Mentre i Miami Heat hanno pareggiato la serie contro i Philadelphia 76ers con una vittoria per 113 a 103, Joel Embiid sembra essere sempre più arrabbiato per non poter scendere in campo a dare una mano ai suoi compagni.
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Gabriele Villa
Gabriele Villa
Studente, grande appassionato di basket, nonché giocatore (quello un po' meno grande), con una spiccata passione per la scrittura.
Purtroppo il primo anno da rookie di Markelle Fultz dei Philadelphia 76ers è stato a dir poco travagliato, è infatti riuscito a giocare soltanto quattordici parte in questa stagione. Tuttavia per la scelta numero al draft il lieto fine è stato servito.
Nell’ultima gara di regular season con i Milwaukee Bucks infatti ha registrato 13 punti, 10 rimbalzi e 10 assist in 25 minuti di gioco. Diventando così il giocatore più giovane della storia della NBA ad andare in tripla doppia, per la precisione a 19 anni e 317 giorni.
Fultz ha cancellato il record detenuto da Lonzo Ball, il quale ad inizio anno era riuscito in tale impresa a 20 anni e 15 giorni. Al terzo posto abbiamo un certo LeBron James, che a 20 anni e 20 giorni aveva stabilito il record nel 2005.
Nelle quattordici partite giocate Fultz ha viaggiato con una media di 7.1 punti, 3.1 rimbalzi, 3.8 assist e 0.9 palle rubate a partita, il tutto tirando con il 40.5% dal campo. Potrà sicuramente dare una mano ai suoi Sixers in questi playoff, i quali hanno chiuso la stagione in terza posizione nella Eastern Conference, con un ottimo record di 52 vinte e 30 perse. Affronteranno ora i Miami Heat, primo appuntamento domenica 15 aprile alle 2 di notte con gara 1.
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I Cleveland Cavaliers firmeranno Kendrick Perkins, campione NBA nel 2008 con i Boston Celtics. Sarà lui il giocatore che prenderà l’ultimo posto disponibile nel roster dei Cavs in vista dei playoff, almeno stando a quanto riportato dai giornalisti Adrian Wojnarowski e Dave McMenamin di ESPN.
Perkins, centro di 33 anni, non gioca in NBA dalla stagione 2015-16 che concluse con i New Orleans Pelicans. E’ stato fermo un anno e poi questa stagione ha ripreso a giocare con la squadra di G-League affiliata a Cleveland, i Canton Charge, almeno fino a febbraio, quando ha dichiarato di essere in cerca di una squadra vera. Nel secondo campionato di proprietà della NBA ha viaggiato con medie diciamo buone per un giocatore in lega di sviluppo, 8.7 punti e 7.2 rimbalzi.
Già tre anni fa Kendrick era stato aggiunto alla squadra all’ultimo per i playoff. In quell’occasione LeBron James l’aveva elogiato, definendolo come un giocatore in grado di portare del “DNA da campione” all’interno dello spogliatoio dei Cavaliers.
La figura dell’head coach donna potrebbe non essere più un’utopia per la maggiore lega cestistica del mondo. Uno dei migliori giocatori della storia dell’NBA, LeBron James, ha infatti fatto il suo endorsement a favore di una progressione in questo senso.
“Intendo, se lei sa quello che sta facendo mi piacerebbe tantissimo” – ha dichiarato LeBron al reporter di ESPN Dave McMenamin – “Ascoltami, alla fine il basket non maschio oppure femmina. Se conosci il basket, lo conosci. La cosa che conta è il gioco in sé“.
James ha poi citato la coach donna dei San Antonio Spurs, assistente di Greg Popovich, Becky Hammon. Prendendola come esempio per l’importanza che può avere una componente femminile all’interno del proprio staff.
“Ovviamente voi sapete quanto io stimi Pop, quindi per Becky è sicuramente stato tutto più facile con un insegnante bravo come lui. Ora non so nei dettagli l’apporto che ha dato agli Spurs, ma il solo fatto che ci sia stata significa molto” – ha aggiunto – “Ci sono alcune allenatrici anche nella NFL e ci sta. Se conosci il gioco, conosci il gioco. Non vedo dove sia il problema.”
Hammon è stata la prima donna ad essere assunta come full-time assistant coach nella storia della NBA quando gli Spurs l’hanno presa nel 2014. In seguito poi anche i Sacramento Kings si sono mossi questa direzione, assumendo due ex WNBA coach quali Nancy Lieberman e Jenny Boucek.
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Si è concluso il JIT Lissone edizione 2018, torneo juniores che vede impegnate squadre di altissimo livello provenienti da tutto il mondo. Nella 26esima gli statunitensi del Team Ohio si sono imposti con facilità, sbaragliando squadre come Reggio Emilia e Virtus Bologna.
Junior International Tournament “Città di Lissone”, JIT Lissone, ha visto passare sui proprio campi giocatori di altissimo livello quali Pero Antic, Andrea Bargnani, Pietro Aradori, Luigi Datome e Josh Hart. Nelle precedenti due edizioni il livello si era leggermente abbassato, ma quest’anno gli atleti nati negli anni 2000 e 2001 sono tornati a sorprende e a dare spettacolo.
In primo piano sicuramente il Team Ohio, che in questa edizione si è presentato ricco di talenti sotto ogni punto di vista. Primo su tutti la superstar Jaxson Hayes, lungo di 2.13 cm, classe 2000, che il prossimo anno giocherà con i Texas Long Horns in NCAA. Il giovane, che si è portato a casa il titolo di MVP della competizione, si è fatto notare principalmente per il suo atletismo, regalando al pubblico spettacolari schiacciate in ogni partita.

Jaxson Hayes riceve il premio di MVP della competizione.
Jaxson però non era l’unico prospetto con serie possibilità di fare bene in futuro, con lui c’erano anche Matt Van Komen, 2.25 metri di altezza e Rylan Jones, playmaker che il prossimo anno giocherà in NCAA per gli Utah Utes.
LA GARA DELLE SCHIACCIATE
Nonostante i pronostici dessero come favorito Hayes, la gara delle schiacciate è stata vinta da una guardia classe 2001, Taevion Kinsey, ovviamente sempre del Team Ohio. Il giocatore alto 2.01m ha lasciato tutti a bocca aperta saltando Hayes (2.13m) e Van Komen (2.25m) contemporaneamente.
SEMIFINALE E FINALE
Le uniche due squadre a dimostrarsi in grado almeno di provare a competere con Ohio sono state la Pallacanestro Reggiana e la Virtus Bologna. Reggio Emilia è stata battuta in semifinale, con un punteggio di 82 a 59, trascinati dal 2001 Carlo Porfilio hanno però perso con un distacco di “soli” 23 punti. Reggio ha poi vinto la finalina per il terzo e quarto posto, dove è spiccato il miglior marcatore del torneo Russel Tchewa Tchamadeu, lungo di 2.10m classe 2000 in forze per il team italiano.
In finale invece Team Ohio ha affrontato la Virtus Bologna, che nonostante una buona prestazione è crollata per 85 a 55, prendendo quindi di 30 punti. Il miglior giocatore della finale è stato ancora una volta Hayes, che ha chiuso con 19 punti, 16 rimbalzi e 37 di valutazione.

Foto di squadra del Team Ohio, vincitori a mani basse del torneo
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Infortunio Embiid, frattura alla faccia per il giocatore dei Sixers che dovrà stare fermo dalle due alle quattro settimane, mettendo a serio rischio la sua presenza al primo turno playoff.
La star dei Philadelphia 76ers Joel Embiid ha subito un brutto colpo al volto nella partita contro i New York Knicks. Si è scontrato con il suo compagno Markelle Fultz a inizio secondo quarto e ha dovuto abbandonare il campo evidentemente dolorante.
I riscontri medici hanno evidenziato una frattura all’orbita sinistra, la quale necessita di un’operazione chirurgica per essere sistemata. I Sixers non hanno rilasciato nessuna dichiarazione riguardo a quando potrà tornare in campo, ma il reporter di ESPN Zach Lowe segnala un periodo tra due e quattro settimane.
Per Phila, che non fa i playoff dal 2012, sarebbe abbastanza pesante perdere Joel per il primo turno e la situazione si farebbe molto più complicata del previsto. Embiid sta infatti viaggiando con ottime medie, 22.9 punti, 11 rimbalzi, 3.2 assist e 1.8 stoppate con un utilizzo di 30.3 minuti per partita. Oltretutto i 76ers hanno un record di 3 vinte e 8 perse senza di lui.
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Il playmaker dei Los Angeles Clippers, Milos Teodosic, ha dovuto lasciare il terreno di gioco a metà partita ieri notte. Il motivo è stato associato ad un riacutizzarsi del problema al piede, secondo quanto riportato da Marc Stein del New York Times, che gli ha fatto saltare già diverse gare in questa stagione.
Eppure la partita del giocatore serbo era iniziata nel migliore dei modi, prestazione che tra l’altro alla fine ha comunque aiutato a battere i Milwaukee Bucks, vittoria importante in ottica playoff. Il rookie 31enne ha chiuso con 13 punti, quattro assist, un rimbalzo e una stoppata, il tutto condito da un paio di cioccolatini non da poco serviti ai suoi compagni di squadra.
Teodosic ha iniziato con un 4 su 4 da 3 punti nei primi cinque minuti di gara, aiutando i Clippers ad allungare subito per 24 a 15.
Dopo una carriera passata interamente in Europa Milos sta ora cercando il suo spazio anche in NBA. Gli infortuni però non lo stanno certo aiutando, anzi. Ha fin’ora giocato 45 partite in questa stagione e solo 7 volte è stato in campo per più di 30 minuti.
Joel Embiid, giocatore emblematico dei Philadelphia 76ers di questa stagione, continua a puntare sempre più in alto. Dopo la vittoria di ieri notte ha infatti reso noto che l’obbiettivo è arrivato ad essere le 50 vittorie. Non male per una squadra che fino a due o tre anni fa faticava parecchio a vedere la luce in fondo al tunnel.
“Dopo l’altra notte, sapendo di essere in quarta posizione, volevamo dare un messaggio chiaro a tutti, ovvero che avremmo avuto il fattore casa (nei playoff, ndr)” – ha dichiarato Embiid ai giornalisti dopo la vittoria di giovedì notte per 118 a 98 contro gli Orlando Magic – “Però dopo questa partita credo di avere un nuovo obbiettivo. Voglio raggiungere quota 50 partite vinte. Dobbiamo continuare a spingere per farcela.”
Joel Embiid ha chiuso con 17 punti e 9 rimbalzi in 20 minuti di utilizzo, continuando a trascinare i suoi Sixers sempre più verso la qualificazione matematica per la post season. Questa è la quinta vittoria di fila, che aggiorna il record a 41 vinte e 30 perse per la sua squadra, con ancora 11 gare da giocare.
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Marcus Morris: “Il mio tiro? Probabilmente il più importante della mia carriera”
Scritto da Gabriele Villa
Marcus Morris ha regalato la vittoria ai suoi Boston Celtics con un canestro da tre punti segnato con 1.2 secondi sul cronometro. La vittoria contro gli Oklahoma City Thunder è stata l’ennesima riprova di come Boston, nonostante tutta una serie di infortuni, continui ad essere una delle squadre più calde della lega.
A pochi secondi dalla fine uno 0 su 2 ai tiri liberi di Carmelo Anthony aveva dato un’ultima chance ai Celtics, che ne hanno approfittato con un canestro di Morris che ha chiuso di fatto la gara 100 a 99 per i padroni di casa.
“Probabilmente è stato il mio tiro più importante” – ha dichiarato il giocatore al termine della gara – “Ne avevo già segnati alcuni per pareggiare una partita ma mai per vincerla, è stata la mia prima volta“.
Marcus, 21 punti, ovviamente non è stata l’unico autore della vittoria, si è fatto vedere molto anche il rookie Jayson Tatum, che ha chiuso con 23 punti e 11 rimbalzi. Boston consolida quindi il secondo posto nella Eastern Conference mettendo fine alla serie di sei vittorie consecutive dei Thunder.
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Jimmy Butler non ha intenzione di restare a guardare i suoi compagni che lottano per un posto nei playoff. L’ala dei Minnesota Timberwolves è fermo dalla partita contro gli Houston Rockets del 23 febbraio, quando ho subito un brutto infortunio al menisco che l’ha costretto ad un’operazione.
Originariamente era previsto che avrebbe perso solo quattro-sei settimane. Tuttavia il 28enne ha dichiarato che la sua speranza ora come ora è quella di rientrare prima della fine della regular season l’11 aprile.
“Si, si sto programmando proprio questo” – ha dichiarato Butler ad una domanda riferita al suo rientro prima dei playoff posta da Kyle Ratke di NBA.com – “Non posso farti sapere la data esatta ma tutto quello che voglio è tornare a dare una mano. Ho voglia di giocare“.
Dopo la sconfitta contro gli Houston Rockets di domenica Minnesota si trova ora in ottava posizione ed è in piena lotta playoff in una cortissima Western Conference. L’apporto di Jimmy potrebbe sicuramente aiutare sotto molti punti di vista la squadra di coach Tom Thibodeau.
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Goran Dragic ha messo fine alla serie di nove sconfitte casalinghe consecutive dei Miami Heat. Il giocatore sloveno ha infatti confezionato una prestazione da 30 punti nella partita di venerdì notte contro i Los Angeles Lakers, regalando la vittoria ai suoi per 92 a 91.
Goran si è fatto soprattutto notare per il jumper che ha chiuso la gara a 14 secondi dalla fine. Miami perdeva 90 a 91 a circa un minuto dal termine, in seguito ad una tripla di Kyle Kuzma. Dragic però è riuscito a segnare con un floater dal limite dell’area il canestro del vantaggio e nell’azione successiva Isaiah Thomas ha sbagliato il tiro della vittoria.
“E’ stata indubbiamente dura, ma finalmente sta notte gli dei del basket sono stati dalla nostra parte” – ha dichiarato la star di Miami nel post partita.
Kelly Olynyk ha segnato 17 punti per gli Heat, James Johnson 12 e Bam Adebayo 11 con 8 rimbalzi. Con la vittoria di ieri notte Miami ha ora una record di 37 partite vinte e 33 perse, che li colloca in ottava posizione nella Eastern Conference.
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Per i New Orleans Pelicans si prospettava una brutta situazione dopo l’infortunio al tendine d’achille di DeMarcus Cousins, ed infatti hanno perso 5 delle prime 6 gare dopo che il loro lungo si fece male nell’incredibile vittoria contro gli Houston Rockets.
Tuttavia poi qualcosa è incredibilmente cambiato, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a giocare sul serio, vincendo 11 delle ultime 13 gare. Con l’obbiettivo non solo di qualificarsi per i playoff, ma di farlo anche con il vantaggio casa, arrivando quindi nelle prime quattro posizioni.
Ovviamente il credito maggiore per questi successi sta andando ad Anthony Davis, leader indiscusso della squadra. Tuttavia il merito va dato anche ai suoi compagni, tra i quali spicca Jrue Holiday, 20.7 punti e 7.5 assist di media a partita. La guardia è stata intervistata a riguardo il cambio di rotta improvviso in termini di risultati.
“AD e io abbiamo avuto un’importante conversazione insieme a Rajon Rondo e coach Alvin Gentry. L’obbiettivo era quello di mantenere un atteggiamento positivo in squadra” – ha dichiarato Holiday a Shams Charania di Yahoo – “Sapevamo di aver perso un pezzo grosso con l’infortunio di DeMarcus. Ma non è stata la prima sfida di questa e delle stagioni precedenti, dobbiamo fronteggiare anche l’infortunio di Solomon Hill e Frank Jackson“.
Certo ora i Pelicans sono quarti ma la situazione ed Ovest è ancora combattutissima, basta un passo falso per finire in decima posizione. Oltretutto New Orleans ha ancora gare particolarmente importanti da giocare, due contro i Rockets e una contro i Golden State Warriors. Vedremo chi l’avrà spuntata il 12 aprile.
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