Non è stata una vittoria facile come si potrebbe pensare per i Cleveland Cavs: i Philadelphia 76ers hanno disputato una partita più che solida e precisa per lunghi tratti, mettendo in difficoltà i padroni di casa, specie nel primo tempo. È servito un LeBron James da 31 punti per poter archiviare serenamente la “pratica-Philadelphia” con i Cavs a tratti convincenti ma troppo spesso disattenti in difesa.
L’ATTACCO GIRA – È sicuramente uno dei punti forti dei Cleveland Cavaliers di quest’anno. Nonostante non si sia visto comunque il miglior gioco della stagione, i Cavs hanno dato prova del loro pericoloso potenziale offensivo in quanto capaci di creare punti in qualsiasi situazione: Mo Williams lo conosciamo, dal palleggio e in uscita dai blocchi è sempre una delle Point Guard più pericolose della lega e anche nella notte ha confermato il suo trend positivo grazie ai 16 punti siglati (con 8-12 al tiro); bene anche Mozgov che con la sua imponente presenza ha dato parecchio filo da torcere al rookie Jahil Okafor, portando a casa 13 punti e un paio di giocate da 3 punti che hanno esaltato il pubblico della Q-Arena. E poi c’è il sempreverde Jefferson che, nonostante i 35 anni sulle spalle, si è subito imposto come elemento di grande importanza per le rotazioni di coach Blatt: sempre lucido nelle scelte da compiere, l’ex Mavs porta a casa 17 punti con un ottimo 64% al tiro, frutto della presenza pericolosa sul perimetro e di qualche ‘drive’ a canestro che ricorda tanto i tempi d’oro del New Jersey.
LEBRON ‘MILESTONE’ JAMES – Discorso a parte per LeBron James: dopo un primo tempo trascorso a giocare più per i compagni che per se stesso, James entra nel vivo del gioco solo ad inizio terzo-quarto quando i Cavs ne avevano più bisogno, mettendo a referto 18 dei 31 punti nel terzo periodo di gioco, frutto anche di un tiro da 3 punti finalmente preso con buona fiducia rispetto al disastroso inizio stagionale (2-18 prima di questa notte). Che sia una giocata in post, un ribaltamento di fronte o un tiro con poco ritmo, LeBron risulta essere sempre pericoloso e il tabellino non lascia spazio ai dubbi. E se la serata al tiro è stata più che soddisfacente, lo stesso può essere detto anche per quanto riguarda la visione di gioco: 13 gli assist smistati nella notte ai compagni. Ma la ciliegina sulla torta arriva a 3:43 dalla fine del secondo-quarto quando, su alley-oop di Mo Williams, James inchioda al ferro: si tratta del canestro n.9000 messo a segno in carriera; un record che solo 19 leggende prima di lui sono riusciti a realizzare (in attività, solo Bryant, Garnett, Duncan e Nowitzki detengono tale record). Insomma, è stata un’altra serata da incorniciare per ‘The King’.
DIFESA NEL PITTURATO DA RIVEDERE – Quando le difese concedono tanto quanto accaduto nella notte, lo spettacolo ne giova ma i coach avranno parecchio su cui lavorare. Se per quanto riguarda Philadelphia i problemi sono dettati da limiti d’età oltre che tecnici, per i Cavs il discorso è forse più mentale. Giocare contro i Sixers non è di certo compito arduo se paragoniamo il loro valore assoluto con quello di altri team ma, a prendere sotto gamba avversari meno forti sulla carta, spesso si rischia di subire delle brutte batoste. Certo, non è stato questo il caso, ma specie nel primo tempo Cleveland ha subito più del dovuto a causa della scarsa concentrazione difensiva. Nel corso di tutta la partita poi, la coppia Noel-Okafor ha messo seriamente in difficoltà i lunghi dei Cavs: se Love non è mai stato pervenuto in difesa, subendo i centimetri e la fisicità di Nerlens, Mozgov ha riscontrato parecchie difficoltà nel contrastare l’ottimo ‘foot-work’ di Okafor, abile nel mettere in difficoltà il russo virando velocemente verso il canestro dal post o partendo leggermente fuori dal pitturato per cercare il canestro in velocità. Meglio dei due citati ha fatto sicuramente Thompson, riuscendo a limitare maggiormente l’iniziativa avversaria; bene anche Varejao nei pochi minuti giocati: rispetto a Mozgov, il brasiliano ha sfruttato la maggiore mobilità per contrastare le giocate della 3a scelta dell’ultimo Draft.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)

