

È difficile credere in te stesso, quando nessuno crede in te. Questo, non è il caso di Stephen Curry. Stephen è un ragazzino docile, magrolino, e apparentemente molto timido. Uno di quelli su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo, ma lui ci crede, e sin da piccolo cresce a pane e pallacanestro.
Ma cestisticamente parlando, Curry non ha avuto una vita facile. A scuola segna oltre 1.700 punti, diventando il miglior marcatore di sempre. Alle medie, la sua squadra termina il campionato imbattuta, e Steve tira con il 48% da tre. Nonostante le qualità, nessuna università lo vuole, sarebbe una scommessa azzardata, è troppo piccolo, fisicamente non adatto a questo mondo. Alla fine però, riceve 3 offerte, e sceglie Davidson.
3 anni dopo, dubbi su dubbi, nessuno lo considera un futuro campione, e quando si dichiara eleggibile al draft, molti credono non sia adatto al grande palcoscenico. Viene scelto però dai Golden State Warriors. La sua occasione è finalmente arrivata. Dal 29 ottobre 2009, giorno del suo debutto in NBA, ad oggi, la vita di Stephen è cambiata.
La casacca dei Warriors con il numero 30 è la più venduta dell’anno, più di quella di LeBron. Il maggior numero di voti per l’All Star Game di New York li ha presi lui. La rivista Sport Illustrated lo definisce: “L’uomo pronto a superare James, come miglior giocatore di basket al mondo.” È senza dubbio l’icona del basket moderno, destinato a diventare simbolo della NBA in tutto il mondo. Che sia in casa, o in trasferta, i fan lo amano, gridano il suo nome. Stephen segna da tre, da centrocampo, dal tunnel, dai liberi. Incanta il pubblico con la sua eleganza. “MVP, MVP”, quante volte quest’anno ha ascoltato questo coro, quante volte ha pensato al l’emozione di ricevere la tanto ambita statuetta. Il suo momento è arrivato, il nuovo volto della NBA, perché ogni bambino del mondo possa dire: “Voglio diventare come Stephen Curry.”
Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto.
LeBron James e Russell Westbrook, sono stati premiati come “Kia Players of the Month“, premio assegnato mensilmente ai migliori giocatori del mese, rispettivamente della Eastern e della Western Conference.
Nel mese di Febbraio, 8 vittorie e 3 sconfitte per i Cavaliers. LeBron si posiziona primo nella classifica marcatori con 24.4 punti di media, con 5 doppie doppie, e 6 gare con almeno 20 punti. King James piazza un season-high di 46 punti, nella vittoria del 26 febbraio contro i Golden State Warriors, e diventa la forward con più assist nella storia della lega (24 febbraio vs Detroit) superando la leggenda Scottie Pippen (6.135).
Altrettanto straordinario il mese di Russell Westbrook, con 31.2 punti, 9.1 rimbalzi, e 10.3 assist di media, quasi una tripla doppia. Come lui, solo Oscar Robertson. Russell diventa il primo giocatore a registrare 3 triple doppie consecutive; l’ultimo che riuscì a compiere tale impresa, fu proprio LeBron, nel 2009. Westbrook termina il mese di Febbraio con 6 partite consecutive con almeno 20 punti, 10 assist, e 5 rimbalzi, come fece Michael Jordan nell’88/89.
Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto.
Se, per un ragazzo italiano classe ’92, scegliere tra restare in Europa e andare a giocare negli Stati Uniti è abbastanza scontato, per Alessandro Gentile non lo è affatto. La guardia dell’Olimpia Milano, non sogna così tanto l’America. Forse perché cresciuto con il basket europeo anni ’80 di papà Nando, o forse perché preferirebbe essere campione qui, piuttosto che sconosciuto in NBA.
Ricordiamoci, però, che Alessandro è stato scelto alla numero 53 da Minnesota e poi ceduto da quest’ultima ai Rockets per 1,5 milioni di dollari. Gianluca Pascucci, Director of Player Personnel della squadra di Houston e, inoltre, ex amministratore delegato e general manager di Milano, ha rilasciato un ‘intervista a La Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole: “Gentile ha 22 anni, e sta giocando a livelli eccellenti a Milano. Se e quando vorrà, noi pensiamo possa diventare un giocatore NBA”.
Fino al 2017, Gentile sarà un giocatore dell’Olimpia, poi dovrà fare una scelta fondamentale per il suo futuro: tanta gavetta negli Stati Uniti nella lega più famosa al mondo, diventando il quinto italiano a compiere tale impresa, o restare nell’Europa che conta, che sognava tanto da bambino.
Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto
Sapete chi è la 1741esima persona più ricca del mondo? No, non lo sapete, ma se siete davvero appassionati di pallacanestro e, fate due più due, potete arrivarci. Per la prima volta in vita sua, il signor Michael Jeffrey Jordan, entra nella lista dei miliardari più ricchi al mondo, stilata dalla rivista americana di economia e finanza
, Forbes. D’altronde si sa, in ogni angolo del mondo qualcuno indossa scarpe, cappelli, con il marchio di uno dei più forti, e sicuramente il più famoso giocatore di basket della storia, marchio il cui valore viene stimato intorno ai 2 miliardi e mezzo di dollari.Un noto sito americano (Bleacher Report) ha immaginato quante cose potrebbe acquistare il buon MJ con tutti questi soldi
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Non dimentichiamo che Michael è anche il principale azionario degli Charlotte Hornets, di cui ne è proprietario all’89.5%. Altri 476 milioni di dollari. Che dire? MVP dentro e fuori dal campo, chapeau.
Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto.
La prima scelta del draft del 2009, e superstar di Lob City Blake Griffin, è momentaneamente ai box, a causa di un’infezione batterica al gomito destro. Questo infortunio avrebbe lasciato i Clippers (miglior attacco della lega) senza un reale e concreto punto di riferimento in fase offensiva.
DeAndre Jordan ha saputo cogliere al meglio l’occasione per far capire a tutti di che pasta è realmente fatto: nelle ultime otto partite, il numero 6 ha avuto una media di 17.1 punti e 18.5 rimbalzi, confermandosi uno dei migliori rimbalzisti in circolazione, e con un incredibile 71% dal campo. Basti pensare che nei suoi primi sei anni in NBA la media di Jordan non ha mai superato i 10 punti, mentre ultimamente il suo rendimento è ai massimi livelli, tenendosi in corsa per il titolo di Defensive Player Of The Year.
I Clippers, inoltre, hanno saputo gestire alla grande due settimane molto dure del calendario, superando squadre come San Antonio e Houston, e restando in corsa per un buona posizione in chiave Playoff. In sintesi, DJ sta ricoprendo in modo ottimale il ruolo di superstar durante l’assenza di Griffin, cosa non affatto facile per uno che ha un cognome assai pesante sulla canotta. La domanda sorge spontanea, ora che il valore tecnico e sicuramente anche economico di Jordan sta salendo a dismisura, cosa accadrà al ritorno di Blake? Quali decisioni prenderà coach Rivers?
Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto
E’ palese l’atmosfera di malcontento generale che nell’ultimo periodo, e a dirla tutta durante l’intera stagione, si respira in casa Hornets. La squadra guidata da coach Clifford si trova attualmente al decimo posto della Eastern Conference, con 24 vittorie e 33 sconfitte, e con poche chance, ora come ora, di approdare ai playoff, vista la numerosa concorrenza.
Si perché dopo aver giocato molto bene recentemente (10 vittorie su 14 partite disputate nel mese di gennaio) il gioco espresso dagli Hornets fino ad ora si sintetizza in prestazioni non troppo convincenti, e poco costanti dal punto di vista della concentrazione, passando da quarti perfetti a cali di ritmo e di tensione preoccupanti. Inevitabile chiedersi di chi siano le effettive colpe di questa situazione poco posivita, complici sicuramente i vari infortuni, vedi Kemba Walker, fuori da fine gennaio. Lance Stephenson sembra essere una delle principali cause, non tanto per la stagione altalenante dell’ex Indiana Pacers, quanto per le enormi aspettative e l’hype che lo circondava durante l’estate scorsa. Lo stesso Steve Clifford ha dichiarato: “Il problema sono le aspettative fuori misura che hanno spinto a prendere il giocatore, e che tutt’ora mettono il ragazzo sotto pressione in ogni partita.” C’è da dire che Stephenson era la terza/quarta scelta degli Hornets nello scorso mercato estivo. Molti infatti si chiedono cosa sarebbe successo se fosse arrivato Gordon Hayward dagli Utah Jazz, il quale avrebbe dato più garanzie dal punto di vista tecnico e dal punto di vista della continuità, sia in fase offensiva (l’ala piccola ha una media di 19.5 punti nell’attuale regular season) sia in fase difensiva. In conclusione la parola chiave per Charlotte è concretezza, cercando di accaparrarsi uno dei due posti disponibili per raggiungere la post-season, o la stagione rischierà di essere fallimentare.
Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto
Problemi allo zigomo per Westbrook: verrà valutato la prossima settimana.
Dopo l’ennesima prestazione ad altissimo livello, e dopo la terza tripla doppia di fila (40 punti, 13 rimbalzi, e 11 assist) uno strano e sfortunato episodio vede protagonista la point guard dei Thunder, Russell Westbrook. Ad un secondo e mezzo dalla fine, con Oklahoma City sotto di 1 a Portland, Russell Westbrook si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato; infatti mentre cerca di rialzarsi dopo aver tentato di recuperare un pallone, il suo compagno di squadra Roberson lo colpisce in pieno volto con una ginocchiata e il numero zero fatica a rialzarsi subito, terminando il match con una vistosa ammaccatura a metà tra il lobo e l’occhio destro.
Altra superlativa prova da MVP, oscurata però da una sconfitta, e da un possibile infortunio. Si perché dopo la partita, né il giocatore, impossibilitato a rispondere ai media ed ai giornalisti (come riportato da alcuni tweet di “addetti ai lavori”), ne coach Brooks hanno voluto/saputo svelare l’identità dell’incidente. Si attendono aggiornamenti ufficiali nelle prossime ore, o nella giornata di domani.
Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto
