I Lakers su Ron Adams, storico assistente di Steve Kerr agli Warriors

ron adams

I Los Angeles Lakers ricevono dai Golden State Warriors il permesso per un colloquio con coach Ron Adams, storico assistente di di Steve Kerr.

La notizia è stata riportata da Ohm Youngmisuk e Adrian Wojnarowksi di ESPN. Non chiaro l’eventuale ruolo che Adams andrebbe a ricoprire a Los Angeles in caso di accordo, sebbene l’offerta dei giallo-viola sia definita “significativa“.

Il 71enne Adams siede sulla panchina de Golden State Warriors dal 2014. In precedenza era stato capo allenatore dell’università di Fresno State (fino al 1990) e quindi assistente per Milwaukee Bucks, Chicago Bulls, Oklahoma City Thunder e Boston Celtics.

Dopo aver lasciato la panchina di Fresno State, Adams si unì allo staff di Jerry Tarkanian, leggendario capo allenatore degli UNLV Runnin’ Rebels, prima del passaggio nella NBA.

A Golden State, coach Ron Adams ha preso parte a 5 finali NBA e vinto 3 titoli.

In attesa di sviluppi sulla possibilità Ron Adams, prosegue per i Los Angeles Lakers la rivoluzione dello staff tecnico, con l’arrivo di coach Frank Vogel e di Jason Kidd, e dell’ex capo allenatore di Memphis Grizzlies e Brooklyn Nets Lionel Hollins. Rivoluzione iniziata anche sul parquet, con la trade che porterà in California Anthony Davis in cambio di Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart, la quarta scelta assoluta al draft NBA 2019 (DeAndre Hunter da Virginia, girato agli Atlanta Hawks), e tre future prime scelte.

Dopo la trade Davis, che diventerà ufficiale a partire dal 6 luglio, i Lakers cercheranno di liberare quanto più spazio salariale possibile per rinforzare una squadra che dopo lo scambio vedrà – oltre a Anthony Davis – i soli LeBron James, Kyle Kuzma, Moe Wagner, Isaac Bonga, Jemerrio Jones e (in proiezione) la seconda scelta 2019 Talen Horton-Tucker da Iowa State sotto contratto.

Allo stato attuale i Los Angeles Lakers dovrebbero disporre di ancora 23 o 28 milioni di dollari di spazio salariale, una differenza data dalla possibilità che Davis rinunci alla “trade kicker” (un bonus cessione) da 4 milioni di dollari prevista dal suo contratto. Per avere la possibilità di disporre di un terzo “max slot” (30-32 milioni di dollari), i giallo-viola dovrebbero riuscire a cedere giocatori come Bonga, Wagner o Jones.

Free agency Kevin Durant, possibile sign-and-trade con Golden State?

Kevin Durant free agent

Come riportato da Brian Windhorst di ESPN, un nuovo clamoroso scenario potrebbe caratterizzare la free agency di Kevin Durant. La star dei Golden State Warriors potrebbe, infatti, raggiungere un accordo che farebbe piacere ad entrambe le parti coinvolte: una sign-and-trade con la franchigia californiana.

“Una delle cose che è stata presa in considerazione è la possibilità che i Warriors offrano a Durant un quinquennale. Questo che gli garantirebbe 57 milioni di dollari in più rispetto a quelli che otterrebbe firmando altrove. Lasciarli continuare la riabilitazione con loro e quindi lavorare ad una trade. Se ciò accadesse i New York Knicks avrebbero la possibilità di prenderlo, avendo molti giovani e spazio salariale”. Queste le dichiarazioni di Windhorst nel corso di uno speciale di ESPN dedicato al draft NBA.

L’eventualità di una sign-and-trade consentirebbe a Golden State di non perdere Kevin Durant nella prossima free agency senza ricevere nulla in cambio. Potrebbe inoltre generare profitto anche per il n°35, che guadagnerebbe 57 milioni di dollari extra.

Non si tratterebbe tuttavia di una sign-and-trade vera e propria, poichè avverrebbe di fatto tra un anno. Nonostante ciò Durant avrebbe ancora quattro anni di contratto, una situazione del tutto analoga a quella che avverrebbe nel caso in cui accettasse la player option presente nel suo contratto annuale, ma con la differenza che le franchigie interessate sarebbero costrette a dover rinunciare a diversi assets nel 2020.

“Sarebbe una sign-and-trade ritardata”, ha aggiunto Windhorst. “Rappresenta l’unico modo in cui KD potrebbe ottenere cinque anni di contratto e giocare altrove. Sarò onesto: è un disperato tentativo dei Warriors di non perdere Durant per niente”.

 

Infortunio Klay Thompson: non effettuato ancora intervento chirurgico

Infortunio thompson

E’ uno dei temi caldi del post Finals, l’infortunio di Klay Thompson fa ancora parlare nonostante sia passata una settimana dall’accaduto. Il giocatore degli Warriors ha riportato un infortunio al legamento crociato del ginocchio sinistro durante gara 6 della serie contro i Toronto Raptors.

Non è stato ancora effettuato l’intervento chirurgico, ma secondo gli esperti, è una procedura normale per questo tipo di lesione. A confermarlo Bob Myers, GM degli Warriors, a Nick Friedell di ESPN che aggiunge:

“Questo è tipico per i giocatori che soffrono di questo infortunio. Di solito c’è una pausa di una settimana o due tra l’infortunio e l’intervento chirurgico.”

L’istantanea di Klay Thompson che si presenta alla linea di tiro libero nonostante l’infortunio è già una delle immagini simbolo di queste Finals.

Il rientro in campo del giocatore dovrebbe avvenire intorno a febbraio, presumibilmente dopo l’All-Star Game. Per lui la free-agency che si avvicina sarà molto importante, visto che dovrà trattare per il suo futuro.

Secondo il padre, Klay Mychal Thompson, il numero 11 di Golden State dovrebbe rimanere nella franchigia della Baia che potrebbe offrigli un contratto al massimo salariale per 5 anni. Intanto, infortunio permettendo, sarà una star del prossimo film “Space Jam 2”, insieme ad altre grandi personalità della NBA.

Free agency 2019: la situazione di KD

Kevin Durant free agent

Kevin Durant free agent si oppure no? Un interrogativo che in tanti si pongono. La situazione di Kevin Durant è sicuramente tra le più intriganti nella free-agency 2019, trattandosi di uno dei migliori giocatori della lega. Prima del suo infortunio nelle ultime NBA Finals, la decisione poteva sembrare abbastanza scontata da immaginare: salutare la Baia, ma, visto lo stop che ha subito, questa scelta potrebbe non essere più così sicura.

Kevin Durant tempi di recupero-kevin durant operazione
Kevin Durant nelle ultime NBA Finals.

 

Kevin Durant free agent o player option?

Come riportato da Bleacher Reportla free agency 2019 di Kevin Durant sembra poter portare a due opzioni: restare a Golden State per mantenere lo stesso sistema di gioco e poter rientrare con calma dal suo grave infortunio, oppure cambiare squadra e salutare dunque la franchigia vice-campione in carica.

Ma quali sono le compagini che sono più in corsa per aggiudicarsi le prestazioni del numero 35? La corsa vede i New York Knicks ed i Brooklyn Nets come favorite qualora KD scegliesse di cambiare aria. Se scegliesse di restare a Golden State potrebbe invece assicurarsi un contratto da più di 200 milioni di dollari spalmati in 5 anni.

Nella giornata di mercoledì, l’insider di ESPN, Adrian Wojnarowski, aveva affermato:

“Ci sono ancora squadre interessate a KD, disposte ad ascoltare le sue richieste economiche. (…) Sanno che potrebbe richiedere fino a 38 milioni a stagione.”

Ha poi continuato, parlando della attuale situazione personale del giocatore:

“Mi hanno riferito che KD si stia guardando dentro, ragionando su se stesso, in questo periodo: realizzando davvero e accettando l’infortunio. Per lui, tornare a Golden State con un contratto da 5 anni e 200 milioni di dollari, significherebbe la certezza di poter rientrare con calma dall’infortunio. Forse il rimanere lì gli dà qualcosa in più a cui pensare, ma New York e Brooklyn sono più che in corsa, ad oggi.”

Ad oggi, rimanere agli Warriors gli garantirebbe 57 milioni in più, oltre, come affermato da Woj, alla tranquillità di poter rientrare con calma. Se, invece, da una parte, approdare in una delle due franchigie di New York potrebbe dargli nuovi stimoli, dall’altra lo metterebbe davanti a meno soldi e più incertezze, considerando la difficoltà storica dei rientri da infortuni al tendine d’Ahille come il suo.

E se DeMarcus Cousins rimanesse un Warriors? “Un anno grandioso, Finals, voglio tornarci”

DeMarcus Cousins

Arriva anche per DeMarcus Cousins il momento dei ringraziamenti, dopo una stagione lunga e complicata dal punto di vista fisico.

Il lungo 4 volte All-Star ha affidato ai suoi canali social un sentito messaggio di ringraziamento per i tifosi dei Golden State Warriors, e per i suoi compagni che lo hanno accolto con grande entusiasmo e disponibilità.

Un anno grandioso! Mi sono goduto ogni momento, quest’anno abbiamo superato ogni tipo di difficoltà e combattuto fino all’ultimo, non è finita nel modo che speravamo ma sono orgoglioso di quanto fatto. Ho avuto il primo assaggio del palcoscenico più importante, e sono pronto per altri passaggi ancora

Poi il messaggio agli sfortunati Klay Thompson e Kevin Durant: “Rimettetevi in fretta, siete dei veri guerrieri! E grazie ai tanti fan, quest’estate al lavoro per tornare al 100% L’anno prossimo vi starò addosso!“.

DeMarcus Cousins, un anno da guerriero

L’allora convalescente DeMarcus Cousins aveva deciso l’estate scorsa di non accettare la proposta di rinnovo allungatagli dai New Orleans Pelicans (un biennale parzialmente garantito da circa 40 milioni di dollari), accettando a sorpresa la sola mid-level exception annuale da 5.2 milioni di dollari propostagli dai campioni in carica Golden State Warriors, con una mossa che suscitò all’epoca grande clamore, scomposte accuse di favoritismi alla squadra di coach Steve Kerr e giaculatorie su disequilibrio e perdita di competitività della NBA.

Cousins poté impiegare i mesi invernali della regular season per completare la sua riabilitazione dalla rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra del gennaio 2018, al riparo “nella pancia” della nave da guerra Warriors. Il suo esordio con la nuova maglia avvenne il 18 gennaio 2019.

Per l’ex giocatore dei Sacramento Kings sarebbero seguite 30 partite di stagione regolare, condotte a 16.3 punti e 8.2 rimbalzi a partita in 25.7 minuti d’impiego, e la prima qualificazione effettiva in carriera ai playoffs.

Post-season che si è però interrotta alla sola seconda partita, a causa di un problema muscolare accusato durante il primo turno di playoffs contro i Los Angeles Clippers. Mentre i suoi compagni in campo rispondevano colpo su colpo agli infortuni di Kevin Durant (stiramento al polpaccio destro contro i Rockets) ed Andre Iguodala (noie muscolari) per raggiungere la quinta finale NBA consecutiva, Cousins si era lanciato in una personale rincorsa al rientro in campo, coronata con la prima finale NBA in carriera.

E se DeMarcus Cousins rimanesse un Warriors?

L’atto finale 2019 è terminato per i Golden State Warriors con una disfatta totale. Gli stop prolungati di Klay Thompson e Kevin Durant hanno “gettato la squadra in un loop”, per usare la definizione di Steve Kerr. Durant salterà l’intera prossima stagione, e le sue intenzioni sul futuro sono oggi ancor meno intellegibili di ieri: e se KD decidesse di non uscire dal contratto, e passare una stagione al sicuro tra le mura del nuovo Chase Center, per concentrarsi sulla riabilitazione e sull’estate 2020?

I Golden State Warriors valuteranno nelle prossime ore la reale convenienza di offrire a Kevin Durant un contratto al massimo salariale, con la consapevolezza della gravità dell’infortunio su di un giocatore di 30 anni. Il rinnovo di Klay Thompson appare al contrario quasi una formalità, la rottura del legamento crociato del ginocchio è un infortunio grave, che richiederà tempi di recupero lunghi ma che presenta maggiori garanzie di pieno recupero.

Un eventuale contratto al massimo salariale per Klay Thompson comporterebbe inoltre per gli Warriors un esborso importante, ma meno pesante rispetto al “supermax contract” per cui sarà eleggibile Durant.

Fattori che la proprietà, il GM Bob Myers e coach Kerr non potranno non considerare. La posizione di DeMarcus Cousins potrebbe presto conoscere sviluppi inattesi: il cambiamento di panorama provocato dagli infortuni di Durant e Thompson, unito ai dubbi che le potenziali inseguitrici di Cousins potrebbero avere sulle sue condizioni fisiche ed atletiche, potrebbe aprire uno spiraglio per un futuro ancora in bianco, giallo e blu per l’ex New Orleans Pelicans.

Cousins? Credo che potremo avere una chance (di trattenerlo a Golden State, ndr)” Così Steve Kerr all’indomani di gara 6 “Speriamo ovviamente per lui che possa andare a guadagnare più soldi altrove, ma chi lo sa? Ogni anno è diverso, quest’estate ci saranno tante squadre con tanto spazio salariale e soldi da spendere. Noi avremo il nostro daffare con Kevin e Klay, ma chi può sapere come le cose si evolveranno? Ciò che posso dire è che c’è un futuro in questa squadra per DeMarcus Cousins, se deciderà di rimanere“.

Le parole di Cousins potrebbero essere lette come una dichiarazione d’intenti, un’adesione a quel sentimento di rivalsa e di “lavoro non terminato” con cui i Golden State Warriors pare abbiano deciso di guardare al futuro immediato. Per “Boogie”, un anno da protagonista in una squadra giocoforza meno ambiziosa rispetto al passato (a causa delle assenze forzate di Klay Thompson e Kevin Durant) ma comunque forte del talento di Stephen Curry e Draymond Green potrebbe fungere da seconda parte di un tour di rinascita per uno dei migliori lunghi NBA dell’ultima decade.

Warriors, è arrivata la freccia che trafigge la Dinastia? Le pagelle delle Finals

Infortunio thompson

Il primo dardo con cui Apollo pose fine alla gloriosa esistenza di Achille colpì proprio il famoso tallone, il punto vulnerabile del combattente acheo. Poi ne giunsero altri, resi efficaci dall’azione del primo, tanto da portare l’Eroe a soccombere per sempre. Dal tallone di Kevin Durant sono cominciate le sventure dei Golden State Warriors, da quel primo infortunio in semifinale. Poi gli Dei del Basket hanno scagliato gli altri dardi: gli infortuni gravissimi dello stesso KD prima e di Klay Thompson poi, quello, troppo sottovalutato, di Kevon Looney e, infine, le prestazioni calanti dell’ultimo grande guerriero, Stephen Curry. Forse le deità cestistiche hanno ritenuto di mettere fine alla Dinastia Warriors, proprio come il divino Apollo decise di fermare il dominio di Achille sul campo di battaglia. Ma questo si vedrà nel futuro prossimo, intanto stiamo sul presente e diamo i voti ai Warriors che sono andati a sole due vittorie dall’ennesimo Larry O’Brien Trophy.

WARRIORS: LE PAGELLE DEI PROTAGONISTI

Klay Thompson, voto 9.5: salta gara 3 per un infortunio muscolare, vero, ma gioca una serie ai limiti dell’extraterrestre. Tira ben oltre il 50% dall’arco e riesce a mantenere grande lucidità nonostante la forte pressione che la difesa dei Raptors esercita su di lui. Tanta qualità in un volume di tiri mai esagerato. A tempo perso prova anche a frenare Kawhi Leonard. Stava trascinando i suoi a un’insperata gara 7, prima che il legamento crociato del ginocchio sinistro lo abbandonasse, proprio nell’ennesima grande giocata della sua serie. Il Basket rende grazie. Immenso. 

L'infortunio di Klay Thompson ha posto fine alle speranze di titolo dei Warriors
L’infortunio di Klay Thompson ha posto fine alle speranze di titolo dei Warriors

Stephen Curry, voto 7: non gli si può imputare di non averci provato, anzi. Gioca una gara 3 fantascientifica non sufficiente a difendere il suo campo e i suoi punti non mancano mai per tutta la serie. Ma, a differenza dell’altro Splash Brother, sbaglia tanto sia in fase di scelta sia in fase di esecuzione. In difesa paga spesso, benché di solito nascosto su Danny Green. Non riesce a portare i suoi colori alla settima, forse anche perché molto stanco. L’impressione è che l’unico a poter vincere questa serie per i Warriors sostanzialmente da solo fosse Klay Thompson. Lasciato al suo destino.

Draymond Green, voto 6.5: le prime gare della serie, nonostante le cifre, sono decisamente negative e costellate di nervosismo. Poi, col procedere delle partite, i numeri corrispondono a ciò che si vede in campo. Prova a trascinare i suoi emotivamente, prima di tutto in difesa. Però il talento non è quello dei compagni più illustri e la sfida al tiro della difesa avversaria lo penalizza molto. Indomato. 

Kevon Looney, voto 6: non avrà giocato delle grandi Finals, ma ha avuto il coraggio di stare in campo nonostante un infortunio in continuo peggioramento. Tra i centri dei Warriors è l’unico a poter fare buona figura in difesa e il fatto che non abbia potuto giocare più minuti è pesato, nonostante un apporto limitato in attacco. Sarebbe servito.

Andre Iguodala, voto 6: una serie altalenante per il grande veterano del gruppo. Limitare Leonard è impossibile anche per lui e le zero attenzioni rivoltegli dalla difesa di Toronto lo mettono di fronte a scelte non facili. La tripla decisiva di gara 2 e la grande prova offensiva di gara 6 dimostrano che ha due attributi che fanno provincia, nonostante tutto. Highlander.

Andre Iguodala si è mostrato ancora una volta cuore pulsante dei Warriors
Andre Iguodala si è mostrato ancora una volta cuore pulsante dei Warriors

DeMarcus Cousins, voto 4.5: riesce a dare giusto qualche lampo del proprio talento offensivo, ma non può essere sufficiente. Non è in grado di essere costante neanche nell’arco di una singola partita. La condizione fisica è decisamente precaria e in difesa è una tassa pesantissima. Sarebbe uscito dalle rotazioni non fosse stato per gli infortuni dei compagni. E ora?

Quinn Cook, voto 4.5: ha alcuni sprazzi in attacco, grazie ai quali fa capire di essere un buon tiratore. Sbaglia però diversi tiri aperti nel corso della serie, quelli che gli si chiedeva di segnare con una certa costanza. In difesa, onestamente, non si può vedere a questi livelli. Improvvisato. 

Alfonso McKinnie, voto 4.5: dà la positiva impressione di battersi in difesa, senza però riuscire ad essere un vero fattore nella specialità. In attacco per i Raptors è come se non ci fosse e non è in grado di approfittare della cosa, soffrendo chiaramente il palcoscenico. Improvvisato 2.0.

Shaun Livingston, voto 4: non si avvicina nemmeno al contributo portato nelle passate edizioni. Quando è in campo viene attaccato in difesa e crea problemi di spaziatura molto seri in attacco. Non il modo migliore di chiudere una carriera da coraggioso combattente. Indegno finale. 

Warriors: forse Shaun Livingston avrebbe sperato in un miglior finale di carriera
Warriors: forse Shaun Livingston avrebbe sperato in un miglior finale di carriera

Andrew Bogut, voto 4: pensare di schierare in finale NBA un giocatore che ha militato per metà stagione nel campionato australiano è utopistico. La sua (im)mobilità gli impedisce di stare in campo senza fare danni. Finito.

Jonas Jerebko, voto 4: gioca le prime gare, segna qualche tiro da fuori, ne sbaglia diversi; non ha i piedi per stare in una difesa da Finals, soprattutto se è quella dei Golden State Warriors. Inadeguato. 

Jordan Bell, voto 4: doveva essere una buona alternativa a Looney nel lavorare sui cambi difensivi. Nelle poche occasioni in cui è impiegato non ci riesce e in attacco anche lui, come troppi compagni, è un uomo in meno. Deludente. 

Kevin Durant, sv: gioca 11 minuti in tutta la serie e dà idea di cosa sarebbero stati i Warriors con lui. Perde il titolo, la prossima stagione e la nomea di migliore di tutti in un colpo solo. Non se lo meritava. Torna presto, Campione. 

Coach Steve Kerr, voto 6.5: ha il merito di non piangersi addosso e di portare avanti le proprie convinzioni tecniche nonostante tutto. Purtroppo per lui la sua squadra si rivela decisamente più corta rispetto alle stagioni precedenti e lui non può farci nulla. Ammirevole il tentativo di tentare diversi assetti per ribaltare la situazione, a volte trovando anche qualcosa di positivo. Non è colpa sua se, assente Durant, i Toronto Raptors erano più forti. Condottiero disarmato. 

Golden State Warriors The Day After, il mondo stravolto in 72 ore, Kerr: “Siamo in un loop”

golden state warriors

Golden State Warriors, The Day After.

Raramente in casa Warriors si sono vissute 72 ore più – sportivamente – drammatiche delle ultime passate dai vertici della squadra, GM Bob Myers in testa, e dai giocatori.

L’ultimo dei tanti dettagli emersi dallo spogliatoio degli ormai ex bi-campioni NBA parla di uno Stephen Curry frustratissimo ed arrabbiato accanirsi contro i muri della vecchia Oracle Arena, dopo l’uno-due ricevuto in pieno volto dalla squadra con i gravi infortuni di Kevin Durant e dello sfortunato Klay Thompson.

Frustrazione di Curry già evidente in campo, durante i lunghissimi secondi passati dopo la caduta a terra di Thompson, con il suo sodale di tante battaglie che prima scaglia il pallone sul parquet con forza, per poi raccogliersi con sguardo perso ed il paradenti perennemente tra le labbra, mentre i compagni accompagnavano Klay a braccia verso gli spogliatoi.

Gli Warriors superstiti hanno lottato sino all’ultimo possesso per la loro stagione, ma la off-season più importante della storia della franchigia era virtualmente già iniziata.

Le free agency di Durant e Thompson rimarranno, certezze alle quali si è aggiunta – purtroppo – l’ulteriore certezza che sia il due volte MVP delle finali NBA che il figlio del grande Mychal saranno costretti a saltare per intero la prossima stagione.

Golden State Warriors, Myers: “Durant e Thompson meritano di essere premiati”

I Golden State Warriors porranno al centro della loro estate il rinnovo al massimo salariale di Klay Thompson. Operazione data per scontata già prima dell’infortunio, confermata già tempo fa da uno dei proprietari della squadra (Joe Lacob), ed oggi doverosa dopo l’attaccamento alla causa ed alla squadra dimostrato da Thompson fino alla fine, anche con un ginocchio danneggiato.

Non sarei un buon GM se non comprendessi il valore di Thompson e Durant per la nostra squadra” Così Bob Myers “Siamo 9-1 nelle finali NBA con Kevin (Durant, ndr) in campo, un dato che la dice lunga. Klay (Thompson, ndr) è fantastico, sono due giocatori che ogni squadra dovrebbe avere il dovere di trattenere ad ogni costo“.

Se per Thompson, per chi dà peso a questo tipo di elucubrazioni, potrà valere un sentimento di “appartenenza”, o di lealtà verso la franchigia che 9 anni fa lo scelse in uscita da Washington State ed ha fatto di lui un All-Star ed un 3 volte campione NBA, diverso e più complesso il discorso per Kevin Durant.

L’ex OKC Thunder ha 30 anni. La rottura del tendine d’Achille è uno degli infortuni più brutali che possano capitare ad un giocatore di pallacanestro, e su diversi esempi purtroppo esistenti, sono pochi i casi di giocatori ritornati sui livelli pre-infortunio, ad anni di distanza.

Nelle ultime stagioni, un infortunio del genere è toccato al “vecchio” Kobe Bryant, a Wesley Matthews (allora ai Portland Trail Blazers), a Rudy Gay, ed al compagno di squadra DeMarcus Cousins. Il recupero quanto più pieno possibile dopo l’intervento è – per testimonianza dei diretti interessati – lungo e difficile, con tempi che vanno ben oltre il “semplice” ritorno ufficiale sul campo da gioco.

Kevin Durant potrà tra qualche giorno uscire dal suo contratto biennale da circa 64 milioni di dollari, per negoziare un rinnovo al massimo salariale con gli Warriors, o con un’altra squadra. I primi report parlano di “interesse immutato” da parte delle tante squadre interessate a KD, nonostante il lungo stop che si profila. Verità? Pretattica? Rispetto per la figura di Durant? Difficile dirlo ora, le uniche parole di cui oggi vale la pena tenere conto suono quelle di Myers:

Dirò solo che (Durant e Thompson, ndr) meritano entrambi la giusta riconoscenza. Come detto, sono due giocatori fondamentali per noi (…) trovare persone con le loro qualità umane non è semplice, e quando le trovi farai poi di tutto per tenerle con te“, Bob Myers dichiara implicitamente l’intenzione della squadra di proporre ad entrambi i giocatori il massimo consentito in termini di denaro e durata del contratto.

Steve Kerr ed il futuro dei Golden State Warriors: “Infortuni cambiano il panorama”

Due rinnovi che se portati a buon fine proietteranno il salary cap dei Golden State Warriors alla cifra mai toccata prima di 375 milioni di dollari in salari, ai quali andrà ad aggiungersi la pesante luxury tax prevista per le squadre “recidive”. Il gruppo proprietario degli Warriors ha sempre dichiarato di – sostanzialmente – non farne una questione di soldi. La squadra si trasferirà dal prossimo anno al Chase Center di San Francisco, un palazzo dello sport di proprietà, che ancor prima di aprire i battenti ha già portato nelle casse societarie un miliardo e mezzo di dollari di utili.

Introiti che però andranno confermati ed aumentati nel tempo. Quale potrà essere la reazione del nuovo pubblico di ‘Frisco ad una stagione giocata senza Kevin Durant (che rimanga o che si trasferisca altrove), e senza Klay Thompson (il giocatore più amato dalla gente di Oakland)?

Ci saranno comunque Stephen Curry e Draymond Green, Andre Iguodala giocherà – salvo sorprese – almeno un’altra stagione. Steve Kerr sarà ancora al posto di comando, la squadra cercherà di trattenere Kevon Looney – altro idolo delle folle – se ve ne sarà la possibilità.

DeMarcus Cousins sarà free agent, gli Warriors non avranno altro modo di trattenerlo se non riproponendogli la mid-level exception con cui l’ex Pelicans arrivò sulla Baia la scorsa estate. Scenario difficile da immaginare, sebbene non sia chiaro di quale tipo di mercato potrà godere l’ex stella di Kentucky dopo una stagione complicata.

Dal draft 2019 e dalla scelta numero 28 difficilmente potrà arrivare un giocatore d’impatto immediato, il giovane Damian Jones aveva mostrato segnali di crescita prima di un infortunio che ha posto fine alla sua stagione, e l’anno prossimo avrà una chance di tornare nelle rotazioni di coach Kerr. Quinn Cook sarà free agent, e potrà sicuramente puntare ad un contratto a cifre maggiori in una squadra che possa garantirgli più minuti.

Cousins? Credo che potremo avere una chance (di trattenerlo a Golden State, ndr)” Kerr sulla free agency di DeMarcus Cousins “Speriamo ovviamente per lui che possa andare a guadagnare più soldi altrove, ma chi lo sa? Ogni anno è diverso, quest’estate ci saranno tante squadre con tanto spazio salariale e soldi da spendere. Noi avremo il nostro daffare con Kevin e Klay, ma chi può sapere come le cose si evolveranno? Ciò che posso dire è che c’è un futuro in questa squadra per DeMarcus Cousins, se deciderà di rimanere“.

Gli infortuni hanno gettato tutto in un loop” Ancora Steve Kerr, che ha terminato la sua stagione abbracciando da fratello maggiore un delusissimo Curry dopo l’errore sull’ultimo possesso di gara 6 “Non ho idea di che cosa Kevin Durant deciderà di fare. Quello che so è che rivogliamo tutti qui, pensiamo che quella attuale sia la situazione ottimale sia per noi che per lui. Per cui, proseguiamo con l’idea di trattenerlo qui con noi, sapendo però che la scelta spetta solo a lui, e che sarà una scelta che noi rispetteremo. Vogliamo solo il suo bene, la decisione sarà solo sua“.

Quello che è accaduto negli ultimi giorni” Prosegue Kerr “Non ha precedenti, nemmeno negli incubi più terribili. Due infortuni così a due dei tuoi giocatori migliori, a poche ore di distanza. Quando mai potrà accadere di nuovo una cosa del genere? Ora siamo in acque inesplorate“.

Warriors pronti ad offrire contratti al massimo salariale a Durant e Thompson

futuro Durant-Thompson

Come riportato da Brian Windhorst di ESPN, i Golden State Warriors sarebbero pronti ad offrire due contratti quinquennali al massimo salariale a Kevin Durant e Klay Thompson.

Ciò che ho capito nel parlare con le persone all’interno dell’organizzazione Warriors è che la loro intenzione sia quella di continuare e offrire a Kevin Durant e Klay Thompson contratto di cinque anni al massimo salariale”, ha dichiarato Windhorst a First Take.

Il n°11 diventerà free agent in estate, mentre Durant dovrà scegliere se accettare o meno la player option a sua disposizione per il prossimo anno. Entrambi sono però stati vittima di due gravi infortuni. KD è già stato operato a causa della rottura del tendine d’Achille subìta in gara 5 delle Finals. Come confermato da Steve Kerr, starà fuori per tutto il 2019/2020.

Thompson ha invece abbandonato il parquet nel corso del match della scorsa notte, che ha consegnato la vittoria del titolo NBA ai Toronto Raptors. Per lui rottura del legamento crociato anteriore, che lo terrà fermo ai box presumibilmente per 9-10 mesi.

Sia Durant che Thompson sarebbero dovuti essere due dei giocatori più ricercati a partire dal prossimo primo luglio, ma i problemi fisici rischiano di rovinare i loro piani. Non molte squadre saranno ormai interessate ad assorbire i loro max contract, a differenza di quanto sarebbe disposta a fare Golden State.

L’operazione è altamente complicata dal punto di vista finanziario, in quanto inciderebbe molto sul salary cap della franchigia californiana. Lo Chase Center di San Francisco, che prenderà il posto della Oracle Arena, potrebbe però venire in soccorso del GM Bob Myers. Essendo un’arena di proprietà dei Warriors, le entrate contribuirebbero notevolmente al mantenimento dei costi del roster a disposizione di Steve Kerr.

Raptors-Warriors: dove ha vinto la serie Toronto?

Toronto Raptors festa

Ed anche le NBA Finals 2019 sono ormai agli archivi e possiamo dire certamente che Raptors-Warriors è stata una serie finale assolutamente emozionante e piena di colpi di scena. Ad inizio anno nessuno avrebbe mai pensato di vedere i Toronto Raptors disputare una finale NBA contro i Golden State Warriors in una maniera così intensa e così efficace. Infatti, oltre al fatto che in casa Raptors avevano sempre dimostrato di non reggere la pressione dei Playoff, c’è da ricordare che la squadra è stata quasi completamente rinnovata con le partenze di Jonas Valanciunas, Jacob Poltl e DeMar DeRozan e gli arrivi di Danny Green, Kawhi Leonard, Marc Gasol e Patrick McCaw. Andiamo ora a vedere dove e come hanno vinto questo titolo NBA i Toronto Raptors:

Golden State-Toronto
Kawhi Leonard è l’MVP delle NBA Finals 2019

LA DIFESA DEI RAPTORS

Durante tutta la stagione, ed in particolare nella serie Raptors-Warriors, la squadra di Coach Nick Nurse ha messo in campo un sistema difensivo da applausi, mettendo sempre in grande difficoltà l’attacco avversario e costruendo la base del proprio successo proprio nella metà campo difensiva. Aiutata sicuramente dagli infortuni (specialmente quello di Kevin Durant), la difesa dei Toronto Raptors ha sempre messo enorme pressione su Stephen Curry e Klay Thompson (fin quando è rimasto in campo). Le guardie della Baia hanno faticato enormemente a far canestro, ogni singolo possesso.

La difesa ordinata da Coach Nurse si può riassumere con la frase “tutti, ma non gli splash brothers“; su ogni uscita dai blocchi, infatti, le due stelle dei Warriors venivano spesso raddoppiati e se ricevevano palla comunque venivano riempiti di attenzioni da tutti e 5 i difensori in campo della squadra canadese. Inoltre, specialmente in gara 6, i dinosauri hanno tolto letteralmente il tiro da 3 punti a Steph Curry, spingendolo in area contro gli aiuti difensivi o, nella peggiore delle ipotesi, concedendo un tiro da 2 invece che da 3. Ed in partite combattute come queste, ogni singolo punto può fare tutta la differenza del mondo. Infine, quando uno tra Curry e Thompson rifiatava, la squadra del Canada optava sistematicamente per una difesa box and one, condita spesso da raddoppi se uno degli splash brothers riusciva a ricevere palla.

La difesa eccezionale di VanVleet su Curry: non gli fa ricevere palla e la recupera dopo che Gasol la sporca

PROTAGONISTI DALLA PANCHINA: RAPTORS SEMPRE, WARRIORS MAI

Tanta differenza nella serie Raptors-Warriors l’ha fatta senza dubbio l’apporto delle due panchine. Non a caso, durante l’intera serie i Toronto Raptors hanno sempre trovato protagonisti in uscita dalla panchina. In particolare, Fred VanVleet e Serge Ibaka hanno disputato 6 incontri eccezionali. Dall’altro lato, in casa Warriors, nessuno in uscita dalla panchina ha mai inciso molto, dato che DeMarcus Cousins, pur giocando decentemente in attacco (ma comunque al 10% del suo potenziale) ha combinato disastri nella metà campo difensiva. L’unico a salvarsi è in gara 2 Quinn Cook.

L’attacco dei canadesi nella serie Raptors-Warriors si è spesso affidato a Fred VanVleet, che puntualmente ha risposto presente specialmente quando contava, segnando spesso triple pesantissime e canestri difficilissimi, tanto che Flavio Tranquillo l’ha definito come “l’uomo del destino”. Diversamente da VanVleet, Ibaka ha fatto la differenza con la sua esplosività e la sua intensità. La power forward spagnola è riuscita a segnare molto di più dei suoi standard dando un contributo preziosissimo anche con i punti a referto.

Uno dei tanti canestri pesanti di VanVleet. Questo arriva in gara 6

LA FIDUCIA OFFENSIVA DEI RAPTORS

Anche nella metà campo offensiva nella serie Raptors-Warriors la squadra allenata da Coach Nurse ha avuto una fiducia infinita, visto che nelle 4 vittorie dei Toronto Raptors hanno tirato benissimo sia da 2 che da 3 punti, costruendo spesso ottimi tiri e mandando in crisi la difesa dei Warriors. Non è un caso che, quando è arrivata una vittoria da parte dei Raptors, i canadesi abbiano segnato tantissimo dal perimetro e con tanti giocatori.

La fiducia di Siakam anche nel tiro da 3 punti, non la sua specialità ma lo manda a bersaglio

Il simbolo dello stato di grazia in casa Raptors è assolutamente Pascal Siakam, il quale in gara 1 ha fatto registrare una prestazione memorabile in attacco finendo con 32 punti e 14/17 dal campo ed in gara 6 ha concluso con 26 punti tirando benissimo anche da 3 punti, dopo che nella parte centrale della serie aveva faticato dall’arco. Insomma, la vittoria del Larry O’Brien Trophy da parte dei Toronto Raptors è sicuramente una vittoria di squadra, visto che tutti hanno portato il loro contributo sia in attacco e sia in difesa.

NBA Finals, Warriors battuti ed a pezzi, Kerr: “Squadra irripetibile, un privilegio allenarli”

warriors battuti

Warriors battuti ed a pezzi nel fisico e nella mente dopo una gara 6 risoltasi solo all’ultimo possesso.

L’ultima recita della Oracle Arena di Oakland, California, si rivela ancor più drammatica della partita precedente, quella dell‘infortunio di Kevin Durant. Con circa 2 minuti da giocare sul cronometro del terzo periodo e la gara in perfetto equilibrio, il fin lì letale Klay Thompson va al ferro di potenza in contropiede, ricade dopo il fallo di Danny Green e nel ricadere il ginocchio destro cede.

L’arena si ammutolisce, Thompson rimane a terra disperato per il dolore e per la consapevolezza di aver chiuso la sua finale NBA, ma come un guerriero si rialza, guadagna gli spogliatoi sulle sue gambe per poi tornare indietro e segnare i due tiri liberi.

Steve Kerr chiede il fallo ai suoi per fermare il gioco e riportare Klay Thompson negli spogliatoi per il verdetto crudele: rottura del legamento crociato del ginocchio destro, partita e serie ovviamente finite ed infortunio che terrà fuori il prodotto di Washington State per almeno 6-8 mesi.

E nonostante tutto” Mastica amaro Steve Kerr nel post gara “Abbiamo avuto un’opportunità di andare a gara 7“. Gli Warriors resistono persino ad un colpo duro come l’infortunio di un giocatore che in 3 quarti di gioco aveva segnato 30 punti con 8 su 12 al tiro e trascinato i suoi, coach Kerr pesca dal fondo della sua panchina e si affida a Quinn Cook, a DeMarcus Cousins, a Shaun Livingston e ad un commovente Andre Iguodala, e con 9 secondi da giocare Golden State ha il possesso per vincere la partita.

Warriors battuti, Green e Curry: “Non è finita per questa squadra”

La rimessa è per Draymond Green (tripla doppia da 11 punti, 19 rimbalzi e 13 assist a fine gara) che riceve in emergenza ma trova Steph Curry in uscita dai blocchi, per un tiro difficile ma realizzabile per lui. Secondo ferro, ottavo errore dalla lunga distanza per Curry e Toronto Raptors campioni NBA 2019, con una vittoria esterna per 114-110 dopo i tiri liberi finali.

Quando mi è stato riferito che Klay (Thompson, ndr) era fuori” Prosegue Steve Kerr “Ho pensato ad uno scherzo… insomma, non poteva essere vero. Ed invece è andata così, non so se gli infortuni siano il prodotto di 5 stagioni giocate al massimo, con 100 partite all’anno, di tutte le fatiche… so solo che è una cosa devastante da subire“.

Steph Curry veste come di consueto i panni del leader dopo una gara da 21 punti (6 su 17 al tiro), 7 assist e tanta, tanta corsa contro una difesa decisa a toglierlo dalla partita: “Questa partita ce la ricorderemo a lungo, ma conoscendoci, conoscendo questa squadra, il nostro carattere, il nostro DNA, so che non è finita per noi, io non scommetterei contro di noi già dal prossimo anno, e più avanti. Sono davvero orgoglioso di come abbiamo lottato, e di questi 5 anni di vittorie“.

L’ultimo tiro? Lo avrei preso 10 volte su 10, siamo riusciti a creare un buon tiro, vedevo il ferro e ci ho provato… un tiro possibile da mettere, lo riprenderei assolutamente

Warriors battuti, Steve Kerr, il più abbattuto: “Grato di aver allenato questo gruppo”

Gli infortuni di Durant – che come riportato da Steve Kerr salterà per intero la stagione NBA 2019\20 dopo l’operazione per rottura del tendine d’Achille della gamba destra – e di Klay Thomspon avranno delle ripercussioni enormi sull’intera lega. Thompson e Durant potranno diventare free agent dal prossimo 1 luglio, i Golden State Warriors vorranno di certo premiare Klay con un contratto al massimo salariale, pur mettendo in preventivo la possibilità che anche il figlio di Mychal possa rimanere fuori per l’intera prossima stagione.

Tutti penseranno ad oggi come alla fine di un’era” Draymond Green nel post gara “Ma non è così, non è una cosa saggia da dire. Questo non è stato il nostro anno, decisamente, ma non tutte le ciambelle riescono col buco, come si suol dire (…) noi torneremo“.

Non si può descrivere ciò che penso di questa squadra” Steve Kerr è decisamente il più deluso in casa WarriorsCosa ho avuto modo di vedere in questi 5 anni è stata una combinazione incredibile di talento, carattere e dedizione totale, qualcosa di irripetibile (…) ed io sono stato un uomo fortunato ad aver avuto la possibilità di allenare un gruppo del genere, come ho detto anche ai ragazzi

La mia gratitudine nei confronti dei miei giocatori non ha limiti, sono stato messo nella posizione di aiutare ed allenare questi ragazzi tutti i giorni, vederli competere, dare tutto quello che avevano. Questa serie e questi playoffs lo dimostrano“.

Warriors battuti, 5 anni da ricordare

Nell’ultima decade, i Golden State Warriors si sono imposti come la squadra più forte e vincente della pallacanestro mondiale. Dal 2014\15 – anno del primo titolo – ad oggi, gli uomini di Steve Kerr hanno vinto il 77% delle partite disputate (399 vittorie totali, il massimo NBA in un periodo di 5 anni), le 5 finali NBA consecutive sono la seconda striscia di finali di fila giocate da una singola squadra (alle spalle degli storici Boston Celtics di ormai 50 ani fa).

Solo San Antonio Spurs, Chicago Bulls e Los Angeles Lakers (all’epoca ancora Minneapolis Lakers) hanno vinto più titoli NBA degli Warriors in un periodo di 5 anni.

Klay Thompson, c’è la rottura del legamento crociato anteriore

L'infortunio di Klay Thompson ha posto fine alle speranze di titolo dei Warriors

La sfortuna dei Golden State Warriors non si è fermata neppure nella partita che ha assegnato il titolo agli avversari, i Toronto Raptors. Dopo i diversi infortuni rimediati in queste Finals, su tutti quello devastante di Kevin Durant, dovranno fare i conti anche con un nuovo lungo stop. Klay Thompson ha infatti sofferto la rottura del legamento crociato anteriore sinistro, come confermato da Adrian Wojnarowski.

Secondo l’insider di ESPN, il giocatore dovrà stare fermo almeno fino a febbraio del prossimo anno. Con Durant che si vocifera sarà ai box per la totalità della prossima stagione, questo infortunio, anche qualora dovessero restare entrambi nella Baia, complica non di poco le speranze playoff della squadra.

Secondo nuove stime, comunque, riportate da Chris Haynes per Yahoo Sports, il recupero del giocatore potrebbe richiedere anche fino a 10 mesi, tenendolo lontano dal campo per tutta la stagione regolare.

Il legamento crociato del ginocchio sinistro di Thompson ha ceduto quando ci è atterrato malamente sopra, dopo un fallo subito da Danny Green. Mancavano 2 minuti e 20 secondi alla fine del terzo quarto, e sul momento Klay non voleva saperne di abbandonare i suoi. Dapprima è tornato in campo per mettere a segno entrambi i liberi guadagnati con il fallo subito, poi ha cercato di fare e dire di tutto per convincere i suoi a farlo rientrare in campo.

Questa volta, memori anche dell’episodio Durant, il GM Bob Myers e il dottore di squadra Rick Celebrini non hanno sentito ragione e l’hanno costretto a lasciare l’incontro.

Warriors-Raptors gara 6: Toronto scrive la Storia, le pagelle

Warriros-Raptors gara 4 è la conferma definitiva: Kawhi Leonard è il giocatore più forte del mondo

“Siamo all’epica” ha detto Davide Pessina in telecronaca. Noi diciamo “siamo alla Storia“, anzi lo dicono i Toronto Raptors, che battono i bi-campioni Golden State Warriors approfittando delle pesanti assenze, che non sono però l’unico motivo della vittoria canadese. Warriors-Raptors gara 6 ha segnato un’altra vittoria in trasferta in questa incredibile serie. Quella di una squadra che, con le sue scelte difensive estreme, ha messo coach Steve Kerr di fronte alla cortezza del suo organico. Ecco le pagelle del closing-game.

WARRIORS-RAPTORS GARA 6: LE PAGELLE DEI VINCITORI

Warriors-Raptors gara 6: l'uomo del destino è decisamente Fred VanVleet
Warriors-Raptors gara 6: l’uomo del destino è decisamente Fred VanVleet

Kyle Lowry, voto 9: gioca un primo quarto offensivo da fantascienza. La sua difesa è sempre encomiabile, ben aldilà dei problemi di falli. La sua lucidità nei momenti di difficoltà sorprende e con essa la capacità di mettere in ritmo i compagni (10 assist). Ah, ci sono anche 26 punti. Alla faccia di ogni critica dopo il tiro vittoria sbagliato in gara 5. Coraggioso.

Pascal Siakam, voto 8.5: nel primo tempo raccoglie la sfida al tiro da fuori lanciatagli da Kerr e la vince anche (3/6 da tre punti). In difesa le sue leve lunghe sono un grande fattore sulle linee di passaggio. Nell’ultimo quarto, quando l’attacco dei Raptors sembra fermo, trova alcuni canestri provvidenziali in penetrazione, come fosse sempre stato a questi livelli. Decisivo. 

Fred VanVleet, voto 8.5: dovrebbe rientrare nella valutazione generale della panchina, ma merita di stare tra i titolari. Lavora faccia a faccia contro Curry come ha fatto, ottimamente, per tutta la serie. Nel quarto periodo trova alcuni canestri da fuori per indicare la via ai compagni. Anche lui come se giocasse Finals NBA da sempre. Coraggioso. 

Kawhi Leonard, voto 7: è indubbio e giusto che l’MVP alla fine spetti a lui. In difesa gli è inizialmente affidato Thompson, idea poi abbandonata con i problemi di falli. Non deve prendersi troppe responsabilità in attacco e segna quando serve (22 punti con 7/16 dal campo). Segna i liberi che chiudono definitivamente la questione, pur non nella sua miglior prova. Intelligente.

Danny Green, voto 5: non si nota affatto. Fa il suo sicuramente in difesa, per quanto si possa fare contro un leggendario Thompson. In attacco non si prende un tiro e nel finale perde un pallone che rischiava di diventare sanguinoso. Evanescente. 

Marc Gasol, voto 4.5: non prosegue sulla scia positiva della sua serie. In attacco sbaglia tutto il possibile (0/5 dal campo) e a tratti è anche rinunciatario. Fa qualche giocata preziosa in difesa, ma non basta per la sua classe. Inconsistente. 

Panchina, voto 7: posta la sottrazione di VanVleet, Norman Powell fornisce i suoi soliti minuti di  freschezza atletica in difesa senza farsi vedere in attacco. Ma il vero eroe è, ancora una volta, Serge Ibaka, efficiente nei raddoppi sul pick and roll in difesa ed esiziale a rimbalzo d’attacco. Oltre le aspettative. 

WARRIORS-RAPTORS GARA 6: LE PAGELLE DEI VINTI

Warriors-Raptors gara 6: Klay Thompson è nuovamente eroico, ma il ginocchio fa crac
Warriors-Raptors gara 6: Klay Thompson è nuovamente eroico, ma il ginocchio fa crac

Klay Thompson, voto 10: viene marcato a vista e segna comunque 30 punti con 8/12, facendo un ottimo lavoro in difesa contro Leonard. Purtroppo la sfortuna si abbatte ancora su Golden State e il suo ginocchio lo abbandona nel terzo quarto dopo un fallo subito. Rientra per battere i due liberi, li segna, ma poi si deve arrendere a un infortunio che non lascia buone sensazioni. Per il basket, speriamo non sia nulla di serio. Se c’è un uomo che ha tenuto viva la Dub Nation è lui. Grazie, Klay. 

Andre Iguodala, voto 8: le scelte estreme di Toronto lo costringono a prendersi più responsabilità del solito e lui risponde, come sempre, presente, segnando 22 punti e senza far mai mancare il suo apporto in difesa. Questa volta esce sconfitto, ma nulla gli si può rimproverare. Veterano. 

Draymond Green, voto 8: anche lui molto sfidato, non si spaventa e gioca una gara decisamente totale. La tripla doppia da 11 punti, 19 rimbalzi e 13 assist stavolta testimonia come si sia mosso bene contro le speciali difese di coach Nurse. Dimostra di essere sempre lui l’epicentro emotivo di questa grande dinastia. Leader. 

Stephen Curry, voto 5.5: i 21 punti non rendono sufficiente una prova in cui ha chiaramente patito l’estrema aggressività della difesa avversaria. Tira decisamente male (6/17 dal campo e 3/11 da tre) e tende a intestardirsi. Ci sono alcuni errori in difesa pesanti. Nell’ultimo quarto, giustamente, spetta a lui provare a guadagnarsi gara 7 sostanzialmente da solo. E’ umano e non ci riesce, forse anche per la stanchezza. Testardo. 

Kevon Looney, voto 5.5: non è chiaramente in condizione, ma prova a lasciare tutto sul campo. In difesa cerca di essere presente al massimo e fa qualche aiuto importante, ma non può mettere la solita fisicità. In attacco solo raramente riesce a sfruttare bene lo spazio concesso. Impossibile fare di più. 

Panchina, voto 5: DeMarcus Cousins comincia forte ma anche questa volta si perde nel finale, nel quale è una tassa troppo costosa in difesa. Trova qualche canestro Shaun Livingston, ma è chiaro che Alfonso McKinnie e Quin Cook non possono prendersi grande iniziative su questo palcoscenico. Limitati.