L’uomo della provvidenza

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Fino alla passata stagione i Toronto Raptors erano intrappolati in un limbo, quello delle squadre belle e funzionali in regular season che si scioglievano ai playoff come neve al sole. Avevano incassato un’altra cocente eliminazione in postseason, contro i Cleveland Cavaliers guidati da un mostruoso LeBron James. Il progetto pareva non poter fare quello step tanto auspicato. Poi c’è stata un’occasione ghiotta, che Masai Ujiri doveva prendere al volo.

Kawhi Leonard chiede la cessione ai San Antonio Spurs e il general manager dei canadesi fa letteralmente all-in: inserisce uno dei simboli del team, DeMar DeRozan, e si assicura uno dei migliori giocatori della lega fermo da un’annata per infortunio. Una mossa clamorosa, che alla lunga ha pagato. Serviva un fuoriclasse come Leonard ai Raptors in modo di avere finalmente una chance di giocarsi il titolo. E magari di vincerlo. Ed infatti, contro ogni pronostico, il manipolo guidato da coach Nick Nurse ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e battuto i Golden State Warriors regalandosi il primo titolo in assoluto della propria storia. Un successo sofferto e meritato, arrivato soprattutto grazie al contributo del californiano.

Kawhi Leonard, l’uomo della provvidenza. Il terzo giocatore a vincere un titolo NBA con due squadre diverse, il primo a vincerlo in entrambe le conference. Un campione stoico che non si ferma davanti a nessuno e a niente, in grado di garantire un impatto formidabile su entrambi i lati del campo.

KAWHI LEONARD: QUANTA QUALITÀ IN ATTACCO 

Il sistema offensivo dei Raptors è stato ricucito attorno alle qualità di Kawhi Leonard. L’intento era quello di creare le spaziature giuste per permettere le sue scorribande in area, lì dove è stato capace di far male più volte. Con la palla in mano, Leonard ha attaccato il proprio marcatore e, sfruttando la sua grandissima forza fisica, concludeva con un layup o andava improvvisamente in arresto (cosa che ha provocato tanti and one). Non solo uno contro uno puri, anche i precisi pick and roll confezionati coi compagni hanno funzionato a dovere: il 61.5% al tiro nella restricted area rende al meglio l’idea di come Leonard sia stato importante sotto i tabelloni. Il ventaglio di opzioni a disposizione dell’ala piccola è alquanto nutrito, ciò ha stravolto di continuo le carte in tavola mettendo in difficoltà la difesa dei Warriors, che ha cambiato spesso marcatura su di lui.

I Warriors sono andati spesso in difficoltà quando Leonard riusciva ad incunearsi in area.

 

Quando c’era troppo traffico vicino il canestro, Kawhi Leonard ha fatto ricorso al suo raffinato tiro dal palleggio. Senza essere troppo funambolico, grazie ad un ball handling rispettabile, il numero 2 è risultato efficiente e pulito a livello tecnico nelle conclusioni eseguite talvolta anche in semi-transizione (e sul perimetro). 7.7 punti in media portati in dote grazie ad una buona lettura ed una pregevole freddezza. In queste Finals è giunta l’ennesima prova della poliedricità di Leonard, capace inoltre di ‘aspettare‘ il momento giusto e colpire, muovendosi per la metà campo e raccogliendo interessanti suggerimenti (4.2 punti di media in modalità catch and shoot) o restando appostato sugli angoli o dietro la linea dei tre punti. Il prodotto di San Diego State, in definitiva, si è preso la scena e allo stesso tempo non ha catalizzato troppo il gioco su di lui; in questo modo le idee pensate da Nurse si sono concretizzate in un sistema fluido. In barba alla hero ball più estrema, solo intelligenza e concretezza. Fattori al servizio della squadra.

 

Farsi trovare al posto giusto al momento giusto.

 

UNA MANO ANCHE IN DIFESA

La vittoria dei Raptors è arrivata anche grazie all’abnegazione in difesa, fase a cui Kawhi Leonard ha dato comunque la sua mano. Sono ben lontani i tempi dove spiccava l’etichetta di specialista difensivo, poichè era fondamentale averlo fresco dall’altra parte. Infatti a the Claw sono state spesso assegnate marcature ‘blande’ su gente come Andre  Iguodala o Alfonzo McKinnie; in ogni caso la sua presenza si è fatta sentire quando ha dovuto vigilare su Klay Thompson ad esempio.

Il grosso Kawhi Leonard l’ha fatto negli aiuti, sempre puntuali, e nella copertura delle linee di passaggio. I tempi degli intercetti sono stati ottimali, compiuti con l’ausilio della sua apertura alare e di un rapido movimento di mano. Nelle 6 gare disputate contro i Warriors è stato il miglior giocatore dei Raptors nelle cosiddette deflections ( 5 a partita), mettendoci caparbietà e fisico nei recuperi e nel contestare i tentativi avversari (10.7 in media, solo Siakam ha fatto meglio). Pochi compiti eseguiti bene, sufficienti a dar manforte ad una retroguardia aggressiva e preparata.

 

Aiuti decisi ed efficaci.

 

IL FUTURO È ANCORA A TORONTO?

Prima di prendere la via del Canada, Kawhi Leonard aveva espresso il desiderio di esser tradato a Los Angeles. Gregg Popovich invece l’ha spedito più a nord. All’epoca (e nei mesi successivi) molti addetti ai lavori caldeggiavano l’ipotesi dell’approdo in California posticipato alla free agency 2019 (Clippers in pole). Ora tutto è cambiato: il contesto dei Raptors si è rivelato vincente, l’ambiente e i tifosi lo idolatrano; senza dimenticare di come lui sia il go-to-guy assoluto del team. Inoltre, la possibilità di consolidare il proprio dominio ai vertici dell’est (in realtà già certificato) è abbastanza allettante. Il front office farà di tutto per trattenerlo, sapendo di avere tutte le carte in regola e le condizioni favorevoli dalla propria parte. L’uomo della provvidenza, dunque, potrebbe rimanere e tentare di scrivere un’altra pagina di una storia impensabile solo un anno fa.

Toronto Raptors campioni NBA 2019: una vera e propria impresa

Toronto Raptors festa

I Toronto Raptors sono i campioni NBA del 2019. Un ‘impresa tutt’altro che pronosticabile ad inizio stagione: lo scambio molto discusso che ha portato DeMar DeRozan in maglia Spurs e Kawhi Leonard a Toronto, e la decisione di licenziare il neo eletto coach of the year Dwane Casey sostituendolo con il rookie Nick Nurse, destavano alcuni sospetti. Grazie alla leadership di Leonard, la grande capacità di gestire la squadra di Nurse e l’aiuto di alcuni comprimari sono riusciti a disputare un’eccellente stagione regolare e dei playoff superlativi. E arrivando così al lieto fine che sognavano da tempo.

TORONTO RAPTORS: IL PERCORSO NEI PLAYOFF

nick nurse timeout
Nick Nurse, coach dei Toronto Raptors.

Dopo una stagione regolare da protagonista e chiusa al secondo posto iniziano i playoff. la prima serie contro gli Orlando Magic non riserva alcuna sorpresa: 4-1 il risultato finale, con un Leonard che chiude le prime cinque gare a 27.8 di media. Superato il primo ostacolo si fa sul serio per davvero contro i Philadelphia 76ers. Le squadre si affrontano a viso aperto, da una parte Leonard e Pascal Siakam si caricano la squadra sulle spalle, dall’altra parte un voglioso Jimmy Butler risponde colpo su colpo. la serie viene forzata fino a gara 7, una sfida equilibrata che rispecchia in pieno l’andamento della serie. Il momento più catartico forse di tutti i playoff avviene a 4.2 secondi dalla fine: rimessa per i Raptors, Leonard si fa dare la palla, si sposta verso il mezzo angolo destro e lascia partire un tiro con Joel Embiid completamente attaccato, la palla balla per pochi secondi sul ferro e poi entra. Tutta Toronto festeggia accogliendo questo tiro come un segnale che sia l’anno giusto per vincere. Si arriva alle finali di Conference e la sfida è contro i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo. La serie è molto enigmatica, in alcuni tratti i Bucks sembrano dominare con facilità, specialmente a centro area portandosi avanti per 2-0. Ma nel momento del bisogno arrivano gli eroi che non ti aspetti: Marc Gasol e Fred VanVleet. Gasol con la sua esperienza riesce ad arginare i Bucks in difesa, VanVleet invece dopo essere stato molto deficitario al tiro torna ad essere un cecchino segnando tutto quello che li passa per le mani. Tutto questo unito ai punti di Leonard e Siakam regalano un parziale di 4-0 e la prima finale NBA contro i Golden State Warriors.

UNA VITTORIA SUDATA E MERITATA

Kawhi Leonard, autentico trascinatore dei Toronto Raptors.

 

Le Finals si aprono con un interrogativo: riusciranno i Raptors a vincere il loro primo titolo o sarà Golden State a dominare per l’ennesima volta? Leonard e compagni rispondono presente vincendo gara 1 con una sontuosa prestazione di Pascal Siakam da 32 punti, 8 rimbalzi e 5 assist. In gara 2 Golden State orfana di Kevin Durant deve dimostrare al mondo di poter vincere anche senza uno dei big three, e ovviamente ci pensano Curry e Thompson a portare la serie alla baia in perfetta parità. La grandiosa prestazione di tutto il supporting cast di Toronto regala gara 3 ai canadesi. In gara 4 i Golden State non riescono ad esprimere il loro gioco e cadono sotto i colpi di Leonard e Siakam che espugnano per due volte consecutive la Oracle Arena.

Gara 5 si apre con il ritorno in campo di Kevin Durant, gli Warriors sembrano un’altra squadra e si portano avanti nel primo quarto. Dopo undici eroici minuti Durant si accascia a terra vittima dell‘ennesimo infortunio. Tutti sono scioccati, la partita è bloccata, Toronto avrebbe la possibilità di vincerla dopo il parziale di 10-0 di Leonard, ma gli ultimi tre minuti generano solo errori da parte dei Canadesi regalando la vittoria a Golden State per 106-105. Gara 6 è l’ultima partita alla Oracle Arena e ovviamente è stata spettacolare. Si parte con 11 punti di Lowry senza errori dal campo, Thompson risponde con le sue triple. VanVleet fa impazzire Curry con i suoi tiri, l’onnipresente Iguodala risponde con 22 punti. Thompson esce per infortunio ma la gare resta equilibrata. Siakam fa un canestro pazzesco contro Green, Curry sbaglia un tiro ‘alla Curry’. Un glaciale Leonard dalla lunetta fa due su due ed è titolo per Toronto. Una stagione fantastica chiusa nel migliore dei modi. Una squadra costruita con tanti dubbi, con un allenatore inesperto a livello NBA,  ma con la forza di volontà e con un Leonard MVP indiscusso sono riusciti a portare il primo titolo NBA in Canada.

Kawhi Leonard MVP Finals NBA: secondo premio individuale con due team

Kawhi Leonard MVP Finals NBA

Kawhi Leonard MVP Finals NBA”: finalmente è arrivato l’annuncio di Adam Silver, il leader maximo della lega di basket americana.

Il giocatore dei Toronto Raptors, decisivo in lungo e largo durante tutte le serie, non soltanto quella finale, si aggiudica il premio individuale, dopo aver vinto il titolo NBA con la franchigia canadese. Kawhi riesce a centrare un premio individuale che in pochi erano riusciti a vincere con due franchigie differenti: prima di lui soltanto due giocatori nella storia NBA, LeBron James, con Miami Heat e Cleveland Cavaliers e Kareem-Abdul Jabbar.

Insomma la compagnia sembra essere piuttosto buona.

 

 

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Kawhi Leonard è l’MVP della vendetta

Dal suo infortunio per il fallo subito da Zaza Pachulia, ad un anno praticamente fermo, poi la trade, ed il ritorno finalmente in campo: mai un lamento, mai una parola fuori posto anche su questa vicenda.

E’ la vendetta sui Golden State Warriors che viene servita fredda: arrivato a Toronto per vincere, al primo anno spazza via l’Est senza troppi problemi, alla Kawhi Leonard, con il primo buzzer-beater in gara 7, contro Philadelphia.

Da quel momento in poi prima distrugge i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo, mostrando tutta la sua reale forza nella serie, dopo 2 sconfitte consecutive, poi abbatte anche gli Warriors. Due sole sconfitte contro Golden State, un dato veramente incredibile per una squadra costruita benissimo da Masai Ujiri e che ha trovato finalmente in Kawhi il go-to-guy che serviva al team, che non giocasse e vincesse da solo, ma che giochi di squadra, esaltando i compagni con la sua difesa e con il suo attacco, con una mentalità diversa.

Ed è da qui che è partito il titolo dei Raptors, dalla testa e mentalità differente di Kawhi che dal primo giorno ad oggi ha sempre avuto un solo obiettivo in testa: vincere. E ce l’ha fatta, complimenti Toronto, complimenti a Kawhi Leonard MVP Finals NBA 2018-2019.

Warriors-Raptors le pagelle di gara 3: Steph non basta, Lowry & Co conquistano la Oracle

Warriors-Raptors
Kyle Lowry
Copyright Notice: Copyright 2019 NBAE (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images) Warriors-Raptors

E’ stata una partita che si va ad inserire perfettamente nel contesto delle Finals più strane di sempre, con Golden State che aggiunge alla lista degli indisponibili anche Klay Thompson (che pare rivedremo in gara 4) e che si aggrappa a Steph Curry, il quale trascina i suoi e l’intera Oracle Arena finché ne ha, salvo poi cedere sotto i colpi del backcourt dei Raptors, che ne trovano 18 pesantissimi da Danny Green, 30 silenziosi da Leonard e godono della prestazione del miglior Lowry di questi playoff. L’epilogo è ancora lontanissimo dall’esser scritto, e chissà che con qualche rientro dall’infermeria, non possa diventare tutta un’altra serie già da gara 4.  Queste le pagelle di Gara 3 di Warriors-Raptors giocata questa notte.

 

WARRIORS-RAPTORS GARA 3: LE PAGELLE DEI VINCITORI

Danny Green e Kawhi Leonard, protagonisti di gara 3 tra Warriors-Raptors

 

Lowry, 9: gioca la partita che lui stesso aveva dichiarato di voler e poter giocare, trova molto in fretta il feeling col canestro e non lo perde mai, dimostrandosi solido anche dietro seppur con qualche lacuna, specie quando gli tocca marcare Steph. Ma è niente confronto a quanto riesce a capitalizzare. Completo

 

Leonard 8,5: sicuramente non è al 100%, probabilmente è molto più vicino al 50 che al 100%. Gioca una partita irreale per le cifre che porta a casa, praticamente su una gamba sola ed ottenuti senza gli acuti di Lowry e Green. 30 da killer silenzioso. Trovare gli aggettivi per questo giocatore, che è per distacco IL fattore per Toronto quest’anno, sta diventando quasi impossibile. Pazzesco 

 

Green, 8: 8 tiri da 3 tentati, 6 realizzati, 18 punti a referto, molti di più se guardiamo i momenti della partita in cui sono arrivati. Gioca un match da veterano, difendendo come sempre e ricacciando puntualmente indietro Golden State nei momenti chiave della partita. Forse anche lui si è ricordato che non molto tempo fa era titolare nell’ultimo (e unico?) sistema di gioco che abbia recentemente messo in difficoltà i Warriors. Chirurgico

 

Gasol, 7,5: Si rifà dell’opacità di gara 2, mettendo insieme cifre migliori già nel corso del secondo quarto. Aldilà delle cifre, gioca una partita di sostanza e mette 5 decisivi punti quando gli Warriors tentano l’ultima rimonta, quella dettata dall’orgoglio. Certo avere un DeMarcus Cousins nullo da entrambi i lati del campo giova, ma non si può certo fargliene una colpa. Concreto 

 

Siakam, 7,5: gioca la solita partita di grandissima intensità, giovando del buon ritmo che i Raptors tengono per tutto il primo tempo. Nel secondo sembra essere meno incisivo, ma quando la partita si decide è sempre pronto, anche con qualche giocata che non finisce sui tabellini, sui quali invece finiscono le sue cifre: 18 punti 6 assist e 9 rimbalzi. Fra il giocatore spaziale di gara 1 e quello in sordina di gara 2, probabilmente quello visto stanotte è il vero Siakam. Duracell         

                                                                                                             

Panchina, voto 7,5: Vanvleet mette la bomba della staffa, dopo un’azione che in pratica è il riassunto perfetto della partita, continuando a cavalcare il periodo d’oro dopo la nascita di suo figlio. Ibaka a tratti sembra avere la sindrome di Penelope, per ogni cosa buona fatta ce n’è un’altra altrettanto negativa, ma alla fine è più quello che porta a casa (ben 6 stoppate per l’ex OKC) rispetto a ciò che lascia lì. Non si vede Powell, comparsata di McCaw che non fa danni. Pochi ma buoni

 

 

WARRIORS-RAPTORS GARA 3: LE PAGELLE DEI VINTI

warriors gara 3
Copyright 2019 NBAE (Photo by Nathaniel S. Butler/NBAE via Getty Images) Warriors-Raptors

 

Curry, 9: La tentazione di dargli 10 c’è, perché oltre le cifre, dimostra di avere un cuore degno di Ettore  quando, a partita ormai persa, continua a buttarsi, a cercare l’anticipo, a conquistare palle a 2 quando ormai sembrano perse. Poi ci sarebbero 47 punti 8 rimbalzi e 7 assist, in praticamente altrettanti minuti, raddoppiato a volte anche dalla metà campo. Immenso

 

Green, 8: Ci prova in ogni modo, e dimostra di essere consapevole di dover essere lui la seconda opzione anche in attacco, complice un Boogie indecente su ambo i lati del campo. Alla fine, le prova tutte finché ne ha, dimostrandosi il guerriero su cui Golden State può contare sia che ci siano Durant e Thompson in campo, come anche Jerebko&Co. Certezza

 

Livingston, 6: la sufficienza è più che altro dovuta alla carriera di uno dei più resilienti (lui sì) giocatori della storia. Offensivamente non gli viene chiesto nemmeno di avvicinarsi alla produzione di Thompson, difensivamente fa quel che può e se il suo apporto dovesse essere quello di sempre e non quello di uno starter, staremmo parlando della solita partita di solidità. Una bimane nel 2° quarto che ha fatto sussultare i cuori di chi se lo ricorda ancora quando volava allo Staples Center, sponda Clippers. Eterno. 

                                                 

Iguodala, 5: Non c’è stata la seconda prestazione spaventosa di fila, anche se ad aspettarsela erano onestamente in pochi. Per lui non può valere lo stesso discorso di Livingston perché dall’MVP delle finali 2015 ci si aspetta qualcosa di più, specie dopo quanto fatto vedere in gara 2. Potremmo dire che la differenza non sta certo nell’atteggiamento, ma soltanto nel risultato. Ci prova anche stavolta, ma non arriva. Non incide                                                                                                                                                                                                     

Cousins, 4: La tentazione forte sarebbe quella di dare 2, specie dopo quanto ha inciso nella seconda partita della serie, ma non vi sono certezze sul suo stato di salute, per cui il 4 è per stare dalla parte dei bottoni. E’ semplicemente un danno per Golden State, in una delle partite, se non LA partita in cui c’era più bisogno di lui. La scelta di tenerlo fuori negli ultimi 2-3 “assalti” non è sicuramente stata dettata solo dal suo stato di salute.  Pessimo                                                                                                                                                                     

Panchina, 5: Probabilmente nessuno fra i risiedenti nella panchina a disposizione di Steve Kerr si immaginava di poter avere così tanto spazio in queste Finals, eccezion fatta per Jordan Bell, sicuramente il più insufficiente, assieme ad uno Jonas Jerebko impresentabile a questo livello. Cook e McKinnie hanno un buon impatto sulla gara, ma nulla più. Bogut, che avrebbe dovuto vedere tutto dalla panchina, risulta il più positivo in campo. Nel complesso, anche se non si poteva fare diversamente date le condizioni, non sufficienti. Poca Roba

 

 

 

 

 

 

Raptors-Warriors: a regnare è l’equilibrio

Raptors-Warriors

Sono ormai archiviate le prime due partite della serie Raptors-Warriors che decreterà quale sarà la prossima squadra campione della NBA; in queste prime due partite a regnare è stato l’equilibrio, visto che in entrambe le partite le squadre sono quasi sempre state vicine in termini di punteggio.

Sul punteggio di 1-1, ora la serie si sposterà alla Oracle Arena per gara 3 e 4, che potrebbero risultare decisive nella serie: se i Raptors non dovessero riuscire a strappare una vittoria la pratica per gli Warriors sarebbe praticamente chiusa.

RAPTORS-WARRIORS: SIAKAM NON SI FERMA IN GARA 1

Gara 1 della serie Raptors-Warriors ha visto vincere la squadra di coach Nick Nurse su tutte le sfide nella sfida, visto che i Toronto Raptors per una volta hanno vestito i panni dei Golden State Warriors giocando una pallacanestro sublime in attacco e non facendo mai prendere ritmo agli avversari. Infatti i Raptors hanno trovato tantissimi punti nei primi secondi delle proprie azioni offensive andando spesso e volentieri in contropiede, oltre a tirare anche più che bene quando i 24 secondi stavano per scadere; questo significa che la difesa dei Golden State Warriors ha dovuto lavorare molto in gara 1 e come verificato anche nelle scorse Finals contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James, quella degli Warriors è una difesa che se viene fatta lavorare per tanti secondi ti concede sempre qualcosa.

Pascal Siakam vs Sixers
Pascal Siakam, il mattatore di gara 1.

 

Inoltre la squadra canadese è stata bravissima nelle transizioni difensive, in quanto hanno annullato la principale arma offensiva degli Warriors: il contropiede ed in particolare le triple in transizione (addirittura zero triple in transizione per Curry e compagni in gara 1).

Vero mattatore della partita è stato Pascal Siakam, autore di una partita che entrerà sicuramente nella storia dei playoff NBA, in quanto alla sua prima partita nelle NBA Finals ha fatto registrare 32 punti tirando con 14/17 dal campo e conditi anche da 8 rimbalzi e 5 assist; il camerunese è stato un vero rebus difensivo senza soluzione per la squadra di coach Steve Kerr, in quanto è riuscito sempre a leggere bene le situazioni e punire i mismatch che spesso gli si sono presentati. Oltre a Siakam però sono stati fondamentali tutti i giocatori dei Raptors: Marc Gasol ad esempio ha giocato una partita da antologia, prendendosi tutti i tiri che la difesa degli Warriors gli ha concesso (mai presi nella serie contro i Bucks) e difendendo magnificamente in ogni situazione, anche sui cambi difensivi contro Stephen Curry. In poche parole, i Toronto Raptors ha giocato con il cuore ed è riuscita a sfornare la partita perfetta che gli è valsa il vantaggio 1-0 nella serie.

 

GARA 2: LA PAURA DI VINCERE SI FA SENTIRE SUI RAPTORS

Il primo tempo di gara 2 della serie Raptors-Warriors si apre un po’ sulla linea di gara 1, in quanto i Toronto Raptors danno l’impressione di avere qualcosa in più degli Warriors sul piano dell’atletismo e della voglia, toccando anche il +11 nel secondo quarto.

Il secondo tempo si apre con i Raptors che escono contratti dagli spogliatoi, con forse la paura di vincere anche gara 2 e portarsi sul 2-0; infatti gli Warriors ne approfittano e fanno registrare un super parziale di 18-0 che si rivelerà decisivo nel proseguo della partita. I Raptors infatti non riusciranno più a mettere la testa avanti. Hanno avuto inoltre un ruolo importante anche le seconde linee degli Warriors, in quanto i vari Bogut, Livingston e Cook hanno trovato canestri molto importanti.

 

Andre Iguodala
Andre Iguodala: sua la tripla che ha definitivamente chiuso i conti in gara 2.
In gara 2 di Raptors-Warriors è stato fondamentale l’utilizzo di Stephen Curry come bloccante lontano dalla palla, specialmente nell’ultimo quarto, in quanto la difesa dei Raptors ha concentrato tutte le loro attenzioni sul folletto in maglia Warriors lasciando spesso liberi i compagni di squadra più battezzati; infatti gli Warriors sono stati bravi a portare la palla vicino al canestro, premiando i tagli di Livingston o di Andrew Bogut. Un’altra nota positiva per coach Kerr è stata DeMarcus Cousins, il quale nel primo tempo (lanciato in quintetto) ha faticato molto venendo spesso preso di mira nei pick and roll dei Raptors, ma nel secondo tempo è stato fondamentale sia a rimbalzo e sia in attacco, mostrando le sue ottime doti da passatore (ben 6 assist per lui, oltre agli 11 punti ed i 10 rimbalzi) tenendo bene il campo per 28 minuti di gioco.
RAPTORS-WARRIORS: COSA DOBBIAMO ASPETTARCI?                Come già detto in precedenza, la serie Raptors-Warriors avrà le sue gare decisive in gara 3 e 4, visto che se gli Warriors dovessero riuscire a vincere entrambe le partite in casa si porterebbero sul 3-1 nella serie e sarebbe praticamente chiusa. Sarà interessante inoltre vedere come si comporteranno i Raptors quando Curry verrà utilizzato da bloccante, visto che dando troppa attenzione al numero 30 hanno concesso molti canestri facili al supporting cast della squadra della Baia. Inoltre sarà ovviamente fondamentale capire le condizioni di Klay Thompson che ha accusato un problema muscolare in gara 2 e quando tornerà Kevin Durant, visto che come già sappiamo questi due giocatori sono due giocatori chiave per la propria squadra.

Raptors-Warriors, sotto il segno di Iggy: 1-1 nella serie. Le pagelle di gara 2

Raptors-Warriors.

Il secondo atto delle NBA Finals 2019 non ha deluso le aspettative. Se da una parte i Toronto Raptors, padroni di casa e reduci dalla prima vittoria nella storia della franchigia nelle Finals, cercavano uno storico 2-0 per andare alla Oracle Arena sicuri del fattore campo mantenuto, dall’altra i Golden State Warriors, ancora orfani di Kevin Durant ma con DeMarcus Cousins a partire in quintetto (dopo che in gara 1 era toccato a Kevon Looney, senza grandi risultati) erano attesi in una prova che riscattasse l’opacità di alcuni tratti di gara 1.

Obiettivo raggiunto per la squadra di Steve Kerr che, grazie ad un parziale di 18-0 nel terzo quarto, figlio anche di alcuni aggiustamenti difensivi partoriti all’intervallo, vince la partita. Fino a una tripla di Andre Iguodala, con poco più di 5″ ancora da giocare, che mette la parola fine a gara 2 e porta tutti in California con la serie in parità.

 

RAPTORS-WARRIORS GARA 2: LE PAGELLE DEI VINCITORI

Andre Iguodala.

Andre Iguodala, voto 9: è’ semplicemente il veterano che ogni squadra vorrebbe. Gioca un primo tempo in sordina, come del resto tutti i suoi, riscattandosi nel momento del bisogno, come solo i grandi sanno fare. Dovesse arrivare il quarto titolo in 5 anni nella Baia, ricordiamoci della tripla di stasera e di quella nella serie contro Houston. Due tasselli senza i quali sarebbe potuta essere tutta un’altra storia. Meraviglioso.

Klay Thompson, voto 8,5: finché non si rompe (sarà da valutare l’entità dell’infortunio) rimane un rebus per la difesa Raptors, che prova a mettergli addosso diversi uomini, ottenendo sempre lo stesso risultato. Sembrava una serata in stile gara 5 contro OKC di qualche anno fa, poi l‘atterraggio deficitario dopo un tiro tentato lo fa uscire anzitempo. Splash.

DeMarcus Cousins, voto 8: doveva giocare meno minuti nel piano prepartita di Kerr, ma interpreta la gara ad un livello altissimo in certi momenti, giocando una pallacanestro solida e con un q.i. cestistico che non sempre ha dimostrato. Che le cattive prestazioni dei lunghi canadesi coincidano con questa sua prova non è un caso. Se l’infortunio di Thompson si dimostrerà serio, ci sarà sempre più bisogno di un Boogie così. Ritrovato.

Draymond Green, voto 8: non fosse per Iguodala, ci sarebbe il suo nome anche sul titolo di questo articolo. Gioca una partita di solidità e completezza su entrambi i lati del campo, dimostrandosi fattore chiave sia in attacco (ad un assist dalla tripla doppia) sia in difesa, dove difende su tutti, Lowry compreso, a dei livelli sovrumani. Tempesta Perfetta

Steph Curry, voto 7:  per buona parte del primo tempo, viene quasi da chiedersi se qualche Monstar non gli abbia rubato il talento. Sbaglia, non solo tiri ma anche scelte, cui un giocatore come lui, lucido anche nei momenti di follia cestistica, non è abituato. Si riprende sul finire del secondo quarto, evitando ai suoi di arrivare all’intervallo con un gap oltre la doppia cifra di svantaggio. Nel secondo inizia, per lui come per i Warriors, un’altra partita, in cui ritorna sé stesso e fa quello che sa fare meglio. Redivivo

Panchina, voto 7,5: Cook, Looney, ma soprattutto Bogut e Livingston (quest’ultimo con l’assist no look per la bomba decisiva di Iguodala). Ha il sapore vintage della panchina con esperienza e qualità questa vittoria Golden State, che trova punti e piccole ma preziosissime cose anche da Jerebko e McKinnie. La vera differenza in questa partita per i Warriors, è stata la capacità di stare in partita da parte di 11 uomini. Infiniti.

 

RAPTORS-WARRIOIRS GARA 2: LE PAGELLE DEGLI SCONFITTI

Pippen su Loenard
Kawhi Leonard e Danny Green.

Kawhi Leonard, voto 8,5:  gioca un’altra partita su un livello a cui sono arrivati in pochi nella storia di questo gioco, dimostrandosi un giocatore pazzesco su entrambe le metà campo. Sono 34 con 14 rimbalzi, un’altra prova da MVP, ma è troppo solo sull’isola in certi momenti. Vero è che lo è stato per gran parte dei momenti chiave della stagione, ma questa volta, semplicemente, non è andata come le altre. Ora si va nella Baia, dove ha un conto in sospeso da qualche anno… Bestiale.

Danny Green, voto 6.5:  non fosse per la tripla che riapre i giochi con meno di un giro di lancette rimasto sul cronometro, il voto sarebbe ben più basso. Insegue Thompson per una buona mezz’ora di gioco, col solo risultato di raccogliere dal fondo della retina i palloni scagliati dal numero 11 gialloblu. Avesse poi completato il recupero nell’azione che ha portato alla tripla di Iguodala staremmo parlando di tutt’altro, ma così non è. Si può dare di più. 

Kyle Lowry, voto 6: una sufficienza forse generosa, per un giocatore che sembra subire il fatto di essere leader emotivo di una città intera invece di trarne forza. E’ nella partita e ci rimane fino a quando non è costretto ad uscire per falli, ma visto l’andamento di gara 2, forse è proprio quello il problema. Si deve dare di più.

Pascal Siakam, voto 5: inizia con le polveri bagnate, trovando il canestro oltre la metà del primo quarto per la prima volta, con uno zompo degno di un globetrotter. Da lì in poi sembra poter diventare nuovamente la sua partita come in gara 1, ma paga, più di altri suoi compagni di squadra, un secondo tempo iniziato ad imbarcare acqua fino al parziale di 18-0. Le due partite nella Baia ci diranno se sia il giocatore visto in gara 1 o quello visto stanotte. Insufficiente.

Marc Gasol, voto 4: subisce, subisce, subisce. L’emblema di ciò che poteva essere questa gara 2 e di ciò che invece è stato stato per i Raptors. Ci si aspettava qualche cambiamento da parte dei Warriors, dopo che soprattutto difensivamente è stato un fattore in gara 1, ma non ci si aspettava un’assenza tale da parte dell’ex Memphis Grizzlies. Nullo.

Panchina, voto 7: probabilmente l’unica nota lieta oltre a Leonard è stata l’ennesima grande prestazione uscendo dalla panchina per Vanvleet, che da quando è diventato padre viaggia su un gran livello di rendimento. Insieme a lui ci prova Powell senza incidere, stessa cosa per Ibaka, il quale almeno cattura 10 carambole. Anche se fare peggio di Gasol era difficile, se non impossibile. Non abbastanza

Draymond Green e Kyle Lowry, le due spalle che diventarono eroi

kyle lowry

Le Finali NBA 2018/2019 sono alle porte, e Golden State Warriors e Toronto Raptors si contenderanno l’anello. Entrambe le squadre sono ben fornite di talento, in particolare nelle figure delle loro superstar. Gran parte del mondo, infatti, sta centrando sotto i suoi riflettori proprio i vari Steph Curry, Kevin Durant, nonostante l’infortunio, e Kawhi Leonard. Sono questi i giocatori che, secondo i più, decideranno l’assegnazione del trofeo Larry O’Brien. Ciò è indubbio, ma lo sviluppo di una finale, soprattutto di una serie finale, non può essere snocciolato con tale semplicità.

I fattori che devono concorrere alla vittoria, in un contesto del genere, non si possono fermare ai 35 punti di media di due o tre uomini. Ciò che deve essere riconosciuto e analizzato è, piuttosto, uno sforzo di squadra, coadiuvato da coesione e leadership in campo, e da una direzione tecnica appropriata da parte di chi siede sulle rispettive panchine, impugnando lavagnette tattiche.

Considerato questo aspetto più approfonditamente, è possibile riconoscere altri attori che dovranno essere protagonisti, affinché la loro squadra possa lottare per la vittoria. Si tratta di due uomini a cui raramente vengono riconosciuti meriti importanti, ma che nelle rispettive Finali di Conference hanno avuto un impatto fondamentale. Parliamo di Draymond Green e Kyle Lowry, due giocatori spesso troppo criticati, che in queste Finals, dopo le ottime serie appena concluse, possono trovare una rivalsa definitiva.

DRAYOND GREEN, RINASCERE DALLE PROPRIE CENERI

Nel folklore occidentale esiste un animale mitologico, un uccello di fuoco, che rinasce dalle proprie ceneri: la fenice. Draymond Green non avrà la leggiadria che si addirebbe a tale creatura, ma in questi playoff sembrerebbe davvero rinato dalle sue ceneri.

Si affacciava alla postseason dopo aver giocato la sua peggior stagione regolare, a livello statistico, da quando i suoi Warriors partecipano alle Finals. Si è infatti fermato a 7 punti, appena meno di 7 assist e poco più di 7 rimbalzi a partita. Tirando i liberi a meno del 70% e da tre punti con il 28%. Il tutto condito dall’acceso confronto avuto in campo con Kevin Durant durante il mese di novembre, costato a Green una sospensione dalla squadra.

Kevin-Durant

Nulla lasciava presagire, neanche ai più candidi ottimisti tra i tifosi, quanto di buono il numero 23 avrebbe poi fatto in questi playoff. Il giocatore selezionato con la scelta 35 al Draft 2012 sta mettendo in mostra, probabilmente, il miglior basket della sua carriera. Il passaggio, graduale, da una spenta stagione regolare e una corsa playoff da fuoriclasse, è iniziato al primo turno, contro i Los Angeles Clippers. In questa serie le sue statistiche sono cresciute: 12 punti, 8 rimbalzi, 8 assist, 1 palla rubata e 2 stoppate. Qualcosa stava cambiando.

Ciò che ha fatto davvero scattare l’interruttore nella testa di Draymond Green è stato l’infortunio di Kevin Durant in gara 5 della serie del secondo turno, contro gli Houston Rockets. Senza Durant e Cousins, con uno Steph Curry ancora bloccato mentalmente, l’Orso Ballerino Draymond ha deciso che era arrivato il momento di darci dentro. Dopo gara 6 di quella serie non si è più guardato indietro. Ha preso per mano la squadra, conducendola da leader attraverso le acque perigliose della Finale di Conference contro i Portland Trail Blazers. La vittoria degli Warriors non era affatto scontata, sicuramente non nel modo netto in cui si è materializzata.

Erano ridotti all’osso, con rotazioni lunghe, in cui giocatori, altrimenti impensabilmente in campo, dovevano scendere sul parquet per diversi minuti. Così, mentre anche Curry si risvegliava dal sonno che l’aveva bloccato nei turni precedenti, Green conduceva un’improbabile banda al successo. Draymond ha ricordato al mondo intero quanto sia importante il suo apporto di riferimento mentale e tecnico, a livello difensivo e offensivo, con i suoi ottimi passaggi e la sua altissima comprensione del gioco. Le sue medie in questa serie parlano chiaro: 37 minuti giocati, 16.5 punti, 11.8 rimbalzi, 8.8 assist, 2.8 stoppate e 2.3 rubate a partita. Incredibilmente leader.

draymond green

Ecco, allora, perché Green è rinato dalle sue ceneri. In poche settimane è passato dalle critiche per il forte calo statistico, alla dimostrazione di qualcosa di molto importante, forse anche a se stesso. Ora, dunque, servirà che tutto quanto fatto vedere fino ad ora venga riproposto nelle Finals. Perché una leadership di tanto valore e un apporto in campo tanto positivo possono davvero spostare gli equilibri di una serie, pur senza segnare 35 punti di media. Soprattutto perché, statistiche alla mano, è il giocatore più vincente della storia NBA (74.8% di vittorie su partite giocate in stagione regolare e ai playoff).

KYLE LOWRY, SCROLLARSI DI DOSSO GIUDIZI E PAURE

Essere considerato il perdente per eccellenza, in una squadra additata come un’eterna incompiuta ai playoff, deve essere davvero insostenibile. Con questa etichetta ha dovuto convivere per anni Kyle Lowry.

Quest’anno, tuttavia, i suoi Toronto Raptors hanno finalmente trionfato nella Eastern Conference, e hanno acquisito il diritto di competere per l’anello. Gran parte del merito è, sì, da attribuirsi a Kawhi Leonard, che al primo anno è riuscito a condurre la sua squadra alle Finals come miglior marcatore. (Prima di lui ci erano riusciti solo Lebron James ai Miami Heat e Jason Kidd ai New Jersey Nets). Tuttavia, questo merito è da dividere anche con Lowry, soprattutto per quanto messo in mostra nelle Finali di Conference contro i Milwaukee Bucks.

Kyle Lowry

Toronto arrivava da sfavorita alla serie, soprattutto perché il supporting cast dei Bucks si presentava di molto superiore a quello dei Raptors. Lowry, tuttavia, era di altre idee. Il playmaker ha scelto il palcoscenico più importante della sua vita per sbloccarsi, finalmente, in modo deciso in una serie importante. Dopo tanti anni in cui il suo apporto è mancato fortemente alla squadra, sta finalmente dimostrando a tutti di essere capace di incidere a certi livelli. E lo sta dimostrando, probabilmente, anche a se stesso.

La sua esplosione ha contribuito a capovolgere l’esito di una serie che sembrava segnata, e per questo potrebbe risultare decisivo nella serie finale, in cui i suoi partono ancora sfavoriti rispetto agli avversari. Le prestazioni di Lowry sono fondamentali anche a livello mentale, per tutti i compagni, a partire da Leonard stesso. Il suo apporto dà infatti l’idea che Kawhi non sia più solo a lottare contro orde di avversari, ma che possa essere aiutato. In questo modo il numero 2 può concedersi dei momenti in cui rifiatare, consapevole che il suo playmaker sarà all’altezza della situazione. Gli altri Raptors, invece, come successo con Fred VanVleet, hanno un esempio da seguire, un’ispirazione.

Pronostici marcatori NBA-Kyle Lowry

Lowry ha infatti provato a tutti, compagni inclusi, che la loro superstar non fa assolutamente squadra da solo. O meglio, sarebbe in grado di farlo, e l’ha fatto in alcune uscite, ma nelle ultime ha potuto contare sull’aiuto di un uomo motivato, in una sfida con se stesso e con il mondo. Il numero 7 dei Raptors ha chiuso la serie contro i Bucks con: 19.2 punti, 5.5 rimbalzi e 5.2 assist, tirando con il 46.7% da tre punti. Riscatto.

Se dunque Green può incidere sulla serie, contando di essere il giocatore più vincente di sempre, Lowry non può vantare altrettanto. Può tuttavia trovare vigore nell’ardente desiderio di una rivalsa che ha assaporato nelle Finali di Conference, e il cui dolce sapore gli è piaciuto così tanto che vuole continuare a gustarselo e goderselo al massimo anche nell’atto finale della sua stagione.

Designati i 12 arbitri per le NBA Finals tra Warriors e Raptors

arbitri nba finals

La NBA ha reso noti i nomi dei 12 arbitri che dirigeranno le prossime NBA Finals 2019 tra Toronto Raptors e Golden State Warriors. In questa lista spiccano i nomi di Eric Lewis e Kane Fitzgerald che sono al al debutto alle finali NBA.

Lewis ha finora arbitrato 35 partite ai playoffs in carriera, in 15 stagioni da ufficiale di gara in NBA. Mentre Fitzgerald, il più giovane tra i 12 arbitri designati per la sfida tra i canadesi e i campioni in carica (è nato nel 1981), è fermo a quota 23.

Per il nativo dello stato di New Jersey, dopo 10 anni di carriera, è arrivata la prima designazione di un match delle Finals (i tifosi Warriors lo ricorderanno per essere l’arbitro della gara 4 della serie dell’anno scorso contro i Rockets).

Lewis e Fitzgerald arbitri al debutto nelle NBA Finals, assieme ai più esperti Callhan e Foster

A guidare il gruppo i più esperti Mike Callahan e Scott Foster. Il primo è alla sua 29esima stagione NBA (uno dei più esperti nel settore), ed in bacheca vanta ben 210 partite arbitrate ai playoffs e ben 16 presenze al grande ballo delle finali. Callahan è il più esperto tra gli arbitri designati, sia per età (è nato nel 1959), sia per partite arbitrate. Il secondo, invece, è alla 25esima annata NBA, ha già timbrato 12 volte il cartellino nella serie finale, tra cui la memorabile gara 7 delle finali NBA del 2010 tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics.

I quattro direttori di gara, sopracitati, saranno affiancati da Tony Brothers, James Capers, Marc Davis, John Goble, David Guthrie, Ed Malloy, Jason Phillips e Zach Zarba. Tutti arbitri di assoluto spessore e che si sono già contraddistinti in questi playoff.

Come da regolamento, gli arbitri delle Finals vengono scelti in base alle prestazione dei precedenti tre turni di post-season. Tutti e 12 i prescelti dovranno essere chiamati in causa almeno una volta nella serie, quindi vedremo come reagiranno i due debuttanti alla pressione della Finale.

Ricordiamo che la serie tra gli uomini di coach Steve Kerr e il team guidato da Kawhi Leonard inizierà nella notte tra domani e venerdì, con gara 1 che si disputerà a Toronto.

Inside the duel: Raptors-Warriors

Raptors-Warriors streaming

Un sottile filo lega Toronto ad Oakland, due città per certi versi agli antipodi. Cosmopolita, moderna e fredda la prima; stravagante, colorata e mite la seconda. Su quel sottile filo balleranno le speranze di un gruppo alla prima apparizione in assoluto sul palcoscenico NBA più prestigioso e quelle di team voglioso di scrivere un’altra pagina di storia. L’ennesima, dal 2015 a questa parte. La distanza di 4224,5 km verrà percorsa e ripercorsa, fin quando il filo verrà spezzato dall‘inerzia che penderà su un versante o l’altro. Toronto Raptors contro Golden State Warriors, i protagonisti delle Finals 2019. Un incrocio tanto inedito quanto affascinante e ricco di spunti.

Nell’ormai archiviata regular season le franchigie si sono affrontate due volte, ed in entrambe le occasioni a spuntarla sono stati i ragazzi di coach Nike Nurse. 131-128 dopo un overtime in terra canadese, mentre all’Oracle Arena finì 113-93.

Toronto Raptors, Nick Nurse: "Siamo una squadra molto versatile"
Nick Nurse, coach dei Toronto Raptors.

LO SCORE AI PLAYOFF

Toronto Raptors

  • First round: 4-1, vs Orlando Magic
  • Eastern Conference Semifinals: 4-3, vs Philadelphia Sixers
  • Eastern Conference Finals: 4-2, vs Milwaukee Bucks
  • Offensive rating: 108.1
  • Defensive rating: 102.4
  • Team leaders: Kawhi Leonard (31.2 PTS), Kawhi Leonard (8.8 REB), Kyle Lowry (6.4 AST)

Golden State Warriors

  • First round: 4-2, vs Los Angeles Clippers
  • Western Conference Semifinals: 4-2, vs Houston Rockets
  • Western Conference Finals: 4-0, vs Portland Trail Blazers
  • Offensive rating: 116.4
  • Defensive rating: 110.2
  • Team leaders: Kevin Durant (34.2 PTS),  Draymond Green (9.9 REB), Draymond Green (8.2 AST)

 

RAPTORS-WARRIORS: IL DUELLO

C’è da ricordare che l’assenza di Kevin Durant perdurerà almeno fino a gara 1. Una variabile che può stravolgere gli equilibri. L’ala piccola non calca il parquet dal terzo quarto di gara 5 della serie contro gli Houston Rockets, a causa di un infortunio al polpaccio.  Nonostante ciò, gli uomini di Kerr senza di lui hanno mostrato carattere e hanno convinto, rispolverando quell’impianto di gioco che aveva caratterizzato l‘inizio della dinastia. Il ritmo è ovviamente  la chiave di volta della serie.  Correre è il mezzo con cui i campioni in carica preferiscono confezionare degli strappi fondamentali. I Raptors dal canto loro preferiscono procedere a passo sornione (il pace ammonta a 96.05) ed evitare così sanguinose ripartenze: se i canadesi non riusciranno ad imporsi a rimbalzo offensivo potrebbero essere puniti dalle fulminanti e variegate scorribande di californiani, che possono andare a segno dal perimetro o banchettare in area con facilità.

La capacità di segnare triple in transizione di Klay Thompson sarà  senza dubbio utile a Golden State.

 

La banda guidata da Steve Kerr vanta una retroguardia duttile ed aggressiva, capace di adattarsi ad ogni situazione. Contro la manovra dei corale degli avversari servirà attenzione e prontezza. In particolare le linee di passaggio saranno sporcate a dovere, questo in modo da ostacolare la circolazione della palla e costringere Toronto a prendere tiri forzati; il dato delle deflections è eloquente in tal senso (13.3). Sarà importante compiere le scelte giuste e proteggere l’area dalle penetrazioni e dai tagli. I Raptors portano un lungo in punta (di solito Gasol) che poi va a servire eventuali iniziative dei compagni: battezzare al tiro pesante Siakam ed avere un uomo in più a salvaguardare il pitturato sarebbe un ottimo stratagemma, utile anche ad ottimizzare le rotazioni sugli scarichi. Infatti, probabilmente, si inviterà l’attaccante all’ingresso in area piuttosto che concedere triple aperte (i Warriors sono la squadra con più tiri da tre contestati, circa 29.3 a partita).

Anche Toronto può contare su una squadra difensivamente attrezzata, capace già di limitare Giannis Antetokounmpo e inceppare il sistema dei Milwaukee Bucks. I cambi non dovrebbero essere un problema così come eventuali closeout sui tiratori, repentini nelle Eastern Conference Finals. Letture accurate dovranno essere fatte sui pick and roll, dove Stephen Curry riesce a mettere a referto 8.7 punti di media a gara. Pascal Siakam e Serge Ibaka possono cambiare, mentre Marc Gasol è più adatto nel contenimento. In ogni caso, cercare di limitare il numero 30, dotato di un range di tiro illimitato e di un primo passo bruciante, può mettere i lunghi avversari in grossa difficoltà: al netto di questo i raddoppi sono una potenziale soluzione per ostacolare la point guard e ostruire così l’attacco Warriors (almeno fino a quando mancherà KD). Alla difesa dei Raptors, inoltre, il compito di lavorare sui  tagli, con gli aiuti che dovranno essere puntuali.

In questa azione Curry ha la strada verso il canestro sbarrata e serve così Green, che è costretto a prendere una conclusione difficile.

 

I Raptors confidano in Kawhi Leonard per un upset dal sapore storico. L’ex San Antonio Spurs, nella metà campo offensiva, si è consacrato come giocatore della mille sfaccettature, in grado di insaccare canestri in diversi modi. Il tiro dal midrange è una delle sue armi preferite (51% di precisione),  così come gli isolamenti dove riesce a realizzare 2.6 tentativi su 4.4. Leonard toglierà le castagne dal fuoco quando sarà necessario: a braccarlo saranno lo specialista Andre Iguodala e anche Draymond Green; senza dimenticare che appena rientrerà KD si scatenerà un duello esplosivo su entrambi i lati del campo. Kyle Lowry dovrà mettere intensità nel marcare Curry, mentre a Danny Green spetterà inseguire in lungo e in largo Klay Thompson. Fondamentali saranno gli scontri sotto le plance tra Green e il trio Siakam, Ibaka, Gasol.

Attenzione a DeMarcus Cousins. Le condizioni del centro sono in miglioramento e potrebbe essere della serie. Ciò può permettere a Kerr di aumentare la pericolosità perimetrale e costringere i lunghi dei Raptors ad uscire dall’area. Dall’altra parte il possibile rientro di OG Anunoby  farà bene alla ben nutrita panchina, capace di fornire 25.1 punti in media, portando versatilità difensiva e atletismo.

Golden State può alternare diversi giocatori nella marcatura su Leonard, ma non sarà affatto facile limitarlo.

RAPTORS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Patrick McCaw, #1
  • Kawhi Leonard, #2
  • OG Anunoby, #3
  • Kyle Lowry, #7
  • Jordan Loyd, #8
  • Serge Ibaka, #9
  • Malcolm Miller, #13
  • Danny Green, #13
  • Eric Moreland, #15
  • Jeremy Lin, #17
  • Jodie Meeks, #20
  • Fred Van Vleet, #23
  • Norman Powell, #24
  • Chris Boucher, #25
  • Marc Gasol, #33
  • Pascal Siakam, #43

WARRIORS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Stephen Curry, #30
  • Klay Thompson, #11
  • Kevin Durant, #35
  • Draymond Green, #23
  • DeMarcus Cousins, #0
  • Andre Iguodala, #9
  • Andrew Bogut, #12
  • Shaun Livingston. #34
  • Jordan Bell, #2
  • Jacob Evans, #10
  • Kevon Looney, #5
  • Jonas Jerebko, #15
  • Damion Lee, #1
  • Alfonzo McKinnie, #28
  • Marcus Derrickson, #32

 

RAPTORS-WARRIORS STREAMING

Raptors-Warriors streaming, cercate questo? Le NBA Finals sono visibili in due modi diversi. Ecco quali:

  1. streaming su Sky Go
  2. streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere le sfide della serie su Sky, tramite l’applicazione per smartphone, tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC, tabletcellulare.

Steve Kerr assistente Team USA
Il capo allenatore dei Golden State Warriors, Steve Kerr.

Il saper gestire la pressione e la grande esperienza sono fattori che colloca il team della Baia nella casella dei favoriti alla vittoria finale. I Raptors potrebbero soffrire la loro organizzazione di gioco e il ritmo elevato delle gare; l’eventuale rientro di KD creerebbe un altro grattacapo per Nurse e costringerebbe Leonard, faro offensivo del team, a spendersi molto in difesa. Rispettare il fattore campo e mettere tanta abnegazione in difesa può consentire ai canadesi di giocarsela in fondo.

Dalla trade per Leonard alla prima finale NBA: è tripudio Toronto Raptors

Dopo 24 anni dalla loro fondazione, i Toronto Raptors riescono a raggiungere la loro prima finale NBA. Ad inizio anno i favori del pronostico non erano di certo dalla loro parte: La partenza di DeMar DeRozan e l’ arrivo di Kawhi Leonard destavano alcuni dubbi. Eppure l’ex stella degli Spurs si è dimostrato subito leader di questo squadra, supportato dall’esperienza dei veterani e la crescita dei più giovani. La stagione regolare si conclude con un record di 58 vittorie e 24 sconfitte e la seconda posizione all’interno della Eastern conference. Analizziamo il cammino che ha portato i Toronto Raptors a questa storica finale.

TORONTO RAPTORS: LA STAGIONE REGOLARE

 

Kawhi Leonard e Danny Green appena arrivati in casa Toronto Raptors
Kawhi Leonard e Danny Green appena arrivati in casa Toronto Raptors

La stagione regolare inizia con il botto, nelle prime venti partite partite arrivano 16 vittorie e 4 sconfitte. Kawhi Leonard si dimostra subito assoluto protagonista, e la crescita di Pascal Siakam (18.7 punti- 7.0 rimblazi- 2.4 assist) fa volare i Raptors. La presenza di Leonard garantisce maggiori punti in attacco e una difesa solida che a Toronto si è vista poche volte. Può fare punti in qualsiasi modo: penetrando al ferro con il suo strapotere fisico, sfruttando il pick and roll per un tiro dalla media o tirando da tre con percentuali ottime (38,8% in stagione). La vera forza di Leonard è nella metà campo difensiva: regge l’uno contro uno con tutti, ha mani veloci per rubare la palla (1.6 di media) e la sua capacità di andare a rimbalzo (8.8) garantisce punti da seconda opportunità. Ovviamente l’aiuto e l’esperienza dei giocatori comprimari è fondamentale come Kyle Lowry: cervello della squadra e difensore intelligente, Serge Ibaka che con la sua forza fisica lotta sotto le plance e garantisce molti punti nel pitturato e il già campione NBA Danny Green, tiratore da tre affidabilissimo. L’arrivo di Marc Gasol aggiunge esperienza e forza fisica alla squadra del Canada, che si appresta ad affrontare i playoff con qualche aspettativa in più da parte dei tifosi.

I PLAYOFF

 

I playoff 2019 si aprono con la sfida contro gli Orlando Magic. Il canestro sulla sirena di D.J. Augustin regala la prima partita a Orlando e le prime critiche per i Raptors non stentano ad arrivare. Tocca a Leonard caricarsi la squadra sulle spalle, vincendo la serie con 4 vittorie consecutive chiudendo a 27.8 punti di media. Al secondo turno affrontano i Philadelphia 76ers. La serie è molto equilibrata: da una parte c’è uno scatenato Leonard supportato a turno da Siakam e Lowry, ma dall’altra parte Jimmy Butler e Joel Embiid non hanno nessuna intenzione di mollare e ribattono colpo su colpo spedendo la serie a gara 7. L’ultima partita è la fotografia perfetta di tutta la serie, un match equilibratissimo, in cui a una giocata superlativa si risponde con una ancor più sorprendente. 4.2 secondi, 90 pari, arriva la giocata che non ti aspetti: un tiro impossibile di Leonard che danza ripetutamente sul ferro e sotto gli occhi increduli di tutti si infila nel canestro regalando la finale di conference a Toronto. Sono a un passo dal sogno della Finale, l’ultimo ostacolo sono i Milwaukee Bucks guidati dal futuro MVP Giannis Antetokounmpo. Toronto va subito sotto 2-0 e le speranze diminuiscono vertiginosamente. Tocca ancora una volta a Kawhi trascinare i suoi: giocate offensive da MVP, difese magistrali che detronizzano i Bucks per 4-2. La sua schiacciata finale su assist di Lowry è l’emblema di tutta la serie, è un uomo in missione con un solo obiettivo: vincere. Ad aspettarli in finale ci sono i Golden State Warriors, la squadra più forte in NBA degli ultimi cinque anni. Riusciranno Kawhi e compagni a fermarli, o saranno i Warriors a gioire nuovamente? L’atto conclusivo di questa meravigliosa stagione sta per arrivare e a noi non resta che goderci lo spettacolo.

Bucks-Raptors, le pagelle della serie: Leonard si prende la scena

Bucks-Raptors

Bucks-Raptors è stata una serie appassionante e piena di colpi di scena, specialmente visto il grande equilibrio che c’è stato in ogni partita della serie. I Milwaukee Bucks almeno sulla carta partivano favoriti, fosse anche soltanto per il fattore campo a favore, ma i ragazzi di coach Nick Nurse sono riusciti nell’impresa di vincere gara 5 al Fiserv Forum di Milwaukee senza mai perdere in Canada ed aggiudicandosi così le NBA Finals per la prima volta nella storia della franchigia canadese.

BUCKS-RAPTORS: I VOTI DEI VINCITORI

I Toronto Raptors durante la premiazione come campioni della Eastern Conference.

Kawhi Leonard, voto 10: disputa semplicemente una serie perfetta. Chiude con 29.8 punti, 9.5 rimbalzi e 4.3 assist a partita dominando in attacco nonostante giocasse quasi su una gamba sola, mentre in difesa è sontuoso quando si marca Antetokounmpo, tant’è vero che su 100 possessi lo tiene in media a 15 punti, qualcosa di irreale. Trasmette inoltre sicurezza ai suoi con la sua eterna tranquillità, senza ombra di dubbio la faccia di una città intera, quella che sogna di abbattere la corazzata Warriors.

Kyle Lowry, voto 7.5: sembra il lontano parente del giocatore visto in gara 1 contro gli Orlando Magic, quando concluse con 0 punti con 7 errori su altrettanti tiri presi. Infatti il playmaker dei Toronto Raptors disputa una serie stupenda concludendo con 19 punti di media e 5 assist. In difesa non soffre troppo il mismatch fisico con Eric Bledsoe, perfetto secondo violino in casa Raptors.

Danny Green, voto 5: Bucks-Raptors non è proprio la sua serie, tranne forse un minimo le prime due gare (tra l’altro perse dai suoi). I suoi tiri sugli scarichi li sbaglia, quindi pur difendendo nel modo corretto diventa un giocatore quasi deleterio per la banda di coach Nurse; gioca anche poco, visto che pur partendo sempre in quintetto gli viene preferito un ottimo Van Vleet o Norman Powell.

Pascal Siakam, voto 6.5: non è il Siakam devastante che quest’anno siamo stati abituati a vedere, ma disputa comunque una buona serie che raggiunge il suo culmine in gara 3, quando segna 25 punti catturando anche 11 rimbalzi. Spesso battezzato dalla linea dei 3 punti, alcune triple le mette ed anche importanti, pur confermando il fatto di non essere un tiratore. In difesa si spende tanto su Antetokounmpo, fa quel che può.

Marc Gasol, voto 8: classico giocatore che deve essere valutato non solo per le statistiche o per i canestri realizzati. Disputa una serie eroica, aiutando sempre alla perfezione sulle penetrazioni di Antetokounmpo e segnando tanti tiri da 3 punti. Senza dubbio ha recitato un ruolo fondamentale nella serie in entrambe le metà campo.

Panchina, voto 8: fino a prima dell’inizio di questa serie il confronto tra le panchine delle due squadre sorrideva nettamente ai Milwaukee Bucks, ma in questa serie i giocatori in uscita dalla panchina Raptors sono stati magnifici. Fred Van Vleet esplode letteralmente da gara 4 in poi, segnando rispettivamente 13, 21 e 14 punti non sbagliando praticamente mai dall’arco, Norman Powell in gara 2 ne segna 14, in gara 3 19 ed in gara 4 18 risultando un fattore clamoroso nella serie, mentre Serge Ibaka dà sempre il proprio contributo, specialmente in gara 4 dove fa registrare una doppia doppia da 17+13. Sarà fondamentale nelle NBA Finals trovare questo apporto dalla panchina.

BUCKS-RAPTORS: I VOTI DEGLI SCONFITTI

Giannis Antetokounmpo.

Giannis Antetokounmpo, voto 7.5: disputa una serie senza dubbio ottima, anche se paga il non avere un tiro credibile dalla lunga distanza, cosa che permette alla difesa canadese di giocare flottati in area scommettendo sul tiro da fuori del fenomeno greco ed essa si rivela una scelta vincente. Si trova in difficoltà quando prova a penetrare in area finendo nella morsa della difesa Raptors che spesso lo triplica, ma riesce comunque a giocare una serie positiva.

Eric Bledsoe, voto 5.5: non è un all star è vero, ma pur avendo buone stats tira malissimo per tutta la serie e lo fa prendendosi per altro tantissimi tiri, pur non essendo mai in partita (tranne in gara 5, dove ne mette 20, pur tirando 6/14 dal campo).

Khris Middleton, voto 6.5: gioca una sontuosa gara 4 dove segna 30 punti, oltre a piazzare due doppie doppie nella serie, salvo però tirare quasi sempre con pessime percentuali. Nella metà campo difensiva gioca una serie più che positiva, per questo non si merita la bocciatura, anche se probabilmente da un giocatore del suo livello ci si sarebbe aspettato un contributo maggiore in attacco.

Nikola Mirotic, voto 5: non segna praticamente mai, visto che anche quando raggiunge la doppia cifra lo fa tirando con percentuali orribili. In difesa viene spesso battuto ed infatti nelle ultime due gare perde il posto in quintetto a favore di Malcom Brogdon.

Brook Lopez, voto 6: Domina letteralmente gara 1 concludendo con 29 punti e 11 rimbalzi, da li in avanti è altalenante visto che gioca alcune partite anonime ed altre ottime. Nel complesso comunque gioca una buona serie, difensivamente paga la scelta tattica di battezzare Marc Gasol al tiro dall’arco.

Panchina, voto 6: la panchina dei Milwaukee Bucks ha due facce. Quella composta da Malcolm Brogdon ed George Hill che ha disputato una serie bellissima e quella dei restanti giocatori che non riescono invece ad incidere e sarebbe servito di più dai tiratori come Pat Connaughton ed Ersan Ilyasova (che gioca comunque una buona gara 6). La serie Bucks-Raptors è stata decisa anche dalla differenza dell’apporto dato dalle due panchine.

 

Bucks-Raptors: cambiamenti e riscatto Toronto, verso le Finals

Bucks-Raptors

Dopo le prime due gare delle Eastern Conference Finals non sarebbe stato facile pronosticarne un esito anche solo vicino a quanto effettivamente avvenuto. Infatti, i Milwaukee Bucks, teste di serie numero uno, avevano vinto e convinto a pieno in entrambe le uscite casalinghe contro i Toronto Raptors, teste di serie numero due. Sembrava che le mosse di Coach Mike Budenholzer, messe in evidenza soprattutto in gara 2, sarebbero bastate ad arginare il talento smisurato di Kawhi Leonard, apparentemente lasciato solo dai compagni e dalle mosse poco efficaci di Coach Nick Nurse.

Tutto questo, con la serie che si è trasferita sul territorio canadese della Scotiabank Arena, è cambiato. La vittoria che Toronto ha ottenuto nell’overtime di gara 3 ha segnato un punto di svolta fondamentale. Leonard ha dovuto giocare 52 minuti (massimo in carriera) per spingere i suoi alla vittoria. Il peso dei tanti minuti, e di un lieve problema fisico, l’hanno portato a non essere al meglio in gara 4, nella quale ha realizzato solo 19 punti, pochi per i suoi standard. Ciò ha spinto Coach Nurse a fare degli aggiustamenti a gara in corso e i suoi compagni a fare un passo avanti nella produzione offensiva.

Nelle due gare successive Kawhi è tornato al massimo della forma, mentre gli aggiustamenti del Coach hanno continuato a minare le certezze costruite dagli avversari fino ad allora, e gli altri Raptors, anche dalla panchina, non hanno smesso di incidere positivamente. Dall’altro lato del parquet, i Bucks hanno perso qualcosa in fiducia e sicurezza, sprecando due vantaggi costruiti nei primi tempi delle gare 5 e 6, e sono stati vittime di un calo della loro stella, Giannis Antetokounmpo, rallentato anche da un infortunio alla caviglia rimediato nel finale della quinta uscita della serie.

RAPTORS, SERVIVA ALZARSI DALLA PANCHINA

La forza dei Milwaukee Bucks ha preso vigore, per tutta la stagione, e in particolare in questi playoffs, dalla loro profondità. Abbiamo più volte, tutti, elogiato la bontà del lavoro del supporting cast di Giannis, leader in campo e fuori. I Toronto Raptors, dalla loro, avevano al contrario peccato di un contributo effettivo alle fatiche di Kawhi Leonard. Nelle prime due uscite della serie i tre principali panchinari di Toronto, Norman Powell, Serge Ibaka e Fred VanVleet, avevano accumulato un plus/minus totale di -54 quando in campo.

Spesso, in uno scontro di qualsivoglia natura, si tende a cercare di portare la sfida su un piano nel quale il proprio rivale pecchi qualcosa, o, comunque, sia inferiore. Coach Nurse, invece, piuttosto che ridurre i minuti in campo di giocatori chiaramente in difficoltà, li ha confermati ed aumentati.

In gara 3, se VanVleet e Ibaka hanno fatto ancora fatica, Powell ha segnato 19 punti giocando 30 minuti, diventando il terzo marcatore di quella partita dopo Pascal Siakam (25) e Kawhi Leonard (36). In gara 4 Ibaka, VanVleet e Powell hanno fatto registrare, rispettivamente, plus/minus di +24, +25 e +29. Il tutto andando tutti e tre in doppia cifra per punti segnati. Proprio la gara 4 in cui Kawhi ha arrancato.

4 dei 19 punti segnati da Norman Powell in gara 3

Ormai sbloccati sotto canestro, ma soprattutto mentalmente, “gli altri Raptors” si sono lasciati andare alla corrente che li ha spinti a fare bene anche nelle due uscite decisive. Nella nevralgica gara 5 vinta in terra ostile, VanVleet ha segnato 21 punti, facendo muovere la retina per 7 volte da oltre l’arco. In gara 6 ha giocato ben 34 minuti, meno solamente di Leonard (41), Lowry (41) e Siakam (42).

La più pesante delle 7 triple segnate da VanVleet in gara 5

Insomma, i Raptors hanno colpito ed affondato i Bucks proprio nella casella della mappa tecnico-tattica in cui Milwaukee sembrava poter vantare il vantaggio più largo: l’impatto degli altri giocatori in roster, aldilà delle stelle universalmente riconosciute.

LOWRY, LEONARD E TORONTO: LA SERIE DEL RISCATTO

Riscatto. Perché qualcuno dovrebbe esserne alla ricerca? Voglia di scrollarsi di dosso etichette pesanti. Voglia di ricordare al mondo delle proprie capacità. Volontà di affermarsi con orgoglio dopo anni pesanti. Ecco cosa cercavano i protagonisti di questa serie.

Kyle Lowry è il giocatore più presente (67 partite da titolare) e più prolifico (1143 punti) della storia dei playoffs dei Toronto Raptors. Su tutte queste gare giocate, però, ha sempre pesato un’etichetta gravosa: quella del perdente. Il giocatore è sempre stato additato come uno senza gli attributi necessari per incidere nei momenti clou della stagione. E in questa postseason non era cambiato molto. Almeno fino alla serie contro i Milwaukee Bucks. In gara 1 Lowry ha segnato 30 punti, ed è stato il solo a tenere a galla i suoi nell’ultimo quarto. Il vento sembrava iniziare a soffiare in un’altra direzione. Riscatto. Il veterano di Toronto non si è poi più tirato indietro, e ha chiuso la serie con 19 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media. Tirando con il 50% dal campo (miglior percentuale della squadra nella serie) e con il 46% da tre (meglio di lui solo VanVleet). Riscatto.

Kawhi Leonard ha vinto il premio di MVP delle Finals nel 2014, quando i suoi San Antonio Spurs sconfissero i Miami Heat di Lebron James. Ma forse più di qualcuno se lo era dimenticato. Tutti si ricordavano delle vicissitudini vissute con i San Antonio Spurs in seguito al suo infortunio contro i Golden State Warriors, durante i playoffs del 2017. Pochi ricordavano invece di quanto potesse essere dominante. Sta viaggiando su 31 punti, 9 rimbalzi e 4 assist di media ai playoffs. Sta tentando 21 tiri a notte, segnandone il 50%. Un dominio assoluto, da protagonista, in un’annata playoffs che ha dovuto fare a meno di Lebron James per mancata qualificazione e ha rinunciato, per il momento, a Kevin Durant per infortunio. Riscatto. Nei confronti di chi non ricordava più quanto fosse sterminato il talento offensivo di Kawhi. Del lavoro difensivo su Giannis, probabilmente, non serve neanche parlarne, per uno che vanta 5 apparizioni nei quintetti difensivi della lega e 2 premi di Difensore dell’anno.

Kyle Lowry serve a Kawhi Leonard l’assist per uno dei canestri decisivi di gara 6 

Infine, chi si riscatta, è la città di Toronto. L’insperata illusione che qualcosa stesse cambiando aveva accarezzato i pensieri dei tifosi canadesi dopo gara 7 contro i Philadelphia 76ers, probabilmente. Dopo quel buzzer-beater tanto simile a quello che si era rifiutato di entrare, tirato da Vince Carter nel 2001, contro gli stessi Sixers. Quel buzzer-beater, in passato visto come l’allegoria della sfortuna della città nei momenti di postseason, era stato redento da quello di Kawhi, forse, con un po’di timore di retorica, il salvatore di Toronto. Ora, dopo la rimonta contro i Bucks, il pensiero di un cambiamento inizia ad insinuarsi seriamente nelle menti di un popolo estatico, che non aspetta altro che andarsi a giocare la serie della vita contro i Golden State Warriors. Dopo tanti anni passati a osservare gli altri trionfare, eccolo, il riscatto.