukee Bucks ha preso vigore, per tutta la stagione, e in particolare in questi playoffs, dalla loro profondità. Abbiamo più volte, tutti, elogiato la bontà del lavoro del supporting cast di Giannis, leader in campo e fuori. I Toronto Raptors, dalla loro, avevano al contrario peccato di un contributo effettivo alle fatiche di Kawhi Leonard. Nelle prime due uscite della serie i tre principali panchinari di Toronto, Norman Powell, Serge Ibaka e Fred VanVleet, avevano accumulato un plus/minus totale di -54 quando in campo.

Spesso, in uno scontro di qualsivoglia natura, si tende a cercare di portare la sfida su un piano nel quale il proprio rivale pecchi qualcosa, o, comunque, sia inferiore. Coach Nurse, invece, piuttosto che ridurre i minuti in campo di giocatori chiaramente in difficoltà, li ha confermati ed aumentati.

In gara 3, se VanVleet e Ibaka hanno fatto ancora fatica, Powell ha segnato 19 punti giocando 30 minuti, diventando il terzo marcatore di quella partita dopo Pascal Siakam (25) e Kawhi Leonard (36). In gara 4 Ibaka, VanVleet e Powell hanno fatto registrare, rispettivamente, plus/minus di +24, +25 e +29. Il tutto andando tutti e tre in doppia cifra per punti segnati. Proprio la gara 4 in cui Kawhi ha arrancato.

4 dei 19 punti segnati da Norman Powell in gara 3

Ormai sbloccati sotto canestro, ma soprattutto mentalmente, “gli altri Raptors” si sono lasciati andare alla corrente che li ha spinti a fare bene anche nelle due uscite decisive. Nella nevralgica gara 5 vinta in terra ostile, VanVleet ha segnato 21 punti, facendo muovere la retina per 7 volte da oltre l’arco. In gara 6 ha giocato ben 34 minuti, meno solamente di Leonard (41), Lowry (41) e Siakam (42).

La più pesante delle 7 triple segnate da VanVleet in gara 5

Insomma, i Raptors hanno colpito ed affondato i Bucks proprio nella casella della mappa tecnico-tattica in cui Milwaukee sembrava poter vantare il vantaggio più largo: l’impatto degli altri giocatori in roster, aldilà delle stelle universalmente riconosciute.

LOWRY, LEONARD E TORONTO: LA SERIE DEL RISCATTO

Riscatto. Perché qualcuno dovrebbe esserne alla ricerca? Voglia di scrollarsi di dosso etichette pesanti. Voglia di ricordare al mondo delle proprie capacità. Volontà di affermarsi con orgoglio dopo anni pesanti. Ecco cosa cercavano i protagonisti di questa serie.

Kyle Lowry è il giocatore più presente (67 partite da titolare) e più prolifico (1143 punti) della storia dei playoffs dei Toronto Raptors. Su tutte queste gare giocate, però, ha sempre pesato un’etichetta gravosa: quella del perdente. Il giocatore è sempre stato additato come uno senza gli attributi necessari per incidere nei momenti clou della stagione. E in questa postseason non era cambiato molto. Almeno fino alla serie contro i Milwaukee Bucks. In gara 1 Lowry ha segnato 30 punti, ed è stato il solo a tenere a galla i suoi nell’ultimo quarto. Il vento sembrava iniziare a soffiare in un’altra direzione. Riscatto. Il veterano di Toronto non si è poi più tirato indietro, e ha chiuso la serie con 19 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media. Tirando con il 50% dal campo (miglior percentuale della squadra nella serie) e con il 46% da tre (meglio di lui solo VanVleet). Riscatto.

Kawhi Leonard ha vinto il premio di MVP delle Finals nel 2014, quando i suoi San Antonio Spurs sconfissero i Miami Heat di Lebron James. Ma forse più di qualcuno se lo era dimenticato. Tutti si ricordavano delle vicissitudini vissute con i San Antonio Spurs in seguito al suo infortunio contro i Golden State Warriors, durante i playoffs del 2017. Pochi ricordavano invece di quanto potesse essere dominante. Sta viaggiando su 31 punti, 9 rimbalzi e 4 assist di media ai playoffs. Sta tentando 21 tiri a notte, segnandone il 50%. Un dominio assoluto, da protagonista, in un’annata playoffs che ha dovuto fare a meno di Lebron James per mancata qualificazione e ha rinunciato, per il momento, a Kevin Durant per infortunio. Riscatto. Nei confronti di chi non ricordava più quanto fosse sterminato il talento offensivo di Kawhi. Del lavoro difensivo su Giannis, probabilmente, non serve neanche parlarne, per uno che vanta 5 apparizioni nei quintetti difensivi della lega e 2 premi di Difensore dell’anno.

Kyle Lowry serve a Kawhi Leonard l’assist per uno dei canestri decisivi di gara 6 

Infine, chi si riscatta, è la città di Toronto. L’insperata illusione che qualcosa stesse cambiando aveva accarezzato i pensieri dei tifosi canadesi dopo gara 7 contro i Philadelphia 76ers, probabilmente. Dopo quel buzzer-beater tanto simile a quello che si era rifiutato di entrare, tirato da Vince Carter nel 2001, contro gli stessi Sixers. Quel buzzer-beater, in passato visto come l’allegoria della sfortuna della città nei momenti di postseason, era stato redento da quello di Kawhi, forse, con un po’di timore di retorica, il salvatore di Toronto. Ora, dopo la rimonta contro i Bucks, il pensiero di un cambiamento inizia ad insinuarsi seriamente nelle menti di un popolo estatico, che non aspetta altro che andarsi a giocare la serie della vita contro i Golden State Warriors. Dopo tanti anni passati a osservare gli altri trionfare, eccolo, il riscatto.

Naufragio Bucks, fuori in 6 gare, Giannis: “Saremo più forti la stagione prossima”

Si chiude così la corsa playoffs della squadra numero uno della lega, i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo. Dopo aver vinto le prime due gare casalinghe della serie, vengono travolti dai Toronto Raptors, che li superano quattro volte di fila. Per ultima la gara 6 di questa notte, vinta per 94-100 dai canadesi sul parquet amico della Scotiabank Arena, valsa loro il 4-2 nella serie, la vittoria della Eastern Conference e l’accesso alle NBA Finals.

Dopo le buone prestazioni offerte in gara 1 e 2, Milwaukee saluta così la postseason 2019. Come in gara 5, anche stanotte aveva giocato un primo tempo ottimo, conducendo la partita fino all’inizio dell’ultimo quarto, quando si trovava sopra di 5 punti. I Raptors sono stati, però, in grado di rimontare e chiudere la partita, e in questo caso la serie, proprio come in gara 5.

Giannis e i Bucks escono così di scena, nonostante le tante cose positive fatte vedere, almeno fino alle prime uscite di queste Eastern Conference Finals. Il Greek Freak saluta la stagione con una notte non esaltante, per i suoi standard: 21 punti e 11 rimbalzi, con 7/18 al tiro e 5/10 ai liberi. Brook Lopez cerca di fare il massimo con 18 punti e 9 rimbalzi, ma non segna neanche un tiro da tre. Khris Middleton non brilla, con 14 punti e 5/13 dal campo. George Hill, che è stato uno dei fattori più positivi dei Bucks in questa postseason, gioca ben 32 minuti in uscita dalla panchina, ma questa volta si ferma a 10 punti e 3 assist.

“Grande stagione, torneremo più pronti”

Nessuno, nell’ambiente di Milwaukee, si aspettava di veder calato il sipario sulla stagione della squadra in questo modo. E probabilmente neanche così presto. In ogni caso, resta quanto di buono fatto da Coach Mike Budenholzer e dal front-office nella costruzione e nello sviluppo del roster. L’annata dei Bucks può essere fonte di tanti spunti positivi in vista dei prossimi anni. Sono d’accordo con questo punto di vista anche i membri della squadra.

Per Eric Bledsoe è stata “una stagione incredibile“, mentre George Hill concorda con lui e afferma che “noi a Milwaukee abbiamo messo le fondamenta in modo da avere dei punti focali, per diversi anni a venire“.

Giannis, come riportato da ESPN, ha commentato così i suoi Bucks:

“Eravamo sopra 2-0, non l’abbiamo chiusa. Dobbiamo migliorare sotto diversi punti di vista. Sicuramente abbiamo la possibilità e saremo più forti la stagione prossima”

Nel bel mezzo della conferenza poi, il greco, probabilmente alle prese con un boccone amaro da buttare giù, abbandona il tavolo, lasciando il compagno Khris Middleton sorpreso e da solo a rispondere ai giornalisti.

Coach Mike Budenholzer ha voluto, infine, ricordare ai suoi il fatto che il loro viaggio sia solo all’inizio:

“Innanzitutto, congratulazioni ai Toronto Raptors. E’ difficile descrivere a parole come ti senti dopo un finale di stagione così. Fa male, ma quello che i ragazzi hanno fatto in questi playoffs, la stagione regolare, sono cose speciali per noi. Questo è solo l’inizio del nostro viaggio, non potrei essere più orgoglioso.”

Raptors, Nick Nurse su gara 6: “sarà una sfida durissima”

nick nurse-team canada

Nick Nurse, head coach dei Toronto Raptors, è consapevole che gara 6 delle Eastern Conference Finals contro i Milwaukee Bucks sarà una vera e propria guerra senza esclusioni di colpi.

I Raptors hanno vinto le ultime tre gare contro i Bucks, ribaltando completamente  la serie dallo 0-2 iniziale al 3-2 attuale. Tuttavia, coach Nick Nurse conosce molto bene le insidie che gara 6 riserverà alla sua squadra. Insidie che aumentano esponenzialmente quando la squadra che devi affrontare vanta il miglior record dell’intera lega, come riportato da Tim Bontemps:

“Sarà la sfida più dura che affronteremo in questa serie. Se lotteranno (i Bucks ndr) come hanno sempre fatto finora, e credetemi lo faranno, sarà una sfida durissima”.

Dopo le sconfitte subite in gara 1 e 2Kawhi e compagni hanno hanno trovato il modo per limitare la potenza offensiva dei Bucks. In occasione di gara 5 infatti, la squadra allenata da Mike Budenholzer non è riuscita a superare il muro dei 100 punti segnati.

Una delle cause principali delle difficoltà realizzative di Milwaukee riscontrate nelle ultime gare è la marcatura asfissiante di Leonard su Giannis Antetokounmpo. Il “Greek Freak” ha infatti registrato solamente 20.3 punti nelle ultime tre sfide perse contro i Raptors, risultando spesso inefficace sia nel servire assist ai compagni liberi, sia nelle situazioni di contropiede.

Nonostante siano ad un passo dalle NBA Finals, I Toronto Raptors non possono concedersi improvvisi cali di concentrazione dovuti alla consapevolezza di aver invertito il corso di una serie, per molti, già conclusa dopo le vittorie casalinghe dei Bucks. Dopotutto, Antetokounmpo ha affermato con decisione che i Bucks non sono ancora pronti a dire addio ai playoffs.

Gara 6, in programma questa notte alle 2.30, sarà una sfida cruciale per entrambe le squadre. In caso di vittoria, Toronto vivrebbe una esperienza mai provata prima, l’accesso alle Finals NBA. Qualora Antetokounmpo e compagni riuscissero nell’impresa di vincere alla Scotiabank Arena, avrebbero una chance per chiudere la serie in casa.

I Bucks, Aaron Rodgers e la birra, poi Terrell Owens e Gucci Mane, Milwaukee posto da star

bucks aaron rodgers birra

Anche una gara di bevute di birra tra Aaron Rodgers, leggenda dei Green Bay Packers della NFL, l’uomo di linea dei “green & gold” David Bakhtiari e Christian Yelich dei Milwaukee Brewers è indizio di una squadra, i Bucks, che – grazie alle prestazioni della sua superstar Giannis Antetokounmpo – è finalmente uscita (almeno a livello di hype) dalla penombra dello small market NBA.

La sfida a tre in una delle capitali USA dell’industria brassicola, il Wisconsin (per la cronaca vinta dal gigante David Bakhtiari), si è rivelata un gustoso siparietto in un Fiserv Forum rumoroso e pieno di tifosi “ordinari” così come di star del mondo dello spettacolo a stelle e strisce.

Non esattamente la vista cui gli abitanti di Milwaukee, famosa per Happy Days e per la sua vicinanza (poco più di un’ora di auto) da Chicago, sono sempre stati abituati.

La presenza di Giannis Antetokounmpo, che sta cercando di riportare la finale NBA in Wisconsin 38 anni dopo Lew Alcindor ed Oscar Robertson, e che potrà diventare nei prossimi anni la stella NBA più pagata di sempre, a trasformare la città del nord-est in un posto da star.

Al Fiserv, che dal 2018 ha sostituito il vecchio Bradley Center, ecco comparire per la quinta partita della serie di finale della Eastern Conference tra Bucks e Toronto Raptors, Aaron Rodgers – tifoso storico – seduto di fianco a Mallory Edens, figlia del proprietario della squadra, con indosso una maglietta del rapper Pusha T.


Una risposta alle “provocazioni” di un’altra star della musica statunitense, il tifoso numero 1 dei Raptors Drake con cui Pusha T ha in corso da alcuni anni una faida a colpi di dissing.

A proposito di rap, in prima a fila a sostenere Giannis Antetokounmpo e compagni ecco apparire Gucci Mane, altro nome importante del panorama musicale USA, ed il campionissimo NFL Terrell Owens.

Bucks, infortunio alla caviglia destra per Giannis Antetokounmpo

L’infortunio alla caviglia destra di Giannis Antetokounmpo ha contribuito a rendere la sconfitta subita dai suoi Milwaukee Bucks in gara 5 contro i Toronto Raptors, se possibile, ancora più amara. Il Greek Freak, sostituito da George Hill a 1 minuto e 12 secondi dalla sirena finale, era poi rientrato in campo per mantenere viva l’inerzia della gara a 34 secondi dalla fine, sotto per 100-97. Giannis ha concluso gara 5 mettendo a referto 24 punti, 6 rimbalzi, 6 assist e 1 stoppata in 39 minuti giocati. 

Coach Mike Budenholzer, al termine della partita vinta da Kawhi Leonard e compagni con un punteggio di 105-99, ha chiarito i dubbi riguardo l’infortunio e la sostituzione del numero 34 dei Bucks, come riportato da Ben Golliver:

“Ha subito una distorsione alla caviglia a fondo campo. Semplicemente sembrava stesse soffrendo molto e non riuscisse a muoversi”

Abbiamo avuto una grande chance per vincere questa partita, sfortunatamente non abbiamo saputo coglierla. Ovviamente sono molto deluso. Dirvi il contrario non sarebbe coretto. Dobbiamo solo alzare la testa e continuare a credere in noi stessi e nelle nostre potenzialità. Solo così riusciremo a passare il turno.”

Così Giannis ha commentato la sconfitta dei suoi Bucks, senza soffermarsi troppo sui problemi fisici che sembrerebbero averlo coinvolto.

Gara 6, in programma questo sabato presso la Scotiabank Arena, casa dei Toronto Raptors, sarà una sfida da dentro o fuori per la franchigia di Milwaukee. I Bucks dovranno sperare di ritrovare, perciò, il miglior Antetokounmpo possibile in vista di una partita così delicata.