Il ritorno al Madison Square Garden non sorride ai New York Knicks. Dopo 46 giorni di imbattibilità e una striscia clamorosa di 13 vittorie consecutive nei playoff, i padroni di casa cadono in Gara 3 per 115-111 contro i San Antonio Spurs, che riaprono ufficialmente le NBA Finals accorciando sul 2-1. A tenere banco nel post-partita, però, non è solo la reazione d’orgoglio dei texani, ma la durissima presa di posizione di coach Mike Brown contro la terna arbitrale.
Knicks, la rabbia di Brown: “Un metro di giudizio inaccettabile”
Il tecnico dei Knicks non ha usato giri di parole in conferenza stampa, puntando il dito contro la clamorosa disparità di tiri liberi concessi nel secondo tempo: ben 24 per San Antonio contro i soli 8 di New York (frutto di un terzo quarto da 14 viaggi in lunetta a 3 per gli ospiti). Un fischio sistematico che ha condizionato pesantemente le rotazioni, caricando subito di falli Mikal Bridges in avvio e costringendo Jalen Brunson alla panchina per gran parte della terza frazione.
“Non avrei mai pensato di vedere una cosa del genere in una partita delle NBA Finals, e invece stasera è successo”, ha tuonato Brown. “San Antonio è una grande squadra, intendiamoci. Ma le nostre probabilità di vittoria crollano drasticamente se nel secondo tempo loro tirano 24 liberi e noi 8. Forse abbiamo fatto fallo, certo. Ma lo hanno fatto anche loro”.
L’allenatore ha poi evidenziato il peso specifico di quelle chiamate in un match finito punto a punto: “Ci sono molte cose che non abbiamo fatto bene rispetto a Gara 1 e Gara 2. Ma pensare che in un’intera metà gara siamo stati mandati in lunetta solo 4 volte per 8 liberi totali è assurdo. Stiamo parlando di una partita finita con quattro punti di scarto, decisa in un solo possesso nel finale. È un ostacolo durissimo da superare”.
La lezione da leader di Towns: “Niente alibi, colpa nostra”
Mentre coach Brown si scaglia contro i direttori di gara (i texani hanno chiuso con un 25 su 32 complessivo dalla lunetta contro il 18 su 22 dei Knicks), dallo spogliatoio newyorkese arriva una prospettiva diametralmente opposta. Informato delle dichiarazioni del suo allenatore, Karl-Anthony Towns ha dimostrato grande maturità e leadership, spegnendo le polemiche e rifiutando gli alibi.
“Gli arbitri non ci sono costati la partita”, ha dichiarato seccamente il lungo dominicano. “Abbiamo perso troppi palloni. Non abbiamo eseguito i giochi in attacco. Fondamentalmente, non abbiamo fatto nulla di ciò che ci aveva permesso di vincere 13 partite di fila. Ed è esattamente così che si perdono le gare”. Un segnale di estrema lucidità da parte di Towns, che suona la carica per tutto l’ambiente: la striscia di vittorie si è interrotta, la serie è riaperta e Gara 4 si preannuncia già come una battaglia campale.
