Dejounte Murray è quasi pronto dopo un anno di stop: “Voglio vincere”

Dejounte Murray era stato fermato da un infortunio al legamento crociato del ginocchio destro durante il mese di ottobre di un anno fa. Il tutto era avvenuto durante una partita di pre-season contro gli Houston  Rockets. Si era parlato subito di un lungo stop, come da prassi per infortuni di tale entità, ma i San Antonio Spurs hanno preferito, vista anche la giovane età del ragazzo, lasciarlo ai box quanto più a lungo possibile. Così facendo gli hanno permesso di recuperare al meglio e con calma, senza fretta o ansia di tornare in campo.

Allora, Murray, che compirà 23 anni a settembre, ha sfruttato appieno questa stagione per tornare del tutto in salute in vista della prossima. Ora, come riportato da Jabari Young, per TheAthletic, la point-guard è quasi pronta per il rientro in campo, e mira ad esserlo per il training camp dei suoi.

“Non mi ero mai infortunato prima, prego Dio che non mi accada più. Piansi perché ero consapevole di quanto lavoro, duro lavoro, avevo fatto nella scorsa estate.”

Così il giocatore selezionato dagli Spurs con la scelta 29 del Draft 2016 ha ripercorso le emozioni provate circa 8 mesi fa. Murray si è imposto fin da subito come un pezzo importante del sistema di Coach Gregg Popovich sotto il ferro offensivo e, soprattutto, sotto quello difensivo. Solo nel suo secondo anno nella lega, infatti, si era conquistato un posto nel secondo quintetto difensivo “All-NBA”. Nelle sue prime due annate da professionista ha fatto registrare 6 punti, 4 rimbalzi, 2 assist e 1 palla rubata a notte.

Perderlo è stato senza dubbio un duro colpo per Coach Popovich, che però, come al suo solito, era riuscito ad attuare aggiustamenti in corso d’opera, per sopperire alla sua assenza.

Durante la riabilitazione, il numero 5 di San Antonio ricevette tanti messaggi di auguri, su tutti quelli di un amico molto speciale:

“Lebron mi ha detto solo di stare tranquillo ed essere paziente. Che stavo già lavorando molto.”

Oggi Dejounte Murray è quasi pronto per rientrare, ed è in attesa di farlo:

“Non vedo l’ora di rientrare per il training camp, quando saprò chi saranno i miei compagni di squadra. Sono entusiasta di rimettermi a lavoro. Voglio vincere un titolo, davvero, e voglio che gli altri lo desiderino tanto ardentemente quanto me. Per cui se ci sintonizziamo tutti e puntiamo tutti all’anello possiamo vincere.”

Leonard ringrazia Popovich: “E’ un grande coach”

leonard-popovich

Leonard-Popovich: ancora buoni i rapporti tra i due? A quanto pare sì. Kawhi Leonard ha voluto infatti ringraziare pubblicamente Coach Gregg Popovich per il modo in cui lo ha allenato e lo ha fatto diventare il giocatore completo che è oggi, a livello difensivo, ma soprattutto offensivo.

Con queste parole il giocatore fresco di MVP delle Finals 2019 ha reso omaggio al suo ex allenatore:

“Popovich è un grande coach, non mi ha fatto saltare nessun passaggio offensivo per sviluppare il mio gioco e crescere ancora di più”

Gli Indiana Pacers selezionarono Kawhi con la scelta numero quindici del Draft 2011. La franchigia di Indianapolis lo girò subito ai San Antonio Spurs, dove Coach Popovich aveva con ogni probabilità già fiutato il talento di Leonard. In Texas, sotto l’ala protettiva di veterani come Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker, il giovane è cresciuto in fretta, sovvertendo le aspettative di molti. Nel 2014, a 22 anni, ha vinto il suo primo premio di Finals MVP” contro i Miami Heat del Big three capitanato da Lebron James.

Negli anni spesi alla corte di Popovich, Leonard ha vinto due premi di “Defensive player of the year“, è stato selezionato quattro volte nei migliori quintetti difensivi della lega e due in quelli “All-NBA“. La sue medie per le sette stagioni con la maglia Spurs recitano 16 punti, 6 rimbalzi, 2 assist e 2 palle rubate.

Sembrava davvero il giocatore perfetto per il sistema dei Texani. Almeno prima dell’infortunio rimediatogli da un intervento di Zaza Pachulia nella serie playoff contro i Golden State Warriors del 2017. Il problema fisico l’ha fermato per una stagione intera, accompagnata da polemiche e voci apparentemente senza fine.

Fine che è poi giunta insieme alla conclusione dei rapporti tra Leonard e la franchigia, con lo scambio che la scorsa estate lo ha spedito in Canada. Con i Toronto Raptors Kawhi ha ottenuto il riscatto che cercava, e forse anche di più. In ogni caso, sembrerebbe non aver dimenticato del Coach che per primo lo ha reso grande nell’NBA.

Un nuovo inizio per l’Olimpia Milano: parte l’era Ettore Messina

Raptors-Messina-Sports Around The World

Secondo quanto riportato da Shams Charania, l’ormai ex assistente dei San Antonio Spurs, Ettore Messina, diventerà il nuovo allenatore capo dell’Olimpia Milano.

Dalla calda e soleggiata San Antonio alla fredda e cupa Milano il viaggio è lungo, ma le passioni rimangono le stesse. Il basket come guida e un bagaglio di esperienza non indifferente per cominciare una nuova avventura da capo allenatore. Dopo 5 anni alla corte di Coach Gregg Popovich, Ettore Messina sentiva il bisogno di ricoprire un ruolo di primo piano. Si pensava che la destinazione ideale per lui sarebbe potuta essere una franchigia NBA. C’erano stati numerosi gli interessamenti da parte di varie squadre, su tutti gli Charlotte Hornets, i Milwaukee Bucks e i Cleveland Cavaliers. In caso di assunzione sarebbe stato il secondo europeo della storia a sedere su una panchina NBA da capo allenatore, dopo Igor Kokoskov dei Phoenix Suns.

Per l’ex allenatore della nazionale italiana, diventare Head Coach in NBA sarebbe stato un grande riconoscimento. Avrebbe ripagato gli anni di apprendistato come assistente, prima nei Los Angeles Lakers di Kobe Bryant e poi nei San Antonio Spurs di Duncan, Parker e Ginobili. La sua scelta potrebbe far discutere. Milano non sta attraversando un periodo semplice, la stagione dell’olimpia è finita prima di quanto previsto, con 3 sconfitte consecutive per mano della Dinamo Sassari, in semifinale dei playoff.

Ettore Messina, una vita da vincente

Probabilmente è proprio per questo che Ettore Messina ha scelto l’Olimpia Milano. Nella sua carriera è sempre stato capace di accettare qualsiasi tipo di sfida. Si tratta di un allenatore vincente, un professionista e un agonista, e competere è ciò che serve a Milano. Il palmares parla da sè: 4 vittorie in Eurolega, 4 campionati italiani vinti con la Virtus Bologna e 6 successi in Russia alla guida del CSKA Mosca.

Un allenatore di spessore, un condottiero quasi ineguagliabile, un uomo che vive per il basket. Capace di crescere grandi promesse poi sbocciate e di gestire l’ego di grandi campioni, Messina è abituato ai grandi palcoscenici, si esalta dove la pressione non permette a molti di respirare e trova la chiave per il successo anche quando le speranze sembrano fievoli. Ha saputo adattarsi all’evoluzione del gioco e dei giocatori stessi.

Ha toccato con mano generazioni diverse di campioni, a partire da Sasha Danilovic e Manu Ginobili, cresciuto con lui alla Virtus e ritrovato poi nella NBA, per passare da Kobe Bryant nella sua prima esperienza in NBA ai Lakers, continuando, negli Spurs, con Duncan e Parker e finire con Kawhi Leonard, dominatore della serie finale in corso tra Toronto Raptors e Golden State Warriors.

Per l’Olimpia finisce l’era Pianigiani, che ha risolto consensualmente con il club, e inizia l’era di Ettore Messina. Lo scopo è di dare nuova linfa ad un movimento cestistico intero, con l’intento di riportare tra le grandi d’Europa una squadra importante come l’Olimpia Milano.

Rudy Gay potrebbe restare ai San Antonio Spurs, Popovich: “Lo vogliamo ancora qui”

LeBron James, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center

Rudy Gay sarà free agent a partire dal prossimo 1 luglio, dopo due stagioni passate alla corte di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs, e le prime due qualificazioni ai playoffs in carriera dal lontano 2012.

Come riportato da Tom Osborne del San antonio News-Express, le due parti avrebbero però un interesse reciproco nel proseguire con un nuovo accordo: “Rudy (Gay, ndr) è un compagno di squadra ideale” Così Gregg Popovich sull’ex giocatore dei Memphis Grizzlies “Per giocatori giovani come Lonnie Walker è importante stare al fianco di veterani come lui, condividere i tanti momenti, le trasferte… Rudy Gay è di grande aiuto in questo, e speriamo di trovare il modo di trattenerlo qui“.

Un apprezzamento ricambiato da Gay, nei confronti della squadra che due stagioni fa lo mise sotto contratto nonostante fosse reduce dalla rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra (gennaio 2017 in maglia Sacramento Kings).

Gara 7 (contro i Denver Nuggets, ndr) è stata una sconfitta dura, difficile da mandare giù perché avremmo potuto vincerla, ce l’avevamo in mano” Così Rudy Gay “Ora dovrò cercare di staccare e rilassarmi, con la free agency che incombe… ci vorrà un po’ per dimenticare quella partita“.

In questa stagione, il 33enne Rudy Gay ha viaggiata a 13.7 punti e 6.8 rimbalzi di media a partita, in 26 minuti d’impiego e 69 partite disputate, facendo segnare il massimo in carriera per percentuale dal campo (50.4%) ed al tiro da tre punti (40.2%), ed è inoltre uno dei 12 candidati al premio di “Twyman-Stokes Teammate of the Year”.

Gregg Popovich prolunga con gli Spurs, tre anni di contratto

E’ ufficiale l’accordo per l’estensione contrattuale tra Gregg Popovich ed i San Antonio Spurs.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, le parti sono accordate per un prolungamento triennale, e Popovich avrà la piena libertà di valutare anno per anno la sua posizione. Nonostante i termini dell’accordo non siano come di consueto stati resi noti, il nuovo contratto farà di nuovo di coach Popovich il capo allenatore più pagato della NBA.

Gregg Popovich allenerà in esatte Team USA ai mondiali FIBA di Cina 2019, e tornerà a San Antonio per la sua 24esima stagione sulla panchina degli Spurs.

Spurs, estensione contrattuale triennale per Gregg Popovich

Popovich, 5 volte campione NBA e 3 volte allenatore dell’anno sempre con i San Antonio Spurs, è il terzo allenatore più vincente della storia NBA, con 1245 partite vinte, ed ha guidato la squadra alla post-season per 22 stagioni consecutive.

San Antonio Spurs hanno chiuso la stagione regolare con un record di 48-34. Stagione iniziata con il grave infortunio di uno dei giovani più interessanti in squadra, la point-guard Dejounte Murray, e proseguita con la crescita di un altro giovane di belle speranze, Derrick White da Colorado.

Gregg Popovich: “Tratto con Spurs, Portofino Flyers e Positano Pirates…”

Gregg Popovich ci scherza su, e rivela i suoi “piani” per il futuro tra San Antonio Spurs e… l’Italia.

Coach Pop, noto gourmand, amante del buon vino (i vini francesi tra i suoi preferiti) e soprattutto in scadenza contrattuale con San Antonio, usa la consueta ironia e “svela” di essere in trattative con altre due squadre, oltre che con gli Spurs.

Attualmente ci sono trattative avanzate con i Portofino Flyers, i Positano Pirates e naturalmente con gli Spurs” Così Gregg Popovich ai cronisti “Credo che le percentuali siano al momento di un terzo ciascuna, vedremo come andrà“.

Sebbene le possibilità Portofino e Positano non siano da escludere in futuro per un Gregg Popovich non ancora pronto alla pensione, ogni indizio lascia presumere che il leggendario head coach dei San Antonio Spurs tornerà per un’altra stagione, la 24esima sulla panchina dei nero-argento.

Questa appena conclusa è stata una delle stagioni più belle, perché ho visto tanti ragazzi crescere” Prosegue più serio coach Pop “I Ragazzi hanno ottenuto molto di più di quanto in tanti avevano pronosticato ad inizio anno. Quest’anno è stato l’inizio di un nuovo ciclo per un gruppo nuovo, e nella prossima stagione si vedranno i frutti di tutto il buon lavoro fatto in questi 10 mesi“.

Il 69enne Gregg Popovich allenerà in estate Team USA ai mondiali FIBA 2019 in Cina, per poi tornare dunque con ogni probabilità sulla panchina degli Spurs. Popovich, 5 volte campione NBA e 3 volte allenatore dell’anno sempre con i San antonio Spurs, è il terzo allenatore più vincente della storia NBA, con 1245 partite vinte, ed ha guidato la squadra alla post-season per 22 stagioni consecutive.

Nuggets-Spurs è un passaggio di consegne?

Nuggets-Spurs

Il confronto tra la freschezza e l’esperienza nella serie Nuggets-Spurs dopo una gara 7 thrilling in Colorado è un simbolico passaggio di consegne? Che possa davvero essere uno spartiacque per queste due franchigie?

Come ogni serie che arriva a gara 7 a decidere il tutto sono stati i dettagli e la maggiore freschezza nel finale.
Denver ai punti ha meritato la vittoria finale grazie ad una crescita, di squadra e individuale notevole e a tratti inaspettata. Una vittoria che profuma di squadra e che ha in Nikola Jokic e Jamal Murray due sublimi protagonisti, capaci di esaltarsi con la crescita del collettivo.
Denver ha aumentato l’asticella difensiva, facendola tornare sui livelli ammirati in regular season e questo ha influito non poco sulla serie, costringendo gli Spurs al 35% al tiro in gara 7.

Questa capacità di sporcare le percentuali avversarie sarà una chiave anche nella prossima serie contro Portland insieme al controllo del pitturato.

 

NUGGETS-SPURS: LARGO AI GIOVANI

Jamal Murray e Nikola Jokic.

A livello di singoli il migliore non può che essere Nikola Jokic: tripla doppia per chiudere la serie con 21 punti, 15 rimbalzi e 10 assist. In ogni partita ha viaggiato a queste cifre dimostrando una padronanza del gioco e un dominio praticamente incontrastabile.
Fondamentale anche l’apporto di Murray, capace come pochi di mettersi in ritmo e ribaltare l’inerzia della partita e della serie, in momenti di difficoltà come nel secondo tempo di gara 7 con 16 punti (sui 23 personali totali) o nel secondo quarto di gara 2.
Ha dimostrato di essere un’arma segreta nascosta quando tutto sembra deciso.
Infine molti meriti spettano a coach Mike Malone, capace di trasmettere ad un gruppo di giovani una mentalità vincente meritando i complimenti di Gregg Popovich. La cosa più sorprendente è che Denver ha usato le caratteristiche di San Antonio per vincere la serie…

MECCANISMI SPURS INCEPPATI?

Spurs-Mavs DeRozan
LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan.

Sul lato Spurs le cose potevano andare decisamente meglio. Dopo 3 gare, le prime, dove il dominio dei texani era stato evidente e un 3-0 non sarebbe stato una sorpresa per quanto visto sul campo, qualcosa si è inceppato.
Sono scese drasticamente le percentuali e non è stata trovata totalmente la chiave per superare la difficoltà.
I due violini principali hanno steccato ( 30 punti combinati in gara 7).  LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan si sono dimostrati incapaci di trascinare la squadra fino in fondo ma a steccare sono stati anche altri: Marco Belinelli praticamente mai incisivo (lo scorso anno era stata una delle chiavi della grande Philadelphia dei playoff), idem per Patty Mills e Derrick White scomparsi sul più bello. A salvarsi è Rudy Gay con un dinamismo e una efficacia che non ci si aspettava da lui.

Nonostante la sconfitta la postseason dei texani non può considerarsi un fallimento totale: arrivare ai playoff con un gruppo nuovo e rischiare di vincere una serie da sesti è una base forte da cui ripartire, sarà ancora la vecchia volpe Pop a averne le redini?

Spurs, Gregg Popovich tornerà, “nessun dubbio” a riguardo

Popovich

La stagione dei San Antonio Spurs è terminata in un’assordante ultimo possesso Nuggets, al Pepsi Center di Denver, Colorado.

Sotto di 4 punti e con pochi secondo ancora sul cronometro da giocare, gli Spurs hanno apparentemente deciso di non commettere fallo e fermare la partita, “blunder” attribuito da coach Gregg Popovich al frastuono del pubblico di casa, che avrebbe impedito a LaMarcus Aldridge di udire le grida dalla sua panchina.

Il sentore però che la sconfitta di gara 7 potesse essere stata l’ultima partita di Gregg Popovich sulla panchina dei suoi San antonio Spurs sarebbe stato smontato nell’immediato post-gara da un membro (rimasto anonimo) del coaching staff dei nero-argento, come riportato da Mike Finger del San antonio Express-News.

Popovich tornerà, non c’è alcun dubbio” Così la fonte. Il contratto che lega “coach Pop” agli Spurs è in scadenza, e Popovich ha appena completato la sua 23esima stagione da capo allenatore NBA, sempre sulla stessa panchina.

Il prossimo impegno professionale per Popovich saranno i mondiali FIBA 2019, che si disputeranno in Cina dal prossimo 31 agosto. Team USA difenderà in Oriente il titolo conquistato in Spagna nel 2014, e cercherà il pass diretto per le Olimpiadi di Tokyo 2020.

i San Antonio Spurs hanno chiuso la stagione regolare con un record di 48-34. Stagione iniziata con il grave infortunio di uno dei giovani più interessanti in squadra, la point-guard Dejounte Murray, e proseguita con la crescita di un altro giovane di belle speranze, Derrick White da Colorado.

In estate gli Spurs dovranno affrontare la free agency di Rudy Gay, preziosissimo nelle due stagioni passate in nero-argento, oltre che le ultime fasi di recupero di Murray. I veterani Aldridge, Marco Belinelli e Patty Mills saranno sotto contratto per ancora una stagione (Belinelli) e per due (Mills e Aldridge), ed il contratto del 33enne ex Portland Trail Blazers presenta una “trade kicker” del 15%, che rende difficile futuri scenari di mercato che lo possano coinvolgere.

Un reparto guardie forte del duo White-Murray e la presenza di DeMar DeRozan garantirà a San Antonio talento e qualità sui due lati del campo, ed è probabile che a partire dalla prossima stagione Jakob Poeltl (arrivato l’estate scorsa da Toronto) ed il rookie Lonnie Walker possano avere più spazio.

Spurs-Nuggets, sarà gara 7, DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge cercano l’upset

Spurs e Nuggets, tutti a Gara 7.

Perdere un “elimination game” in casa non è cosa da San Antonio Spurs e da Gregg Popovich, che battono i Denver Nuggets per 120-103 e rimandano il discorso alla settima partita, al Pepsi Center di Denver, Colorado.

Gli Spurs con tutta la pressione addosso ma con la “forza della lucidità” si permettono di tirare con il 57.1% dal campo, tenendo nel quarto periodo i Denver Nuggets a soli 18 punti segnati.

DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge terminali offensivi perfetti (51 punti in due, 22 su 34 al tiro), Rudy Gay ottimo nel ruolo di sesto uomo e stabilizzatore della second unit nero-argento (19 punti e 4 rimbalzi in 28 minuti), Derrick White un cliente scomodo per Jamal Murray.

Coach Mike Malone riconferma Torrey Craig in quintetto al posto di Will Barton, che prosegue la sua serie da incubo al tiro (19 minuti e 1 su 7 dal campo), ma è Nikola Jokic il motore della squadra.

Denver ricuce uno svantaggio di 10 punti nel secondo quarto, ed il lungo serbo tiene a galla i suoi con un terzo periodo spettacolare (43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist a fine gara per Jokic, 27 punti nel solo secondo tempo). Denver non trova pero mai il canestro dalla distanza (6 su 24 al tiro da tre punti, addirittura 8 su 31 nelle conclusioni fuori dall’area dei tre secondi), troppo poco per vincere una gara 6 a San Antonio.

Non contro la San Antonio del condottiero Gregg Popovich: “E’ sempre così calmoSpiega DeMar DeRozan nel post garaStasera ci ha fatto capire cosa avremmo dovuto fare e come per vincere, senza per forza spendere troppe parole. Una gara 7 va giocata con intelligenza e la forza della disperazione, bisogna essere pronti. L’esperienza aiuterà“.

Stasera il piano partita ha funzionato. A volte funziona, a volte meno. Non starò certo qui a discutere del nostro piano partita con voi (ai cronisti, ndr), lo si vede guardando la partita. Diciamo che le cose sono andate bene per noi

Gli Spurs porteranno per gara 7 tutto il peso della loro esperienza di post season (DeRozan-Aldridge, ma anche Patty Mills, Marco Belinelli) a Denver, contro degli avversari alla prima grande esperienza di playoffs in carriera (ad eccezione di Paul Millsap): “Gara 7? Non lo so” Così Nikola Jokic “Sarà la prima volta per me, immagino sarà una partita ancora più tosta di questa, giocheremo in casa e questo ci sarà d’aiuto“.

L’esperienza ed il, “marchio” delle brucianti eliminazioni patite dai suoi Toronto Raptors in passato si sono visti in DeMar DeRozan, autore di 23 dei suoi 25 punti finali negli ultimi 26 minuti di partita: “Loro sono stati abili per tutta la serie ad aggredirci, a farci sentire il fisico, ed anche a cavarsela con gli arbitri. Abbiamo cercato di pareggiare questa intensità, essere più aggressivi ed andare al nostro ritmo in attacco“.

Una serie fisica, aspetto sottolineato anche dalle parole di Mike Malone: “Abbiamo segnalato con dei video alla NBA che gli Spurs tendono a portare tanti blocchi in movimento, ma la cosa pare non aver avuto effetto” Un duro colpo di Jakob Poeltl ha costretto nel quarto periodo Jamal Murray ad abbandonare il campo “Dovrò guardare il video, non credo che Poeltl sia un giocatore sporco ma sta di fatto che Jamal (Murray, ndr) abbia dovuto uscire. La NBA ci ha detto che abbiamo ragione, sui blocchi, ma gli arbitri non fischiano“.

Gara 7 tra San Antonio Spurs e Denver Nuggets è in programma domenica 28 aprile, al Pespi Center di Denver.

DeMar DeRozan sull’espulsione in gara 4 “Ero frustrato, il fallo non c’era”

Mancano solo 5 minuti al suono della sirena che decreterà la conclusione di gara 4. I Denver Nuggets conducono per 110-92 ai danni dei San Antonio Spurs, quando DeMar DeRozan viene espulso per aver scagliato il pallone in direzione del direttore di gara Scott Foster.

L’espulsione di DeRozan è avvenuta in seguito ad un tentativo di penetrazione verso il canestro avversario. Succede tutto in un attimo, Gary Harris, guardia dei Nuggets, prova ad opporsi con il corpo al tentativo di penetrazione di DeRozan. Tentativo vanificato poi dal fischietto di Foster, che interpreta il contatto DeRozan-Harris come fallo di sfondamento  ai danni della guardia di Denver. 

Al termine della partita , lo stesso DeRozan ha commentato l’accaduto attribuendo tutta la colpa alla frustrazione nata dal presunto fallo chiamato dal direttore di gara.

I 19 punti uniti ai 5 assist e 5 rimbalzi di DeMar DeRozan non sono comunque bastati ad assicurare la vittoria alla squadra di Gregg Popovich. I Nuggets si sono imposti per 117-103 pareggiando la serie, per un parziale che ora recita un equilibratissimo 2-2.

Gli Spurs si impongono in gara 3 con la partita perfetta di Derrick White

Ci vuole una grande partita di per battere i Nuggets in gara 3, proprio quella che hanno giocato i San Antonio Spurs, che mantengono il fattore campo conquistato in gara 1, grazie alla vittoria esterna in casa di Denver.

118-108 in favore degli Spurs il punteggio nel finale, a premiare la splendida prestazione dei texani trascinati da DeMar DeRozan (25 punti e 5 assist) e da Derrick White che chiude con 36 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 rubate con 15-21 al tiro in 33 minuti di utilizzo.

Molto buona anche la prestazione di LaMarcus Aldridge che chiude con una doppia doppia da 18 punti e 11 rimbalzi.

Non è sufficiente per i Nuggets invece la prestazione di Nikola Jokic, che si avvicina all’ennesima tripla doppia in stagione, per lui ci sono 22 punti 8 rimbalzi e 7 assist.

Spurs, rebuilding senza scelte importanti

Sono di nuovo là gli Spurs di Gregg Popovich, a giocarsi ancora una volta i playoffs, da sfavoriti questa volta, quando per 20 anni sono stati sistematicamente in corsa per il titolo.

I Big 3 hanno salutato, Tim Duncan per primo, poi è stato il turno di Tony Parker accasatosi a Charlotte, e infine di Manu Ginobili, cui è stata ritirata la maglia numero 20 qualche settimana fa.

In estate ha lasciato il nero e argento anche Kawhi Leonard, eletto proprio da Popovich come condottiero dell’era post Big 3. Qualsiasi squadra NBA a questo punto, di fronte alla chiusura di un ciclo vincente che ha portato 5 titoli in 20 stagioni all’ombra dell’Alamo, sarebbe ripartita dalle sconfitte, da stagioni di transizione, in maniera da guadagnare preziose scelte al draft, e costruire sui giovani un nuovo ciclo.

Lo hanno fatto i Boston Celtics, lo hanno fatto i Philadelphia 76ers, lo hanno fatto i Brooklyn Nets e stanno provando a farlo anche i Los Angeles Lakers. Ma non lo hanno fatto gli Spurs, che grazie alle loro capacità organizzative, alla loro mentalità e alla loro capacità di scegliere giocatori, di trasformarli e renderli delle piccole stelle sui cui poter fare affidamento di anno in anno, non mancano i playoffs dal lontano 1998.

L’esempio più eclatante è proprio Derrick White, che ha fatto registrare il suo career high proprio nella scorsa partita contro i Nuggets.

Di White non è il numero di punti che impressiona, non quanto la solidità dimostrata dal prodotto dell’università del Colorado, scelto dagli Spurs con la  chiamata numero 29 al draft del 2017.

I 33 minuti contro i Nuggets e il posto nel quintetto titolare White se li è dovuti guadagnare sul campo, nonostante la concorrenza di DeJounte Murray, prima del grave infortunio favorito in ordine gerarchico per posto tra i primi 5. Quello che può aver spinto Gregg Popovich a investire su White è la sua capacità di infiammare la partita e cambiarla.

Dopo aver segnato 26 punti nel primo tempo (unici a riuscirci nella storia degli Spurs oltre lui: Tim Duncan e Tony Parker), White non ha segnato nel terzo quarto, Ma ha chiuso la gara in crescendo con 10 punti negli ultimi 5 minuti dell’ultimo quarto di gioco, guidando il parziale di 18-5 in favore degli Spurs che ha chiuso la partita.

Irriconoscibile rispetto al giocatore che ha chiuso la regular season nel 2017/2018 con 17 gare giocate per un totale di 8.2 minuti di media giocati, ad un anno di distanza White è un uomo fondamentale per l’economia e il gioco degli Spurs. E questa è l’ennesima dimostrazione che a San Antonio vengono scelti dei giocatori solidi, che poi con tanto lavoro vengono indirizzati, resi parte di un sistema, per poi infine esplodere diventando in certi casi anche degli All-Star.

Ci sono dei precedenti: Tony Parker scelto con la numero 28, Manu Ginobili con la numero 57 (lo stesso Tim Duncan ha dichiarato di non aver saputo nemmeno chi fosse, allìepoca), Kawhi Leonard scelto con la numero 15 dagli Indiana Pacers e poi scambiato da Popovich con George Hill, giocatore prediletto dal capo allenatore degli Spurs.

Sarà il caso di Derrick White?

White è stato scelto con la chiamata numero 29, e sembra avere lo stesso DNA dei giocatori sopracitati, si sta dimostrando la guardia migliore della serie, meglio anche di DeMar DeRozan, suo compagno di squadra, ma anche di Gary Harris e Jamal Murray, nella file dei Nuggets. Irreale infatti il suo fatturato nelle 3 gare giocate, 23 punti di media con il 69% di realizzazione dal campo.

Si ripartirà quindi dal 2-1 in favore degli Spurs in gara 4, dove i Nuggets dovranno a tutti i costi cercare di riprendere il fattore campo che potrà essere decisivo per la vittoria finale nella serie. Nel frattempo ci godiamo l’ennesima prestazione di alto livello del piccolo gioiello di San Antonio, che sta infiammando le partite con  le sue giocate, e che sta rendendo il primo turno di playoffs della Western Conference tra Nuggets e Spurs così interessante.

Nuggets-Spurs: un vero e proprio botta e risposta

Nuggets-Spurs

Nuggets-Spurs doveva essere una delle serie più aperte e combattute, insieme a OKC-Portland, e così, almeno per adesso è stato. Denver rimonta e pareggia la serie, dopo due gare in Colorado è sull’1-1. Due filosofie, quelle di San Antonio e Denver, tanto diverse quanto simili.
Una, San Antonio, simbolo di come si costruisce una cultura, vincente al di là degli interpreti. Denver invece rappresenta la progettualità fatta franchigia grazie a scelte, in fase di draft e di mercato, quanto mai oculate e ponderate. Una squadra dove i giovani possono prendersi le libertà e le responsabilità di cui hanno bisogno per crescere e affermarsi in questa NBA.

San Antonio ha sprecato una ghiotta opportunità di portarsi sul 2-0 vanificando un vantaggio di 19 lunghezza a fine terzo quarto (dopo gara due tra Warriors e Clippers non ci può sorprendere più nulla) ma questo non deve appannare grandi meriti dei ragazzi di coach Mike Malone.

NUGGETS-SPURS, GARA 1: LA VITTORIA DELLA DIFESA

Manuale San Antonio Spurs.
Gregg Popovich.

San Antonio vince, sorprendendo fino ad un certo punto, gara 1, mettendo in difficoltà Denver grazie ad una delle specialità della casa: la difesa.
Denver tira malissimo (6/28 da oltre l’arco) e i giovani non reggono la pressione dell’esordio nei playoff.
Gli Spurs giocano una partita da Spurs: gara corale senza clamorosi acuti individuali, limitando uno dei migliori attacchi (110.7 di media contro i 96 di gara 1).
San Antonio ha la possibilità di variare i quintetti e passare da uno incentrato sul midrange ad uno con maggiori spaziature con le velenose armi di Marco Bellinelli e Patty Mills, soliti specialisti da oltre l’arco.

Per Denver Nikola Jokic è una certezza con la sua prima gara ai playoff finita in tripla doppia (10-14-14), Gary Harris e Will Barton pagano inizialmente l’inesperienza sparando a salve e lasciando scappare i texani.
Nel finale Denver si scrolla di dosso un po’ di timore, San Antonio cala di intensità ma nel finale vince chi sbaglia meno ovvero San Antonio.

SPURS-NUGGETS, GARA 2: TUTTI AI PIEDI DI MURRAY

Statistiche Jamal Murray
Jamal Murray.

Gara 2 ha un protagonista assoluto, Jamal Murray. Il prodotto di Kentucky si rivela assoluto protagonista della vittoria, in rimonta dei suoi. Una gara dai due volti con un inizio da dimenticare (0/8 nei primi 36′ di gioco) e un quarto periodo da incorniciare (8/9 con 21 punti nei 12′ finali).
Riesce a segnare in tutti i modi: in penetrazione, con jumper dalla media e da oltre l’arco quando la palla scotta.

La difesa di San Antonio non è attenta come in gara 1 e nel finale si inceppa anche l’attacco con i soli 23 punti messi a referto. La gara si era messa in una maniera che non poteva non andare bene a Pop e compagnia con un parziale 14-0 per finire il primo periodo. Qui una prima reazione, anche grazie ad un contro parziale guidato da Jokic e Harris di 11-0 che riporta Denver a contatto sul 59-49 all’intervallo lungo.
Terzo quarto sulla falsariga del primo, complice anche errori difensivi e fischi dubbi, San Antonio si porta sul +19 con 12′ da giocare.
Poi come detto si scatena Murray e ai texani si inceppa qualche ingranaggio. Denver rimonta e pareggia la serie, facendo anche arrabbiare Pop.

COME CONTINUA LA SERIE?

Adesso ci spostiamo all’ombra dell’Alamo sul punteggio di 1-1, con una rimonta subita dal team neroargento che brucia e con l’inerzia che non può che essere dalla parte di Denver. Riuscirà la vecchia volpe Pop a tirare fuori qualcosa di nuovo dal cilindro? L’impressione è che comunque il fattore campo e la grande esperienza dei texani siano fattori che potrebbero tenere in bilico la serie nelle prossime uscite.