L’oro di Denver: Nikola Jokic

di Nicola Garzarella
Nikola Jokic

26/06/2014, Barclays Center, Brooklyn (NY): Adam Silver, neo eletto Commissioner della NBA, si prepara a recitare le seguenti parole: “With the 41st pick in NBA’s Draft, the Denver Nuggets select Nikola Jokic from Mega Vizura, Serbia”. I tifosi dei Nuggets che stavano assistendo alla Draft Night rimasero stupiti e, in molti casi, amareggiati. Infatti Denver, con la sedicesima scelta, aveva preso Jusuf Nurkic, centro bosniaco del Cedevita; quindi la decisione di prendere un giocatore dalle caratteristiche simili, come Jokic, appariva poco sensata. Eppure Tim Connelly, GM dei Nuggets, ci aveva visto lungo…

Nikola Jokic

Nikola Jokic

Un uomo, una storia:

Nikola Jokic nasce a Sombor in Serbia nel 1995. Il clima non è dei più semplici; Sombor infatti, nel 1999, è una delle città colpite dai bombardamenti NATO durante l’operazione “Allied Force” contro Slobodan Milosevic. Il giovane Nikola, più piccolo di tre fratelli, matura in questo contesto e, complice una crescita smisurata, sviluppa l’amore per la palla a spicchi.

I primi passi nel basket che conta:

I primi ad accorgersi del talento del giovane Jokic furono i dirigenti del Mega Vizura. Il club serbo di Sremska Mitrovica, distante 97km da Sombor, è da anni una delle fucine di talenti del basket europeo. Qui, nel 2012, arriva Nikola e, dopo qualche provino, convince subito tutti a fargli firmare un triennale, a soli 17 anni. Passa la sua prima stagione(2012/13) con la squadra Junior del Mega, ottenendo buoni risultati e attirando su di sé le attenzioni dei grandi. La stagione 2013/14 lo vede giocare maggiormente con il Senior Team, 25 gare in Lega Adriatica, e 13 in lega serba,condite con: 11 ppg, 6,5 rpg e 2,5 apg. Di lui si accorgono anche i dirigenti della nazionale serba che lo arruolano per partecipare ai mondiali u19, conclusi con la medaglia d’argento. I Nuggets, come detto, lo draftano ma decidono che, per il suo bene, sarebbe stato meglio un altro anno di crescita in Europa.

2014, la svolta:

Tornato, con molto entusiasmo, al Mega Vizura, Jokic scopre che il suo pari ruolo, il centro Ratko Varda, è stato ceduto. Ora è lui il leader della squadra. Nikola si prende il Vizura sulle spalle e realizza la sua migliore stagione nella sua giovane carriera. 15.4 ppg, 9.3 rpg (leader assoluto della lega), 3,5 apg gli valgono il titolo di MVP della Lega Adriatica oltre che quello di “Miglior Prospetto della Lega Adriatica”. Jokic diventa un giocatore dominante; nonostante sia ancora molto giovane mostra già una cattiveria ed un agonismo rari da riscontrare altrove. Migliora in maniera esponenziale il suo gioco in post-basso e sviluppa anche un discreto tiro oltre l’arco. In difesa diventa un giocatore solido, un avversario ostico per chiunque si avventuri nel pitturato.

Ci siamo, è pronto per il grande salto.

Infine la NBA:

I Nuggets in estate lo fanno partecipare alla Summerleague. Jokic, considerato l’impatto con un mondo nuovo e diverso, risponde bene: 8,1 ppg e 6.5 rpg convincono, il 28 luglio, i Nuggets a firmarlo per le successive tre stagioni. Nikola, accompagnato sempre dai due fratelli Nemanja e Strahinja, si trasferisce a Denver. Dopo un periodo di adattamento difficile, il 18 novembre inizia a far intravede ciò di cui è capace: 23 punti e 12 rimbalzi contro gli Spurs di coach Popovich. Da quella data in poi, quasi come avesse rimosso un blocco che lo limitava, per Jokic sarà un continuo crescendo. Il giovane centro, tanto sottovalutato al Draft, diventa il vero gioiello di Denver. Jokic sviluppa una particolare intesa con il giovane playmaker Mudiay. I due sono soliti cercarsi e trovarsi molto sul parquet e la loro intesa ha effetti benefici per entrambi: Jokic migliora come passatore (realizza persino 9 assist nella gara vinta contro Charlotte), Mudiay affina le sue doti di playmaking. Al termine della stagione, chiusa con 10ppg,7.0rpg,2,4apg, a coronamento di una grande annata risulta terzo nella classifica del ROTY (Rookie Of The Year) alle spalle degli inarrivabili Towns e Porzingis.

Tutto il mondo ora conosce il talento del serbo.

Jokic fronteggia Porzingis.
I due sono tra i migliori prospetti del basket europeo

Non è uno scherzo, Jokic:

La stagione iniziata da qualche mese sta vedendo un Jokic in continua crescita. Nonostante la pressione e tutto l’hype che gli si è creato attorno, il serbo sembra sempre in totale controllo e, anzi, sta innalzando il suo livello. Scalate definitivamente le gerarchie di coach Malone, Jokic sta diventando l’uomo simbolo di una Denver che ha voglia di crescere e di migliorarsi. Il ragazzone dall’est Europa sta vivendo una maturazione cestistica fuori dall’ordinario. Impiegato indifferentemente da 4 (con Nurkic da 5) oppure da centro titolare, Jokic sembra è migliorato moltissimo nel trattamento della palla. Spesso è egli stesso a gestire la sfera in transizione e, con delle mani degne del miglior Mozart, a fornire assist ai compagni. (vedasi lo spettacolare assist a Faried come prova di quanto detto.). Cresciuto molto anche a livello di percentuali Nikola ora viaggia a quasi 13 ppg (58% dal campo e 82% ai liberi) con 8 rpg e quasi 4 apg. Vero e proprio leader della squadra, nonostante i tanti giocatori più esperti di lui presenti nel roster, Jokic sembra pronto a compiere il definitivo salto di qualità.

Sembra proprio che a Denver, città fondata nel 1858 in piena Gold Rush, abbiano trovato l’ultima pepita, l’ultimo gioiello dal lontano Est.

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