I Blazers spediscono Evan Turner agli Atlanta Hawks in cambio di Kent Bazemore

evan turner

I Portland Trail Blazers spediscono l’ala Evan Turner agli Atlanta Hawks in cambio di Kent Bazemore, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Turner, 30 anni, lascia i Blazers dopo 3 stagioni. A Portland, l’ex giocatore di Philadelphia 76ers, Boston Celtics e Indiana Pacers ha viaggiato a 10 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media a partita in 163 partite con la maglia dei Trail Blazers, ritagliandosi nel tempo un prezioso ruolo di sesto uomo agli ordini di coach Terry Stotts.

Kent Bazemore, 29 anni ed agli Hawks dal 2014-15, ha disputato 355 partite in Georgia (10.4 punti e 3.8 rimbalzi a gara), e sarà free agent a fine stagione 2019\20, alla pari di Evan Turner.

Blazers, Evan Turner out: Bazemore per rimpiazzare Hood?

Lo scambio servirà ai Portland Blazers per sostituire nelle rotazioni il free agent Rodney Hood, arrivato a Portland via Cleveland Cavs a febbraio 2019 ed autore di una post-season di alto livello nella cavalcata di Damian Lillard e compagni sino alla finale della Western Conference.

Hood è infatti considerato fuori dalla portata dei Portland Trail Blazers, che come da regolamento per le squadre al di sopra del salary cap potranno offrire all’ex giocatore degli Utah Jazz la sola mid-level exception da 5.3 milioni di dollari.

Draft NBA, ad Atlanta la quarta, Hawks pronti ad inserirsi nella trade Davis-Lakers

atlanta hawks

Gli Atlanta Hawks rilevano la quarta scelta assoluta al draft NBA 2019 dai New Orleans Pelicans, in cambio delle scelte numero 8, 17 (primo giro), e 35 (secondo giro).

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowski di ESPN. I Pelicans includono nell’affare l’ala Solomon Hill, la scelta numero 57 al draft 2019 ed una futura seconda scelta, dirette ad Atlanta.

Con la quarta scelta assoluta, gli Hawks hanno dunque selezionato l’ala da Virginia DeAndre Hunter, indicato come tra i giocatori favoriti da Travis Schlenk, General Manager di Atlanta, e l’ideale da affiancare al duo Trae Young- John Collins.

Con la scelta numero 8, appena ottenuta dagli Hawks, i New Orleans Pelicans hanno selezionato il lungo di Texas Jaxon Hayes. La front-line Zion Williamson-Hayes potrebbe essere una delle più atletiche della NBA già oggi.

In un’operazione secondaria, gli Hawks hanno spedito ai Cleveland Cavaliers una scelta al primo giro con protezioni per il draft 2020.

Per i New Orleans Pelicans del neo vice-presidente esecutivo David Griffin la trade che ha spedito Anthony Davis ai Los Angeles Lakers ha fruttato – sinora – ben 5 scelte al primo giro (due da Atlanta, e 3 dai Lakers). Gli atlanta Hawks potrebbero inserirsi – e facilitare – la trade tra Pelicans e Lakers in qualità di terzo team. La trade Anthony Davis non potrà essere finalizzata prima del 6 luglio, alla fine della settimana di moratoria (1-6 luglio) prevista dal regolamento NBA.

Come riportato da Adrian Wojnarowksi, tra Pelicans e Lakers sussisterebbe un “tacito accordo” per ufficializzare la trade al 6 luglio, nel caso in cui allo scambio si aggiungesse una terza squadra.

Draft NBA, Atlanta Hawks disposti a cedere le tre scelte al secondo giro

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Gli Atlanta Hawks disporranno di ben 6 scelte tra primo e secondo giro al prossimo draft NBA, e l’obiettivo del general manager della squadra Travis Schlenk sarà quello di monetizzare su tanta abbondanza.

Come riportato da Chris Vivlamore del The Atlanta Journal – Constitution, gli Hawks tenteranno di cedere le tre seconde scelte (35, 41 e 44) in cambio di una scelta più alta, magari persino di primo giro qualora se ne presentasse l’occasione:

Non è un segreto, vogliamo provare a muovere le nostre seconde scelte e vedere se possiamo ottenere qualcosa di più” Così Schlenk “Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente“.

le manovre degli Atlanta Hawks potrebbero però non limitarsi ad operazioni minori in sede di draft. La squadra della Georgia disporrà al primo giro rispettivamente delle chiamate 8, 10 e 17, e nei giorni scorsi alcuni report, tra cui quelli dell’esperto di draft Jonathan Givony di ESPN e DraftExpress.com, avevano paventato ipotesi di trade tra Hawks e New York Knicks, che coinvolgessero le scelte 8 e 10 di Atlanta in cambio della numero 3 di NY.

Sebbene 6 scelte tra primo e secondo round possano sembrare a prima vista un’ottima opportunità di aggiungere talento, è improbabile che una squadra giovane ed in rifondazione come Atlanta possa accogliere a roster altri 3 o 4 rookie con necessità di minuti e tempo per imparare e crescere.

Lo scorso 6 giugno, Hawks e Brooklyn Nets hanno raggiunto un accordo per una trade che spedirà in Georgia Allen Crabbe, in cambio di Taurean Prince. Nello scambio, Schlenk ha ottenuto la 17esima scelta dei Nets, e la trade attende solo la deadline del 6 luglio per diventare ufficiale.

Nets-Hawks accordo trovato, Crabbe ad Atlanta, Taurean Prince a Brooklyn

nets hawks

Nets-Hawks accordo trovato per uno scambio che coinvolgerà Allen Crabbe, Taurean Prince e scelte future, come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN.

La trade sarà finalizzata e resa ufficiale solo a partire dal prossimo 6 luglio, nell’affare i Brooklyn Nets gireranno ad Atlanta anche la 17esima prima scelta assoluta del draft 2019 ed una prima scelta con protezioni del draft 2020,  e riceveranno dagli Hawks una seconda scelta 2021.

Lo scambio consentirà ai Nets di liberarsi del pesante contratto di Allen Crabbe (18.5 milioni di dollari per la prossima stagione) ed aprire spazio salariale per un secondo contratto al massimo salariale da offrire ad uno dei grandi free agent dell’estate 2019.

Nei giorni scorsi hanno ripreso forza i report di un Kyrie Irving seriamente tentato dall’opzione Brooklyn Nets. Fonti vicine al giocatore, poi smentite dal presidente dei Boston Celtics Danny Ainge, avrebbero parlato di “basse possibilità” che l’ex star dei Cleveland Cavaliers potesse decidere di rimanere in bianco-verde, soprattutto dopo il deludente finale di stagione della squadra allenata da coach Brad Stevens.

Nets Hawks accordo trovato, Brooklyn libera spazio per due max contract

Irving è da tempo uno dei nomi di punta associati sul mercato ai New York Knicks, come i Nets in grado di offrire ben due contratti al massimo salariale (e considerati i capintesta nella corsa al free agent numero 1 dell’estate, Kevin Durant). Grazie alla trade con gli Atlanta Hawks, i Brooklyn Nets potranno disporre di oltre 46 milioni di dollari di spazio salariale.

Come riportato da Wojnarowksi, l’obiettivo principale per il gm dei Nets Sean Marks sarebbe quello di formare a Brooklyn la coppia Durant-Irving. I Nets dovranno inoltre affrontare la free agency di D’Angelo Russell, il miglior giocatore ed unico All-Star della squadra nella stagione 2018\19: Russell sarà restricted free agent a partire dal prossimo 30 giugno, e Marks dovrà decidere se blindare subito l’ex Ohio State Buckeyes o attendere che un’altra squadra si faccia avanti, per poi valutare se pareggiare o meno l’eventuale offerta.

La trade garantirà agli Atlanta Hawks ben 3 prime scelte al prossimo draft NBA (8, 10 e 17). Nei giorni scorsi, Jonathan Givony di ESPN e DraftExpress.com aveva prospettato per Hawks e New York Knicks la possibilità di procedere in sede di draft ad uno scambio che spedisse la scelta numero 3 di New York (presumibilmente R.J. Barrett) ad Atlanta, in cambio della coppia di scelte 8 e 10.

Se la prima scelta 2020 dei Nets, girata ad Atlanta, dovesse cadere tra le 14 di lotteria, gli Hawks otterrebbero con lo stesso criterio la prima scelta 2021 di Brooklyn.

Klay Thompson, gli Hawks saranno alla finestra se gli Warriors non gli offriranno il massimo salariale

Il contratto da 18 milioni annui che lega Klay Thompson ai Golden State Warriors scadrà tra poche settimane. Il giocatore tre volte campione NBA sarà così un free-agent senza restrizioni, libero, cioè, di accettare qualsiasi proposta. La franchigia per cui ha giocato per tutta la sua carriera potrà offrirgli un contratto al massimo salariale, da 190 milioni di dollari spalmati in 5 anni di rapporto sportivo. Qualora l’offerta della squadra di Oakland non rispecchierà queste cifre, secondo alcune fonti, Thompson potrebbe essere disposto ad ascoltare proposte delle altre squadre interessate, tra cui gli Altanta Hawks.

Nulla di concreto, tuttavia, lascia pensare che il giocatore abbia davvero interesse ad abbandonare la Baia. A livello societario gli Warriors sono tra le franchigie più funzionali della lega, mentre i risultati sportivi positivi sono sotto gli occhi di tutti. L’unico deterrente, che potrebbe portare Thompson a guardarsi intorno, potrebbe consistere in un’offerta davvero deludente dal punto di vista economico. C’è da tenere conto, infatti, che i californiani dovranno gestire la vacanza contrattuale anche dell’altra stella, Kevin Durant.

A Golden State sono stati pagati, già in questa stagione, ben 66 milioni di luxury tax (tassa che scatta quanto il monte ingaggi della squadra supera di troppo il massimo salariale totale consentito). La franchigia, allora, proponendo ad entrambi un contratto al massimo salariale, dovrebbe pagare 100 milioni di luxury tax nella prossima stagione, e addirittura 150 in quella successiva, 2020/21.

Questo scenario, a dir poco spiacevole, rende improbabile una doppia offerta del genere. Non è chiaro, tuttavia, in che modo si muoveranno e a chi dei due daranno priorità nell’offrire quelle cifre.

Hawks in finestra, a sperare nella separazione

Qualora Thompson decidesse davvero di ascoltare altre proposte, gli Hawks non si farebbero attendere. Come riporta Michael Cunningham, per AJC.com, la squadra potrebbe beneficiare in più modi da una mossa del genere.

Innanzitutto, il solo sedersi ad un tavolo con un giocatore di tale rilievo darebbe un certo tono ad Atlanta agli occhi degli altri free-agents. Poi, in seguito a un eventuale approdo, Thompson potrebbe essere molto utile per aiutare lo sviluppo del progetto degli Hawks. Progetto che un tiratore tanto pregiato quanto lui incarnerebbe alla perfezione, rendendolo ancora più appetibile per ulteriori giocatori di livello.

Infine, come osserva Cunningham, l’attulae GM degli Hawks, Travis Schlenk, svolgeva il ruolo di executive presso Golden State nel 2011, proprio l’anno in cui Klay era stato selezionato al Draft.

Comunque, ad oggi, i più si aspettano che Thompson tornerà alla corte di Coach Steve Kerr. Nulla lascia pensare che un matrimonio tanto di successo potrebbe finire per questioni economiche. Per tutta la sua carriera il giocatore ha dimostrato di esser disposto a sacrificare il proprio stipendio in favore del bene delle casse societarie. Allo stesso tempo, però, nulla vieta di pensare che arrivato, a 29 anni, probabilmente al suo ultimo contratto importante, possa prediligere una retribuzione più proficua.

Tutto, comunque, è rimandato al periodo della free-agency, che inizierà il prossimo 30 giugno e scioglierà ogni dubbio o speculazione.

New York Knicks verso il draft NBA, ipotesi “trade down” con gli Atlanta Hawks

new york knicks draft

I New York Knicks sondano le opzioni disponibili in vista del draft NBA 2019 del prossimo 20 giugno.

I Knicks chiameranno al Barclays Center di Brooklyn, NY, con la terza chiamata assoluta, e mentre il nome più gettonato e logico è quello di R.J. Barrett di Duke, terzo in ordine di “prestigio” tra i grandi prospetti del prossimo draft dietro all’ex compagno di squadra a Durham Zion Williamson ed a Ja Morant da Murray State, il front office della squadra della Grande Mela prende in considerazione l’ipotesi “trade down”.

Come riportato da Jonathan Givony, esperto di cose di draft per ESPN e DraftExpress.com, i New York Kicks potrebbero decidere di cedere la loro scelta numero 3 al prossimo draft agli Atlanta Hawks, in cambio dei diritti sulle due scelte di lotteria della squadra della Georgia, l’ottava e la decima.

Gli Hawks otterrebbero la possibilità di affiancare alle due giovani stelle Trae Young e John Collins un prospetto di grande potenziale come Barrett (o in alternativa Jarrett Culver di Texas Tech o DeAndre Hunter di Virginia, fresco campione NCAA).

I New York Knicks avrebbero invece in cambio la possibilità di aggiungere ben due giocatori di lotteria, talenti giovani d in grado di dare un contributo immediato per una squadra che in estate punterà tutte le proprie fiches di mercato su Kevin Durant, Kyrie Irving o Kemba Walker.

Vince Carter sul suo futuro: “Voglio giocare ancora un anno, spero che qualcuno mi voglia”

vince carter ritiro

Vince Carter, giocatore degli Atlanta Hawks, ha detto la sua sul suo futuro al termine della stagione corrente. Pur essendo il più anziano cestista ancora in attività nella Lega, l’ex Raptors non ha intenzione di appendere le scarpe al chiodo. Al termine del campionato, infatti, Carter si preparerà nuovamente per un altro anno, con l’auspicio che qualche squadra sia disposta ad ingaggiarlo.

LE DICHIARAZIONI DI VINSANITY

Vince Carter, 42 anni, in azione con la maglia dei suoi Hawks

Nello specifico, il numero 15 di Atlanta ha ammesso la sua volontà di voler proseguire ancora un altro anno, ed è abbastanza fiducioso nel riuscire a trovare un team pronto ad inserirlo nel proprio roster.

E’ qualcosa che voglio fare. Vorrei giocare ancora, e spero che ci sia qualcuno là fuori che voglia i miei servizi. Quest’estate mi preparerò ancora.


A conferma delle parole dell’ex Nets, vi sono anche le statistiche raccolte quest’anno da Vince Carter in maglia Hawks. I dati realizzati da quest’ultimo, infatti, ben delineano l’importanza che Vinsanity può ancora assumere in un contesto di squadra positivo.

  • 7,5 punti
  • 2,5 rimbalzi
  • 1,3 assist
  • 42,9 FG%
  • 39,9 3P%

Aldilà dei singoli numeri, comunque, ciò che il campione olimpico 2000 ha maggiormente portato in dote agli Hawks sono la sua enorme leadership ed esperienza in un team molto giovane guidato dal rookie Trae Young. Lo stesso allenatore della squadra Lloyd Pierce, poi, ha ammesso l’estrema importanza di Carter, attribuendogli la facoltà di cambiare l’atmosfera all’interno dello spogliatoio.

In conclusione, dunque, qualora la franchigia della Georgia non decidesse di rinnovare il contratto al più grande schiacciatore del XXI secolo, diverse contender possono approfittarne per acquisire un giocatore, seppur in età sportivamente avanzata, ancora adesso molto determinante.

Trae Young Rookie dell’anno? Donovan Mitchell e Kyle Kuzma non hanno dubbi

Trae Young ha aumentato i giri del motore con l'anno nuovo con prestazioni da urlo

Nella notte Trae Young, forte candidato a Rookie dell’anno, ha messo a referto un’altra ottima prestazione, portando i suoi Atlanta Hawks alla vittoria contro i Philadelphia 76ers, per 127-129, con un tiro sulla sirena finale.

La giovane guardia, prodotto del College di Oklahoma, ha fatto registrare 32 punti e 11 assist, facendo muovere la retina da oltre l’arco dei tre punti in 4 occasioni su 9 tentate.

Questo risultato è solo il culmine di un crescendo continuo che ha coinvolto il numero 11 da inizio stagione ad oggi. Nei primi due mesi si era limitato a 15 punti a partita, con il 24% da tre punti.

Da Febbraio ad oggi invece sembra aver messo il turbo: 23 punti, 4 rimbalzi e 9 assist di media, conditi dal 40% da tre. Young sta facendo cose straordinarie per la sua squadra e per sé, riaprendo una corsa per il Rookie dell’anno che sembrava chiusa, in favore di Luka Doncic.

Rookie dell’anno: Trae Young si sta facendo notare

Dal momento in cui si è dichiarato per il Draft, Young è stato paragonato a Stephen Curry: prodotto di un College minore e abile tiratore da lontanissimo. Ma questo non è stato l’unico paragone con cui ha dovuto convivere.

Nella notte del Draft 2018, infatti, i Dallas Mavericks, che l’avevano scelto con il Pick numero 5, l’hanno girato agli Hawks insieme alla loro prima scelta 2019 in cambio del Pick numero 3 dello stesso Draft: Luka Doncic.

Non si è trattato certo di una situazione facile: oltre alle pressioni di routine che investono i giovani rookie che entrano nella NBAYoung ha dovuto giocare con l’ombra del due volte MVP di Golden State e di un giocatore come Doncic, già MVP Eurolega e più pronto ad ambienti professionistici.

I due giovani saranno sempre ed inevitabilmente messi a confronto durante le loro carriere.

A partire della lotta per il titolo di Rookie dell’anno 2019, che li vede già l’uno contro l’altro. E se fino a qualche mese fa lo sloveno dei Mavs sembrava protagonista assoluto, le ultime uscite di Young stanno creando un nuovo caso di incertezza intorno al premio.

Diversi giocatori NBA si stanno schierando con il playmaker di Atlanta, come Donovan Mitchell, fresco di ROY 2018 sfumato per mano di Ben Simmons.

O anche Kyle Kuzma, al secondo anno di NBA come la guardia degli Utah Jazz.

Non sono i primi a schierarsi così apertamente. Nick Young, che ormai sembrerebbe essere un ex giocatore NBA, si era già dichiarato sostenitore della causa di Young, seppur riconoscendo le abilità di Doncic.

I due giovani arriveranno probabilmente appaiati alla corsa finale al premio, e, senza dubbio, chiunque lo dovesse vincere, daranno grande spettacolo nella Lega per molti anni da oggi.

 

Trae Young: stiamo assistendo alla nascita di una stella

Trae Young

Più che una romantica storia d’amore come il film candidato all’Oscar, la stagione di Trae Young può essere paragonata ad un film d’azione, con alti e bassi, ed importanti colpi di scena. Tanti erano i dubbi che aleggiavano sul play degli Hawks, i principali riguardanti la taglia fisica undersize rispetto a molti pari ruolo, e la pochezza del roster di Atlanta. Se come squadra la franchigia ha confermato i limiti previsti, singolarmente Young ha mostrato a più riprese tutto il suo talento, fugando molte delle perplessità di inizio stagione. A pochi mesi dalla fine della Regular Season, possiamo quindi tirare le prime somme sull’annata da Rookie dell’ex Oklahoma State.

L’ANNO SBAGLIATO PER IL ROOKIE OF THE YEAR

Trae Young e Doncic si salutano, sarà lo sloveno a spuntarla per il ROY?
Trae Young e Doncic si salutano, sarà lo sloveno a spuntarla per il ROY?

Partiamo da un presupposto, a meno di miracoli Young non vincerà il Rookie of the Year. Dall’inizio del nuovo millennio, il premio di ROY ha visto annate completamente differenti tra di loro. Infatti, a fronte di fenomenali astri nascenti vincitori a man bassa del titolo (vedi LeBron o Irving), è talvolta capitato che, in una classe draft senza stelle assolute, siano stati giocatori di medio-alto livello, o vere e proprie sorprese, ad accaparrarsi il prestigioso riconoscimento (un esempio recente è Brogdon, andando più indietro ricordiamo il “desaparecido” Carter-Williams). Se il 2019 fosse stato uno di quegli anni,  Trae Young avrebbe potuto spiccare nel gruppo dei papabili vincitori, grazie ad un’escalation di prestazioni veramente impressionante. Purtroppo per lui, un campione destinato già nel breve all’élite della Lega sta esplodendo in tutto il suo splendore, offuscando qualsiasi altro pretendente. Parliamo ovviamente di Luka Doncic, in grado di mettere a tacere i (pochi) detrattori fin dall’inizio della stagione. Il play di Atlanta, comunque, sta disputando un’ottima annata da rookie, ed è la base su cui Atlanta vuole ricostruire il futuro della franchigia.

L’IMPATTO DI TRAE YOUNG CON L’NBA

Con Internet e Youtube è facilissimo reperire immagini, video ed informazioni sugli atleti più interessanti. Sono quindi entrati presto nella memoria degli appassionati, le meraviglie di Trae Young ad Oklahoma State dove, da stella indiscussa della squadra, ha messo in piedi cifre da capogiro, con prestazioni balistiche incredibili. E’ bastato quindi qualche video in rete ed una corporatura esile, per azzardare paragoni che al momento non stanno in piedi, e che hanno avuto come conseguenza solo un aumento della pressione sul ragazzo. Di tutta risposta, Young ha mostrato una forte maturità, ignorando gli accostamenti di media ed addetti ai lavori, proseguendo per la sua strada. Condizionato dalla pessima stagione del team, l’impatto di Young nella Lega è spesso sembrato sottovalutato, anche se i numeri sono in parte dalla sua.

Trae ha esordito in NBA con una prova da 35 punti e 10 assist, risultando il più giovane di sempre a raggiungere tale traguardo. Poi, come detto, prestazioni altalenanti, in una squadra oggettivamente troppo debole per supportare uno Young che è si talentuoso, ma è pur sempre un rookie. L’esperienza è fondamentale nel processo di crescita, ed è bastata solo mezza stagione per vedere cambiamenti significativi nel suo stile di gioco.

L’ESPLOSIONE DI TRAE YOUNG NEL NUOVO ANNO

Trae Young ha aumentato i giri del motore con l'anno nuovo con prestazioni da urlo
Trae Young ha aumentato i giri del motore con l’anno nuovo con prestazioni da urlo

Con l’arrivo del 2019, un nuovo Trae Young ha vestito la canotta degli Hawks. Dopo l’All Star Game, il nativo di Lubbock in Texas è letteralmente esploso, accrescendo il proprio impatto, sia come leadership, che sotto l’aspetto dei numeri. Tra Gennaio e Febbraio, Young ha dato il primo scossone ai detrattori, facendo registrare 30,26,23 e 28 punti in quattro partite consecutive, racchiuse in soli sette giorni, mostrando tutto il suo arsenale offensivo, fatto di triple siderali, tear-drop dal centro dell’area e fulminee penetrazioni a canestro. Dopo questa sfuriata, Young è tornato su standard più normali per una matricola, mettendosi al servizio della squadra e lasciando spesso il palcoscenico all’altro astro nascente di Atlanta, John Collins. Ma è nel finale del mese di Febbraio che Young ha deciso di rendere speciale la sua prima annata in NBA.

Young è cosi partito con una  “discreta” doppia doppia da 30 punti e 10 assist a Detroit, e poi, contro Houston e Minnesota, ha sfoderato due gare incredibili, in cui per due volte ha segnato 36 punti, risultando completamente immarcabile per chiunque. Per intenderci, stiamo parlando del primo rookie dai tempi di Iverson (1997!) ad infilare due partite consecutive sopra i 35 punti.

Ma per Young non è ancora abbastanza.

Nella notte dell’uno Marzo Trae ha veramente esagerato. 49 punti, 17 assist e 8 rimbalzi. Bastano questi numeri per descrivere quella che è stata una delle più incredibili prestazioni per un rookie negli ultimi anni, in una partita tra l’altro incredibile, chiusa dopo ben 4 supplementari con la vittoria dei Bulls sugli Hawks.

Alcune delle giocate di Trae Young nell’incredibile prova contro i Bulls

Ovviamente non è tutto oro quello che luccica. Young deve ancora crescere, e molto, soprattutto nella gestione della partita e nelle scelte di tiro. Difatti, le pessime percentuali ottenute finora non si possono imputare solo al basso livello della squadra, ma anche ai problemi di circolazione della palla degli Hawks, di cui lui come playmaker, è il principale responsabile. Ovviamente questi problemi sono fisiologici per un ventenne al primo anno tra i pro, che potrà da qui in avanti solo migliorare, di pari passo con la squadra. Non vincerà il Rookie of the Year, ma chissà se questi grandi traguardi raggiunti in questa prima annata a titolo personale, eguagliando illustri predecessori, non siano di buon auspicio per un futuro da All Star

Di una cosa siamo certi, una stella sta nascendo!

 

Heat-Hawks, Vince Carter è il 20esimo miglior marcatore NBA, Wade guida le guardie NBA per stoppate

L’inossidabile Vince Carter e Dwyane Wade, avversari per l’ennesima volta nella notte di lunedì alla American Airlines Arena di Miami, Florida, hanno ritoccato alcuni record personali.

 

Grazie ai 21 punti messi a referto (con 7 tiri da tre punti mandati a bersaglio su 11 tentativi) nella sconfitta in trasferta per 113-114 dei suoi Atlanta Hawks, Vince Carter è diventato il 20esimo miglior marcatore della storia NBA.

 

Carter ha raggiunto a Miami quota 25.280 punti segnati in carriera, superando Reggie Miller (fermo a quota 25.279). L’ex star di Toronto Raptors, New Jersey Nets e Dallas Mavericks è oggi a 371 punti di distanza da Carmelo Anthony, attualmente 19esimo e fermo dallo scorso dicembre.

 

 

Non sono bastate per Atlanta le prestazioni di Carter e Kent Bazemore (18 punti, 7 rimbalzi e 3 assist in 28 minuti). Trae Young incappa in una brutta serata di tiro e chiude con 14 punti (4 su 11 dal campo), 8 assist e 8 palle perse.

 

Dwyane Wade conduce di peso i suoi Miami Heat (29-34) ad un’importante vittoria per non abbandonare la corsa ai playoffs della Eastern Conference. Il 3 volte campione NBA ha chiuso la sua partita con 23 punti e 5 assist in ben 31 minuti di gioco, in uscita dalla panchina.

 

Grazie ad una stoppata sul rookie degli Atlanta Hawks B.J. Johnson, Dwyane Wade è inoltre diventato la guardia NBA con più stoppate in carriera, con 1.052 tiri respinti. Il record NBA per stoppate complessive “rifilate” da una guardia NBA per la sola regular season appartiene invece a Michael Jordan (893), come riportato da ESPN. L’ex giocatore di Phoenix Suns ed Atlanta Hawks Joe Johnson e l’ex Bulls Ben Gordon le “vittime” predilette in carriera da Dwyane Wade in questa particolare classifica.

 

I Miami Heat occupano al momento la decima posizione nella Eastern Conference, a sola mezza partita di distanza dagli Orlando Magic, attualmente ottavi.

 

Atlanta, ascolta Trae Young: “Io e Luka Doncic possiamo diventare grandi come Magic e Bird”

Luka Doncic e Trae Young, i cui destini e la cui percezione saranno inevitabilmente legati allo scambio di scelte in sede di draft NBA 2018 tra Dallas Mavericks e Atlanta Hawks, rappresenteranno assieme ai giovani colleghi Ben Simmons, Donovan Mitchell, Jayson Tatum, Marvin Bagley (e chissà, il duo delle meraviglie di Duke Zion Williamson e R.J. Barrett) il meglio che la nuovissima generazione di talenti NBA (quella nata a partire dalla seconda metà degli anni ’90) avrà da offrire negli anni a venire.

 

Luka Doncic ha travolto da subito la lega con la sua grande maturità tecnica e fisica, doti affinate in anni di professionismo nel vecchio continente, tra Liga ACB, Eurolega e nazionale slovena.

 

La stagione di Trae Young, iniziata rilento complici anche le difficoltà di una squadra tanto talentuosa quanto giovane, è esplosa nel mese di febbraio.

 

 

23 punti e 9 assist a partita per l’ex point-guard dell’università di Oklahoma nell’ultimo mese, prodotto di una maggiore intraprendenza in attacco, e di un progressivo ambientamento a spazi e distanze NBA.

 

La fiducia nei proprio mezzi di Trae Young (mai mancata), è cresciuta nell’ultimo periodo a tal punto da far registrare alla giovane point-guard degli Atlanta Hawks la prima espulsione in carriera (a causa di un gesto considerato “intimidatorio” – senz’altro ribaldo – dagli arbitri nei confronti di Kris Dunn dei Chicago Bulls), nonché numeri accostabili alla prima stagione NBA di un certo Allen Iverson.

 

Luka Doncic e Trae Young: “Il confronto con Luka una sfida per me”

 

Uno dei passaggi più interessanti della sua recente partecipazione in “Winging It”, podcast curato dai compagni di squadra Vince Carter e Kent Bazemore e da Annie Finberg per The Ringer, Trae Young lo dedica proprio alla sfida che un paragone come quello tra lui ed il talento dei Dallas Mavericks Luka Doncic rappresenta per la sua giovane carriera.

 

Sento la responsabilità di rappresentare il futuro di questa squadra (gli Atlanta Hawks, ndr)” Così Young “Voglio che nessuno debba mai guardarsi indietro, a quello che successe la notte del draft con lo scambio. Questo per me rappresenta una sfida, voglio vincere e voglio portare la squadra ai playoffs già dall’anno prossimo“.

 

 

Young si “lancia” poi in un paragone impegnativo, che spiega però quale tipo di dicotomia potrebbe crearsi in futuro tra due talenti indiscutibili, e così strettamente legati:

 

Spero che tra tanti anni la gente possa guardare alle nostre carriere e pensare a giocatori come Magic (Johnson, ndr) e Larry Bird, a tutte le loro sfide ed al livello di competizione che c’era tra loro. Io e Luka abbiamo la possibilità di diventare grandi

 

Prosegue poi Young: “Dove mi vedo tra 5 anni? Al quinto All-Star Game e campione NBA! Scherzi a parte, mi piacerebbe diventare una persona in grado di avere un impatto sulla comunità qui ad Atlanta, voglio fare grandi cose qui“.

Trae Young espulso nella rivincita Hawks contro i Chicago Bulls: “Sorpreso, non ho detto nulla a Dunn”

atlanta hawks

Le partite tra Atlanta Hawks e Chicago Bulls non possono essere considerate partite normali. 24 ore dopo la maratona da 329 punti complessivi e ben quattro overtime, Bulls e Hawks sono tornate in campo allo United Center di Chicago per “gara 2”, partita che è valsa a Trae Young la prima espulsione in carriera.

 

Durante il terzo quarto della sfida di Chicago, il rookie degli Atlanta Hawks si è visto assegnare il secondo fallo tecnico della partita per un gesto considerato “intimidatorio” nei confronti della point-guard dei Bulls Kris Dunn.

 

 

Dopo un canestro da tre punti da oltre otto metri di distanza che aveva dato il +16 ai suoi Hawks (78-62), Young si porta le mani ai fianchi puntando lo sguardo verso Dunn per alcuni secondi. Un gesto di sfida non gradito, che causa per il prodotto dell’università di Oklahoma il secondo fallo tecnico e la conseguente espulsione.

 

Trae Young sulla sua esplulsione: “Sorpreso, stavo guardando il pubblico…”

 

Il fischio arbitrale lascia interdetto Trae Young, che dopo la gara ricostruisce l’accaduto:

 

Io gioco sempre con grande intensità e grande energia, cerco sempre di dare il massimo e di divertirmi. Dopo il tiro ho semplicemente guardato per qualche secondo l’arena attorno a me (…) non ho detto niente (a Kris Dunn, ndr), sono rimasto sorpreso, forse era dovuto a qualcosa che era accaduto nella partita precedente, non saprei (…) prima d’oggi ero stato espulso solo una volta al liceo, non ricordo nemmeno per cosa

 

– Trae Young sulla sua espulsione –

 

Mark Ayotte, l’arbitro autore del fischio, ha così spiegato la sua decisione nel post-gara: “Il gesto (di Young, ndr) era rivolto ad un singolo avversario, gesto punibile con un fallo tecnico per ‘taunting’ (intimidazione, ndr)”.

 

 

Singolare il commento di Reggie Miller, ex grande giocatore NBA ed oggi commentatore per TNT: “Cosa è successo al mio amato Gioco? Non c’era alcun motivo per fischiare un fallo tecnico a Trae Young, se ai miei tempi il metro arbitrale fosse stato questo, sarei finito in mezzo a una strada in due anni

 

Gli Atlanta Hawks (22-42) si sono imposti per 123-118, grazie ai 28 punti e 5 rimbalzi di Alex Len, alle 21 triple mandate a bersaglio, su 42 tentativi, ed agli 11 punti in 19 minuti del rookie B.J. Johnson da Syracuse, approdato ad Atlanta con un contratto decadale.