Jimmy Butler sta tirando poco e malino da quando gioca con i Golden State Warriors, ma quasi nessuno se n’è accorto perché da 15 partite la squadra vola, con 14 vittorie e una sola sconfitta che hanno salvato la stagione dei Dubs.
Da Warriors, Butler sta viaggiando a 16.4 punti di media con quasi 6 assist e 5.7 rimbalzi a partita e il 44.2% dal campo. Cifre peggiori anche di quelle tenute a Miami nella prima parte di stagione, tra una sospensione e l’altra, ma in un contesto decisamente diverso. La sua presenza ha ridato linfa alla squadra e entusiasmo a Stephen Curry, il suo rapporto con un altro tipetto come Draymond Green pare buono e soprattutto le vittorie sono la miglior medicina per tutti i mali. Golden State è oggi sesta in classifica a Ovest, con due partite da rimontare sui Lakers per il quinto posto ma dovrà guardarsi le spalle dai Minnesota Timberwolves che li tallonano e li vorrebbero confinare ai play-in.
Jimmy Butler non si sta preoccupando minimante delle sue percentuali e del suo rendimento individuale. “Non sono certo solo un realizzatore, certo se voglio posso segnare tanto e prendermi tiri difficili e nessuno si stupirebbe, ma io voglio coinvolgere il più possibile i miei compagni di squadra. Quando arriverà il monento di segnare di più lo saprete. Fino a quel momento faremo girare il pallone e cercheremo sempre il compagno libero, andremo in transizione e continueremo a vincere le partite“.
Da quando è arrivato Jimmy Butler, nella trade dello scorso 6 febbraio con i Miami Heat, i Golden State Warriors sono quinti per offensive rating e la seconda miglior difesa del campionato. Gli Warriors torneranno in campo lunedì notte contro i Denver Nuggets in casa e quindi contro i Milwaukee Bucks, per poi affrontare i Toronto Raptors e 6 trasferte di fila tra Atlanta, Miami, New Orleans e San Antonio, Memphis e Lakers.

