I Blazers spediscono Evan Turner agli Atlanta Hawks in cambio di Kent Bazemore

evan turner

I Portland Trail Blazers spediscono l’ala Evan Turner agli Atlanta Hawks in cambio di Kent Bazemore, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Turner, 30 anni, lascia i Blazers dopo 3 stagioni. A Portland, l’ex giocatore di Philadelphia 76ers, Boston Celtics e Indiana Pacers ha viaggiato a 10 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media a partita in 163 partite con la maglia dei Trail Blazers, ritagliandosi nel tempo un prezioso ruolo di sesto uomo agli ordini di coach Terry Stotts.

Kent Bazemore, 29 anni ed agli Hawks dal 2014-15, ha disputato 355 partite in Georgia (10.4 punti e 3.8 rimbalzi a gara), e sarà free agent a fine stagione 2019\20, alla pari di Evan Turner.

Blazers, Evan Turner out: Bazemore per rimpiazzare Hood?

Lo scambio servirà ai Portland Blazers per sostituire nelle rotazioni il free agent Rodney Hood, arrivato a Portland via Cleveland Cavs a febbraio 2019 ed autore di una post-season di alto livello nella cavalcata di Damian Lillard e compagni sino alla finale della Western Conference.

Hood è infatti considerato fuori dalla portata dei Portland Trail Blazers, che come da regolamento per le squadre al di sopra del salary cap potranno offrire all’ex giocatore degli Utah Jazz la sola mid-level exception da 5.3 milioni di dollari.

Rockets, Chris Paul ribadisce: “Non ho mai chiesto la trade, sto bene qui e voglio vincere”

chris paul

Chris Paul precisa: “Non ho mai chiesto di essere ceduto“, la star degli Houston Rockets nega ogni report di frizioni e contrasti con il compagno di squadra James Harden e con coach Mike D’antoni.

Rimarrò qui a Houston, non ho mai chiesto di andare via, sono contento qui e di della mia situazione” Così Paul a Jonathan Feigen dello Houston ChronicleOgni anno, alla fine, solo una squadra vince, le altre perdono tutte. Da quando sono qui, sin dal primo giorno, l’unico obiettivo è stato vincere le partite, non conta nient’altro (…) questo gioco è tutto per me, sono un giocatore dall’età di 5 anni, ed ora ne ho 34, la mia vita è questa“.

Nei giorni scorsi un “esplosivo” report di Vincent Goodwill di Yahoo Sports aveva definito “irrecuperabili” i logori rapporti tra Chris Paul e James Harden. Sempre secondo le fonti, Paul avrebbe richiesto uno scambio al front office dei texani in seguito ad un’affermazione di Harden del tipo “o io o lui”, dopo l’eliminazione dagli ultimi playoffs per mano dei rimaneggiati Golden State Warriors.

A seguito dei report – smentiti quasi in diretta da Chris Paul – ci aveva pensato il general manager dei Rockets Daryl Morey a gettare acqua sul fuoco, dichiarando l’assoluta incedibilità del giocatore: “Potete segnarvelo, scriverlo e riscriverlo: Chris Paul non ha mai chiesto di essere scambiato, mai, e sarà un Rockets la prossima stagione“.

Chris Paul, D’Antoni ed un payroll pesante le sfide per i Rockets

Muovere l’ex star dei Los Angeles Clippers sul mercato potrebbe rivelarsi d’altro canto davvero arduo per gli Houston Rockets. Il contratto di Paul è molto pesante: circa 40 milioni di dollari a stagione fino al 2022. Non sarà facile trovare una squadra disposta a sacrificare asset importanti in cambio di un contratto così gravoso, per un giocatore che per di più ha già ben 34 anni.

Gli infortuni durante la finale NBA 2019 di Kevin Durant e Klay Thompson, destinati a saltare per intero la stagione 2019\20, hanno di fatto allargato il panorama delle pretendenti alla finale NBA nella Western Conference. L’obiettivo dichiarato di Morey e del proprietario della squadra Tilman Fertitta rimane quello di “vincere un titolo NBA” durante il periodo di apice dell’MVP 2018 James Harden.

Gli Houston Rockets sono attualmente in trattative per il rinnovo contrattuale di coach Mike D’Antoni. Trattative arenatesi improvvisamente nelle scorse settimane e poi riprese, sulla base di un accordo triennale tra le parti.

Per la stagione 2019\20, oltre a Paul e naturalmente Harden saranno ancora sotto contratto Eric Gordon, Clint Capela, P.J. Tucker, Gary Clark e Nené (che aveva paventato il ritiro nelle scorse settimane). Le recenti acquisizioni Iman Shumpert, Austin Rivers ed il veterano Gerald Greendiventeranno invece free agent.

A pochi giorni dall’eliminazione, Shams Charania di The Athletic aveva riportato di tensioni tra James Harden e Chris Paul nei minuti successivi alla sconfitta casalinga di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro dei Golden State Warriors privi di Kevin Durant. Tensioni che sarebbero nate e cresciute nel corso della stagione, e che avrebbero riguardato il sistema offensivo di D’Antoni ed il ruolo di Chris Paul.

Kawhi Leonard no alla player option, “considera” la permanenza a Toronto

kawhi leonard

Kawhi Leonard rinuncia alla player option da 21.3 prevista sull’ultimo anno del suo contratto, sarà ufficialmente free agent a partire dal prossimo 30 giungo.

Leonard sarà eleggibile per un quinquennale da circa 190 milioni di dollari con i Raptors freschi campioni NBA, per un quadriennale da circa 141 milioni di dollari complessivi altrove. Come riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports, Kawhi starebbe prendendo “in seria considerazione” l’ipotesi di rifirmare con Toronto.

Oltre ai Raptors, altri squadre saranno sulle piste del due volte MVP delle finali NBA, tra cui i Los Angeles Clippers. A Los Angeles, sulla Interstate 5 a circa 10 miglia dallo Staples Center sono recentemente apparsi dei cartelloni, dei “billboard” che invitano – alla maniera del film “Three Billboards outside Ebbing, Missouri” – Kawhi Leonard a fare ritorno nella natìa California in estate.

I Los Angeles Clippers si detti “estranei” all’iniziativa, come riportato da Ohm Youngmisuk di ESPN.

Masai Ujiri, presidente ed artefice dei Toronto Raptors campioni NBA, offrirà con ogni probabilità il massimo in termini di durata alla sua superstar, un quinquennale con una formula 4+1 (player option sull’ultimo anno di contratto) per fare dell’ex Spurs il volto della franchigia canadese.

Kawhi Leonard, il compagno Danny Green: “Se rimarrà? Penso di si”

In estate i Raptors dovranno affrontare la free agency di Danny Green, prezioso uomo squadra e giocatore tra i più vicini a Leonard. E’ possibile che il suo rinnovo rimanga una condizione preferibile – se non imprescindibile – per Kawhi. Marc Gasol dovrà decidere se esercitare la player option da 25.5 milioni di dollari prevista sull’ultimo anno del suo contratto, ed è probabile che il giocatore catalano sfrutti tale opportunità.

le conferme di Green, Gasol e l’eventuale nuovo contratto al massimo salariale di Kawhi Leonard impegneranno i Toronto Raptors per oltre 140 milioni di dollari complessivi in salari. Un payroll destinato però ad abbattersi a partire dal 2020, col le scadenze dell’ex Grizzlies Marc Gasol, di Kyle Lowry e Serge Ibaka, ossatura della squadra da titolo 2019 agli ordini di coach Nick Nurse.

Città e tifosi hanno fatto la loro parteCosì Danny Green a Julia Kreuz di SportsNetLa franchigia ha fatto la sua parte, sarà davvero difficile lasciare tutto così. Una grande quadra e una città e dei tifosi ai tuoi piedi, disposti a darti qualsiasi cosa per di farti rimanere qui (…) non quante siano le percentuali di probabilità che (Kawhi Leonard, ndr) rimanga, ma so che sono alte, sicuramente più alte rispetto a quelle di una sua partenza“.

Un momento sportivamente delicato per la comunità di Toronto. Tanto cruciale da spingere le autorità cittadine – costituite o “di fatto” – a diramare appelli per indurre la popolazione a lasciare in pace Kawhi leonard nei giorni che precederanno i colloqui e la sua decisione.

Willie Cauley-Stein lascerà i Kings come free-agent, parola dell’agente: “Serve nuovo inizio”

Willie Cauley-Stein è stato selezionato dai Sacramento Kings con la scelta numero 6 del Draft 2015. Con la franchigia californiana ha giocato 4 stagioni, facendo registrare 10 punti e 6 rimbalzi a partita, oltre a quasi 1 stoppata e 1 palla rubata a notte. Ad oggi, il contratto da matricola del centro proveniente dall’università del Kentucky è giunto al termine. I Kings, come riportato su Spotrac, avrebbero la possibilità di presentargli un’offerta qualificante da circa 6 milioni, rendendolo un free-agent con restrizioni.

Per il giornale “Sacramento Bee”, l’agente del giocatore, Roger Montgomery, ha parlato così del futuro del suo assistito:

“Penso davvero che a Willie serva un nuovo inizio. Per come gli sono andate le cose qui fino ad oggi penso proprio sia il momento di passare oltre, per lui. (…) Noi avremmo sperato che le cose per Willie fossero andate diversamente qui, permettendogli di migliorare di più. (…) Spero che non gli presentino nemmeno l’offerta qualificante, permettendogli di essere un free-agent senza restrizioni.”

L’organizzazione ha risposto con un breve comunicato a queste parole, come riportato da Bleacher Report“Willie è un ottimo giocatore, che ha dimostrato di poter rientrare nel nostro stile di gioco. Per ora non possiamo commentare altro.”

Il General Manager di Sacramento, Vlade Divac, aveva dichiarato, in precedenza: “Vorremmo tenerlo con noi, in termine di potenziale. Tuttavia deve ancora dimostrare quella continuità che cerchiamo. Ma ne stiamo discutendo.”

Sembrerebbe che quelle discussioni si siano arenate, almeno stando a quanto affermato da Montgomery, anche in riposta alle parole di Divac stesso: “Se Willie ha peccato di continuità è colpa dei tanti cambiamenti nel roster e negli allenatori avvenuti negli anni.”

Si tratta dunque di una situazione spinosa, in cui entrambe le parti sembrano piuttosto ferme sulle loro posizioni. Entrambe appaiono sicure delle loro affermazioni, e il rischio di giungere ad una situazione di muro contro muro c’è. Qualora i Kings non presentassero l’offerta qualificante, Cauley-Stein sarebbe già virtualmente lontano dalla franchigia che l’ha portato in NBA. Nel caso in cui, invece, la presentassero, non sarebbe da escludere una possibilità di “sign and trade“, per fare in modo di non perdere il giocatore senza ricevere nulla in cambio.

Non resta altro da fare se non aspettare il 30 giugno, quando le danze della free-agency si apriranno.

Gli Wizards non eserciteranno la team option su Jabari Parker

jabari parker

Gli Washington Wizards non eserciteranno la team option sul secondo anno di contratto dell’ala Jabari Parker, come riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports.

La squadra sarebbe pronta però a rinegoziare un nuovo accordo col giocatore, che diventerà free agent a partire dal 30 giugno 2019. La mossa servirà a dare un poco di respiro agli Wizards, il cui payroll rimane comunque uno dei più onerosi del’intera lega.

Jabari Parker era arrivato a Washington lo scorso 7 febbraio in una trade che aveva coinvolto il compagno di squadra ai Chicago Bulls Bobby Portis e Otto Porter Jr degli Wizards. Haynes parla di “interesse comune” di squadra e giocatore di raggiungere un nuovo accordo.

Parker aveva firmato nell’estate 2018 un biennale da 40 milioni di dollari (team option sul secondo anno) con i Chicago Bulls dopo 4 anni passati ai Milwaukee Bucks e due gravi infortuni alle ginocchia.

Jabari Parker, nuovo contratto? Anche Portis, Satoransky e Bryant saranno free agent

L’arrivo via Chicago di Jabari Parker e Bobby Portis non è però servito a Bradley Beal e compagni per centrare una qualificazione ai playoffs in una stagione difficile sin dall’inizio, e complicata ulteriormente dagli infortuni di Dwight Howard prima e di John Wall poi.

Il front office degli Wizards, tutt’oggi ancora privo di una “testa” dopo la cacciata dello storico GM Ernie Grunfled, sara chiamato in estate a scelte importanti, riguardanti la free agency di Tomas Satoranky, Bobby Portis e Thomas Bryant.

Satoransky e Bryant sono state le due note positive della brutta stagione nella capitale. I due giovani si sono rivelati giocatori di ruolo affidabili e di valore. Bobby Portis, giocatore prezioso e con capacità di aprire il campo, ha fornito numeri solidi nelle 19 partite sinora disputate in maglia Wizards, e nei giorni scorsi alcune fionti avevano riportato di un interesse di LakersClippersJazzBucksMagic e Knicks per l’ex Bulls.

Così a fine stagione Bradley Beal su Jabari Parker: “Mi piace tantissimo come giocatore. Jabari è versatile, può giocare spalle a canestro, da esterno… lo si può mettere ovunque in campo, mi è piaciuto tantissimo giocare con lui e credo che Jabari possa essere un pezzo importante del nostro futuro“.

I Lakers su Ron Adams, storico assistente di Steve Kerr agli Warriors

ron adams

I Los Angeles Lakers ricevono dai Golden State Warriors il permesso per un colloquio con coach Ron Adams, storico assistente di di Steve Kerr.

La notizia è stata riportata da Ohm Youngmisuk e Adrian Wojnarowksi di ESPN. Non chiaro l’eventuale ruolo che Adams andrebbe a ricoprire a Los Angeles in caso di accordo, sebbene l’offerta dei giallo-viola sia definita “significativa“.

Il 71enne Adams siede sulla panchina de Golden State Warriors dal 2014. In precedenza era stato capo allenatore dell’università di Fresno State (fino al 1990) e quindi assistente per Milwaukee Bucks, Chicago Bulls, Oklahoma City Thunder e Boston Celtics.

Dopo aver lasciato la panchina di Fresno State, Adams si unì allo staff di Jerry Tarkanian, leggendario capo allenatore degli UNLV Runnin’ Rebels, prima del passaggio nella NBA.

A Golden State, coach Ron Adams ha preso parte a 5 finali NBA e vinto 3 titoli.

In attesa di sviluppi sulla possibilità Ron Adams, prosegue per i Los Angeles Lakers la rivoluzione dello staff tecnico, con l’arrivo di coach Frank Vogel e di Jason Kidd, e dell’ex capo allenatore di Memphis Grizzlies e Brooklyn Nets Lionel Hollins. Rivoluzione iniziata anche sul parquet, con la trade che porterà in California Anthony Davis in cambio di Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart, la quarta scelta assoluta al draft NBA 2019 (DeAndre Hunter da Virginia, girato agli Atlanta Hawks), e tre future prime scelte.

Dopo la trade Davis, che diventerà ufficiale a partire dal 6 luglio, i Lakers cercheranno di liberare quanto più spazio salariale possibile per rinforzare una squadra che dopo lo scambio vedrà – oltre a Anthony Davis – i soli LeBron James, Kyle Kuzma, Moe Wagner, Isaac Bonga, Jemerrio Jones e (in proiezione) la seconda scelta 2019 Talen Horton-Tucker da Iowa State sotto contratto.

Allo stato attuale i Los Angeles Lakers dovrebbero disporre di ancora 23 o 28 milioni di dollari di spazio salariale, una differenza data dalla possibilità che Davis rinunci alla “trade kicker” (un bonus cessione) da 4 milioni di dollari prevista dal suo contratto. Per avere la possibilità di disporre di un terzo “max slot” (30-32 milioni di dollari), i giallo-viola dovrebbero riuscire a cedere giocatori come Bonga, Wagner o Jones.

Joe Dumars ai Sacramento Kings, sarà consulente per Divac

joe dumars

I Sacramento Kings richiamano in servizio Joe Dumars, la leggenda ed ex presidente dei Detroit Pistons sarà un consulente speciale per il general manager della squadra Vlade Divac.

Ad annunciare la mossa gli stessi Kings, tramite comunicato ufficiale.

Io e Joe abbiamo giocato assieme, e Dumars è una leggenda” Così Divac “E’ un manager di talento e grande esperienza, siamo elettrizzati all’idea di averlo qui con noi in qualità di consulente, sarà una risorsa incredibile per la squadra“.

Joe Dumars, dai Bad Boys al titolo 2004

Dopo una lunga carriera da giocatore spesa interamente a Detroit, e due titoli NBA (1989, 1990) nei Pistons dei “Bad Boys” di Isiah Thomas, Bill Laimbeer, Dennis Rodman e Vinnie Johnson e coach Chuck Daly, Dumars divenne President of Basketball Operations della squadra nel 2001.

A Detroit, Joe Dumars valorizzò il talento di Chauncey Billups, ex terza scelta assoluta al draft NBA 1997, e Richard “Rip” Hamilton, scartato da Michael Jordan agli Washington Wizards in cambio di Jerry Stackhouse. Dumars portò in Michigan un semi-sconosciuto Ben Wallace e, nel febbraio 2004, concluse un’elaborata trade che portò ai Pistons il talento di Rasheed Wallace.

Nel 2004, i Detroit Pistons di coach Larry Brown vinsero il terzo titolo NBA della loro storia, battendo i Los Angeles Lakers per 4-1 all’ultimo atto. Dieci anni più tardi, nel febbraio del 2014, Dumars lasciò l’incarico di presidente.

Joe Dumars fu inserito nel 2006 nella Basketball Hall of Fame. Nel suo palmarès da giocatore, un MVP delle finali NBA (1990), sei convocazioni all’All-Star Game, 4 nomine del miglior quntetto difensivo della lega ed una medaglia d’oro iridata nel 1994, con Team USA.

Brooklyn Nets fiduciosi di poter firmare Kevin Durant nella free agency

Secondo quanto riportato da Brian Windhorst di ESPN, ‘cresce la fiducia’ dei Brooklyn Nets riguardo le proprie possibilità di firmare Kevin Durant nella prossima free agency.

Nel corso del programma The Jump, l’ex giocatore Kendrick Perkins ha aggiunto che a suo parere i Nets sono i favoriti per firmare Durant. Non solo lui, perchè secondo Windhorst ‘molte persone nell’ambiente NBA sostengono tale ipotesi’.

Il giocatore dei Golden State Warriors diventerà free agent a partire dal prossimo 1 luglio nel caso in cui rifiutasse la player option da 31.5 milioni di dollari presente nel proprio contratto. Sono molti gli scenari possibili per il n°35, tra cui quello di una clamorosa sign-and-trade con la franchigia californiana.

La free agency di KD è stata fortemente segnata dalla rottura del tendine d’Achille, subìta in gara 5 delle Finals NBA, che dovrebbe tenerlo fuori per tutta la prossima stagione. Tonerebbe dunque in campo quando avrà 32 anni, un grande rischio per qualunque franchigia della lega.

Brooklyn Nets: Kevin Durant insieme a Kyrie Irving?

I Brooklyn Nets sono i grandi favoriti per firmare Kyrie Irving, ma negli scorsi giorni è stato fatto un passo indietro. La dirigenza non sarebbe pienamente convinta di puntare sul giocatore dei Boston Celtics senza avere nel proprio roster anche Kevin Durant.

Le dichiarazioni di Windhorst aprono dunque ad una tale eventualità, che renderebbe la squadra di coach Kenny Atkinson una seria candidata al titolo. I Nets hanno, infatti, spazio per due contratti al massimo salariale.

Ottenere Kevin Durant non sarà tuttavia semplice, a causa della grande concorrenza presente sul mercato, principalmente da parte di New York Knicks e Golden State Warriors.

Rick Pitino lascia il Panathinaikos, cerca il ritorno nella NBA

rick pitino

Rick Pitino, leggenda delle panchine NCAA, lascia la Grecia ed il Panathinaikos e cerca il ritorno nella NBA.

Travolto suo malgrado dallo scandalo recruiting e corruzione nella NCAA ed allontanato senza troppe cerimonie da Louisville dopo 16 anni di onorato servizio, l’ex coach dei Kentucky Wildcats aveva riparato in Europa, accettando l’incarico di capo allenatore del “Pana”, in Grecia, in sostituzione di coach Xavi Pascual.

Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, coach Pitino ha rifiutato un’estensione con il club greco, con l’intenzione di tornare in america e nella NBA, con incarico ancora da definire.

L’ultima esperienza nella lega per il coach 2 volte campione NCAA con Kentucky e Louisville terminò nel 2001, quando lasciò la panchina dei Boston Celtics dopo nemmeno quattro deludenti stagioni (102-146 il suo record in bianco-verde). Dopo la NBA, Pitino fece ritorno al “piano di sotto” ed accettò il ruolo di capo allenatore per i Louisville Cardinals.

A dicembre, a soli due mesi dalla cacciata da Louisville, coach Pitino aveva espresso il desiderio di proseguire la sua carriera, ma in un ruolo diverso e meno impegnativo rispetto a quello ricoperto per tanti anni tra NCAA ed NBA: “Cerco una situazione in cui non sia io quello in controllo di tutto, vorrei seguire lo sviluppo dei giocatori, delle squadre e contribuire a costruire un ambiente vincente. Potrei diventare un consulente, qualcuno che collaborasse con una squadra. A questo punti della mia carriera, questo è ciò che cerco“.

Rick Pitino e lo scandalo NCAA

Un’inchiesta della FBI partita a settembre 2017 aveva svelato un sistema diffuso di corruzione e relazioni pericolose tra agenti, staff e giocatori di diversi team universitari. Oggetto dell’inchiesta, sistematici passaggi di denaro e benefit per migliaia di dollari tra agenti, “consulenti finanziari” ed assistenti e capo allenatori NCAA, tesi a costruire un illegale sistema di reclutamento dei migliori prospetti liceali del paese.

Molti nomi illustri di atenei, head coach e giocatori NCAA sono finiti a vario titolo nei rapporti della FBI. Tra le università ed i coach coinvolti, Louisville ed il leggendario coach Rick Pitino, cacciato ad ottobre, e Chuck Person, assistente ad Auburn e licenziato a novembre.

Le indagini della FBI hanno nei mesi successivi scagionato coach Rick Pitino, considerato come “non a conoscenza” del sistema corruttivo che aveva toccato anche l’ateneo di Louisville, KY.

NBA free agency 2019: chi può spendere di più sul mercato?

kevin durant nba finals

La stagione 2018/2019 ha da poco chiuso i battenti e ora è tempo di gettarsi sulla NBA free agency 2019. Il colpo Anthony Davis, messo a segno dai Lakers, è solo il primo di una lunga serie di trasferimenti che tra gli altri nomi potrebbero coinvolgere anche Jimmy Butler, Kyrie Irving, Kemba Walker e Kevin Durant (quest’ultimo, pur essendo ufficialmente out per la prossima regular season). Prima però di analizzare i prossimi scenari di mercato, è necessario soffermarsi sulla questione salary cap: ogni squadra NBA ha a disposizione un budget per i contratti dei suoi giocatori. Il tetto massimo, valido per tutte e 30 le franchigie, viene stabilito dalla lega e si aggira intorno ai 109 milioni di dollari. Il cap delle varie franchigie è calcolato sommando i contratti di tutti i giocatori, come se fossero delle monetine che, impilate l’una sopra l’altra, vanno a formare una pila fino a giungere a un certo limite.

Di norma quindi le dirigenze possono spendere quanto vogliono per i contratti dei giocatori purché non si superi una soglia che sconsiglia l’accumulo eccessivo dei contratti, anche detta luxury tax: se la somma degli stipendi dei giocatori supera quel limite, le franchigie devono pagare un ulteriore tassa di lusso alla lega che poi viene ridistribuita alle squadre che rimangono sotto il cap. Senza ulteriori indugi, ecco la lista delle varie franchigie NBA ordinate per disponibilità salariale. Si ricorda che non verranno contati nel novero del cap i contratti dei giocatori in scadenza.

NBA FREE AGENCY 2019: LA SITUAZIONE DEI 30 TEAM

 

OKLAHOMA CITY THUNDER

Salary cap: -39.6 milioni

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Paul George e Russell Westbrook.

I Thunder hanno già 12 contratti pesanti validi per la prossima stagione, in particolare quelli di Paul George e Russell Westbrook . Il cap è stato già abbondantemente superato e il rischio luxury tax è appena dietro l’angolo. Il rinnovo faraonico siglato da Paul George la scorsa estate, 137 milioni in 4 anni, lega le mani alla dirigenza che in vista della free agency potrà limitarsi a scambi e piccoli innesti per la panchina. Voci di corridoio affermano che Steven Adams sia il principale indiziato a lasciare OKC, ma nessuna franchigia sembra disposta ad accogliere il centro neozelandese e tanto meno il suo esoso salario.

MIAMI HEAT

Salary cap: -31.5 milioni

Goran Dragic.

Quanto detto per i Thunder vale anche per gli Heat: 11 contratti garantiti, a meno di clamorose trade, più le pesanti player option di Hassan Whiteside e Goran Dragic (47 milioni in due) che verranno sicuramente esercitate. In questo modo la cifra spesa per i contratti supera i 140 milioni di dollari, rendendo impossibile ogni movimento sul mercato. Il sogno Jimmy Butler, maturato negli ultimi giorni, sembra destinato a finire ancor prima di cominciare.

 

CLEVELAND CAVALIERS

Salary cup: -26.9 milioni

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Kevin Love, stella di Cleveland dalla partenza di LeBron James lo scorso anno.

La prima stagione post-LeBron si è chiusa sul fondo della Eastern Conference, non esattamente il traguardo che la tifoseria si aspettava. Come se non bastasse i Cavs hanno il terzo peggior salary cap: i contratti degli ex scudieri del re (Love, Thompson e J. R. Smith) occupano il salario al punto da impedire alla dirigenza di muoversi in sede di free agency. L’ideale sarebbe scambiarli quest’estate per scelte e giovani talenti, ma non saranno molte le squadre a volersi sorbire i loro contratti. L’unica speranza era puntare tutto sul draft, ma la dea bendata ha deciso di voltargli le spalle con una ‘misera’ quinta scelta. La strada del tanking è appena cominciata.

 

TORONTO RAPTORS

Salary cap: -26.4 milioni

Leonard
Kawhi Leonard.

Neanche il tempo di festeggiare il primo titolo della loro storia che subito i Raptors devono gettarsi sul mercato: c’è un MVP delle Finals da rinnovare. Kawhi Leonard ha presente nel contratto una player option che, se venisse esercitata, restringerebbe, e non di poco, lo spazio salariale dei canadesi. Ma è una cifra che sarebbero molto lieti di spendere per trattenere il meraviglioso cestista ammirato nei recenti playoff. Occhio però al richiamo della patria: le due di Los Angeles sono disposte a tutto pur di riabbracciare il loro concittadino.

 

PORTLAND TRAIL BLAZERS

Salary cap: -26.1 milioni

Damian Lillard e C.J. McCollum.

Come alla fine di ogni anno i Blazers si ritrovano con il salary cap ingolfato. Se non è una legge poco ci manca. Damian Lillard, fresco di rinnovo, il prossimo anno incasserà 29.8 milioni e assieme a lui, Portland si ritrova con altri 9 giocatori in doppia cifra. Ci sarebbe spazio per firmare almeno un comprimario, ma gli sforzi economici con ogni probabilità verteranno sui rinnovi di Seth Curry, Enes Kanter, Al-Farouq Aminu e Rodney Hood. Tutti autori di una splendida stagione e degni di un riconoscimento per le finali di conference agguantate.

 

HOUSTON ROCKETS

Salary cap: -17.1 milioni

Chris Paul, possibile protagonista di questa NBA Free Agency 2019.

Dieci giocatori sotto contratto, ma belli costosi, con Nene che molto probabilmente andrà a prendersi i 3.8 milioni previsti dalla sua player option. I vari cap holds che fanno riferimento ai tanti giocatori passati dalla panchina dei texani (dai 16.5 milioni di Iman Shumpert agli 1.6 di Austin Rivers) non cambiano la sostanza per i Rockets nella free agency: Non c’è spazio per migliorare la squadra di D’Antoni. Se invece Chris Paul dovesse essere scambiato (ipotesi arenata attualmente), Houston si libererebbe della causa del suo ingolfamento e otterrebbe in cambio ottimi giocatori.

 

GOLDEN STATE WARRIORS

Salary cap: -15.3 milioni

Kevin Durant free agent
Kevin Durant.

La prossima free agency stabilirà anche il proseguimento o meno della dinastia Warriors. Kevin Durant e Klay Thompson, entrambi in scadenza, non scenderanno in campo nella prossima stagione. KD, promesso sposo dei Knicks, potrebbe esercitare la player option con i Warriors e rimandare di un anno il trasferimento nella Grande Mela. Cosi facendo però Klay non potrebbe firmare il massimo salariale che gli era stato invece garantito dalla dirigenza. D’altro canto se alla fine entrambi scegliessero di rifirmare a lungo per Golden State, il ciclo continuerebbe ma la luxury tax salirebbe alle stelle. Che fare dunque?

 

DENVER NUGGETS

Salary cap: -12.1 milioni

Manuale Denver Nuggets: sarà ancora chiave l'esperienza di Paul Millsap?
Paul Millsap.

Il problema principale a livello salariale è la player option da 30 milioni che Paul Milsap potrebbe esercitare. Millsap rimane  uno dei leader emotivi e tecnici della squadra ma non è più l’all-star di Utah. L’intenzione è comunque quella di trattenerlo, quindi bisognerà trovare un accordo che riempia solo in parte il cap dei Nuggets. Ci sarà cosi modo di sondare la free agency alla ricerca di validi comprimari, al minimo salariale, che possano far rifiatare gli starter e permettere loro di arrivare in forze alla postseason.

 

DETROIT PISTONS

Salary cap: -11.7 milioni

Blake Griffin.

Una franchigia destinata al limbo della NBA anche nella prossima stagione, a meno di clamorosi scambi o di una rinascita di Reggie Jackson. L’ex Thunder percepisce 15 milioni all’anno, molti visto il rendimento dell’ultima regular season. Il suo contratto, quello di Blake Griffin e quello di Andre Drummond riempiono il 67% del cap totale. Anche rinunciando a qualche rinnovo necessario, non ci sarebbe spazio per innesti rilevanti. L’innesto di Tony Snell, ad esempio, non è di quelli che spostano gli equilibri.

WASHINGTON WIZARDS

Salary Cap: -7.2 milioni

Wall-Knicks
John Wall.

 

Non inganni la posizione, non si sta tenendo conto dei contratti da rinnovare. Da Trevor Ariza a Tomas Satoransky passando per Jabari Parker, i cui 20 milioni però sono solo figurativi. Probabilmente partirà Bradley Beal, da cui poter ricevere giovani e scelte, cosi come il  ‘fu’ Dwight Howard. E dire che a febbraio i Wizards si sono liberati del mega contratto di Otto Porter (un quadriennale da 106.5 milioni). Grida ancora vendetta il rinnovo offerto a John Wall che dall’anno prossimo guadagnerà 37 milioni bloccando a lungo termine le manovre economiche della sua franchigia. Si prospetta un’estate lunga e sterile nella capitale.

 

MINNESOTA TIMBERWOLVES

Salary cap: -4.5 milioni

Andrew Wiggins.

L’idea di puntare tutto sui giovani non ha giovato ai poveri Timberwolves, oggi più che mai nell’occhio del ciclone. Nove giocatori già sotto contratto, poche prospettive di crescita in una Western Conference sempre più attrezzata, zero spazio e appeal per muoversi sul mercato. Unica consolazione, la sesta scelta al dratf con cui hanno selezionato Jarrett Culver, bel prospetto. Si aggiunga anche il folle contratto recapitato due anni fa ad Andrew Wiggins (146.5 milioni in 5 anni), ed ecco illustrato un completo disastro.

 

UTAH JAZZ

Salary cap: +0.2 milioni

Mike Conley

Mike Conley, secondo colpo di questa offseason.

I contratti in scadenza sono tanti, ma l’ossatura c’è e costa poco. L’acquisto di Mike Conley rende i Jazz la mina vagante della Western Conference. Ci sarebbero spazio anche per altri “svincolati” che dal 1 Luglio saranno liberi sul mercato. Il problema però non è di natura economica ma di appeal mediatico: per i free agent la scommessa è scegliere Salt Lake City anche perché il progetto tecnico appare chiaro a tutti.

 

SAN ANTONIO SPURS

Salary cap: +8.9 milioni

Chi è DeMar DeRozan
DeMar DeRozan.

“Ci sarà un giorno in cui smantelleremo la squadra e ricostruiremo dal draft, ma non è questo giorno“. Una citazione cinematografica che si sposa perfettamente con il sistema Spurs. La squadra di Gregg Popovich, forte di una mentalità e di un coach tra i più vincenti della storia, continua ogni anno ad agguantare la postseason per poi uscire subito al primo turno. Il talento c’è, ma non abbastanza da impensierire le altre contender. E, a meno di una sorprendente trade per DeMar DeRozan, non ci saranno grandi movimenti sul mercato, malgrado non manchi lo spazio per qualche ritocco. Chissà se arriverà mai quel giorno…

CHARLOTTE HORNETS

Salary cap: +9.6 milioni

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Kemba Walker, altro protagonista della NBA free agency 2019.

Tutto ruoterà intorno a Kemba Walker: In caso di rinnovo al massimo salariale, non ci sarebbe spazio per altre mosse. Essendo stato nominato nel terzo quintetto, Walker avrà inoltre diritto ad un ulteriore ritocco dell’ingaggio se scegliesse di restare in North Carolina, in caso contrario firmerebbe per una contender ma a cifre leggermente inferiori. Nonostante abbia giurato più volte amore eterno a Charlotte, le sirene di Los Angeles, New York e Dallas potrebbero fargli cambiare idea.

 

BOSTON CELTICS

Salary cap: +13.1 milioni

Kyrie Irving.

Al Horford è uscito dal contratto e le possibilità che Kyrie Irving prolunghi la sua esperienza in Massachusetts sono al minimo storico. La sua partenza aprirebbe un bel po di spazio salariale con cui poter ingaggiare un degno sostituto. Marcus Morris e Terry Rozier invece dovrebbero restare alla corte di Stevens almeno per un’altra stagione. A Boston insomma l’estate potrebbe portare un bel po’ di rivoluzioni: l’importante è sapere che all’occorrenza c’è un modo per far spazio per lo meno a un contratto di primissimo livello da poter offrire ai free-agent.

 

MILWAUKEE BUCKS

Salary cap: +17.2 milioni

Khris Middleton.

Qui di spazio figurato ce ne sarebbe a iosa, se non fosse per i contratti in scadenza: Nikola Mirotic, Malcom Brogdon e Brook Lopez vanno rinnovati, cosi come Khris Middleton a cui quasi sicuramente la dirigenza offrirà il massimo salariale. Se tutti questi giocatori venissero confermati il salary cap scenderebbe a -9 milioni. C’è però la volontà da parte dei Bucks di consolidare il roster che li ha condotti alle finali di conference, e con un anno in più di esperienza, tentare nuovamente l’assalto al titolo.

 

ORLANDO MAGIC

Salary cap: +20.8 milioni

Nikola Vucevic
Nikola Vucevic.

Un bel dilemma in casa Orlando: rinnovare Nikola Vucevic, l’eroe della stagione, e relegare in panchina Mo Bamba, oppure cedere il montenegrino per garantire più spazio alla sesta scelta dell’ultimo draft? Probabile che alla fine si propendi per quest’ultima in modo da avere più spazio per i grandi free-agent del futuro. I Magic hanno a disposizione un giovane core che quest’anno ha raggiunto i playoff per la prima volta dal 2012 e che merita la fiducia della dirigenza. Le ambizioni da titolo per ora possono aspettare.

 

MEMPHIS GRIZZLIES

Salary cap: +21.5 milioni

Con le cessioni di Marc Gasol, Zach Randolph e Mike Conley, si è chiuso a Memphis un lungo ciclo incentrato sul grit & grint. La rebuilding, iniziata nell’ultima deadline, passa dal draft e da un Jo Morant pronto a risollevare i Grizzlies assieme a Jaren Jackson Jr. Niente scossoni  dunque in questa free-agency: con i 17 milioni di dollari previsti dalla player option che Jonas Valanciunas eserciterà, non ci sono margini di manovra. Dalla trade-Conley sono arrivati validi tiratori come Joe Crowder, Kyle Korver e Grayson Allen.

 

PHOENIX SUNS

Salary cap: +22.8 milioni

Tyler Johnson con la casacca dei Miami Heat.

Dando per certo che Tyler Johnson eserciterà la sua opzione da 19.2 milioni, non resta molto spazio salariale ai Phoenix Suns. Un paradosso considerando il roster giovane e pieno zeppo di contratti da rookie. Si darà la caccia ad un playmaker, questo è certo. D’Angelo Russell è un potenziale obiettivo. Per averlo però sarà necessario sacrificare gente come Josh Jackson o T.J. Warren che non hanno dato grandi garanzie nelle ultime stagioni.

 

LOS ANGELES LAKERS

Salary cap: +23.1 milioni

lakers titolo nba

AD-LBJ, il nuovo devastante duo dei Lakers.

Da squadra snobbata a prima attrazione del parco giochi: L’arrivo di AD ha ribaltato il destino dei Los Angeles Lakers. Lo spazio salariale infatti non si è ancora esaurito e c’è la possibilità di firmare un a cifre modeste un’altra All-Star. Si fanno i nomi di Kawhi Leonard e Kemba Walker, ma il più papabile  sembrerebbe essere Kyrie Irving, lo stesso che un’anno fa ha lasciato Cleveland per non vivere più all’ombra di LeBron. Il classico ritorno del figliol prodigo. Bisognerà aspettare per vedere quando sarà ufficializzata la trade, in modo da verificare la disponibilità salariale dei Lakers.

 

CHICAGO BULLS

Salary cap: +23.8 milioni

Otto Porter stiramento
Otto Porter.

Come i Suns, anche i Bulls non potranno permettersi pezzi grossi in questa free agency, sia per spazio salariale sia per l’appeal poco suadente. Terranno il pesante contratto di Otto Porter, culleranno la loro coppia futuribile (Lavine-Markannen) e punteranno forte sulla loro settima scelta al draft, Coby White. A fargli da chioccia potrebbe essere Derrick Rose, il cui probabile ritorno sarebbe tanto piacevole quanto utile alla franchigia dell’Illinois.

 

NEW ORLEANS PELICANS

Lonzo Ball and Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs Minnesota Timberwolves at Target Center
Lonzo Ball e Brandon Ingram.

Salary cap: +33.9 milioni

Zion-Lonzo-Ingram. La cessione di Anthony Davis ha portato in dote un big three in grado di brillare nella NBA del futuro. Un buon modo per cominciare la rebuilding. I Pelicans ora hanno lo spazio necessario per firmare uno o due veterani al minimo salariale per creare il giusto mix tra esperienza e gioventù. Inoltre pare che Jrue Holiday voglia restare a NOLA almeno un’altra stagione prima del definitivo addio. Chissà che i suoi consigli non possano giovare a Lonzo, suo nuovo compagno di reparto.

 

ATLANTA HAWKS

Salary cap: +35.2 milioni

Kent Bazemore in azione, contro Tristan Thompson.

Kent Bazemore, Miles Plumlee e poi il deserto da poter riempire (teoricamente) con tanti contratti pesanti: se gli Hawks non dovessero mettere sotto contratto free agent di primo livello (come traspare), potrebbero diventare una piacevole opzione per chi potrebbe ritrovarsi a guadagnare un bel po’ di verdoni pur di riempire il cap di Atlanta. Un bel contratto annuale molto ricco sarà lì a disposizione di molti. La ricostruzione è appena cominciata e i giovani al momento sono la priorità. La caccia alle All-Stars è solo rimandata.

 

INDIANA PACERS

Salary cap: +45.2 milioni

Bojan Bogdanovic in azione contro Jayson Tatum.

Da +45 milioni di spazio disponibile a -40 milioni in caso di rinnovo di tutti i contratti in scadenza. Una forbice enorme dalla situazione senza rinnovi a quella in cui viene confermato un gruppo che ha fatto così bene negli ultimi 24 mesi: Thaddeus Young, Cory Joseph, Bojan Bogdanovic e Darren Collison saranno gli obiettivi estivi dei Pacers. E quest’anno è mancato anche Victor Oladipo, il franchise-man di Indiana.

 

DALLAS MAVERICKS

Salary cap: +46.9 milioni

Kristaps Porzingis con la casacca dei New York Knicks.

 

I Mavs hanno solo 6 giocatori sotto contratto tra rookie e sophomore e molto spazio salariale a disposizione. Manca all’appello il rinnovo di Kristaps Porzingis, è vero, ma il lettone ha già annunciato di voler firmare la qualifying offer da 4.7 milioni e andare a caccia di un super contratto l’anno prossimo (lasciando davvero tanto spazio a Dallas). Una situazione intrigante che potrebbe affascinare molti top free agent sul mercato.

 

LOS ANGELES CLIPPERS

Lou Williams, Danilo Gallinari e Karl-Anthony Towns.

Salary cap: +56 milioni

A Los Angeles, sponda Clippers, ci sono tutti gli ingredienti per un’estate scoppiettante: tanto spazio, un grande allenatore e un roster già attrezzato a competere per i playoff. Forse perderanno il loro leader difensivo, Patrick Beverley, ma potranno firmare almeno due giocatori del calibro di All-Stars. Tutti gli sforzi saranno concentrati su Kawhi Leonard, desideroso di tornare a casa.

 

PHILADELPHIA 76ERS

Salary cap: 56.6 milioni

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Jimmy Butler.

Il motivo per cui si trovano appena fuori dal podio è dovuta alle prevedibili partenze di Tobias Harris e Jimmy Butler: il primo ha deluso le aspettative della dirigenza, il secondo vuole il massimo salariale. I Sixers confermerebbero volentieri l’ex Bulls che tuttavia non sembra della stessa idea. Phila al momento si ritrova ad avere sotto contratto solo Joel Embiid, Ben Simmons e un paio di rookie. Verranno sicuramente aggiunti importanti tasselli nel corso della free agency. Al momento si parla di un forte interesse per Malcom Brogdon, Danny Green e Terrence Ross.

SACRAMENTO KINGS

Salary cap: +59.1 milioni

harrison barnes free agent
Harrison Barnes fronteggia Paul George.

Quella cifra sarebbe stata più alta se non avessero comprato Harrison Barnes durante la deadline: l’ex Warriors ha declinato la player option da 25.4 milioni andando cosi ad intaccare il ricco cap. Molti giovani verranno saldati probabilmente in virtù della splendida stagione appena trascorsa, mentre alcuni veterani come Alec Burks voleranno verso altri lidi. L’unico dubbio resta il rinnovo di Willie Cauley-Stein che richiede il massimo salariale. I Kings non sembrerebbero essere della stessa idea.

 

BROOKLYN NETS

Salary cap: +66.9 milioni

d'angelo russell

La NBA free agency 2019 è decisiva per il futuro di Russell.

Cosa fare con D’Angelo Russell? Malgrado una stagione da all-star, il suo rinnovo toglierebbe metà dello spazio salariale a disposizione. Il sogno sarebbe firmare Kyrie Irving, anche se l’ex Cavaliers è più orientato verso i gialloviola di Los Angeles. I Nets saranno tra i protagonisti della free agency con il rischio però di rimanere con un pugno di mosche in mano.

NEW YORK KNICKS

Salary cap: 67.7 milioni

free agency 2019

Kevin Durant e Kyrie Irving.

L’infortunio di Durant ha scombinato la free agency dei Knicks: il suo arrivo avrebbe reso la Grande Mela fonte di attrazione per molti altri free-agents sul mercato (lo spazio salariale è tale da poter costruire un top team), Kyrie Irving su tutti. Ma ora, con KD prossimo a restare sulla baia, sono pochi quelli che vogliono sposare il progetto tecnico dei Knicks. Da possibile regina del mercato New York rischia di dover cambiare completamente strategia.

Boston Celtics, Nikola Vucevic tra gli obbiettivi principali della free agency

Nikola Vucevic

Concluso il Draft 2019, i Boston Celtics sono concentrati sulla prossima free agency. Uno degli obbiettivi principali sarà Nikola Vucevic,come riportato da Shams Charania di The Athletic.

Boston è infatti al momento senza grandi centri nel proprio roster. Il titolare delle ultime tre stagioni, Al Horford, ha rifiutato la propria player option, e con ogni probabilità andrà alla ricerca di una nuova avventura.

Nel corso della scorsa notte la dirigenza biancoverde ha inoltre ceduto Aron Baynes, insieme alla pick 24, ai Phoenix Suns, in cambio di una prima scelta futura.

Vucevic sarebbe dunque il giocatore ideale da aggiungere all’organico a disposizione di coach Brad Stevens.

Il report di Charania era tuttavia stato anticipato da Adrian Wojnarowski. Il giornalista di ESPN aveva dichiarato che Nikola Vucevic sta lavorando ad un nuovo accordo con Orlando, ma Boston Celtics e Los Angeles Lakers stanno osservando l’evolversi della situazione con grande attenzione.

I sempre più probabili addii di Kyrie Irving e di Horford consentiranno ai Boston Celtics di avere a disposizione sufficiente spazio salariale, con cui sarebbero disposti ad accettare qualunque richiesta di Nikola Vucevic.

Nel corso del 2018/2019, il giocatore degli Orlando Magic ha preso parte, per la prima volta nella propria carriera, all’All Star Game. Ha collezionato career highs per partite giocate (80), punti (20.8), rimbalzi (12.0), e assist di media a partita (3.8). Queste cifre di grande livello gli sono valse la convocazione per la partita delle stelle.

Quello di Vucevic non è l’unico nome sul taccuino dei Celtics, che stanno sondando il terreno anche per una possibile trade per Clint Capela, attualmente in forza agli Houston Rockets.

Chicago Bulls-Malcom Brogdon c’è l’offerta? “Quadriennale da 80 milioni”

chicago bulls-malcom brogdon

Chicago Bulls-Malcom Brogdon, c’è l’offerta?, i Bulls potrebbero proporre alla guardia dei Milwaukee Bucks, restricted free agent, un contratto da 80 milioni di dollari in 4 anni, come riportato da Bobby Marks di ESPN.

Così Marks, ospite di “The Jump”, talk show di ESPN con Rachel Nichols: “La grande preoccupazione dei Bucks è da dove arriverà l’offerta per Brogdon, e i Bulls potrebbero offrire 80 milioni per 4 anni, alcune fonti rivelano“.

Rumors rinforzati dall’autorevole opinione di Adrian Wojnarowksi di ESPN, che a SportCenter aveva recentemente dichiarato: “I Bucks dovranno prepararsi a rispondere ad un’offerta nel range di 18-20 milioni l’anno per Malcom Brogdon“.

Chicago Bulls-Malcom Brogdon, il rookie dell’anno 2017 priorità per i Bucks

I Milwaukee Bucks sono attesi da un’estate importantissima sul mercato. Il general manager della squadra Jon Horst proporrà all’All-Star Khris Middleton un rinnovo contrattuale “molto vicino” al massimo salariale ricevibile dal giocatore (un quinquennale da quasi 190 milioni di dollari complessivi). La trade chiusa con i Detroit Pistons nella giornata di giovedì ha spedito l’ala Tony Snell in Michigan in cambio di Jon Leuer e della scelta numero 30 al draft NBA 2019 (Kevin Porter Jr da USC), e liberato per Milwaukee spazio salariale sufficiente per trattenere uno tra Brook Lopez e Nikola Mirotic.

Dopo Middleton, la priorità per i Bucks dovrebbe essere quella di trattenere Brogdon, giocatore fondamentale quale creatore di gioco secondario di fianco a Giannis Antetokounmpo per coach Mike Budenholzer, ed un tiratore affidabile e difensore versatile e fisico.

Per Malcom Brogdon, già rookie dell’anno nel 2017, una stagiona da 15.6 punti ed il 40% al tiro da tre punti, annata però limitata nel finale di stagione da un problema di fascite plantare, che lo ha costretto a saltare il primo e parte del secondo turno di playoffs.

I Chicago Bulls hanno selezionato al draft NBA 2019 la point guard da North Carolina Coby White, con la chiamata numero 7.