Thursday Night povero di partite, solo 4 le gare giocate nella notte, ma ricco di emozioni, con sfide tirate conclusesi con pochi punti di scarto tra i team sfidanti. Proponiamo allora uno Starting Five di giornata pieno zeppo di nomi importanti:
PG: Stephen Curry
Se il popolo del basket lo ha ribattezzato all’unanimità membro degli Splash Brothers insieme a Thompson, un motivo ci deve essere per forza, bisogna semplicemente rintracciarlo nelle qualità al tiro di Steph Curry. Da qualsiasi posizione e in qualunque situazione lui si trovi, prende, tira e segna, senza toccare mai il ferro, sentendo solamente il delizioso rumore che solo un canestro sa riprodurre quando la palla scende dolcemente attraverso la retina. L’incredibile Curry di questa stagione non si ferma certamente difronte ai Thunder tornati alla carica, anzi, raddoppia la posta in gioco. 34 punti, 9 assist e 7 rimbalzi. Assolutamente decisivo.
SG: Jimmy Butler
Per l’importanza che ricopre e l’equilibrio che sta dando ai Bulls, ad oggi la sua assenza peserebbe ancor più di quella di Derrick Rose, ed è quanto dire. Jimmy Butler in questa stagione sta sfoggiando, oltre alle sue già note doti difensive, un arsenale offensivo non indifferente. Sono 35 i punti segnati nella notte contro i Knicks, cui vanno aggiunti 7 assist e 5 rimbalzi. Spesso i numeri non racchiudono tutta la verità ma non è questo il caso. Molti dei punti siglati sono stati di pregevole fattura, spesso di una difficoltà immane. Lui però fa sembrare tutto molto semplice, ragion per cui i compagni, nel momento del bisogno, si affidano spesso alle sue sapienti mani.
SF: Kevin Durant
Quando segni 30 punti in 18 minuti, con il 77% al tiro, di 5 su 6 tiri messi a segno dall’arco, allora tutti sono felici perché l’MVP della passata stagione si è ripreso dall’infortunio. Le sorprese, però, sono sempre dietro l’angolo. 63 a 65 e ultimo possesso del primo tempo, poi tutti negli spogliatoi a rifiatare. Palla in mano a Durant, come sempre accade in queste situazioni. Penetrazione in area e contatto con Speights. Gli arbitri chiamano il fallo ma, quello che in pochi hanno visto è stata la rotazione anomala della caviglia di KD. Cronometro fermo a 2.4 secondi e tifosi con il fiato sospeso. Per fortuna si escludono problemi gravi per lui ma resta il fatto che quella in corso, non sembra essere per niente la stagione del numero 34 in maglia Thunder. Forza Kevin.
PF: Anthony Davis
Che ve lo dico a fare, ancora lui, ancora Anthony Davis. Sta svelando al mondo intero qual è il suo obiettivo: dominare la lega per tanti anni. E lo sta facendo, a partire da questa stagione. Lui, con la sfrontatezza derivante dall’ancor giovane età, oltre che dal suo immenso talento, fa la voce grossa contro il duo Harden-Howard, che nulla può questa volta contro un Davis in serata magica. Tutti i palloni che tocca si trasformano in punti per i Pelicans. A fine partita il tabellino reciterà doppia-doppia, costante del suo repertorio ormai, da 30 punti con il 59% al tiro, 14 rimbalzi e 5 stoppate. A proposito, il silenzio calato sul Toyota Center al momento della stoppata ai danni dal barba, riecheggia ancora nel palazzetto.
C: Dwight Howard
Si era capito già dall’inizio che questa sarebbe stata la stagione del riscatto per Howard, e così effettivamente pare essere. Per Superman dominare il pitturato è sempre stato un gioco da ragazzi e infatti, nella notte, altra partita dalla grande presenza messo in campo, chiusa con una doppia-doppia da 17 punti e 13 rimbalzi. Le 3 stoppate archiviate in serata, gli hanno inoltre consentito di salire al 25esimo posto nella classifica dei migliori stoppatori di tutti i tempi, superando proprio quel Kevin McHale che oggi è suo Head Coach. Peccato, però, che dall’altra parte del parquet ci fosse un Anthony Davis stratosferico a rovinare la festa.
Sixth Man: Brandon Knight
Chissà perché c’è sempre di mezzo il suo zampino quando i Bucks vincono. Può essere una coincidenza, o magari no. Il Brandon Knight che stiamo ammirando quest’anno pare un ragazzo oramai responsabilizzato, pronto a farsi carico di un roster che ha appeso il cartello “work in progress” come quello di Milwaukee. Sotto l’ala protettiva coach Jason Kidd, che di playmaking sembra che ne sappia qualcosina, il talento che tutti avevano potuto ammirare ai tempi di Kentucky, pare finalmente riuscirsi ad affermare con costanza anche nella lega dei grandi. Sicuramente, l’allontanamento da un ambiente pieno di problemi come quello di Detroit, non può che avergli fatto bene.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino


