Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti I quintetti del millennio: Milwaukee Bucks

I quintetti del millennio: Milwaukee Bucks

di Stefano Belli

Dopo una sorprendente cavalcata ai playoff 2001, terminati in finale di Conference, i Bucks sono sprofondati nella mediocrit√†. A tirarli fuori ci ha pensato un misterioso ragazzo greco dal cognome impronunciabile, che con l’aiuto di solidi comprimari e di un esperto allenatore ha reso Milwaukee una superpotenza della Western Conference. Ecco il quintetto ideale dei Milwaukee Bucks dal 2000 in avanti.

Point guard: Jrue Holiday

Nell’autunno del 2020, dopo la bruciante sconfitta nella Bolla contro Miami, i Bucks decidono di blindare la loro met√† campo. Per farlo ingaggiano Holiday, che nelle 7 stagioni trascorse a New Orleans si √® imposto fra i migliori difensori perimetrali della NBA. La scelta si rivela subito vincente: Jrue viene inserito nel primo quintetto All-Defensive e gioca un ruolo determinante nella corsa al titolo. In gara-5 delle Finals si rende protagonista di una delle giocate-simbolo della serie, quando ruba un pallone decisivo a Devin Booker e serve uno spettacolare alley oop per la schiacciata di Giannis Antetokounmpo. Nelle stagioni successive, Holiday entra stabilmente nei migliori quintetti difensivi, ma il suo contributo √® tangibile anche in attacco; nel 2023 viene convocato all’All-Star Game a dieci anni di distanza dalla prima volta, quando ancora giocava a Philadelphia. Milwaukee non riesce a ripetere il trionfo del 2021, cos√¨ prova l’all-in con l’innesto di Damian Lillard. Per avere il fenomeno dei Blazers, i Bucks devono privarsi di Holiday, il quale viene scambiato nuovamente da Portland e si accasa ai Boston Celtics.

Guardia: Ray Allen

“He Got Game” √® l’uomo-franchigia dei Bucks a cavallo tra i due millenni. Nel 2001 viene inserito nel terzo quintetto All-NBA, e con l’aiuto di Sam Cassell e Glenn Robinson guida Miwaukee alle finali di Conference, dove mancava dal lontano 1985. Ray forza gara-7 con una prova da 41 punti, ma i Sixers di Allen Iverson hanno la meglio nell’incontro decisivo. Nella stagione seguente, Allen partecipa al terzo dei suoi 10 All-Star Game, ma i Bucks restano fuori dai playoffs dopo una pesante sconfitta contro Detroit all’ultima partita di regular season. Milwaukee si prepara alla ricostruzione: in estate saluta “Big Dogg” Robinson, e a febbraio tocca a Ray Allen, che viene ceduto ai Seattle SuperSonics in cambio di un crepuscolare Gary Payton.

Ala piccola: Khris Middleton

Scelto al secondo giro del draft 2012 dai Pistons, Middleton vive una stagione da rookie piuttosto anonima a Detroit, e in estate viene spedito senza remore ai Bucks nella trade che coinvolge due Brandon: Knight, che lo accompagna a Milwaukee, e Jennings, che prende la direzione del Michigan. In quel momento, nessuno pu√≤ immaginare che il miglior giocatore dello scambio sia proprio Khris. Nel Wisconsin, Middleton trova subito spazio, imponendosi presto come un pilastro della nuova squadra. L’ascesa di Giannis Antetokounmpo e l’arrivo in panchina di Mike Budenholzer, i Bucks diventano una superpotenza della Eastern Conference. Khris, che orbita stabilmente attorno ai 20 punti di media, guadagna tre convocazioni all’All-Star Game, e nel 2021 √® fondamentale nella conquista del titolo NBA, vinto anche grazie ai suoi canestri decisivi nella serie finale. Nelle stagioni successive Milwaukee non riesce a ripetersi, anche per via dei continui infortuni che tormentano il numero 22.

Ala grande: Giannis Antetokounmpo

I Bucks spendono la quindicesima chiamata del draft 2013 per uno smilzo diciottenne di cui quasi nessuno ha sentito parlare. Arriva dalla seconda divisione greca, ha un passato da venditore ambulante per le strade di Atene e molti non sanno nemmeno scrivere il suo cognome.

Poco importa, pensano gli addetti ai lavori, tanto il ragazzino rester√† in Europa a farsi le ossa. Invece il ragazzino indossa subito la maglia numero 34 di Milwaukee, segnando quasi 7 punti di media in una squadra disastrosa, che termina il 2013/14 sul fondo della Eastern Conference e rischia il trasferimento dal Wisconsin. A cambiare le sorti della franchigia √® proprio Giannis Antetokounmpo, che da quel momento in avanti comincia un’inarrestabile ascesa. Nel 2015 aiuta i Bucks a tornare ai playoffs, nel 2016 si impone tra i leader del gruppo, nel 2017 debutta all’All-Star Game e viene eletto Most Improved Player. L’anno seguente, dopo l’eliminazione al primo turno contro Boston, in panchina arriva Mike Budenholzer, che costruisce il suo sistema di gioco attorno alle straordinarie abilit√† di Giannis.

Milwaukee domina la Eastern Conference, e Antetokounmpo viene premiato come MVP stagionale sia nel 2019, sia nel 2020. In quest’ultima stagione viene anche eletto Defensive Player of the Year; solo Michael Jordan e Hakeem Olajuwon, prima di lui, avevano centrato la prestigiosa doppietta in un solo anno. Malgrado i successi individuali, i Bucks non riescono mai ad arrivare fino in fondo ai playoffs. La cocente eliminazione nella Bolla di Orlando contro gli Heat getta un’ombra sul futuro di Giannis nel Wisconsin. Il fenomeno greco spazza via ogni dubbio firmando un nuovo contratto, e nel 2021 riporta il titolo NBA a Milwaukee dopo cinquant’anni. Ci riesce grazie a una serie finale straordinaria, piena di giocate iconiche e coronata dai 50 punti di gara-6. Complice qualche infortunio di troppo, i Bucks non riescono a ripetere il trionfo, ma Antetokounmpo consolida il suo posto tra i migliori giocatori della storia. Nel 2024 partecipa al suo ottavo All-Star Game e viene inserito nel primo quintetto All-NBA per il sesto anno consecutivo.

Centro: Brook Lopez

Quando Lopez lascia Brooklyn, nel 2017, sembra che i suoi anni migliori siano ormai alle spalle. Con la maglia dei Nets, di cui √® il miglior realizzatore all time, il centro da Stanford ha raggiunto anche l’All-Star Game, rivelandosi tra le poche note liete di un’epoca fallimentare. Prima di trasferirsi a Los Angeles, per√≤, Brook ha cominciato a tirare sempre pi√Ļ spesso, e con risultati sempre pi√Ļ incoraggianti, da oltre l’arco dei tre punti. Una tendenza che conferma anche nella sua dimenticabile annata con i Lakers, e che si rivela fondamentale, per lui e per la squadra, una volta sbarcato a Milwaukee, nell’estate del 2018. La “Splash Mountain” √® un elemento chiave dei Bucks a cavallo tra i due decenni, quando la squadra scala rapidamente le gerarchie a Est e arriva a conquistare il Larry o’Brien Trophy. Brook non si distingue solo grazie al suo affidabilissimo tiro dalla lunga distanza, ma anche per il suo sorprendente impatto nella met√† campo difensiva, guadagnandosi due inclusioni nei quintetti All-Defensive.

Sesto uomo: Michael Redd (Glenn Robinson)

Gli altri candidati a questo posto erano Glenn Robinson e Sam Cassell, i quali per√≤ hanno lasciato Milwaukee quando il nuovo millennio era cominciato da poco. A differenza di “Big Dogg” e “Sam I Am”, Redd non ha mai raggiunto le finali di Conference, ma in compenso √® stato l’uomo-franchigia dei mediocri Bucks per quasi dieci anni. Pescato al secondo giro del pessimo draft 2000, con le partenze di Robinson e Ray Allen Michael prende le redini della squadra, guidandola fino al primo turno playoff in quattro occasioni. Tra il 2003 e il 2009 non scende sotto i 21 punti di media, sfiorando i 27 a partita nel 2006/07, ma viene convocato all’All-Star Game solamente nel 2004, anno in cui Redd viene anche inserito nel terzo quintetto All-NBA. A fine decennio, i gravi infortuni subiti da Michael e da Andrew Bogut chiudono un’epoca nel Wisconsin. Tra il 2009 e il 2011, Redd si vede in campo in appena 28 occasioni, ma la lesione del crociato lo ha reso un’ombra del giocatore di un tempo. Disputa un’ultima stagione a Phoenix, poi nel 2012 appende le scarpe al chiodo.

Allenatore: Mike Budenholzer

L’ascesa di Giannis Antetokounmpo ha garantito ai Bucks una presenza quasi fissa ai playoffs, ma a renderli davvero una superpotenza della Eastern Conference √® l’arrivo in panchina di Coach Bud, nell’estate del 2018. L’ex-timoniere degli Atlanta Hawks cuce l’attacco di Milwaukee su misura per il fenomeno greco, circondandolo di tiratori e di difensori versatili, e alla sua prima stagione nel Wisconsin viene eletto Coach of the Year. Tra il 2018 e il 2023, la squadra chiude stabilmente tra le migliori tre a Est, e nel 2021 giunge finalmente alla Terra Promessa, battendo i Phoenix Suns in finale e spazzando via molti dubbi in merito al suo sistema. Gli insuccessi delle stagioni seguenti rendono indispensabile un cambiamento; nell’estate del 2023, coach Bud viene sollevato dall’incarico e rimpiazzato dall’esordiente Adrian Griffin.

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