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Un conto aperto col destino: a Rose called Derrick

Oggi vogliamo parlare di un giocatore che, il suo conto col destino, non lo ha ancora chiuso, parliamo di un giocatore difficilmente decifrabile, uno di quelli che o lo ami veramente o lo odi proprio tanto: oggi parliamo di Derrick Rose.

Derrick Rose la sua storia

Derrick nasce a Chicago, il 4 Ottobre del 1988. Chicago, statene certi, non è una città tranquilla. A Settembre del 2016 è arrivata a contare, partendo dal 1 Gennaio dello stesso anno, un numero di omicidi superiori a quelli avvenuti a New York e a Los Angeles sommati. Inoltre il giovane Rose non abita in una zona qualunque della città del vento, bensì ad Englewood, uno dei quartieri più pericolosi e malfamati.
Brenda Rose (mamma Rose) è una mamma single con 4 figli a carico  di cui Derrick è il più piccolo. La vita è dura nei sobborghi di Chicago e sicuramente non dev’ essere facie crescere senza sapere pressoché nulla del proprio padre. Nessuna notizia, nemmeno un’ indiscrezione, ogni volta che gli viene rivolta la domanda Rose risponde che è stata la mamma ad aver ricoperto il ruolo di entrambi i genitori e chiude così il discorso. E mamma Brenda è davvero una donna forte, una di quelle matriarche solide, che affonda le proprie radici culturali nelle terre aride dell’ Africa, dove gli uomini stanno fuori a caccia per giorni interi e le donne mandano avanti la società.
Non toglieva mai gli occhi dal suo piccolo, lo andava a raccattare per strada quando tornava dal lavoro e, parole dello stesso Derrick, alla vista di Brenda Rose anche i Pusher smettevano di spacciare droga per dirle dove trovare i figli. E guai se uno di loro si era cacciato in qualche guaio!
In famiglia lo chiamavano “Pooh” come l’ orsetto dei cartoni, per il suo smisurato amore per i dolci.
Derrick non perderà occasione, anche nella sua carriera da professionista, per omaggiare la mamma e i fratelli, capaci di tenere un giovane ragazzo di una zona svantaggiata lontano dalle attrattive della strada.

I fratelli, per l’ appunto, sono un’ altra parte importante della formazione umana di Rose: “stay together, trust each other” si dice dall’ altra parte dell’ oceano, e così era fra il giovane Derrick e i tre fratelli: l’uno a sostegno dell’ altro nel prendersi cura di loro stessi e della casa quando la mamma era a lavoro. Essendo il più piccolo i fratelli si curavano di lui in modo quasi paterno, consolidando un circolo familiare che tutt’ora forma il vero punto di riferimento per un atleta che ha dovuto sormontare un numero impressionante di sfide col suo corpo e col fato.

Derrick Rose: un predestinato sfortunato

La storia di Derrick Rose infatti affascina per le premesse quanto per il seguito. A veder giocare quel ragazzino, fin dalla High School, veniva spontaneo pensare che ci si trovava al cospetto di una stella destinata a brillare alta, in cima, sulla punta dell’ albero, sul tetto del mondo…
Ma come disse qualcuno più autorevole di noi, più sali alto più è dolorosa la caduta.
Nel frattempo Derrick Rose cresceva nella sua casa di Englewood e nel 2003 entrò nella Simeon Academy. I suoi risultati sono a dir poco impressionanti ed esprime una dominanza incredibile rispetto ai suoi coetanei (e non solo): totalizza una media punti di  25,2 a partita e guida la sua scuola ad un record di 33-2, consegnando a Simeon in suo secondo State Title consecutivo.
Tutti i Colleges della Nazione sbavano dietro alla Point Guard da Chicago ma alla fine la spunta Coach John Calipari con la sua University of Memphis. Anche qui il tempo che serve al giovane “Pooh” per lasciare il segno è irrisorio. Nella sua unica stagione con i Tigers di Calipari conduce la squadra ad un record di 38 vittorie in una sola stagione, segnando un nuovo record nella storia NCAA. Arrivarono in finale ma non riuscirono a portare a casa il titolo contro i Kansas Jayhawks. Poco dopo decise di rendersi eleggibile per il Draft. D’altronde la famiglia era numerosa e mamma Brenda, da sola, aveva sempre faticato a mettere il pane in tavola.

A questo proposito viene fuori una altro tassello di quel puzzle che tutti dobbiamo completare da noi per capire se questo giocatore, questo uomo, lo si ama o lo si odia.
Mentre Derrick Rose era alle prese con i primi approcci alla NBA, la lega del College Basket Americano decide di sanzionare l ‘università di Memphis invalidando la stagione 2007/2008 (quella di Rose e la finale) e punendo l’Alma Mater con 3 anni di osservazioni speciali. Le accuse portate dalla NCAA non nominano esplicitamente il nome di Rose ma, in effetti, è l’ unico che potrebbe combaciare con la descrizione che risulta dagli atti. Il report presentato dalla lega sosteneva che Derrick avesse fatto svolgere a qualcun altro per conto suo il test scolastico necessario per poter giocare a basket in un college. L’ università di Memphis è stata anche accusata di aver pagato oltre 1700$ al fratello, Reggie Rose in viaggi gratuiti.

Ma nel frattempo arrivò la data del draft e torna a bussare alla porta il destino. Quell’ anno la lottery estrae i Chicago Bulls alla prima assoluta. É fatta! Un figlio di Englewood ritorna a casa da vincitore! Intanto il nostro “Pooh” aveva fatto il suo ingresso nella lega più importante del mondo  e non sembrava intenzionato a farsi condizionare dai suoi soli 19 anni, medie stagionali: 16,8 punti per partita, 6,3 assist e il titolo di Rookie Of the Year. Gli anni che hanno seguito il ritiro di Michael Jordan sono stati anni difficili a Chicago, che è passata dalle stelle alle stalle. Finalmente sembrava vedersi uno spiraglio di luce e la franchigia ritorna ai Playoff.
L’ ascesa è rapida e verticale, crescono soldi, fama e notorietà, ma anche stress, fatica e responsabilità. Chicago dimostra un immenso amore per questo ragazzino semplice ed introverso che domina il campo con le sue capacità fisiche e quando allo United Center presentano i quintetti Derrick entra al suono di “with number 1, from Chicago, Derrick Rose”. Non il nome dell’ università come si fa di solito, from Chicago!
I due anni che seguono sono un tripudio di successi per Rose che nella stagione 2010/2011 viene decretato il più giovane MVP della storia, con più di 25 punti di media e a soli 22 anni e 191 giorni. Rimane celebre una conferenza stampa di inizio stagione dove ad una domanda sulla sua possibilità di vincere quel titolo Rose risponde: “Why? Why can’t I be MVP of the league? Why can’t I be the best player in the league? I can’ t see why!” e poi a riconoscimento ricevuto, il commovente ringraziamento a mamma Brenda. Per la prima volta, quell’ automa creato per giocare a basket si dimostrava umano davanti a tutti.

Perché in effetti Derrick giocava come un automa, con una potenza inarrivabile, un’ esplosività mai vista… I commentatori di Chicago iniziato a scandire i suoi incredibili reverse o le schiacciata acrobatiche al ritmo di “Too big, too strong, too fast, too good”. Sapeva fare tutto e in tutti i modi!
Nella stagione 2011/2012 il primo posto della Eastern Conference torna, dopo tanto tempo, ad essere occupato dai “tori di Chicago” ed i tifosi della Windy City iniziano a pregustare una strepitosa corsa alla Finale della Post Season.

Derrick Rose la fine di tutto? 

Purtroppo però, quando giochi in quel modo il tuo corpo viene sottoposto ad uno stress che difficilmente puoi superare senza infliggere danni. Così, nella prima gara di quella Postseason che sarebbe dovuta essere una passeggiata verso la gloria, Rose cade a terra, il volto contorto dal dolore. Il giorno seguente esce la notizia ufficiale, è un grave infortunio al crociato del ginocchio. Seguirà un’ operazione e Derrick Rose salterà tutta la stagione 2012/2013.

C’è ancora molto da dire in realtà: del primo ritorno e del secondo infortunio, di come comunque abbia messo un buzzer beater da tre che portò la serie contro i Cavs del 2015 sul 2-1 per i Bulls, delle prese in giro degli ex fan, di come abbia lasciato Chicago per New York, cercando una nuova rinascita. Tante cose vorremmo dirvi su Rose, la verità è che da quel maledetto giorno del Maggio 2012, nella testa del figlio di Chicago, c’è la paura. Rose non è più tornato il giocatore che fu, e non è mai diventato quello che sarebbe potuto essere. E chissà cosa sarebbe successo se…

La scorsa stagione, quella del 2016/2017 Rose l’ha giocata con i Knicks e finalmente ha dimostrato una discreta stabilità, riuscendo a giocare un buon numero di gare con un impatto da non sottovalutare. Ma l’ultima notizia riguarda un nuovo stop, un nuovo stop al menisco, che lo terrà fuori da giochi per alcune settimane (stagione finita). Sicuramente gli infortuni e la paura di subirne di nuovi ne hanno condizionato lo stile di gioco che non è più basato sulla stessa esplosività dei bei tempi, ma la sostanza della stagione appena passata lascia ben sperare per il futuro di un ragazzo che, il suo destino, se l’ è visto sfilare dalle mani. Ora finalmente una nuova chance, da Cleveland: Derrick Rose firma un contratto annuale, rinuncia a tanti milioni di dollari per provare a vincere, non da protagonista assoluto, vista la presenza in campo di LeBron James, ma sapendo che può dare la sua mano alla causa.

In primis dovrebbe giocare in quintetto, vista l’assenza per infortunio di Thomas, rientro ancora sconosciuto. Poi potrebbe fare la differenza dalla panchina:  Good Luck D. Rose, Chicago’s son!

Un giorno magari ci incontreremo di nuovo, a Chicago.

 

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