Utah Jazz-Memphis Grizzlies, si continua a trattare per Mike Conley

Ancora una volta, in questa stagione, gli Utah Jazz e i Memphis Grizzlies stanno portando avanti le trattative per Mike Conley. Come riportato da Shams Charania per TheAthletic.com, la franchigia, che vanta la seconda scelta al prossimo Draft, sta cercando in tutti i modi di liberarsi del suo esperto veterano.

Con ogni probabilità, infatti, la seconda scelta vedrà Memphis selezionare Ja Morant, giovane point-guard di belle speranze. Il rischio di pestarsi i piedi con Conley sarebbe concreto, spingendo i Grizzlies a cercare di piazzarlo altrove, con i Jazz al momento favoriti. Le due franchigie, secondo Charania, sarebbero in trattativa da diverso tempo e potrebbero finalizzare l’affare in questa settimana, intorno al giorno del Draft, il 20 giugno.

Se il numero 11 ha ancora probabilmente molto da dare in campo, a spaventare eventuali altre squadre interessate è il suo salario da 32.5 milioni di dollari per la prossima stagione. Ciò però non spaventerebbe Utah, pronta ad inserire nell’affare il contratto di Derrick Favors da 16.9 milioni, e con una flessibilità nello spazio salariale tale da permettergli questo tipo di manovra.

Secondo Tony Jones di TheAthletic, invece, Favors non sarebbe parte della trattativa. Per il reporter le due parti starebbero discutendo con più interesse di un inserimento nell’accordo della scelta numero 23 dei Jazz.

La franchigia di Salt Lake City ha una casella vuota nel ruolo di point-guard titolare da riempire: non è notizia recente che il contratto di Ricky Rubio non verrà rinnovato. Ecco allora che Conley potrebbe essere l’uomo giusto per la squadra, in questo senso. Il giocatore in uscita da Memphis potrebbe rappresentare una versione migliorata dello spagnolo, per i Jazz, in grado di dare un buon apporto sia in attacco che in difesa.

Lakers, interesse per Derrick Favors, “un’ottima addizione nella squadra di LeBron”

lakers derrick favors

Lakers, Derrick Favors degli Utah Jazz tra i possibili movimenti di mercato estivo dei giallo-viola, il lungo ex New Jersey Nets è considerato una potenziale “ottima aggiunta” per la squadra di LeBron James.

A riportare la notizia è Tony Jones di The Athletic, in un articolo dedicato al lungo dei Jazz.

L’ultimo anno del contratto che lega Derrick Favors a Utah diventerà garantito solo dopo il 6 luglio 2019. Positive le ultime 3 stagioni a Salt Lake City per l’ex scelta numero 3 al draft NBA 2010, nonostante un ruolo via via più ridotto per via dell’esplosione del francese Rudy Gobert, pietra fondante assieme a Donovan Mitchell degli Utah Jazz del futuro.

Un Favors oggi però dubbioso sulle reali prospettive per la prossima stagione, e che – come riportato da Jones – gradirebbe essere lasciato libero di scegliere la prossima tappa della sua carriera.

Il prodotto dell’università di Georgia Tech guadagnerà 16 milioni di dollari il prossimo anno, in caso di conferma. Nella stagione 2018\19, Favors ha viaggiato a 11.8 punti e 7.4 rimbalzi a partita in 77 apparizioni e 32.2 minuti d’impiego.

Ai Los Angeles Lakers, Derrick Favors potrebbe rappresentare una valida alternativa nello spot di centro titolare, ruolo ricoperto la stagione scorsa con efficacia dal prossimo free agent JaVale McGee, e dal vecchio Tyson Chandler. Nella scorsa stagione, il 27enne Favors ha mostrato maggiore intraprendenza da dietro l’arco dei 3 punti, chiudendo però con percentuali migliorabili (17 su 78 in stagione, career high in entrambe le voci).

Ricky Rubio e la sua free-agency: “Voglio una squadra di peso, sarà un domino”

Ricky Rubio, possibile obbiettivo dei Cleveland Cavaliers

L’inizio della free-agency si avvicina sempre più, e non saranno disponibili solo le superstar di cui si parla giornalmente, ma anche giocatori solidi ma meno blasonati come Ricky Rubio. Il playmaker spagnolo era arrivato negli Utah Jazz il 30 giugno 2017, tramite uno scambio con i Minnesota Timberwolves. Ad oggi il suo contratto è in scadenza, e, nonostante due stagioni positive, la squadra di Salt Lake City non sarebbe interessata ad offrirgliene uno nuovo.

Lo spagnolo si trovava in patria in questi giorni per un evento tenutosi nel porto di Barcellona. In collaborazione con Adidas ha preso parte a “Parley for the Ocean”, evento riguardo l’inquinamento del mare. Rubio ha rilasciato anche delle dichiarazioni al quotidiano locale “Marca riguardo la free-agency NBA, ma non solo.

Il giocatore ha commentato così la sua imminente esperienza da free-agent senza restrizioni:

“Sarà divertente perché potrò scegliere tra molte squadre. Ma dipende da molti fattori, ci sono dei giocatori importanti le cui decisioni influenzeranno l’andamento del mercato. Qualsiasi loro movimento lo farà e darà il via ad un effetto domino.”

Ha poi dichiarato i suoi obiettivi:

“Non mi voglio certo accontentare. Ci sono squadre che hanno sotto contratto un playmaker titolare, e quelle me le posso scordare. Io ne cerco una di un certo peso, che mi dia i giusti minuti e che possa competere per i playoff. Questo ne esclude già alcune.”

Rubio ha infine parlato delle attuali NBA Finals, delle quali è protagonista il suo amico e connazionale Marc Gasol. Per lo spagnolo non bisogna sottovalutare i Golden State Warriors, che già in gara 5 “hanno mostrato il cuore del campione”, sebbene ai Toronto Raptors dell’amico manchi solo una vittoria per l’anello. Ha raccontato:

“Se Marc vince l’anello mi ha promesso una foto insieme!”

Comunque, l’ex playmaker di Minnesota ed ormai, salvo sorprese, di Utah, viene da un contratto da quasi 15 milioni di dollari annui. Nelle due stagioni con i Jazz ha realizzato 13 punti, 6 assist e 4 rimbalzi di media. Probabilmente, forte di numeri rispettabili, vorrà quantomeno confermare le cifre che recita il suo contratto in scadenza a giorni. Resta da vedere quale squadra da playoff sarà eventualmente interessata ad offrigli tanto.

Il rinnovo di Ricky Rubio “non rientra nei piani” degli Utah Jazz

ricky rubio jazz

Gli Utah Jazz hanno informato Ricky Rubio che il suo rinnovo contrattuale “non rientra tra le priorità della squadra”, come dichiarato dal giocatore spagnolo alla stampa nazionale.

Rubio sarà unrestricted free agent in estate, dopo due ottime stagioni a Utah, chiuse con due qualificazioni consecutive ai playoffs, una semifinale di conference (2018), ed il massimo in carriera per punti di media realizzati (13.1 nel 2017\18, 12-7 in questa stagione).

Gli Utah Jazz, forti in estate di spazio salariale sufficiente ad arrivare ad uno dei tanti giocatori d’impatto disponibili sul prossimo mercato dei free agent, punteranno ad affiancare alla giovane star Donovan Mitchell un giocatore con più punti nelle mani.

Nei giorni più caldi del mercato NBA di febbraio, i Jazz tentarono di portare a Salt Lake City la point-guard dei Memphis Grizzlies Mike Conley, offrendo all’allora general manager Chris Wallace Ricky Rubio e Derrick Favors. Le trattative si arenarono però prima di raggiungere i dettagli, anche a causa della poca disponibilità di Conley a trasferirsi nello Utah.

E’ però possibile che i Jazz tentino di nuovo in estate di imbastire con i Grizzlies una nuova trade per Conley, in probabile uscita da Memphis visto il quasi scontato approdo in Tennessee – via draft della talentuosa point guard di Murray State Ja Morant.

Kyle Korver: “Finii ai Philadelphia 76ers… per una fotocopiatrice!”

kyle korver

Il 38enne Kyle Korver, 16 stagioni NBA alle spalle, deciderà in estate se proseguire la sua carriera per un’altro anno, agli Utah Jazz o altrove.

Nel frattempo il micidiale tiratore da Creighton ha fatto ritorno per un giorno alla sua alma mater a Omaha, Nebraska, dove Korver giocò per quattro stagioni e divenne per due volte miglior giocatore della Missouri Valley Conference nella NCAA.

Kyle Korver ha presenziato alla cerimonia annuale delle consegne di laurea per un gruppo di studenti di Creighton, tenendo un discorso.

Uno dei passaggi più divertenti Korver lo ha dedicato ad un curioso “scambio” in cui l’ex giocatore di Cleveland Cavs e Chicago Bulls fu coinvolto pochi minuti dopo essere stato selezionato con la scelta numero 55 al draft NBA 2003.

Kyle Korver fu selezionato dagli allora New Jersey Nets e ceduto ai Philadelphia 76ers per 125mila dollari. Nel suo discorso il giocatore ha ricordato che parte di quella somma fu utilizzata dai Nets per acquistare… una nuova fotocopiatrice da ufficio!

Non credo che ‘scambio’ sia la parola giusta. Fui girato ai 76ers in cambio di una allora non meglio precisata somma di denaro, ed ho poi saputo che (i Nets, ndr) usarono i soldi per iscriversi ad una summer league, e col resto acquistarono una fotocopiatrice. Per cui, quando mi chiederanno: qual è il tuo valore di mercato? Risponderò: più o meno quello di una fotocopiatrice“.

Ma è OK” Chiosa Korver “Perché la fotocopiatrice si è rotta un paio di anni fa, mentre io sono ancora qui“.

Gli Utah Jazz ristrutturano il front office, Justin Zanik nuovo general manager

utah jazz

Gli Utah Jazz ridisegnano l’organigramma e nominano Justin Zanik al ruolo di nuovo general manager, mentre Dennis Lindsey coprirà la carica di Vice-President of Basketball Operations.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, l’ormai ex gm Lindsey avrà un ruolo più ampio, di supervisione, mentre l’ordinaria amministrazione sarà sbrigata da Zanik, ex assistant gm.

Dennis Lindsey fu promosso a general manager dei Jazz nel 2012, ed è l’uomo che negli anni scorsi portò a Utah via draft Rudy Gobert, Rodney Hood, Donovan Mitchell, ed ha costruito una squadra in grado di vincere rispettivamente 51, 48 e 50 partite stagionali negli ultimi tre anni grazie agli arrivi di Joe Johnsons, Joe Ingles, Ricky Rubio, Derrick Favours e Jae Crowder.

Siamo entusiasti di annunciare le nuove nomineCosì gli Utah Jazz tramite comunicato ufficialeNomine che permetteranno a Dennis Lindsey di ricoprire un ruolo di leadership più ampio, e che daranno a Justin Zanik lo spazio per avere un impatto ancora maggiore sulla squadra, in qualità di dirigente tra i più giovani e talentuosi della NBA“.

Zanik, 44 anni, è da cinque stagioni assistant gm degli Utah Jazz, anni intervallati da un breve periodo trascorso ai Milwaukee Bucks nel 2016.

Rockets-Jazz: i ragazzi di Snyder troppo acerbi per impensierire i solidi texani

Rockets-Jazz

Harden show nelle prime due sfide, in gara 4 si accende Mitchell, ma non basta. I Jazz di cuore e orgoglio hanno provato in tutti i modi ad allungare il più possibile la serie. Tuttavia, l’inesperienza dei ragazzi di Snyder e lo strapotere dei Rockets sono infine risultati decisivi affinché la serie si chiudesse dopo 5 sfide.

 

ROCKETS-JAZZ: IL PICK AND ROLL DEI TEXANI SCARDINA AL BUONA DIFESA DELLA SQUADRA DELLO UTAH

Il fattore della serie è stato indubbiamente il letale pick and roll dei texani. Il Barba è stato letteralmente infermabile sotto questo aspetto di gioco, potendo sfruttare i blocchi dei vari Tucker, Faried e soprattutto Capela. Quasi sempre il marcatore, spesso la vittima era il playmaker spagnolo, Ricky Rubio. Il povero giocatore ex T’Wolves non è mai riuscito ad aggirare l’ostacolo in tempo per contrastare il tiro di Harden, sempre molto veloce nell’esecuzione del tiro.

Qui si vede come il continuo utilizzo del pick and roll da parte dei Rockets mandi in difficoltà la difesa dei Jazz

Altra giocata molto sfrutta dai Rockets (oltre al classico tiro da tre punti) è stato l’alley oop. Gli interpreti non cambiavano, Clint e James, con lo svizzero che puntualmente chiudeva l’azione schiacciando sulla testa dell’avversario (in questo caso il malcapitato era Gobert). Il nativo di Ginevra ha dominato in tutte e 5 le partite sotto entrambi i canestri, facendo diminuire di valore la più che ottima stagione del francese.

ROCKETS-JAZZ: P.J. TUCKER IL GREGARIO PERFETTO PER HARDEN

Altro elemento che si è messo in mostra è stata l’ala grande dei Rockets P.J. Tucker. L’ex Suns è arrivato in estate a Houston con il grande incarico di non far sentire l’assenza di un ottimo difensore come Trevor Ariza. Beh, dire missione compiuta. P.J. ha disputato un ottima stagione, difendendo su tutti, guardie e ali, tuffandosi su ogni pallone, anche su quelli praticamente persi, confermandosi come uno dei giocatori più letali dell’intera lega nei tiri dall’angolo e come il migliore dei suoi quando si parla di lavoro sporco. Giocatore di ruolo sostanziale e decisivo per gli esiti delle partite al Toyota Center, nonostante appaia solamente in qualche fotogramma durante gli highlights, generalmente in occasione dei suoi catch and shoot da fuori dall’arco.

Tucker è uno dei migliori tiratori dall’angolo anche in transizione

 

Una volta di più ai playoff ha mostrato che, nonostante l’età stia avanzando, Tucker è un giocatore più che utile per una contender. Ed ora, testa alla semifinale dove davanti si troverà un altro giocatore che del lavoro sporco ne ha fatto uno stile di gioco, Draymond Green. Tra i due sarà certamente uno splendido duello, dal sapore di quel basket vintage che non passa mai di moda.

ROCKETS-JAZZ; PER I JAZZ SPRAZZI DI MITCHELL CHE FANNO BEN SPERARE PER IL FUTURO

È vero: sia gara 3 che gara 5 sono state perse dai Jazz per colpa, soprattutto, delle decisioni e dei tiri sbagliati nel finale dei match da Mitchell. Il #45 è un ragazzo di soli 22 anni, al secondo anno in NBA, che ha sulle spalle l’intero attacco di una squadra e che si trova ad affrontare una delle migliori versione del Barba. Questi playoff, come gli scorsi, gli sono serviti per accumulare esperienza, in prospettiva di un futuro che gli appare più che radioso. Donovan ha dimostrato di avere personalità, la leadership e i numeri per essere un futura stella di una contender. Però, il percorso per diventare un All star passa anche dalle sconfitte provocate da errori personali o da decisione sbagliate, sintomi di mancata, ma vicina, maturità.

Non a caso Kyle Korver, veterano con decine di anni alle spalle, si è preoccupato subito di spezzare una lancia a favore della giovane guardia dei Jazz, dopo gli errori che sono costati gara 3 e le flebili speranze di contestare il passaggio del turno dei Rockets alla franchigia dello Utah.

ROCKETS-JAZZ: DALLA PANCHINA AL QUINTETTO, I ROCKETS VINCONO TUTTI I DUELLI

La squadra di Houston ha dimostrato superiorità sia nel complesso, sia nelle sfide tra i singoli giocatori. Rubio non ha retto il confronto con CP3, nonostante il play ex Clippers non abbia disputato la sua miglior serie di playoff. Di Harden e Capela ne abbiamo già parlato (sia il questo che nel precedente articolo), nettamente superiori a Mitchell e Gobert. Favors e Ingles non hanno saputo supportare le stelle come hanno fatto degli ottimi Tucker e Gordon.

 

La panchina di coach Snyder è risultata spesso inutile, con il solo Royce O’Neil capace di portare punti in uscita. Non è stata rilevata la presenza di veterani come Sefolosha, Korver e Neto. Male i giovani Allen e Niang, disastroso il solitamente affidabile Crowder (eccezion fatta per gara 4, dove è riuscito a portare il giusto apporto alla causa). A differenza dei Jazz, per i texani buone le prestazioni di Rivers, House e Faried. I primi due hanno portato molte triple dalla panca, mentre il secondo ha fatto rifiatare Capela occupando bene l’area. Rimandato, invece, Green che ha tirato molto male per tutta la serie e da lui ci si aspetta giustamente un contributo maggiore di quello dato fino ad ora. Notizia buona per D’Antoni è il rientro di Nenè in gara 5.

Anche la sfida tra cecchini è nettamente dalla parte dei texani. Da una parte gli specialisti dall’arco dei Rockets erano; Gordon, Tucker, House, Rivers e Green. Dall’altra Crowder, Ingles, Allen e Korver. Però, come ben mostrano le statistiche non c’è stato duello in questa specialità. La squadra dello Utah non ha mai chiuso una partita sopra il 31% (nemmeno nella sfida vinta). Mentre la squadra di Harden non ha mai avuto meno del 35% da oltre l’arco di squadra (con due prestazioni sopra il 40%).

ROCKETS-JAZZ: IL FUTURO DELLE DUE FRANCHIGIE

La squadra di D’Antoni ha dimostrato di valere la finale di Conference, ma l’ostacolo più grande lo affronterà al prossimo turno, dove si scontrerà con gli Warriors (campioni in carica). Per i Jazz il cammino per arrivare ad essere un contendere si è confermato lungo. Però Snyder ha buone basi su cui lavorare (Mitchell su tutti) e, con mosse azzeccate, il futuro potrebbe diventare presto molto interessante.

Kyle Korver, al capolinea la carriera del super tiratore?

La stagione degli Utah Jazz si è appena conclusa, sono stati sconfitti per 4-1 dagli Houston Rockets al primo turno Playoff. Kyle Korver non ha brillato, facendo registrare solo 2.5 punti di media con il 33% al tiro da oltre l’arco, sua specialità. Ora l’ex giocatore, tra le altre, dei Cleveland Cavaliers, starebbe pensando al ritiro, come riportato da Ryan McDonald per DesertNews.

Il giocatore avrebbe ancora un anno parzialmente garantito rimasto sul suo contratto, ma le sue valutazioni sarebbero altre:

“C’è un costo da pagare quando diventi più grande. C’è quello che devi mettere nello sport, ma c’è anche un costo familiare. Probabilmente al momento sono a quel punto in cui soppeso quel costo”

La notizia è stata riportata anche da TheScore.com.

Tuttavia Korver non sarebbe ancora sicuro riguardo la strada da prendere, e in estate soppeserà bene le due ipotesi, come promesso. Si siederà con la moglie per prendere la decisione che riterranno più giusta. Nel frattempo sarà felice di godersi un’offseason più lunga di quelle a cui era stato abituato negli ultimi anni. Sarà un’occasione per riposare ma anche per allenarsi, in attesa di una presa di posizione definitiva sul suo futuro.

“Se mi sarà rimasto ancora qualcosa da dare, allora mi farebbe molto piacere continuare a giocare. Lo scopriremo”

Il numero 26 dei Jazz fu scelto al Draft nel lontano 2003 dai New Jersey Nets, con la scelta numero 22 del secondo round, per essere immediatamente girato ai Philadelphia 76ers. Qui crebbe sotto l’ala protettiva del leggendario Allen Iverson. Partecipò anche alla competizione del tiro da 3 punti nel suo anno da rookie, nel 2004, arrivando terzo.

Korver ha giocato per 16 stagioni nella lega, per 5 squadre diverse: Philadelphia 76ers, Chicago Bulls, Atlanta Hawks, Cleveland Cavaliers e Utah Jazz.

Ora non resta altro da fare se non aspettare e vedere se tornerà a Utah per la sua diciassettesima annata in NBA.

 

 

Delusione Donovan Mitchell, James Harden lo consola: “Sky is the limit”

Qual è il limite di Donovan Mitchell? Per ora, a giudicare dalle brutte percentuali e dalla brutta gara 5 giocate e persa dai suoi Jazz sul campo dei più forti Houston Rockets, una certa dose di prevedibilità offensiva, ed ancora poca confidenza con lo status di stella e pertanto pericolo pubblico numero 1 di ogni difesa avversaria.

Gli Houston Rockets hanno costretto Mitchell a prendere decisioni offensive sotto pressione, in un meccanismo di azione-reazione alle mosse della difesa ancora ben lontano dalla perfezione (4.2 palle perse a fronte dei 3.2 assist a partita in 5 gare).

Pressione difensiva aggravata dalla relativa pericolosità in attacco dei suoi compagni di reparto (Ricky Rubio, Joe Ingles) e dall’assenza di un lungo con punti nelle mani (ne Rudy Gobert ne Derrick Favours sono minacce concrete in ricezione statica). Uno stile di gioco ancora troppo monocorde ha fatto il resto, nonostante il coraggio e la determinazione feroce dimostrata dal prodotto di Lousville in ogni minuto passato sul parquet.

Difetti correggibili con il tempo, il lavoro e l’esperienza. Donovan Mitchell ha 22 anni ed è solamente al secondo anno di professionismo, ed ha già dimostrato di essere in grado di prendere in mano la sua squadra nei momenti caldi di una partita, senza alcun timore di sbagliare.

Ne è convinto James Harden, avversario in campo ma “tutor” del giovane Mitchell durante i suoi primi due anni da giocatore NBA: “Donovan Mitchell ha una grande fiducia in sé stesso. Guardate che cosa ha fatto in gara 4, ha preso in mano squadra e partita… quando diventerà più consapevole dei suoi mezzi col passare del tempo, e si renderà conto di essere al livello dei migliori, allora il limite sarà il cielo, per lui“.

Ne è convinto Dwyane Wade, che da “pensionato” è pronto a riprendere il lavoro estivo in palestra con Mitchell, spesso accostato per mezzi atletici e movenze al Wade che poco più che ventenne divenne l’idolo della American Airlines Arena di Miami.

Ne è convinto il suo allenatore Quin Snyder, l’uomo che dopo due mesi di acclimatamento inserì Mitchell in quintetto base, mentre Rodney Hood si preparava a raggiungere Cleveland: “Donovan ha avuto su di sé la responsabilità di una squadra intera, e per un ragazzo così giovane è stato all’altezza del compito, quasi del peso (…) non tutte le sere sono uguali (…) Donovan ha appreso questo approccio e vi si applica. Crescere e migliorare attraverso le delusioni e le avversità, vale per tutti

E c’è l’esempio di Damian Lillard, l’uomo del tiro impossibile: “Dame (Lillard, ndr) lo ha detto proprio ieri (martedì, ndr): non si vince se prima non si è perso, e non si ha successo senza prima passare momenti difficili, come questi. Ora sono triste ed arrabbiato, ma so che migliorerò ancora“.

Donovan Mitchell e l’incidente d’auto: “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto OK”

Donovan Mitchell ha assistito domenica scorsa a un incidente stradale e, senza pensarci un secondo, si è fermato per aiutare le vittime.

La star degli Utah Jazz è stato l’unica tra i presenti sul posto ad assistere le persone coinvolte in un incidente stradale a cui è stato testimone dopo la rifinitura con i Jazz per preparare gara 4. “Stavo guidando, e ho visto una signora che era fuori dalla sua auto, gli airbag erano esplosi, lei si stava tenendo il petto ed io ho sentito il bisogno di sapere cosa fosse accaduto”, così ha parlato Mitchell ai microfoni di Andy Larsen di The Salt Lake Tribune. “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto okay. Non voglio farlo sembrare un grosso problema.”

Donovan Mitchell ha chiamato il 911 per segnalare l’incidente ed ha aspettato che arrivasse il personale di emergenza sulla scena.

Fortunatamente, nessuno è rimasto gravemente ferito. Il 22enne lunedì in gara 4, ha messo a referto 31 punti, di cui 19 solo nel quarto periodo, per vincere la partita contro gli Houston Rockets e tenere gli tah Jazz in vita in una serie che sembrava destinata al 4-0 da parte della squadra texana.

La guardia al secondo anno NBA ha dimostrato una maturità che pochi hanno alla sua età, soprattutto in situazioni così delicate e lontane dalla pallacanestro.

Utah Jazz ancora vivi, Houston Rockets KO, Mitchell: “Possiamo farcela, Crowder anima della squadra”

Ricky Rubio infortunio-Donovan Mitchell e Ricky Rubio

Gli Utah Jazz sono ancora vivi e superano gli Houston Rockets con un netto 107-91, rimandando la serie in Texas.

Donovan Mitchell aveva garantito battaglia per gara 4, nonostante lo 0-3 nella serie ed il pesantissimo errore sul tiro del pareggio a pochi secondi dal termine della prima delle due sfide di Salt Lake City.

Il secondo anno da Louisville tiene fede alla sua promessa e guida i suoi Utah Jazz con una prova da 31 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, mentre gli Houston Rockets si fermano al 35% al tiro (30 punti ma 8 su 19 dal campo e 8 palle perse per James Harden) e rimandano l’appuntamento con la semifinale di Conference a gara 5.

19 punti nel solo quarto periodo per Mitchell, e Houston Rockets “traditi” dalla panchina, che segna la miseria di 5 punti (tutti di Austin Rivers).

Coach Quin Snyder trova invece energia da Jae Crowder (23 punti) e Ricky Rubio (doppia doppia da 18 punti e 11 assist): “Lasciamo perdere me” Così Donovan Mitchell a fine gara “Jae Crowder si è fatto il c**o oggi. Abbiamo fatto una gran fatica al tiro per tutta la serie e lui è entrato in campo pronto per giocare e noi l’abbiamo seguito, è l’anima della squadra (…) abbiamo giocato più duro di loro stavolta, non volevamo uscire così. Ora a Houston dovremo giocare di squadra, è l’unico modo“.

A Salt Lake City funziona alla perfezione il piano difensivo di Snyder per limitare l’attacco dei Rockets e James Harden. l’MVP in carica viene sistematicamente indirizzato a destra (la sua mano debole) sui pick and roll centrali e verso l’aiuto difensivo di Rudy Gobert, mentre l’uomo in marcatura su Harden cerca di negargli il suo letale “step-back” ponendosi quasi dietro alla star dei Rockets, invitandola alla penetrazione.

Le condizioni non ottimali di Clint Capela, ricevitore prediletto di Harden e debilitato da un’infezione virale (4 punti e 7 rimbalzi per lo svizzero, in 28 minuti), hanno aiutato Utah a contenere l’attacco di Houston. Nelle due partite di Salt Lake City, i Rockets hanno segnato solo 97.5 punti a partita (11 su 39 al tiro per James Harden).

Gli Utah Jazz, altrettanto imprecisi al tiro (11 su 35 dalla lunga distanza in gara 4) e travolti senza appello nelle prime due partite, hanno comunque sfiorato la vittoria in gara 3 ed allungato finalmente la serie.

Gara 5 è in programma giovedì 25 aprile al Toyota Center di Houston, Texas. Nessuna squadra nella storia della NBA ha mai rimontato uno svantaggio di 0-3, ma Donovan Mitchell non è tipo da arrendersi: “Ci siamo già trovati con le spalle al muro in passato e siamo una squadra giovane. Possiamo far ancora meglio, dovremo prender quanto di buono fatto in queste due partite e moltiplicare lo sforzo“.

Donovan Mitchell sbaglia, Jazz KO ma Korver lo consola: “Orgoglioso di lui, mai visto uno così”

Gli Utah Jazz e Donovan Mitchell sprecano l’occasione della vita in gara 3 e non riescono a ridurre le distanze sugli Houston Rockets di un James Harden a quota zero canestri nel primo tempo.

3 su 20 l’incredibile percentuale al tiro di Harden, che sbaglia tutti i primi 15 tiri tentati e che chiude in ogni caso con 22 punti e 10 assist, mentre i suoi Rockets superano 104-101 Mitchell e compagni.

Donovan Mitchell che si investe della responsabilità primaria di condurre i suoi alla prima vittoria della serie, attaccando senza sosta ma chiudendo con una brutta percentuale di tiro (9 su 27 per 34 punti finali) e fallendo anche il “comodo” tiro da tre punti del pareggio a 6.5 secondi dal termine.

Sconfitta amara per dei Jazz che lottano fino all’ultimo, ma che si ritrovano ora sotto 0-3 nella serie. Un passivo storicamente quasi impossibile da rimontare, nonostante la giovane star di Utah non si perda d’animo: “Non ci arrenderemo in gara 4, non siamo fatti così. Nessuno ha mai rimontato uno 0-3, ma nessuno aveva mai rimontato un 1-3 è poi qualcuno lo ha fatto“.

Sconfitte e tanta esperienza per il futuro per Donovan Mitchell, che nelle 8 partite (tra 2018 e 2019) di post-season giocate contro gli Houston Rockets ha faticato in attacco. Kyle Korver, veterano di mille battaglie tra Cleveland, Atlanta, Chicago e Philadelphia, ha parole di ammirazione per la giovane star dei Jazz a fine gara:

Non ho mai visto in 16 anni un giovane come Donovan Mitchell. Un giocatore così giovane e già in grado caratterialmente di prendersi la responsabilità di guidare la sua squadra, e di farlo con carisma e classe. Oggi ha sbagliato un tiro facile per lui, ma è parte del suo percorso. Ci vuole coraggio per prendere un tiro del genere, devi esserti guadagnato la stima dei tuoi compagni ed allenatori. Conoscendolo so che si dannerà l’anima per quel tiro, ma la partita l’abbiamo persa sbagliando tutti: layup, tiri liberi, tiri da tre punti… sono super orgoglioso di Donovan, si è assunto il peso e la responsabilità di provare a raddrizzare le cose, dopo le prime due brutte partite, Mitchell è sulla strada giusta