Il grande Roberto “Freak” Antoni diceva che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Chissà se lo pensa anche Danilo Gallinari, che ha subito l’ennesimo infortunio in carriera durante la partita con i Dallas Mavericks: per la seconda volta in stagione a dare problemi è la caviglia destra, secondo quanto riportato da gazzetta.it si tratta di una distorsione che terrà fuori il Gallo dalle tre alle quattro settimane. Questo infortunio, salvo una clamorosa qualificazione ai playoff dei Nuggets che attualmente sono dodicesimi a 6 partite dall’ottavo posto occupato dgli Houston Rockets, sembra porre fine all’ottima stagione NBA di Gallinari, miglior marcatore della sua squadra grazie a 19.5 punti ad allacciata di scarpe (41% dal campo, 36.4 dall’arco) conditi da 5.3 rimbalzi e 2.5 assist. Adrian Woynarowski ricorda anche che questi numeri sono i più alti in carriera per Gallinari, aggiungendo ulteriore rammarico ai tifosi dei Nuggets.
La stagione del Gallo però non termina con la NBA: insieme agli altri azzurri sarà infatti chiamato a centrare la qualificazione alle Olimpiadi attraverso il torneo pre olimpico di quest’estate. Per ora la sua presenza alla corte di Ettore Messina non sembra essere in dubbio, noi di certo gli auguriamo tanta fortuna, per una volta, e buona guarigione.
Riccardo Olivieri
Kristaps Porzingis ha conquistato l’attenzione dei media e l’affetto del difficile pubblico newyorkese grazie ad una stagione da 14 punti, 7 rimbalzi e 2 stoppate ad allacciata di scarpe. I fischi del draft sono ormai un lontano ricordo: Kristaps oggi è un serio candidato al titolo di “Rookie of the year”, per cui si profila un testa a testa con Karl Antony Towns, ed è una delle colonne portanti dei New York Knicks, tant’è vero che si è parlato addirittura di ricostruire la squadra intorno a lui.
Questo scenario da super star al centro del progetto si ripercuote,ovviamente, sull’attuale super star dei Knicks: Carmelo Anthony. Melo infatti è stato protagonista di alcune voci di mercato, cosa che a quanto pare però non è piaciuta a Porzingis che ha dichiarato un laconico:” Non vorrei perderlo.” (fonte: realgm.com)
Anthony, come tutti i campioni, vorrebbe vincere un anello ma quest’anno per i Knicks si profila la terza stagione consecutiva senza play off. Il front office dei Knicks trova quindi davanti ad un bivio: provare a costruire subito una squadra da titolo intorno a Melo o ricostruire intorno a Porzingis? Gli indizi per ora sembrano andare verso quest’ultima ipotesi, vedremo cosa succederà nel mercato di quest’estate.
NBA Results: gli Warriors espugnano Oklahoma City, bene Celtics e Spurs
Nella notte sono scese in campo ben 16 squadre ma la scena è tutta per loro: i Golden State Warriors. Curry e compagni si sono infatti imposti 121-118 alla Chesapeke Energy Arena, casa dei Thunder. Una bomba di Durant dà il +4 ai Thunder a 14.5 secondi dalla fine, la difesa di OKC però rovina tutto concedendo prima un canestro facile a Thompson e poi, in seguito ad una palla persa malamente da KD, due liberi ad Andre Iguodala, per fallo dello stesso Durant, che segna entrambi e porta la partita all’over time. Qui KD la combina nuovamente grossa: dopo poco meno di un minuto commette il sesto fallo e deve abbandonare il parquet. Nonostante Westbrook non sia in una grande serata al tiro, OKC è la squadra più pericolosa ma i guerrieri non mollano e a 7 secondi dalla fine la partita è in parità a quota 118. Volete provare ad indovinare chi la decide? Ovviamente Steph, con una bomba partita da tre metri dietro l’arco.
Curry chiude con una gran prestazione da 46 punti e 6 assist, Klay Thompson invece di punti ne fa 32, doppia doppia per Green grazie a 14 rimbalzi e 14 assist. Per i Thunder invece 37 punti di KD conditi da 12 rimbalzi, 26 di Westbrook con 13 assist e 15 di Ibaka con ben 20 rimbalzi.
Gli Spurs passano invece senza problemi sul campo dei Rockets, la partita finisce 104-94 grazie a 26 punti, con 16 rimbalzi, di LaMarcus Aldrige e a 27 punti di Kawhi Leonard. I Rockets rispondono con 27 del solito Harden e la doppia doppia di Howard da 11 punti e 14 rimbalzi.
I Miami Heat vengono invece sconfitti sul parquet dei lanciatissimi Boston Celtics con il risultato di 88-101. I Celtics costruiscono questa vittoria grazie ad una solida prestazione di squadra con ben 6 giocatori in doppia cifra, Miami invece ha 21 punti da un ottimo Dragic e una tripla doppia sfiorata dal solito Whiteside con 13 punti, 15 rimbalzi e 8 stoppate.
Nelle altre partite della notte i Timberwolves passano sul campo dei Pelicans, in campo senza Anthony Davis per un infortunio nel riscaldamento. Portland si sta guadagnando sempre di più la post season: questa notte la vittima sono stati i Bulls a Chicago con il risultato di 103-95.
A Milwaukee invece, i Pistons regolano i Bucks 102-91, i Suns sul proprio parquet superano i Grizzlies 106-111, infine i Nets ottengono la diciassettesima vittoria stagionale sul parquet dei Jazz: finisce 98-96.
La trade deadline è passata da appena una settimana e già molte squadre pensano al mercato estivo: tra queste ci sono ovviamente i Philadelphia 76ers, alla perenne ricerca di una rifondazione dopo anni di ultimi posti, utili a guadagnare ottime scelte al draft ma che fanno spazientire i tifosi. I Sixers, già prima della deadline, avenvano proposto questa trade agli Atlanta Hawks: Ish Smith, Nik Stauskas, un contratto in scadenza ed una prima scelta al draft in cambio di Dennis Schroeder.
Il primo problema di questa trade era che Ish Smith, essendo stato messo sotto contratto a meno di sessanta giorni dalla deadline, non poteva essere incluso in un accordo multy-player e quindi si sarebbe dovuto spostare in un secondo affare. Inoltre, le prestazioni di Shroeder in questa stagione sono di ottimo livello, difficilmente una squadra che lotta per mantenere un posto ai playoff (attualmente gli Hawks sono settimi con appena due partite di vantaggio sulla nona, i Detroit Pistons) si potrebbe privare di un vero e proprio trascinatore come il tedesco, capace addirittura di oscurare le prestazioni della PG titolare Jeff Teague.
Probabilmente è per questi presupposti che l’affare non si è concretizzato già a febbraio ma secondo gli esperti se ne riparlerà a giugno, siamo curiosi di vedere come andrà a finire.
Arrivati alla trade deadline si possono fare due tipi di considerazioni: c’è infatti chi è partito ma anche chi è non lo ha fatto. Di quest’ultima categoria possono far parte due tipi di giocatori, chi ovviamente non ha mai rischiato di muoversi e chi invece aveva la valigia pronta ma l’ha dovuta disfare a casa propria, come CJ Wilcox, guardia dei Los Angeles Clippers.
I Clippers infatti hanno provato ad inserirlo in due trade: la prima con gli Orlando Magic in cambio di Shabazz Napier, la seconda con i Chicago Bulls per Tony Snell ed una seconda scelta.
Come già anticipato precedentemente, queste trattative si sono concluse con un nulla di fatto e ora Wilcox deve provare a cercare spazio nelle rotazioni losangeline. Doc Rivers ha aperto uno spiraglio in questa direzione, dichiarando quanto segue al sito www.realgm.com: “Penso che possa tirare e che possa giocare. Ha molti giocatori davanti a lui nelle rotazioni ma penso che possa farcela, è un ottimo ragazzo ed ha un grande carattere. Penso di potermi fidare di lui.”
Doc Rivers è certamente un coach molto esperto, siamo certi che riuscirà ad ottenere il meglio da questo ragazzo.
Bargnani tagliato dai Nets, Lee dai Celtics, DeJuan Blair vicino al buyout con i Suns
Dopo la deadline, molti giocatori NBA ogni anno rischiano di essere tagliati dalle loro squadre. Lo scopo del taglio può essere quello di liberarsi di un contratto troppo pesante o semplicemente liberare spazio salariale per poter firmare qualche altro giocatore ritenuto più utile al progetto. I giocatori tagliati, liberi dal precedente contratto, possono accordarsi con qualsiasi squadra e firmarne quindi uno nuovo.
Questo destino è già toccato al nostro Andrea Bargnani, tagliato dai Brooklyn Nets, che è in cerca di una nuova sistemazione. Sembra difficile, visti i precedenti, che possa trovare qualche pretendente in NBA ma grazie alle prestazioni degli ultimi Europei potrebbe avere ancora qualche estimatore nel vecchio continente.
Nella trade con i Washington Wizards, i Phoenix Suns hanno ceduto Markieff Morris in cambio di una scelta al primo giro del prossimo draft, Kris Humphries e DeJuan Blair. Quest’ultimo, che ha un contratto del valore di due milioni con team option per il prossimo anno, potrebbe però venire tagliato subito dai Suns.
Altri ottimi giocatori sono stati tagliati in questa sessione di mercato, tra i principali ci sono David Lee, su cui c’è il forte interesse dei Mavericks, ed Anderson Varejao, che interessa ad Oklahoma City Thunder ed Atlanta Hawks.
Vedremo nei prossimi giorni dove si accaseranno questi giocatori.
Sembra essere giunta al termine l’esperienza di Andrea Bargnani ai Brooklyn Nets, forse addirittura quella in NBA.
Il Mago infatti non fa più parte del progetto tecnico dei Nets, come si evince dai pochi minuti sul parquet, che stanno cercando di piazzarlo in una trade. Se questo tentativo dovesse fallire, probabilmente Bargnani verrebbe addirittura tagliato.
A quel punto il mago si troverebbe davanti ad un bivio: tentare ancora con la NBA o rientrare in Europa? Sicuramente la sua carriera negli States non è stata all’altezza delle aspettative, da una prima scelta al draft era lecito aspettarsi di più. Se però consideriamo le sue qualità di tiratore nonostante il fisico da centro, non è del tutto remota l’ipotesi di una chiamata da parte di un’altra franchigia.
Mancano appena due giorni alla trade deadline, il 18 febbraio i nostri dubbi avranno una soluzione. Speriamo che possa essere la migliore per il mago e che quest’estate si presenti in fiducia al preolimpico.
Timberwolves: chi parte?
La trade deadline si avvicina e molte squadre si stanno muovendo sul mercato. Il sito dunkingwithwolves.com ha riportato alcuni tweet di Darren Wolfson che parlano di tre giocatori candidati alla partenza da Minneapolis: Shabazz Muhammad, Kevin Martin e Andre Miller.
Secondo Wolfson, Muhammad interessa a molte squadre, in particolare Portland, Boston e Phoenix. Minnesota avrebbe proposto Muhammad in cambio del tiratore Allen Crabbe, Portland però non sembrerebbe interessata a questo tipo di scambio. La voce più ricorrente su Shabazz però è quella che lo vede nei Timberwolves fino a quest’estate, quando sarà possibile massimizzare il suo valore di scambio.
Kevin Martin, considerato in partenza già da Natale, potrebbe essere un ottimo affare per molte squadre. Martin ha infatti un infortunio al polso e potrebbe anche decidere di esercitare la player option nella prossima stagione, i Timberwolves non potranno alzare più di tanto le pretese nonostante Martin sia un giocatore di ottimo livello. Detroit, Sacramento, Dallas e Houston sono le squadre maggiormente interessate per adesso.
Per quanto riguarda Andre Miller invece,più della trade in se,potrebbero rivelarsi interessanti gli effetti nelle rotazioni dei Timberwolves derivanti dalla sua partenza. Miller infatti potrebbe essere scambiato per una scelta al secondo giro del draft, stando a quanto sostengono gli esperti. La sua partenza però potrebbe comportare tanto l’utilizzo sistematico di LaVine come point guard, sia l’aumento del minutaggio del rookie Tyus Jones, soluzione molto rischiosa dato il suo scarso minutaggio fin ora.
Come sempre è difficile ipotizzare delle trade, lo stesso Wolfson ricorda che ” la maggior parte delle trade di cui si parla non avvengono”. Vediamo quali sorprese ci riserveranno le franchigie NBA.
Stando a quanto riporta il sito thescore.com, i Cleveland Cavaliers sono a caccia di rinforzi per il finale di stagione. I tre nomi piú caldi sulla scrivania del general manager David Griffin sono quelli di Ben McLemore, Trevor Ariza e Joe Johnson; più di recente è stato mostrato interesse anche per Kyle Korver, Jared Dudley e, unico giocatore d’area tra i sondati, Omer Asik. Andiamo adesso ad analizzare le situazioni dei tre principali candidati:
– Mclemore è stato superato da Marco Belinelli nelle gerarchie dei Sacramento Kings. Titolare la stagione scorsa, in questa gioca 21 minuti di media a partita, conditi con 7.7 punti (con il 37.2 % dal campo) e 2.1 rimbalzi. Il ventitreenne Mclemore potrebbe quindi voler cambiare aria e rivelarsi un buon piano d’emergenza per i Cavaliers.
–Trevor Ariza è sicuramente un giocatore affidabile dall’arco, di grande esperienza ed un ottimo difensore. Per questi motivi Cleveland è interessata ad averlo, per gli stessi motivi peró Houston non è intenzionata a privarsene, senza contare che Cleveland non ha molto da offrire per imbastire una trade.va inoltre detto che Houston al momento è fuori dalla zona playoff ma ha sicuramente le possibilità per rientrarvi, difficilmente si priverà di un titolare a questo punto della stagione, nella quale Ariza ha 12.3 punti di media (con il 37.7 % dal campo), 4.6 rimbalzi e 1.9 rubate a partita.
–Joe Johnson invece potrebbe essere firmato dai Cavs al minimo salariale se uscirà dal contratto con i Brooklyn Nets, opzione che per adesso il giocatore non sembra voler esercitare. Johnson in questa stagione sta giocando 33.9 minuti di media a partita, nei quali mette a referto 11.5 punti e 4.1 rimbalzi.
La trade deadline è fissata per il 18 febbraio, non rimane molto tempo a Cleveland per portare a termine le trattative desiderate. Va detto che l’anno scorso il mercato si movimentó solo negli ultimi giorni, forse anche quest’anno assisteremo a decine di movimenti improvvisi.
Hack: giusto o sbagliato?
Dopo le ultime dichiarazioni di Kobe (“eliminare l’hack sarebbe un pessimo esempio per i giovani”) si è riacceso il dibattito, forse mai del tutto spento, sull’hack. Proviamo a vedere quali siano le implicazioni che l’hack porta con se partendo da lontano.
Nel basket esistono due grandi tipologie di falli: i falli di gioco, che regolano i contatti in campo, e i falli tecnici, che invece regolano i comportamenti sopra le righe di giocatori e staff tecnici. Quando si parla di falli di gioco, non li si introduce sempre con lo stesso verbo: si usa infatti distinguere tra “falli commessi” e “falli spesi”. Si parla di fallo commesso quando un giocatore in fase di marcatura, taglio, rimbalzo o blocco tocca irregolarmente l’avversario, rivelando quindi una natura involontaria del fallo, nel tentativo di compiere un’azione vantaggiosa ma corretta. I falli spesi sono invece prettamente tattici ed eseguiti consapevolmente dal giocatore, spesso su ordine diretto della panchina, per fermare un’azione offensiva degli avversari o il cronometro. Quando queste azioni fallose vengono compiute in maniera eccessiva, per esempio con un contatto troppo duro o cercando di colpire solo il giocatore avversario e non la palla, si commette un fallo antisportivo, che viene punito non solo con un libero per gli avversari ma anche col possesso successivo, come accade per i falli tecnici. Stando a queste definizioni, sembra che l’hack non possa che rientrare nella categoria dei falli spesi. Si può però suddividere i falli commessi e spesi partendo da un’ulteriore considerazione: il giocatore che subisce il fallo è in possesso di palla?
I falli commessi sul portatore di palla sono semplicemente i classici falli che le difese commettono in qualunque sport nel tentativo di rubare la palla o deviare un tiro, quelli commessi su un giocatore senza palla avvengono invece nel tentativo di tagliare, bloccare o andare a rimbalzo. Tutti questi falli riguardano dei normali aspetti di gioco e quindi non vanno riqualificati. Il discorso è sicuramente diverso per i falli spesi: se infatti fa parte del gioco l’idea di fermare un giocatore in possesso di palla con un fallo tattico, risulta difficile spiegare come un fallo speso su un giocatore non in possesso di palla, il nostro hack, possa essere sullo stesso piano di quelli che abbiamo appena analizzato. Una soluzione potrebbe essere semplicemente quella di considerare l’hack come un fallo antisportivo. Infondo una delle due componenti principali dell’hack consiste in una sorta di falla nel regolamento, che non vieta di saltare in groppa ad un giocatore per una finta lotta a rimbalzo dopo un tiro libero e non vieta che un giocatore possa entrare in campo al solo scopo di commettere cinque falli sul giocatore designato, entrambe cose che sembrano centrare poco col gioco.
L’altra componente principale dell’hack è quella espressa da Kobe: i giocatori hanno stipendi milionari, è giusto che imparino a tirare i liberi. Del resto, se nessun giocatore avesse percentuali così basse non ci sarebbe bisogno di una regola apposita. La NBA è da sempre attenta alla qualità ed alla spettacolarità del suo prodotto, Silver ed i suoi collaboratori sapranno certamente prendere la decisione migliore per il gioco. E noi lasciamo volentieri a loro la decisione. Riccardo Olivieri
Gli Houston Rockets stanno cercando di testare il mercato per tradare Howard e liberarsi del suo maxi contratto per provare a ricostruire la prossima stagione attorno al solo James Harden: la franchigia texana avrebbe preso atto del fatto che l’ex Lakers declinerà la player option da 23 milioni in estate per cercare di ottenere un contratto al massimo salariale (circa 29 milioni).
Le franchigie che si sono mostrate interessate al centro sono molte, partendo dagli Hawks, per arrivare fino ai Pacers, Celtics e Raptors: la franchigia canadese però si sarebbe già ritirata dalla corsa per Howard secondo quanto riporta Zach Lowe. La franchigia più attiva su Superman sarebbe quella di Boston: Ainge avrebbe avuto una discussione con i vertici dei Rockets già nelle scorse settimane, ma la richiesta alta di Houston avrebbe rallentato la trattativa. Prima della trade deadline i Rockets riusciranno a tradare Howard o proveranno a rientrare in zona playoffs in questa stagione che sembra essere partita col piede sbagliato?
“Tutte le cose belle finiscono”
Chissà se lo ha pensato anche Joe Johnson che, come riferito dal sito espn.go.com, nella notte ha interrotto la sua striscia di ben 937 partite consecutive con almeno un canestro segnato dal campo. Johnson si piazza quindi ufficialmente all’ottavo posto di questa classifica (ovviamente non potrà migliorare), guidata da Tim Duncan con la cifra incredibile di 1310 partite.
Quella di Johnson era inoltre la striscia aperta più lunga, da questa notte lo scettro è passato a Lebron con ben 854 partite. “I don’t even know what to tell you” sono le parole con cui Johnson, visibilmente frustrato, ha risposto ai giornalisti in merito alla questione.
Coach Brown ha invece spiegato che la squadra ha provato a dargli più opportunità possibili ma che, ed infondo è l’unica motivazione possibile per dei professionisti di questo livello, “it wasn’t his best night”.
Per NBAPassion.com
Riccardo Olivieri

