Essere figli di un grande giocatore del passato, si sa, non è mai semplice. Nella storia dello sport ci sono stati vari esempi di uomini che sono riusciti a soddisfare le aspettative come Paolo Maldini nel calcio o Max Verstappen nella Formula 1. Altri invece non sono riusciti a sconfiggere la pressione che un cognome così importante poteva comportare.
Il cestista di cui parliamo oggi è un ragazzo che fin da quando muoveva i primi passi è stato costantemente circondato da attenzioni e pressioni. Ma se sei il figlio di uno dei più grandi centri europei di sempre non potrebbe essere altrimenti…
Al contrario di suo padre, il celebre lituano che ha dipinto capolavori nei suoi (pochi) anni in NBA, Domantas Sabonis nella lega di pallacanestro più famosa del mondo ci è arrivato presto, dopo l’esperienza in uno dei college più interessanti dell’intero panorama cestistico giovanile americano, Gonzaga.
Ma ripercorriamo il percorso che ha portato questo giovane ragazzo ad arrivare in una squadra così particolare e controversa come gli Oklahoma City Thunder…
É il 23 giugno 2016 e mentre oltreoceano si interrogano su chi sarà il prossimo (dominatore?) della lega gli appassionati italiani aspettano che la tarda notte NBA prenda il sopravvento. Ma poco prima dell’inizio del draft cominciano a rimbalzare le voci di una possibile trade con protagonista Serge Ibaka. Alla fine della fiera il lungo congolese verrà scambiato per Victor Oladipo e altre due pedine degli Orlando Magic. Tra queste, quasi in silenzio, c’è anche l’undicesima scelta al draft proprio della franchigia di Orlando, il figlio del grande Arvydas.
Nemmeno il tempo di assaporare l’arrivo negli States che il lituano deve subito partire, destinazione Rio de Janeiro per le Olimpiadi. In una nazionale piena di giocatori esperti come Maciulis e guidata da un allenatore così carismatico come Kazlauskas, il piccolo Sabonis riesce a ritagliarsi il suo spazio. Nessuno si aspettava prestazioni da far stropicciare gli occhi, non è nel suo stile. Domantas è un giocatore che riesce ad essere importante grazie a piccole ma essenziali giocate che fanno la differenza e che a volte risultano incisive più di una tripla o di una giocata spettacolare. L’avventura della Lituania finisce sotto i colpi dell’Australia di Mills e Dellavedova, ma un’esperienza del genere non può che aver fatto bene ad un ragazzo come lui.
Tornati negli Stati Uniti Sabonis si aggrega alla squadra e prova a impressionare coach Billy Donovan fin da subito, tanto che riuscirà a guadagnarsi il posto in quintetto nella prima uscita stagionale e nelle partite successive.
Chi si aspettava un rendimento simile a quello del padre non ha ancora capito di che stiamo parlando. Arvydas Sabonis era un totem, con mani da pianista unite ad una intelligenza cestistica fuori dal comune. Domantas invece è diverso, seppur in alcuni tratti ricordi alcune movenze del padre.
La cosa che spicca guardando una partita del prodotto di Gonzaga è la maturità con la quale si muove in attacco. Nonostante la giovane età mostra una buona capacità di prendere le decisioni giuste al momento giusto. Quasi mai lo vedrete forzare un tiro al limite delle sue possibilità o provare una giocata impossibile in mezzo a tre avversari; Sabonis è un giocatore che fa le cose concrete e spesso efficaci. In queste prime partite, caratterizzate da alti e bassi (come giusto che sia per un ragazzo di soli 20 anni), ha mostrato cose interessanti.
Attualmente è il miglior realizzatore da tre punti della squadra con una percentuale del 42% che ad Oklahoma è oro colato, vista la mancanza di tiratori affidabili. Ma il repertorio offensivo del lituano è ricco di sfaccettature. Sa giocare bene dal post basso ed è un ottimo bloccante sui pick and roll, inoltre in queste prime partite ha messo con continuità anche i tiri dal midrange. Ai liberi sta segnando con il 48% ma raramente lo abbiamo visto in lunetta in questa prima parte di stagione.
É ancora troppo presto per dare conclusioni affrettate, ma Sabonis ha tutte le carte in regola per rivelarsi un elemento interessante. Non aspettatevi un uomo in grado di guidare un’intera franchigia, ma di certo uno come lui non può che essere d’aiuto ad Oklahoma City.
Dalla Lituania sottovoce (ma neanche troppo), Domantas Sabonis.


