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Chicago Bulls-Malcom Brogdon c’è l’offerta? “Quadriennale da 80 milioni”

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Chicago Bulls-Malcom Brogdon, c’è l’offerta?, i Bulls potrebbero proporre alla guardia dei Milwaukee Bucks, restricted free agent, un contratto da 80 milioni di dollari in 4 anni, come riportato da Bobby Marks di ESPN.

Così Marks, ospite di “The Jump”, talk show di ESPN con Rachel Nichols: “La grande preoccupazione dei Bucks è da dove arriverà l’offerta per Brogdon, e i Bulls potrebbero offrire 80 milioni per 4 anni, alcune fonti rivelano“.

Rumors rinforzati dall’autorevole opinione di Adrian Wojnarowksi di ESPN, che a SportCenter aveva recentemente dichiarato: “I Bucks dovranno prepararsi a rispondere ad un’offerta nel range di 18-20 milioni l’anno per Malcom Brogdon“.

Chicago Bulls-Malcom Brogdon, il rookie dell’anno 2017 priorità per i Bucks

I Milwaukee Bucks sono attesi da un’estate importantissima sul mercato. Il general manager della squadra Jon Horst proporrà all’All-Star Khris Middleton un rinnovo contrattuale “molto vicino” al massimo salariale ricevibile dal giocatore (un quinquennale da quasi 190 milioni di dollari complessivi). La trade chiusa con i Detroit Pistons nella giornata di giovedì ha spedito l’ala Tony Snell in Michigan in cambio di Jon Leuer e della scelta numero 30 al draft NBA 2019 (Kevin Porter Jr da USC), e liberato per Milwaukee spazio salariale sufficiente per trattenere uno tra Brook Lopez e Nikola Mirotic.

Dopo Middleton, la priorità per i Bucks dovrebbe essere quella di trattenere Brogdon, giocatore fondamentale quale creatore di gioco secondario di fianco a Giannis Antetokounmpo per coach Mike Budenholzer, ed un tiratore affidabile e difensore versatile e fisico.

Per Malcom Brogdon, già rookie dell’anno nel 2017, una stagiona da 15.6 punti ed il 40% al tiro da tre punti, annata però limitata nel finale di stagione da un problema di fascite plantare, che lo ha costretto a saltare il primo e parte del secondo turno di playoffs.

I Chicago Bulls hanno selezionato al draft NBA 2019 la point guard da North Carolina Coby White, con la chiamata numero 7.

Patrick Beverley interessa a 5 squadre, Bulls in pole? “Sarebbe grandioso”

patrick beverley rumors

Patrick Beverley rumors che vedono almeno 5 squadre interessate alla point guard dei Los Angeles Clippers, che sarà free agent a partire dal prossimo 30 giugno.

Come riportato da Sean Deveney di Sporting News, Chicago Bulls e gli onnipresenti Los Angeles Lakers tra le squadre interessate al veterano dei Clippers. Secondo Deveney, Pat Beverley potrebbe decidere di accordarsi subito con una delle squadre più accreditate, “senza attendere una proposta” da parte dei Los Angeles Clippers.

L’attenzione dei Clips sarà ovviamente tutta sui grandi nomi della free agency 2019. Il grave infortunio occorso a Kevin Durant ha probabilmente chiuso ogni discorso relativo alla superstar dei Golden State Warriors.

Il fresco campione NBA ed MVP delle finali Kawhi Leonard rimane l’obiettivo principale: i Clippers faranno leva sull’aria di casa per il californiano Kawhi, e su di un progetto ambizioso guidato da coach Doc Rivers, dal President of Basketball Operations Lawrence Frank e da Steve Ballmer, il proprietario.

Patrick Beverley rumors verso Chicago: “Giocare per i Bulls? Sarebbe grandioso”

Patrick Beverley, ragazzo di Chicago, aveva parlato nei giorni scorsi di una possibile destinazione Bulls: “Io sono di Chicago, la città scorre nelle mie vene, e credo che potrei essere davvero d’aiuto. Potrei essere una grande fonte d’ispirazione, un figlio della città che ce l’ha fatta (…) di certo giocare per i Bulls mi farebbe piacere, se ve ne fosse l’occasione, ma io dovrò prendere la decisione migliore per me e per la mia famiglia“.

Beverley potrebbe rivelarsi un giocatore adatto ad un contesto giovane come quello dei Chicago Bulls, un esempio positivo per giocatori come Lauri Markkanen, Zach LaVine, Wendell Carter Jr, ed il leader ideale per un capo allenatore intenso come coach Jim Boylen, recentemente confermato sulla panchina dei Bulls. Durante la stagione 2018\19, l’ex Arkansas ha viaggiato a 7.6 punti, 5 rimbalzi e 3.8 assist di media a partita, in 78 gare disputate in un’annata chiusa con una grande quanto insperata qualificazione ai playoffs della Western Conference.

“I’ll Show You”, Derrick Rose si racconta dagli esordi con i Bulls alla rinascita

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Nella stagione della rinascita, Derrick Rose decide di scrivere la sua autobiografia, “I’ll Show You”, scritto a quattro mani con Sam Smith e che uscirà a settembre.

Quella del numero 25 dei T’Wolves è una lunga storia e piena di emozioni contrastanti e colpi di scena.

Approdato ai Bulls come profeta in patria (prima scelta assoluta del draft NBA 2008), a fine stagione Rose vince il premio di rookie dell’anno. Nel 2011 diventa il giocatore più giovane di sempre a vincere il premio di MVP della regular season (a soli 22 anni e 6 mesi), stagione in cui raggiunge assieme ai suoi Bulls la finale della Eastern Conference contro i Miami Heat del trio James-Bosh-Wade).

In gara 1 del primo turno di playoffs della stagione successiva contro i Sixers, il tristemente noto infortunio, prima tappa di un calvario finito solo quest’anno.

derrick rose

Rose salta l’intera annata 2012\13, ed in quella successiva gioca poco più di un mese. Una volta rimesso il piede su un parquet di gioco, Derrick non riesce più a garantire continuità di prestazioni ed a sfoderare quel talento che aveva dimostrato negli anni  pre-infortunio. Con la canotta dei Bulls, D-Rose disputa ancora due stagioni a singhiozzo (diverse le partite saltate ovviamente per infortunio), ed a quel punto i Chicago Bulls sono costretti a sacrificarlo.

Derrick gioca un anno con i New York Knicks e uno con i Cleveland Cavaliers, ma con poca continuità e apporto alle rispettive cause.

Risale invece al febbraio 2018 l’approdo ai Minnesota Timberwolves dove agli ordini del suo vecchio coach Tom Thibodeau Rose si immedesima alla perfezione nei panni del sesto uomo, e con i quali torna ai playoffs. Una rinascita suggellata da una partita da 50 punti, e da un’annata da giocatore tra i più incisivi in uscita dalla panchina della lega.

Derrick Rose racconta: “Twolves? La colpa non fu di Butler”

Le ultime 15 pagine di “I’ll Show You” sono dedicate proprio ai Minnesota Timberwolves, ed ai problemi tra la squadra ed il suo amico ed ex compagno anche ai tempi dei Bulls Jimmy Butler.

Su Jimmy Butler e la sua richiesta di scambio, oltre che sul conseguente caos che ne seguì, Derrick Rose scrive:

Io e Butler parlavamo molto di ciò che stava accadendo in quei giorni. Gli ho consigliato di non perdere la sua influenza sulla squadra e provare a tenerla insieme, mentre cercava di convincere la società a scambiarlo” Ancora Rose: “Il caos che si è creato non è colpa di Jimmy, ma della NBA. Io non ho niente contro Karl-Anthony Towns o gli altri giovani. Karl è molto forte e con molto talento. Ma se prendi questi ragazzi così giovani e li rendi delle star appena mettono piede nella lega, li rovini ancora prima che possano diventare veramente qualcuno“.

Molto interessanti sono le dichiarazioni di Butler, che la point-guard dei T’Wolves riprende nel suo libro:

Jimmy ha subito molto questa eccessiva considerazione dei giovani. Lui diceva sempre alla dirigenza: ‘Perché li pagate più di me quando sono io che vi ho portato ai playoffs?’ Queste sono state le parole di Jimmy, i toni e i modi erano sbagliai, ma aveva ragione

Rose parla poi del suo ruolo – presente e futuro – ai Timberwolves:

Voglio giocare ancora qualche anno. È assurdo pensare di essere già alla mia decima stagione NBA. Finalmente, ho avuto un po’ di tregua dal punto di vista degli infortuni, e questo mi ha permesso di essere nuovamente il giocatore che ero, anche se con qualche anno in più. Se il problema più grande dei Timberwolves riguarda la crescita dei giovani, sarò felice di aiutarli nel cammino alla consacrazione

Dopo il documentario sulla sua carriera, uscito ad aprile, il libro conferma il desiderio di un giocatore che non vede l’ora di raccontare la sua storia (già avvincente nonostante abbia solo 30 anni). Chissà che un nuovo capitolo di questa storia non sia ancora tutta da scrivere, magari con un ritorno nella sua città natale?

I Chicago Bulls puntano a Coby White con la scelta numero 7

draft chicago bulls

I Chicago Bulls, dopo una stagione vissuta negli ultimi posti della classifica della Eastern Conference, sono in attesa dell’imminente off-season.

La prima operazione che dovrà affrontare la coppia Forman-Paxson sarà il Draft NBA. La squadra allenata da Coach Jim Boylen ha la scelta assoluta numero sette per il terzo anno di fila e, visti i tanti giovani prospetti che compongono questo Draft, sarà difficile sbagliare. Delle point-guard a roster, Kris Dunn potrebbe essere usato come pedina di scambio, mentre Ryan Arcidiacono difficilmente partirà titolare. Chicago sembrerebbe allora essere alla disperata ricerca di una point-guard, che potrebbe ottenere già nella notte tra il 20 e il 21 giugno .

Chicago Bulls, promessa a Coby White?

Secondo Steve Kyler di Basketball Insiders, la franchigia dell’Illinois avrebbe promesso alla guardia di North Carolina, Coby White una chiamata alla scelta numero 7.

White è una delle point guard di maggior prospettiva del gruppo di future matricole. Al classe 2000 è bastato un anno di college per sbalordire gli scout NBA, dimostrando grandissimo talento ed un ottimo potenziale. Ovviamente non manca chi lo considera non all’altezza di una chiamata così alta, ma i Bulls sembrerebbero decisi a puntare seriamente sul ragazzo.

Con i Tar Heels, White ha concluso la stagione con una media di 16.1 punti, 4.1 assist e 3.5 rimbalzi a partita. Molto buone anche le percentuali al tiro, 42.2% dal campo ed il 35.3% da oltre l’arco.

Suggestione Ball per i Bulls, ma White è la certezza

Nelle ultime settimane sono girate voci secondo cui i Chicago Bulls avrebbe già sondato il terreno per portare a casa la point-guard dei Los Angeles Lakers Lonzo Ball. La trattativa con i giallo-viola, però, rischia di esser lunga e faticosa, per cui i Bulls potrebbero preferire coprire il ruolo già alla notte del Draft.

Chicago ha già un buon progetto giovani, partito due anni fa con la cessione della stella Jimmy Butler ai Minnesota Timberwolves – proprio in sede di draft – e la ricostruzione totale della squadra. Ora i Bulls hanno un roster ricco di giovani promesse (Lauri Markkanen, Zach LaVine, Wendell Carter Jr, Michael Porter Jr e Denzel Valentine su tutti) e White potrebbe essere proprio la pedina mancante dello scacchiere di Coach Jim Boylen.

Cameron Reddish si sottoporrà ad un intervento chirurgico muscolare all’addome ad un passo dal Draft

Siamo ormai ad un passo dal Draft NBA 2019 che si terrà in data 20 giugno. L’ex stella dei Duke Blue Devils Cameron Reddish si sottoporrà, a breve, ad un intervento chirurgico all’addome come riportato da Shams Chanaria, di The Athletic.

Il recupero è stimato entro 6 settimane dall’intervento, questo comprometterà quindi la partecipazione agli allenamenti pre-Draft e alla Summer League. Un problema non da poco per una promessa come Reddish, costretto a riposare proprio nel periodo in cui ci si giocano le ultime possibilità di scalare posizioni al Draft. Rimane comunque un pizzico di ottimismo, si pensa infatti che l’ala piccola, ex giocatore al servizio di coach Mike Krzyzewski, meglio conosciuto come coach K a Duke, sarà pronto per il training camp pre-stagionale. 

Al momento le previsioni dicono che Reddish verrà selezionato con la scelta numero sette, che appartiene ai Chicago Bulls. Sono in tanti coloro che pensano che sia la miglior ala piccola dell’intero Draft. A spiccare sono le sue fenomenali capacità atletiche che ne esaltano la versatilità, e non sono da sottovalutare i mezzi tecnici che ne fanno un tiratore temibile.

Nel suo anno da freshman a Duke ha fatto registrare 13.5 punti di media a partita con il 35% al tiro, e il 33% da oltre l’arco dei 3 punti. a queste cifre si aggiungono 3.7 rimbalzi catturati a partita, 1.9 assisti e 1.6 stoppate di media. Dai Numeri di Reddish se ne può intuire il  talento, ma anche un enorme potenziale e grossi margini di miglioramento. L’auspicio è quello che quest’infortunio, seppur non troppo grave, non freni il suo cammino nei professionisti.

Draft, Chicago Bulls, l’obiettivo Coby White già “prenotato”?

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La draft lottery dello scorso 14 maggio ha “punito” i Chicago Bulls, precipitati alla settima posizione di chiamata e fuori dalla portata di alcuni dei prospetti più interessanti del prossimo draft a nord degli inarrivabili Zion Williams e Ja Morant.

Una delle priorità estive dei Bulls sarà quella di rinforzare il back-court, un reparto guardie forte dei soli Kris Dunn e Ryan Arcidiacono nello spot di point- guard. Dal draft una delle soluzione più logiche potrebbe essere quella di puntare su Coby White, talentuoso freshman da North Carolina.

Una soluzione ideale, senonché sarà probabilmente difficile che l’ex Tar Heels possa “sopravvivere” sino alla chiamata numero 7, quella dei Bulls.

I Phoenix Suns, che sceglieranno appena prima di Chicago, hanno un disperato bisogno di una point guard con prospettive da affiancare a Devin Booker (il roster attuale conta dei soli Tyler Johnson e dei giovani Elie Okobo e De’Anthony Melton), e la scelta dei Suns potrebbe cadere proprio su White (un’alternativa possibile, seppur a più alto rischio, sarebbe quella di Darius Garland da Vanderbilt).

Come riportata da K.C. Johnson del Chicago Tribune, Coby White potrebbe aver strappato già al Draft Combine di Chicago una promessa di scelta da una delle 6 squadre che chiameranno prima dei Bulls il prossimo 20 di giugno Brooklyn.

I Phoenix Suns potrebbero rivolgersi al mercato per trovare la loro nuova point-guard titolare (Terry Rozier, addirittura Kyle Lowry), i Cleveland Cavaliers selezionarono lo scorso anno il promettente Collin Sexton, ma il gm dei Cavs Koby Altman ha già dato dimostrazione di grande intraprendenza sul mercato, e chissà che il giorno del draft non possa riservare sorprese in Ohio.

I New York Knicks punteranno con ogni probabilità su R.J. Barrett di Duke (sia come rinforzo che come interessante pedina di scambio), più “oscura” la posizione dei turbolenti Los Angeles Lakers. I giallo-viola tenteranno da subito ogni strada per rinverdire i colloqui con i New Orleans Pelicans per Anthony Davis, e chissà che a rientrare nell’affare non sia la quarta chiamata assoluta che spetterà proprio ai Lakers.

Lakers che potrebbero semplicemente puntare sul miglior giocatore disponibile, oppure scegliere “per procura”, su indicazione magari degli stessi Pelicans, bisognosi di una point-guard da affiancare a Jrue Holiday (Elfird Payton, il titolare in questa stagione, sarà free agent).

Draft lottery, delusione Chicago Bulls, Paxson: “Arriverà comunque un ottimo giocatore”

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Se per l’esito della draft lottery possono esultare New Orleans Pelicans, Memphis Grizzlies e Los Angeles Lakers, lo stesso non si può sostenere per i Chicago Bulls.

La squadra di coach Jim Boylen è “precipitata” sino al settimo posto nell’ordine di chiamata del draft NBA 2019, nonostante i Bulls avessero il 12.5% di possibilità di agganciare persino la prima scelta assoluta.

Un incidente di percorso che non scoraggia però John Paxson, Vice-President of Basketball Operations dei Chicago Bulls: “Dobbiamo superare il momento di delusione e rimetterci all’opera in fretta, c’è tanto lavoro da fare“.

Il nostro impegno ed i nostri obiettivi non cambiano, dal draft arriverà comunque un altro ottimo giocatore, in free agency investiremo risorse su veterani in grado di aiutare la squadra

Naufragato (sorprese a parte) il progetto di affiancare a Lauri Markkanen, Zach LaVine e Wendell Carter Jr. giocatori come Zion Williamson o Ja Morant, i Bulls dovranno selezionare il giocatore che meglio possa adattarsi al presente roster.

Darius Garland da Vanderbilt e Cody White da North Carolina i nomi più interessanti per una squadra che dispone dei soli Kris Dunn e Ryan Arcidiacono nello spot di point-guard.

Difficile che il duo Paxson-Gar Forman possa puntare sul talentuoso Bol Bol da Oregon, in una squadra già forte di Lauri Markkanen e Carter Jr, mentre le piste DeAndre Hunter da Virginia, o Cam Reddish da Duke potrebbero rivelarsi più percorribili.

Ci sono almeno 7 nomi, sette giocatori che seguiamo” Così Paxson a K.C. Johnson del Chicago Tribune “3 delle prime 4 scelte sono dirette ad Ovest, e questo per noi è un risvolto positivo“.

Chicago Bulls, estensione contrattuale pluriennale per coach Jim Boylen

Trovato l’accordo per l‘estensione contrattuale tra coach Jim Boylen ed i Chicago Bulls, l’estensione sarà su base pluriennale.

Come riportato da Adrian Wojnarowski, il nuovo contratto subentrerà con effetto immediato al precedente accordo, che prevedeva per Boylen un’estensione fino al termine della stagione 2019\20, siglata a stagione in corso.

I Bulls hanno così deciso di affidare il percorso di ricostruzione della squadra all’ex assistente di coacg Gregg Popovich, subentrato a Fred Hoiberg lo scorso dicembre. Come dichiarato dalla dirigenza della squadra, i Chicago Bulls considerano coach Boylenl’insegnante di pallacanestro ideale per un roster giovane e di talento“, apprezzando soprattutto le relazioni solide che l’ex head coach dell’università di Utah è riuscito a stabilire con i giocatori in pochi mesi.

Jim( Boylen, ndr) ha una visione precisa della direzione che la squadra dovrà prendere” Così John Paxson, Vice President of Basketball Operations di Bulls “Ed ha fatto finora un gran lavoro qui a Chicago. Coach Boylen ha una grande passione per il suo lavoro e grande capacità di lavorare con i giovani, qualità che noi cerchiamo in un allenatore. I Bulls sono fiduciosi che la strada intrapresa sia quella giusta, ed il nostro impegno è totale“.

Dopo un primo approccio difficile all’indomani del licenziamento di Hoiberg, figura rispettata dallo spogliatoio, Jim Boylen è riuscito ad instaurare un buon rapporto con i giovani Zach LaVine, Lauri Markkanen e Kris Dunn, parte fondamentale assieme a Wendell Carter Jr dello “young core” dei Chicago Bulls.

Knicks e Bulls, crollano gli indici di ascolto nella stagione 2018-2019

Secondo lo Sports Business Journal, gli indici di ascolto della NBA in questa stagione sono crollati drasticamente rispetto alla stagione 2017-2018. Tra le squadre meno viste nella NBA troviamo i New York Knicks e i Chicago Bulls, due squadre con una grande storia ma che in questa stagione si sono posizionate nelle parti più basse della classifica.

Le percentuali degli indici di ascolto NBA in netto calo

Come previsto, i Cleveland Cavaliers sono la squadra che ha sofferto di più il calo degli indici di ascolto, con il 58% in meno. Tutto ciò è dovuto ovviamente alla partenza di LeBron James dai Cavs, che quest’anno hanno terminato la stagione con un record di 19-63.

Nel frattempo, anche i Knicks e i Bulls hanno avuto un calo esponenziale. New York è scesa del 38% su MSG Network, mentre Chicago è scesa del 24% su NBC Sports Chicago. Probabilmente, è proprio il fatto che entrambe abbiano finito la stagione nelle ultime posizioni della classifica la ragione principale del poco interesse nelle TV locali. Tutte e due con un record molto negativo: i Knicks con 17-65 e i Bulls con 22-60. Forse i tifosi si aspettavano di più da ambedue le squadre, soprattutto da Chicago visto che il roster non era tra i peggiori.

Più in generale, l’intera NBA ha registrato un crollo degli ascolti del 4% nelle varie TV locali nella stagione 2018-2019, mentre anche le trasmissioni nazionali su canali come ABC, TNT e NBA TV scendono del 5% ogni anno.

Se Bulls e Knicks riusciranno ad arrivare a nomi importanti in free agency o via draft, giocatori come Zion Williamson o Ja Morant, l’indice di entrambe le squadre potrebbero risalire alle stelle. Soprattutto per i New York Knicks, dal momento che nomi di un certo calibro come quelli di Kevin Durant e Kyrie Irving sono stati accostati più volte alla squadra della grande mela.

I Chicago Bulls vogliono liberarsi del contratto di Omer Asik

I Chicago Bulls fanno richiesta alla NBA di rimuovere dal monte salari il contratto del turco Omer Asik.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, la mossa farebbe risparmiare ai Bulls circa 3 milioni di dollari sul salary cap, aggiungendo ulteriore spazio salariale.

Asik aveva fatto ritorno a Chicago il 1 febbraio 2018, in una trade che aveva coinvolto Nikola Mirotic, spedito ai New Orleans Pelicans, Jameer Nelson e Tony Allen. Il 22 settembre 2018 il turco si è dovuto fermare per un problema di artrite cronica, l’ultimo della lista di un lunga serie di guai fisici per l’ex giocatore di Fenerbahçe e Houston Rockets.

Durante la stagione 2016-17, Asik aveva saltato buona parte della regular seson dopo la diagnosi del Morbo di Chron, patologia che colpisce l’apparato digestivo. Le condizioni fisiche del nazionale turco saranno valutate da un medico esterno, che dovrà attestare la non idoneità sportiva di Omer Asik, prima di accordare ai Chicago Bulls la rimozione del suo contratto.

Asik è attualmente sotto contratto per un’altra stagione, dopo aver guadagnato oltre 11 milioni di dollari per la stagione 2018\19.

Non solo Draft: l’estate dei Tori per tornare a far paura

Markkanen rientro-Chicago Bulls

I Chicago Bulls sono in ricostruzione, ma non sono messi affatto male in ottica futuro. Come mai? Vediamolo con calma. Se ci avessero detto, all’inizio di questa stagione NBA, che i Clippers sarebbero arrivati ai PO, avremmo (quasi) tutti risposto la stessa cosa: Impossibile. Sbagliandoci. Se ci avessero detto che i Celtics sarebbero stati più vicini all’implosione che all’esplosione per larghi tratti della stagione, se non addirittura per tutta, avremmo risposto: Molto difficile. Sbagliandoci, di nuovo.

Se ci avessero detto che i Chicago Bulls avrebbero fatto una gran fatica anche per fare la metà delle vittorie necessarie per strappare un biglietto PO, avremmo risposto: Sì, scontato. E stavolta non ci saremmo sbagliati. I dati di fatto a questo punto sono 2: Siamo dei pessimi scommettitori, almeno sul lungo periodo; anche dei pessimi scommettitori come noi avrebbero potuto azzeccare l’andamento della stagione dei Bulls.

Ora, senza soffermarci troppo sulle abilità al gioco di ciascuno, per quanto fosse preventivabile una stagione sottotono dalle parti dell’Illinois, molto difficilmente si sarebbe potuto prevedere quanto accaduto già durante i primi mesi di Regular Season. In ordine sparso: Markannen fuori 2 mesi per infortunio, partenza da 20 sconfitte in meno di 30 partite, Dunn fuori per infortunio, Hoiberg fuori (ovviamente non per infortunio) e al suo posto Boylen, amato dallo spogliatoio Chicago Bulls quanto un aumento Iva, salvo poi ritrattare (almeno sulla carta). E questo non era neanche febbraio, proseguo?

Senza farla troppo lunga, i pochi assets, nello specifico Portis, il rookie Carter Jr e il già citato finlandese, per motivi – presumibilmente –  precauzionali, non hanno finito la stagione in campo.  Un disastro, direbbe (quasi) chiunque. Sì perché la dirigenza dei Tori pare non essere preoccupata per l’andamento quantomeno burrascoso di questa stagione e, in grande armonia con la città di Chicago che nonostante tutto ha esaurito più volte lo United Center in ogni ordine di posto, sembra puntare con decisione al draft 2019, avendo un discreto margine per attrare poi nella successiva Free Agency se non un’assoluta superstar almeno 1 o 2 buoni comprimari. Ma tentiamo di andare in ordine.

DRAFT 2019: POSSIBILI SCENARI PER I BULLS

Con buone probabilità i Bulls avranno una scelta molto alta al Draft, verosimilmente sceglieranno fra le prime 4-5, avendo quindi a disposizione parecchio potenziale. Al Madison Square Garden, il primo nome annunciato da Adam Silver quest’anno sarà probabilmente quello di Zion Williamson, seguito (non per forza in quest’ordine) da RJ Barret e Ja Morant.

Avere la possibilità di pescare uno di questi 3 nomi, con Williamson che paradossalmente sarebbe il giocatore meno utile alla causa di Chicago, vorrebbe dire non solo possedere un potenziale talento in grado riportare Chicago sulla mappa ad Est, ma anche essere parecchio più attrattiva nel mercato della Free Agency. A Chicago serve talento, soprattutto in materia offensiva. Sono la penultima squadra della lega per efficienza offensiva, non hanno grande pericolosità dall’arco e l’attitudine difensiva sarebbe rivedibile persino nella nostra Serie D.

Certo, l’idea di poter contare su Dunn, magari con uno fra RJ Barret e Morant più LaVine di fianco, oltre al Finlandese e Carter Jr sotto le plance, renderebbe Chicago una delle squadre dal potenziale maggiore dell’intera lega, specialmente con qualche “3&D” a fare da contorno per dare esperienza e solidità a un gruppo dal talento inversamente proporzionale alla piena maturità cestistica.

Se non arrivasse però una scelta fra le prime 3, allora si dovrebbe andare a cercare un giocatore che rispondesse alle necessità immediate della squadra. Come sopracitato, punti nelle mani e attitudine difensiva sono requisiti fondamentali per salire sul palco del Madison e mettersi il cappellino dei Bulls in testa. Di prospetti del genere, almeno potenzialmente, il Draft ne offre più di uno.

Senza scendere di troppo nella lista dei candidati (dei quali ancora molti non si sono dichiarati eleggibili, Williamson su tutti) i Bulls potrebbero scegliere Coby White da North Carolina, che risponderebbe alle necessità anche se ad un livello potenzialmente inferiore dei già citati, Jarret Culver, eccellente difensore ma tiratore tutto da costruire o Darius Garland, potenziale “Most Underrated” di questo Draft 2019.

Discorso a parte vale per Cam Reddish che, seppur senza le presenze in campo che possono annoverare Barret e Williamson a livello NCAA, viene descritto come il giocatore col maggior “talento puro” di questa classe Draft. Una classe Draft che in tal senso si annunciava già ricchissima.

OLTRE IL DRAFT: DA LUGLIO IN POI

Comunque andranno le cose dopo la notte del Draft, il mondo – con buona pace di Kyrie – continuerà a girare, e dovrà farlo anche anche all’interno dell’Universo Chicago Bulls. Sperando di ottenere un vero e proprio asset alla pesca delle matricole, bisognerà poi mettersi al lavoro per cercare di capire quali mosse compiere durante il resto dell’estate per presentarsi ai nastri di partenza della stagione 2019-2020 con un roster, ma soprattutto delle ambizioni, rinnovate rispetto a questi ultimi anni.

Salutare Robin Lopez e almeno uno fra Arcidiacono e Luwawu-Cabarrot sembrano essere le prime mosse da compiere per liberare ulteriore spazio e cercare di buttarsi nel mercato dei Free agent potendo contare su un appeal che nel recente passato è mancato, magari non per portare KD o AD, ma puntando a 2/3 contratti in grado di ampliare la rotazione e permettere a giocatori di sicura prospettiva ma di dubbia maturità, di inserirsi dalla panchina a partita in corso, o più in generale di entrare nei meccanismi di squadra nel corso della stagione.

In conclusione, i Bulls godono di una situazione potenzialmente invidiabile ma il cui potenziale non è solo roseo e scevro da insidie, tutt’altro. La prima scelta al Draft sarà fondamentale anche in chiave free agency, come abbiamo appena visto. Prendere un giocatore rispetto ad un altro a giugno potrebbe cambiare l’elenco dei partenti designati a luglio.

Proprio in questo saranno fondamentali le capacità di management di Paxon e compagni, i quali, in perfetto stile Phil Jackson, guardano al futuro con una calma ed una serenità quasi Zen. Beati loro, verrebbe quasi da dire.

Non fosse altro che, nel caso in cui azzeccassero un paio di scelte a cavallo dei mesi più caldi dell’anno, allora avremmo le basi per una delle squadre più giovani, divertenti e con un pubblico fra i più appassionati d’America, pronti a lanciare la sfida ai nuovi padroni dell’Est che già quest’anno si stanno intravedendo.

Beati noi, verrebbe quasi da dire.

 

Bulls, Lauri Markkanen autorizzato a riprendere l’attività sportiva

Lauri Markkanen è stato autorizzato a riprendere l’attività sportiva. Passata, dunque, la paura in casa Bulls che avevano perso il giocatore finlandese per le ultime 2 settimane di regular season a causa di un problema cardiaco.

I Chicago Bulls hanno annunciato giovedì che il giocatore è stato autorizzato a riprendere l’attività sportiva dopo essersi sottoposto agli esami eseguiti con i cardiologi del Rush University Medical Center di Chicago e della Johns Hopkins.

Markkanen, nella partita dello scorso 26 marzo contro i Toronto Raptors, aveva dovuto abbandonare il campo a causa dell’estrema fatica e del battito cardiaco accelerato. Secondo il team dei medici della Rush e Johns Hopkins il problema è stato causato dalla disidratazione e dalla carenza di nutrienti.

La scelta numero 7 del draft 2017,  ha tenuto in questa stagione cifre in crescendo rispetto all’annata da rookie: 18.7 punti, 9.0 rimbalzi, e 1.4 assist con il 36% da tre punti in 32.3 minuti di utilizzo. Markkanen farà ritorno durante la off-season nella sua Finlandia per riprendere gli allenamenti, per poi volare di nuovo a Chicago in estate.