Con l’arrivo di Kevin Durant, datato scorsa estate, le gerarchie sembravano dovessero cambiare in casa Warriors: molti vedevano Steph Curry ( back to back MVP) e Kevin Durant ( ultimo MVP prima di Steph) come le superstar del team e Klay Thompson come un semplice “terzo violino“, come se dovesse dimostrare di essere all’altezza dei primi due nonostante quello che ha dimostrato nella Baia. Per fortuna Klay è un giocatore che non bada troppo alle critiche, e quello che deve dimostrare lo dimostra in campo come ha fino ad ora fatto. Analizzando quest’ultima regular season i dati sono tutti a suo favore: è un giocatore instancabile su entrambi i lati del campo, attacca e difende con la stessa intensità e con gli stessi risultati. In quanto a numeri, il 3 volte All Star dei Warriors sta giocando 34 minuti a partita ( minutaggio massimo dall’inizio della sua carriera nonostante l’arrivo di KD) segnando di media 22.3 punti, 2 assist e 3.6 rimbalzi, inoltre ha una media di 0.5 stoppate e 0.8 palle recuperate a partita. In tutto ciò il numero 11 di Golden State sta tirando con il 47 % dal campo (massimo in carriera),42 % dal perimetro, 52% da 2 e 85 % ai liberi, considerando il numero di tiri che prende a partita ( 17) non è niente male.
Ma il fattore Thompson è qualcosa che va oltre i numeri e le statistiche, è un qualcosa di più: Klay prende dei tiri che per 3/4 dei giocatori in NBA sono impensabili: può tirare con una o due mani in faccia, può tirare in transizione, uscendo dai blocchi (catch and shoot), che è la specialità della casa. Ha la stessa confidenza nel suo tiro sia che i Warriors siano sopra 10 punti , sia che perdano di 30, a lui non interessa, è quello che sa fare e lo continua a farlo. Più di una partita è stata rimontata o chiusa proprio grazie alle triple di Klay e, quest’anno, su 72 partite giocate fin’ora ne ha messe a referto 247( poco meno di 1/4 dell’intero fatturato che per ora è di 1077). Inoltre sono 43 le partite in cui ha segnato almeno 20 punti, 8 in cui ne ha messi 30 e contro Indiana il 5/12/16 ha inciso il record tra gli attuali giocatori dei Warriors con 60 punti in 29 minuti.
Lo Splashbrother incarna il lato silenzioso e umile della pallacanestro: mai una parola di troppo, una rissa o un gesto di stizza, a lui interessa solo giocare e vincere, il resto lo lascia agli altri. I suoi passatempi infatti sono andare al cinema, passeggiare col cane e giocare a golf, non andare in discoteca.
Anche quest’anno ha dimostrato che le parole stanno a zero, e che come sempre contano i fatti; nei momenti di difficoltà, vedi l’infortunio di Durant, i veri campioni escono fuori e si prendono le proprie responsabilità. Lo ha fatto lui come lo stanno facendo Steph, Green e Iguodala, perchè una partita come quella con gli Spurs, in back to back, partendo 23-3 sotto, non si vince per caso, ma con solidità sia fisica, che emotiva e quando hai a disposizione un giocatore come Klay tutto diventa più facile.

