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Differenze Olimpiche: i singoli contro la squadra

di Marco Berteotti
Mondiali FIBA 2019: Matthew Dellavedova è indiscutibilmente uno dei leader australiani

Stati Uniti e Australia a confronto

Nella lotta verso¬†la medaglia d’oro ai giochi Olimpici di Rio 2016 sono rimaste solo 8 squadre: Croazia, Serbia, Lituania, Argentina, Spagna, Francia, Australia e Stati Uniti. Le nazionali pi√Ļ discusse sono state proprio quest’ultime due. Gli oceanici sono stati sulla bocca di tutti¬†visto il loro impressionante exploit che li ha portati ad un¬†passo dagli americani, sia in classifica che nello scontro diretto. Team USA √® stato invece molto chiacchierato¬†a causa delle partite con Australia e Serbia, in cui¬†la vittoria si √® decisa solo negli ultimi minuti di gioco.

Prima di trarre conclusioni affrettate bisogna per√≤ analizzare il contesto ed i fattori in gioco. Questa edizione delle Olimpiadi √® infatti la pi√Ļ popolata di giocatori NBA di sempre: sono presenti ben 46 atleti da 23 diversi team della lega americana. Evidentemente¬†l’associazione guidata da Adam Silver √® ormai un fenomeno globale e raccoglie¬†talenti da ogni angolo del pianeta, che inevitabilmente si ritrovano sui parquet di Rio. Altro fattore molto importante √® l’unicit√† di ogni evento, che rende quindi ogni partita una sorta di finale per chi la gioca.

Detto questo possiamo comunque analizzare in modo obiettivo i meriti e i demeriti delle due squadre evidenziate.

Bene Team USA, meno bene gli altri

 

Nonostante le assenze importanti (James, Curry, Westbrook, ecc.) il¬†Team USA rimane la squadra favorita¬†per la conquista del gradino pi√Ļ alto del podio. Il talento dei 12 convocati da Coach K √® indiscusso e in¬†diversi momenti di queste prime partite abbiamo potuto¬†assistere alla loro netta superiorit√† rispetto agli avversari. Il palleggio di Kyrie, lo strapotere fisico di Cousins e Jordan¬†e¬†l’esperienza di Anthony sono solo alcuni dei fattori che¬†mostrano il divario tra gli atleti americani e il resto del mondo.

La possibilit√† di schierare 12 giocatori di altissimo livello obbliga gli avversari a mantenere un’intensit√† di gioco elevata per tutti i 40 minuti di¬†partita. Lo sforzo viene inevitabilmente pagato nei minuti finali degli scontri, durante i quali i talenti americani possono esprimersi al meglio e conquistare la vittoria. Questa abbondanza di¬†campioni permette, inoltre, di non avere un unico punto di riferimento per i momenti decisivi, costringendo le¬†difese avversarie a lavorare su tutti i giocatori in campo, nessuno escluso.

Le frecce in faretra di Australia & Co.

Come detto ci sono due squadre in particolare che hanno dimostrato di essere all’altezza dei campioni olimpici uscenti: Australia e Serbia hanno¬†fatto sudare freddo tutto lo staff USA¬†sfruttando i propri punti di forza e attaccando le debolezze degli americani. S√¨ perch√® oltre al¬†talento Team USA mette in campo anche una serie di difetti che potrebbero finire per costargli caro. Anche Paul George ha¬†avvertito i compagni della pericolosit√† di questi problemi, sia difensivi che offensivi. Sia¬†australiani che serbi hanno dimostrato di saper giocare di squadra e di sapersi muovere molto in attacco, anche senza palla.¬†Blocchi, tagli¬†backdoor e pazienza sono le armi usate dagli avversari degli americani per metterli in difficolt√†, i quali spesso e volentieri comunicano male in difesa e finiscono per dimenticare qualche avversario, che puntualmente li punisce.

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Gli australiani possono vantare due¬†campioni NBA, secondi a nessuno in questi fondamentali, come Andrew Bogut e Matthew Dellavedova, che hanno trovato un ottimo feeling in campo. Il lungo ex Warriors ha dato sfoggio non solo delle sue abilit√† nel¬†portare blocchi per liberare i¬†compagni, ma anche della sua intelligenza cestistica nel leggere gli¬†errori della difesa americana, punendola con tagli backdoor e passaggi illuminanti. Il playmaker dei neo campioni NBA ha, invece, dimostrato la sua capacit√† di leggere le intenzioni dei compagni e la sua incredibile dedizione al sacrificio e al lavoro duro, correndo dal primo all’ultimo minuto sia in difesa sia in attacco. Se si aggiungono due specialisti del calibro di Patty Mills e David Andersen si ottiene una squadra che pu√≤ seriamente intaccare la solidit√†¬†dei campioni olimpici. La panchina riserva ancora due nomi NBA come Joe Ingles e Aron Baynes, che non¬†avranno il talento dei loro compagni americani, ma all’interno del sistema di gioco degli oceanici sembrano trovarsi a meraviglia.

Quest’anno per Team USA ci sar√† quindi qualche grattacapo in pi√Ļ lungo la strada che conduce alla medaglia d’oro. E chiss√† che qualcuno non riesca anche a soffiargliela da sotto il naso..

 

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