I Blazers spediscono Evan Turner agli Atlanta Hawks in cambio di Kent Bazemore

evan turner

I Portland Trail Blazers spediscono l’ala Evan Turner agli Atlanta Hawks in cambio di Kent Bazemore, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Turner, 30 anni, lascia i Blazers dopo 3 stagioni. A Portland, l’ex giocatore di Philadelphia 76ers, Boston Celtics e Indiana Pacers ha viaggiato a 10 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media a partita in 163 partite con la maglia dei Trail Blazers, ritagliandosi nel tempo un prezioso ruolo di sesto uomo agli ordini di coach Terry Stotts.

Kent Bazemore, 29 anni ed agli Hawks dal 2014-15, ha disputato 355 partite in Georgia (10.4 punti e 3.8 rimbalzi a gara), e sarà free agent a fine stagione 2019\20, alla pari di Evan Turner.

Blazers, Evan Turner out: Bazemore per rimpiazzare Hood?

Lo scambio servirà ai Portland Blazers per sostituire nelle rotazioni il free agent Rodney Hood, arrivato a Portland via Cleveland Cavs a febbraio 2019 ed autore di una post-season di alto livello nella cavalcata di Damian Lillard e compagni sino alla finale della Western Conference.

Hood è infatti considerato fuori dalla portata dei Portland Trail Blazers, che come da regolamento per le squadre al di sopra del salary cap potranno offrire all’ex giocatore degli Utah Jazz la sola mid-level exception da 5.3 milioni di dollari.

Barrett, avviso ai suoi rivali: “Sono molto competitivo, ho ancora tutto da prendere”

R.J. Barrett, terza scelta assoluta al draft 2019, sembra quanto mai determinato e pronto all’entrata nel mondo NBA. L’ex talento di Duke, in particolare, in una recente intervista, ha voluto lanciare un segnale forte e chiaro ai suoi più prossimi rivali.

LE DICHIARAZIONI DEL CANADESE R.J. BARRETT

R.J. Barrett, classe 2000. Nella scorsa stagione ha guidato i Blue Devils ad un ottimo campionato.

L’ala piccola, nello specifico, in un confronto con il giornalista Steve Serby, ha parlato dei suoi obiettivi per il prossimo anno, mostrando molta sicurezza nei suoi mezzi e nelle sue capacità.

Sono molto competitivo, e credo di essere pronto a tutto ciò che il coach mi dirà di fare. Mi sento un vero killer in campo

Tra i mentori di maggior fiducia del 19enne spicca una ex leggenda NBA: Steve Nash. Il due volte MVP, infatti, è il suo padrino di battesimo ed ha esercitato una notevole influenza nella sua crescita come giocatore: aspetto, questo, che Barrett ha voluto mettere in evidenza.

Steve (Nash, ndr) mi ha sempre consigliato a pensare di non aver mai raggiunto l’obiettivo. Per quanto io possa vincere, devo mettermi in un’ottica di aspettarmi qualcosa di nuovo. E’ un fattore di motivazione davvero importante, devo prendermi tutto

Il figlio d’arte di Rowan Barrett, ex giocatore della selezione canadese, è reduce da un’annata davvero positiva in maglia Duke Blue Devils, per quanto quest’ultima si sia conclusa in maniera non troppo positiva. Le sue statistiche, nel dettaglio, ben delineano le sue potenzialità davvero cristalline.

  • 22,6 punti
  • 7,6 rimbalzi
  • 4,3 assist
  • 45,4 FG%
  • 30,8 3P%

Aldilà dei freddi dati numerici, vi è la netta sensazione di aver trovato una possibile nuova stella nel firmamento del basket americano. Il suo innato talento, unito ad una maturità caratteriale sorprendente per la sua età, potrebbe davvero regalarci forte emozioni negli anni a venire.

Mi hanno sempre detto che non sarei stato capace di impormi negli Stati Uniti o al college: beh ora sono qui, e non ho intenzione di fermarmi

Damian Lillard su Nassir Little, “È una Steal of the Draft”

Una delle sorprese in negativo dell’ultimo Draft è senza dubbio Nassir Little, scelto con la pick 25 dai Portland Trail Blazers, e considerato ‘steal of the draft’ dal suo futuro compagno Damian Lillard.

“È ovviamente una steal. È una steal per noi. Il suo pull-up da sinistra è pazzesco”, ha detto Damian Lillard su Nassir Little, nel corso di una diretta su Instagram.

Il prodotto di North Carolina Tar Heels era considerato da molti uno dei migliori prospetti disponibili, e l’inaspettata possibilità di selezionarlo con la venticinquesima scelta ha sorriso a Portland.

Il diciannovenne ha realizzato 9.8 punti e 4.6 rimbalzi in 18.2 minuti di media nelle 36 partite disputate nel corso della stagione. Cifre ben lontane dalle prime scelte, ma comunque di grande spessore.

Anche Roy Williams, ex allenatore di Little, considera il nativo della Florida una ‘Steal of the draft’, sottolineando la possibilità che possa avere una grande carriera.

“Stavo morendo per Nassir”, ha detto Williams ai microfoni di Pat James del Daily Tar Heel. “È una situazione difficile trovarsi nella green room con tanti altri giocatori, forse troppi. Ma non puoi mai sapere cosa stanno pensando le squadre. So una cosa, è la vera Steal of the draft”.

 

Magic-Johnson-Lakers, nessun rancore: “LeBron è ancora il migliore, e con Davis…”

magic johnson-lakers

Magic Johnson-Lakers, nessun rancore: “Le polemiche il passato, voglio solo il benne di questa squadra“.

Ormai libero da incarichi, Magic Johnson si permette qualche pronostico per la stagione NBA che verrà, con un occhio di riguardo ai pur sempre suoi Los Angeles Lakers della coppia inedita LeBron James Anthony Davis.

In un intervento sul palco del 2019 BET Experience Genius Talks, Magic ha parlato di stagione di rivincita per LeBron: “James è ancora il miglior giocatore di pallacanestro su piazza, e quando di fianco a lui metti un’altra superstar come Davis, allora le cose si fanno interessanti. Sapranno mettersi nelle condizioni migliori per dominare, senza ‘pestarsi i piedi’ ed aprendo il campo per i compagni“.

Un Anthony Davis che Johnson tentò senza successo di portare ai Lakers già lo scorso febbraio. La differenza sostanziale tra 5 mesi fa ed oggi? La draft lottery che ha accontentato un po’ tutti, sull’asse New Orleans-Los Angeles, ed un nuovo super-dirigente ai Pelicans – l’abile David Griffin – chiamato in Louisiana per rifondare la squadra e risolvere “presto e bene” la grana Davis.

Magic Johnson-Lakers: “La trade Davis? Felice per Jeanie Buss”

Magic Johnson non ha ovviamente avuto parte attiva alla trade, dopo le sue dimissioni a sorpresa dello scorso 9 aprile e le aspre polemiche con i suoi ex colleghi e sottoposti nel front office dei Los Angeles Lakers.

A trade conclusa, Magic ha comunque voluto congratularsi con la squadra e con il gm ed ex braccio destro Rob Pelinka, via Twitter:

Continuerò comunque a stare vicino alla squadra ed a dare consigliCosì Johnson al LA Times qualche giorno faE nonostante tutto quello che è successo tra di noi, voglio congratularmi con Rob Pelinka, ha messo a segno un gran colpo per i Lakers: stiamo tornando. Credo che l’arrivo di un giocatore del genere non possa che invogliare i free agent a scegliere Los Angeles“.

Parole concilianti anche per la proprietaria della squadra Jeanie Buss, grande sponsor di Magic Johnson all’epoca: “Ha dimostrato a tutti chi è il capo, chi comanda, dopo i problemi di febbraio ha incassato tante critiche, sono felice per lei (…) ho detto a tutti loro che questa trade renderà competitiva la squadra per i prossimi 10 anni, le polemiche? Il passato è passato, voglio solo il bene di questa squadra, ora lasciamo che tutti facciano il proprio lavoro, ci sarà il tempo per parlare a quattrocchi“.

Dejounte Murray è quasi pronto dopo un anno di stop: “Voglio vincere”

Dejounte Murray era stato fermato da un infortunio al legamento crociato del ginocchio destro durante il mese di ottobre di un anno fa. Il tutto era avvenuto durante una partita di pre-season contro gli Houston  Rockets. Si era parlato subito di un lungo stop, come da prassi per infortuni di tale entità, ma i San Antonio Spurs hanno preferito, vista anche la giovane età del ragazzo, lasciarlo ai box quanto più a lungo possibile. Così facendo gli hanno permesso di recuperare al meglio e con calma, senza fretta o ansia di tornare in campo.

Allora, Murray, che compirà 23 anni a settembre, ha sfruttato appieno questa stagione per tornare del tutto in salute in vista della prossima. Ora, come riportato da Jabari Young, per TheAthletic, la point-guard è quasi pronta per il rientro in campo, e mira ad esserlo per il training camp dei suoi.

“Non mi ero mai infortunato prima, prego Dio che non mi accada più. Piansi perché ero consapevole di quanto lavoro, duro lavoro, avevo fatto nella scorsa estate.”

Così il giocatore selezionato dagli Spurs con la scelta 29 del Draft 2016 ha ripercorso le emozioni provate circa 8 mesi fa. Murray si è imposto fin da subito come un pezzo importante del sistema di Coach Gregg Popovich sotto il ferro offensivo e, soprattutto, sotto quello difensivo. Solo nel suo secondo anno nella lega, infatti, si era conquistato un posto nel secondo quintetto difensivo “All-NBA”. Nelle sue prime due annate da professionista ha fatto registrare 6 punti, 4 rimbalzi, 2 assist e 1 palla rubata a notte.

Perderlo è stato senza dubbio un duro colpo per Coach Popovich, che però, come al suo solito, era riuscito ad attuare aggiustamenti in corso d’opera, per sopperire alla sua assenza.

Durante la riabilitazione, il numero 5 di San Antonio ricevette tanti messaggi di auguri, su tutti quelli di un amico molto speciale:

“Lebron mi ha detto solo di stare tranquillo ed essere paziente. Che stavo già lavorando molto.”

Oggi Dejounte Murray è quasi pronto per rientrare, ed è in attesa di farlo:

“Non vedo l’ora di rientrare per il training camp, quando saprò chi saranno i miei compagni di squadra. Sono entusiasta di rimettermi a lavoro. Voglio vincere un titolo, davvero, e voglio che gli altri lo desiderino tanto ardentemente quanto me. Per cui se ci sintonizziamo tutti e puntiamo tutti all’anello possiamo vincere.”

Rockets, Chris Paul ribadisce: “Non ho mai chiesto la trade, sto bene qui e voglio vincere”

chris paul

Chris Paul precisa: “Non ho mai chiesto di essere ceduto“, la star degli Houston Rockets nega ogni report di frizioni e contrasti con il compagno di squadra James Harden e con coach Mike D’antoni.

Rimarrò qui a Houston, non ho mai chiesto di andare via, sono contento qui e di della mia situazione” Così Paul a Jonathan Feigen dello Houston ChronicleOgni anno, alla fine, solo una squadra vince, le altre perdono tutte. Da quando sono qui, sin dal primo giorno, l’unico obiettivo è stato vincere le partite, non conta nient’altro (…) questo gioco è tutto per me, sono un giocatore dall’età di 5 anni, ed ora ne ho 34, la mia vita è questa“.

Nei giorni scorsi un “esplosivo” report di Vincent Goodwill di Yahoo Sports aveva definito “irrecuperabili” i logori rapporti tra Chris Paul e James Harden. Sempre secondo le fonti, Paul avrebbe richiesto uno scambio al front office dei texani in seguito ad un’affermazione di Harden del tipo “o io o lui”, dopo l’eliminazione dagli ultimi playoffs per mano dei rimaneggiati Golden State Warriors.

A seguito dei report – smentiti quasi in diretta da Chris Paul – ci aveva pensato il general manager dei Rockets Daryl Morey a gettare acqua sul fuoco, dichiarando l’assoluta incedibilità del giocatore: “Potete segnarvelo, scriverlo e riscriverlo: Chris Paul non ha mai chiesto di essere scambiato, mai, e sarà un Rockets la prossima stagione“.

Chris Paul, D’Antoni ed un payroll pesante le sfide per i Rockets

Muovere l’ex star dei Los Angeles Clippers sul mercato potrebbe rivelarsi d’altro canto davvero arduo per gli Houston Rockets. Il contratto di Paul è molto pesante: circa 40 milioni di dollari a stagione fino al 2022. Non sarà facile trovare una squadra disposta a sacrificare asset importanti in cambio di un contratto così gravoso, per un giocatore che per di più ha già ben 34 anni.

Gli infortuni durante la finale NBA 2019 di Kevin Durant e Klay Thompson, destinati a saltare per intero la stagione 2019\20, hanno di fatto allargato il panorama delle pretendenti alla finale NBA nella Western Conference. L’obiettivo dichiarato di Morey e del proprietario della squadra Tilman Fertitta rimane quello di “vincere un titolo NBA” durante il periodo di apice dell’MVP 2018 James Harden.

Gli Houston Rockets sono attualmente in trattative per il rinnovo contrattuale di coach Mike D’Antoni. Trattative arenatesi improvvisamente nelle scorse settimane e poi riprese, sulla base di un accordo triennale tra le parti.

Per la stagione 2019\20, oltre a Paul e naturalmente Harden saranno ancora sotto contratto Eric Gordon, Clint Capela, P.J. Tucker, Gary Clark e Nené (che aveva paventato il ritiro nelle scorse settimane). Le recenti acquisizioni Iman Shumpert, Austin Rivers ed il veterano Gerald Greendiventeranno invece free agent.

A pochi giorni dall’eliminazione, Shams Charania di The Athletic aveva riportato di tensioni tra James Harden e Chris Paul nei minuti successivi alla sconfitta casalinga di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro dei Golden State Warriors privi di Kevin Durant. Tensioni che sarebbero nate e cresciute nel corso della stagione, e che avrebbero riguardato il sistema offensivo di D’Antoni ed il ruolo di Chris Paul.

Infortunio-Oladipo, il GM Pacers: “Forse torna a dicembre”

infortunio-oladipo

Infortunio-Oladipo, giungono nuove notizie dalla dirigenza dei Pacers che sono orfani della loro stella dallo scorso gennaio. La guardia di Indiana ha lasciato il campo a gennaio per la rottura di un tendine del quadricipite destro.

Infortunio-Oladipo: le parole del GM

Gli Indiana Pacers e tutti i loro tifosi aspettano con ansia il ritorno di Victor Oladipo dal suo infortunio. Il 23 gennaio durante una partita di regular season contro i Toronto Raptors, la stella ex Oklahoma City Thunder, atterrando male sul ginocchio, si ruppe il tendine dicendo addio definitivamente alla stagione.

I termini di recupero per una rottura di un tendine sono abbastanza lunghi e le parole del GM dei Pacers Kevin Pritchard lo confermano:

Potrebbe stare ancora fuori un po’, tornerà probabilmente a dicembre o gennaio

Per Victor Oladipo, l’infortunio lo sta obbligando a riscoprire il suo corpo e le sue funzionalità. L’età e la condizione fisica generale del giocatore potrebbero essere dalla sua parte per un recupero completo, ma i Pacers con cui ha giocato fino a gennaio probabilmente non esisteranno più. Darren Collison e Cory Joseph esploreranno la free agency e Indiana potrebbe pensare di (non) giocare per una scelta alta al prossimo draft.

Le parole di Oladipo

Non solo il GM degli Indiana Pacers si è esposto riguardo l’infortunio. Lo stesso Victor Oladipo ha commentato così il suo periodo di riabilitazione:

Le cose stanno cambiando. Conosco il mio corpo e mai come in questo periodo. So cosa devo fare e non devo esagerare

Prima dell’infortunio, l’All-Star dei Pacers viaggiava a 18,8 punti, 5,6 assist e 5,0 rimbalzi di media, confermando la sua importanza all’interno del roster. Una squadra che probabilmente dovrà ripartire dopo le perdite nella free agency dell’estate e che darà tempo a Oladipo di riprendersi, senza forzare il recupero.

Kawhi Leonard no alla player option, “considera” la permanenza a Toronto

kawhi leonard

Kawhi Leonard rinuncia alla player option da 21.3 prevista sull’ultimo anno del suo contratto, sarà ufficialmente free agent a partire dal prossimo 30 giungo.

Leonard sarà eleggibile per un quinquennale da circa 190 milioni di dollari con i Raptors freschi campioni NBA, per un quadriennale da circa 141 milioni di dollari complessivi altrove. Come riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports, Kawhi starebbe prendendo “in seria considerazione” l’ipotesi di rifirmare con Toronto.

Oltre ai Raptors, altri squadre saranno sulle piste del due volte MVP delle finali NBA, tra cui i Los Angeles Clippers. A Los Angeles, sulla Interstate 5 a circa 10 miglia dallo Staples Center sono recentemente apparsi dei cartelloni, dei “billboard” che invitano – alla maniera del film “Three Billboards outside Ebbing, Missouri” – Kawhi Leonard a fare ritorno nella natìa California in estate.

I Los Angeles Clippers si detti “estranei” all’iniziativa, come riportato da Ohm Youngmisuk di ESPN.

Masai Ujiri, presidente ed artefice dei Toronto Raptors campioni NBA, offrirà con ogni probabilità il massimo in termini di durata alla sua superstar, un quinquennale con una formula 4+1 (player option sull’ultimo anno di contratto) per fare dell’ex Spurs il volto della franchigia canadese.

Kawhi Leonard, il compagno Danny Green: “Se rimarrà? Penso di si”

In estate i Raptors dovranno affrontare la free agency di Danny Green, prezioso uomo squadra e giocatore tra i più vicini a Leonard. E’ possibile che il suo rinnovo rimanga una condizione preferibile – se non imprescindibile – per Kawhi. Marc Gasol dovrà decidere se esercitare la player option da 25.5 milioni di dollari prevista sull’ultimo anno del suo contratto, ed è probabile che il giocatore catalano sfrutti tale opportunità.

le conferme di Green, Gasol e l’eventuale nuovo contratto al massimo salariale di Kawhi Leonard impegneranno i Toronto Raptors per oltre 140 milioni di dollari complessivi in salari. Un payroll destinato però ad abbattersi a partire dal 2020, col le scadenze dell’ex Grizzlies Marc Gasol, di Kyle Lowry e Serge Ibaka, ossatura della squadra da titolo 2019 agli ordini di coach Nick Nurse.

Città e tifosi hanno fatto la loro parteCosì Danny Green a Julia Kreuz di SportsNetLa franchigia ha fatto la sua parte, sarà davvero difficile lasciare tutto così. Una grande quadra e una città e dei tifosi ai tuoi piedi, disposti a darti qualsiasi cosa per di farti rimanere qui (…) non quante siano le percentuali di probabilità che (Kawhi Leonard, ndr) rimanga, ma so che sono alte, sicuramente più alte rispetto a quelle di una sua partenza“.

Un momento sportivamente delicato per la comunità di Toronto. Tanto cruciale da spingere le autorità cittadine – costituite o “di fatto” – a diramare appelli per indurre la popolazione a lasciare in pace Kawhi leonard nei giorni che precederanno i colloqui e la sua decisione.

Willie Cauley-Stein lascerà i Kings come free-agent, parola dell’agente: “Serve nuovo inizio”

Willie Cauley-Stein è stato selezionato dai Sacramento Kings con la scelta numero 6 del Draft 2015. Con la franchigia californiana ha giocato 4 stagioni, facendo registrare 10 punti e 6 rimbalzi a partita, oltre a quasi 1 stoppata e 1 palla rubata a notte. Ad oggi, il contratto da matricola del centro proveniente dall’università del Kentucky è giunto al termine. I Kings, come riportato su Spotrac, avrebbero la possibilità di presentargli un’offerta qualificante da circa 6 milioni, rendendolo un free-agent con restrizioni.

Per il giornale “Sacramento Bee”, l’agente del giocatore, Roger Montgomery, ha parlato così del futuro del suo assistito:

“Penso davvero che a Willie serva un nuovo inizio. Per come gli sono andate le cose qui fino ad oggi penso proprio sia il momento di passare oltre, per lui. (…) Noi avremmo sperato che le cose per Willie fossero andate diversamente qui, permettendogli di migliorare di più. (…) Spero che non gli presentino nemmeno l’offerta qualificante, permettendogli di essere un free-agent senza restrizioni.”

L’organizzazione ha risposto con un breve comunicato a queste parole, come riportato da Bleacher Report“Willie è un ottimo giocatore, che ha dimostrato di poter rientrare nel nostro stile di gioco. Per ora non possiamo commentare altro.”

Il General Manager di Sacramento, Vlade Divac, aveva dichiarato, in precedenza: “Vorremmo tenerlo con noi, in termine di potenziale. Tuttavia deve ancora dimostrare quella continuità che cerchiamo. Ma ne stiamo discutendo.”

Sembrerebbe che quelle discussioni si siano arenate, almeno stando a quanto affermato da Montgomery, anche in riposta alle parole di Divac stesso: “Se Willie ha peccato di continuità è colpa dei tanti cambiamenti nel roster e negli allenatori avvenuti negli anni.”

Si tratta dunque di una situazione spinosa, in cui entrambe le parti sembrano piuttosto ferme sulle loro posizioni. Entrambe appaiono sicure delle loro affermazioni, e il rischio di giungere ad una situazione di muro contro muro c’è. Qualora i Kings non presentassero l’offerta qualificante, Cauley-Stein sarebbe già virtualmente lontano dalla franchigia che l’ha portato in NBA. Nel caso in cui, invece, la presentassero, non sarebbe da escludere una possibilità di “sign and trade“, per fare in modo di non perdere il giocatore senza ricevere nulla in cambio.

Non resta altro da fare se non aspettare il 30 giugno, quando le danze della free-agency si apriranno.

Gentry “replica” a Anthony Davis, “E’ tutto gente?” No, ma è comunque tanta roba!”

anthony davis

Anthony Davis si presentò lo scorso 9 aprile all’ultima uscita stagionale dei suoi Pelicans in borghese, vestendo una maglietta che riprendeva, sarcasticamente, il famoso motto Looney Tunes: “That’s all, folks!” (“E’ tutto, gente!”).

Una scelta poco elegante per AD, utile però a ribadire la sua ferma decisione di lasciare al più presto la Lousiana ed una squadra non più in grado – secondo il giocatore – di garantirgli un livello minimo accettabile sul lungo termine.

Chiedendo la trade, Davis aveva consapevolmente rinunciato alla possibilità di sottoscrivere con i Pelicans un “supermax contract” da circa 220 milioni di dollari in 5 anni, che a partire dall’estate 2020 avrebbe fatto di lui il giocatore più pagato della NBA. Volando a Los Angeles, sponda Lakers, l’ex Kentucky Wildcats dovrà rinunciare l’estate prossima ad una fetta significativa di quel contratto, in caso di rinnovo con i Lakers o – ipotesi improbabile – di partenza presso altro lido.

E’ pertanto altrettanto improbabile che Anthony Davis possa decidere nei prossimi giorni di rinunciare alla “trade kicker”, al bonus contrattuale da circa 4 milioni di dollari previsto dal suo contratto in caso di trade (una bella differenza: da 27 a 31 milioni di dollari per la prossima stagione). Un’eventuale rinuncia farebbe altresì comodo ai Los Angeles Lakers, al lavoro per limare lo spazio salariale a disposizione per completare una squadra al momento cortissima, dopo le partenze di Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e della quarta scelta assoluta al draft 2019 (girata di nuovo ad Atlanta) in direzione New Orleans.

Con la trade destinata a chiudersi il 6 luglio (fine della settimana di moratoria sugli scambi prevista dalla NBA dopo la partenza della free agency), e la quasi impossibilità di coinvolgere una terza squadra nell’affare Davis (I Pelicans hanno già scambiato, in una trade separata, la quarta scelta assoluta DeAndre Hunter da Virginia agli Atlanta Hawks), tutto lascia pensare che i Los Angeles Lakers potranno disporre per la prossima free agency di una cifra lontana dai 32 milioni utili per un terzo “max slot” (ergo per giocatori del calibro di Kyrie Irving, Kemba Walker, Jimmy Butler), e più compresa tra 24 e 28 milioni di dollari.

Alvin Gentry su Anthony Davis: “La trade? E’ arrivato un vero ben di Dio!”

Dall’altra parte del “filo”, i New Orleans Pelicans hanno ottenuto per la loro superstar un bottino pieno. Il terzetto Ball-Ingram-Hart darà profondità nel reparto guardie assieme a Jrue Holiday, E’Twaun Moore ed il terzo anno da Duke Frank Jackson, i minuti di Davis saranno parzialmente coperti da Zion Williamson, Kenrich Williams, Jahlil Okafor e dal prodotto di Texas Jaxson Hayes, per una squadra che necessiterà comunque di un giocatore di rotazione affidabile nel reparto lunghi.

la trade Davis ed i movimento pre-draft hanno portato in Louisiana un patrimonio prezioso di scelte future. I Los Angeles Lakers hanno incluso nell’affare tre prime scelte (2021 o 2022; 2023 e 2024), da Atlanta sono arrivate in cambio di Hunter le scelte di Hayes, e della guardia da Virginia Tech Nickeil Alexander-Walker, canadese e cugino di Shai Gilgeous Alexander, giovane talento dei Los Angeles Clippers.

Al secondo giro, gli Atlanta Hawks hanno spedito a New Orleans i diritti sul brasiliano Marcos Louzada Silva, “Didi”, prospetto 19enne del Sesi\Franca.

Un “ben di Dio” per usare le parole di coach Alvin Gentry. Ben di Dio arricchito dalla partenza in direzione Atlanta di Solomon Hill e del suo ricco contratto in scadenza 2020, che ha donato ai Pelicans circa 30 milioni di dollari di spazio salariale da impiegare subito, o in futuro.

Cosa ho pensato vedendo quanti asset David Griffin (vice presidente dei Pelicans, ndr) è riuscito a portare qui?” Così coach Gentry a Andrew Doak di WWLTVBeh… that’s a haul, folks! (“è un bel po’, gente!”).

Un patrimonio che, sommato al potenziale di Zion Williamson e dei giovani Lonzo Ball e Brandon Ingram (oggi più esperti, rodati dall’esperienza ai Los Angeles Lakers e lontani dalle luci della ribalta di LeBron James) ed alla leadership di Jrue Holiday ha sicuramente già oggi “addolcito la pillola” della separazione dal più grande giocatore che la franchigia abbia mai avuto, e che potrebbe in futuro accelerare vertiginosamente il lungo percorso di ricostruzione della squadra sul Golfo della Louisiana.

Gli Wizards non eserciteranno la team option su Jabari Parker

jabari parker

Gli Washington Wizards non eserciteranno la team option sul secondo anno di contratto dell’ala Jabari Parker, come riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports.

La squadra sarebbe pronta però a rinegoziare un nuovo accordo col giocatore, che diventerà free agent a partire dal 30 giugno 2019. La mossa servirà a dare un poco di respiro agli Wizards, il cui payroll rimane comunque uno dei più onerosi del’intera lega.

Jabari Parker era arrivato a Washington lo scorso 7 febbraio in una trade che aveva coinvolto il compagno di squadra ai Chicago Bulls Bobby Portis e Otto Porter Jr degli Wizards. Haynes parla di “interesse comune” di squadra e giocatore di raggiungere un nuovo accordo.

Parker aveva firmato nell’estate 2018 un biennale da 40 milioni di dollari (team option sul secondo anno) con i Chicago Bulls dopo 4 anni passati ai Milwaukee Bucks e due gravi infortuni alle ginocchia.

Jabari Parker, nuovo contratto? Anche Portis, Satoransky e Bryant saranno free agent

L’arrivo via Chicago di Jabari Parker e Bobby Portis non è però servito a Bradley Beal e compagni per centrare una qualificazione ai playoffs in una stagione difficile sin dall’inizio, e complicata ulteriormente dagli infortuni di Dwight Howard prima e di John Wall poi.

Il front office degli Wizards, tutt’oggi ancora privo di una “testa” dopo la cacciata dello storico GM Ernie Grunfled, sara chiamato in estate a scelte importanti, riguardanti la free agency di Tomas Satoranky, Bobby Portis e Thomas Bryant.

Satoransky e Bryant sono state le due note positive della brutta stagione nella capitale. I due giovani si sono rivelati giocatori di ruolo affidabili e di valore. Bobby Portis, giocatore prezioso e con capacità di aprire il campo, ha fornito numeri solidi nelle 19 partite sinora disputate in maglia Wizards, e nei giorni scorsi alcune fionti avevano riportato di un interesse di LakersClippersJazzBucksMagic e Knicks per l’ex Bulls.

Così a fine stagione Bradley Beal su Jabari Parker: “Mi piace tantissimo come giocatore. Jabari è versatile, può giocare spalle a canestro, da esterno… lo si può mettere ovunque in campo, mi è piaciuto tantissimo giocare con lui e credo che Jabari possa essere un pezzo importante del nostro futuro“.

I Lakers su Ron Adams, storico assistente di Steve Kerr agli Warriors

ron adams

I Los Angeles Lakers ricevono dai Golden State Warriors il permesso per un colloquio con coach Ron Adams, storico assistente di di Steve Kerr.

La notizia è stata riportata da Ohm Youngmisuk e Adrian Wojnarowksi di ESPN. Non chiaro l’eventuale ruolo che Adams andrebbe a ricoprire a Los Angeles in caso di accordo, sebbene l’offerta dei giallo-viola sia definita “significativa“.

Il 71enne Adams siede sulla panchina de Golden State Warriors dal 2014. In precedenza era stato capo allenatore dell’università di Fresno State (fino al 1990) e quindi assistente per Milwaukee Bucks, Chicago Bulls, Oklahoma City Thunder e Boston Celtics.

Dopo aver lasciato la panchina di Fresno State, Adams si unì allo staff di Jerry Tarkanian, leggendario capo allenatore degli UNLV Runnin’ Rebels, prima del passaggio nella NBA.

A Golden State, coach Ron Adams ha preso parte a 5 finali NBA e vinto 3 titoli.

In attesa di sviluppi sulla possibilità Ron Adams, prosegue per i Los Angeles Lakers la rivoluzione dello staff tecnico, con l’arrivo di coach Frank Vogel e di Jason Kidd, e dell’ex capo allenatore di Memphis Grizzlies e Brooklyn Nets Lionel Hollins. Rivoluzione iniziata anche sul parquet, con la trade che porterà in California Anthony Davis in cambio di Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart, la quarta scelta assoluta al draft NBA 2019 (DeAndre Hunter da Virginia, girato agli Atlanta Hawks), e tre future prime scelte.

Dopo la trade Davis, che diventerà ufficiale a partire dal 6 luglio, i Lakers cercheranno di liberare quanto più spazio salariale possibile per rinforzare una squadra che dopo lo scambio vedrà – oltre a Anthony Davis – i soli LeBron James, Kyle Kuzma, Moe Wagner, Isaac Bonga, Jemerrio Jones e (in proiezione) la seconda scelta 2019 Talen Horton-Tucker da Iowa State sotto contratto.

Allo stato attuale i Los Angeles Lakers dovrebbero disporre di ancora 23 o 28 milioni di dollari di spazio salariale, una differenza data dalla possibilità che Davis rinunci alla “trade kicker” (un bonus cessione) da 4 milioni di dollari prevista dal suo contratto. Per avere la possibilità di disporre di un terzo “max slot” (30-32 milioni di dollari), i giallo-viola dovrebbero riuscire a cedere giocatori come Bonga, Wagner o Jones.