Quando si parla dei Toronto Raptors, la maggior parte dei chiacchieroni da bar si riferisce ad una buona squadra composta da ottimi giocatori (Kyle Lowry e DeMar DeRozan su tutti), ma non certo una contender. Nelle ultime stagioni i Raptors hanno sempre raggiunto la postseason e, dopo due cocenti eliminazioni al primo turno, perfino le finali di conference nel 2016. Per capire la portata di questi risultati basti pensare che nei 20 anni precedenti avevano vinto una sola serie, per giunta al meglio delle cinque. Tuttavia i canadesi non hanno mai dato l’impressione di poter competere con le grandi della Western Conference, tanto meno contro i Cavs di LeBron; almeno fino ad oggi.
Quest’anno infatti dalle parti di Toronto qualcosa è cambiato. i Raptors l’anno scorso avevano un rating offensivo pari a 112.1 punti a partita, ora più di 113. L’efficienza in attacco è ancora più sbalorditiva se si pensa al fatto che la squadra di Dwane Casey tira meglio dal campo e ha moltiplicato del 25% i suoi tentativi da tre punti. Merito soprattutto di CJ Miles, primo nella squadra per percentuale da oltre l’arco (circa il 39%). I Raptors inoltre smazzano 23 assist a partita, decimi in NBA. Nella passata stagione erano ultimi in tutta la lega, con solo 18.5 di media. Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’altruismo di Lowry e DeRozan: i due franchise player hanno ridotto la quantità di conclusioni che si prendevano in passato, rendendo più fluida la manovra dei Raptors. Finalmente anche i vari Ibaka, Joseph e Siakam possono contribuire a livello realizzativo.
L’attacco dei Raptors non é più stagnante come un tempo.
Come dice un noto proverbio: “L‘attacco fa vendere i biglietti, ma la difesa fa vincere le partite“. Niente paura, i Raptors hanno apportato migliorie anche nella propria metà campo. Con 105.8 punti di media sono la terza miglior difesa, alle spalle di Houston e Golden State. Toronto ama accettare i cambi proposti dall’attacco durante le situazioni di pick and roll per non perdere il ritmo difensivo. Una scelta dispendiosa e alquanto pericolosa (provoca continui mismatch), ma utile a far perdere i punti di riferimento dell’attacco avversario. Il frontcourt poi gode della presenza di Serge Ibaka e Jonas Valanciunas, due minacciosi rim protector abili nel tagliafuori. Non a caso sono tra i primi nella lega per rimbalzi, palle recuperare e stoppate.
Cambi sistematici e raddoppi costanti, i segreti di un’ottima difesa.
CJ Miles ha recentemente dichiarato che la second unit dei Raptors è la migliore di tutta la lega. Affermazione forse eccessiva, ma non troppo distante dalla realtà: numeri alla mano, la panchina di Toronto produce di media un +24.3 di net rating. Casey può contare a gara in corso su Lucas Nogueira, Norman Powell e Paskam Siakam, non certo All-Star, ma gente che si è fatta le ossa nella D-League e che ha dimostrato di poter competere anche in NBA. Siakam in particolare, dopo anni di gavetta si è rivelato un difensore sottovalutato con ampi margini di miglioramento in attacco. Le due punte di diamante però sono gli ultimi arrivati in estate: il rookie OG Anunoby sta viaggiando a 7 punti e 3 rimbalzi di media, tirando con il 48% dal campo. Niente male per una ventitreesima scelta a cui bisogna accreditare una difesa versatile in grado di marcare ogni tipo di avversario. CJ Miles invece sta mostrando tutte le sue eccellenti doti balistiche malgrado un minutaggio ridotto (appena 20 minuti di media ad allacciata di scarpe). È uno dei migliori 3&D in circolazione e secondo tra i panchinari della lega per triple tentate dietro a Marreese Speights.
Magari non sarà la migliore della NBA, ma di certo una delle più organizzate
Ma se i Raptors sono reduci dalle migliori 4 stagioni della loro storia, il motivo ha un nome e cognome: DeMar DeRozan. Nel corso degli anni il nativo di Compton è stato etichettato come un solista testardo, bravo nel midrange ma incapace di tirare dai 7.25 m. Chiunque lo abbia criticato in passato ora è costretto a ricredersi: DeRozan ha cambiato ed elevato il suo gioco; lo dicono le cifre (25 punti, 4.3 rimbalzi e 5 assist di media) e lo ribadiscono le sue percentuali (35% da tre punti, in carriera non aveva mai superato quota 26%). È un giocatore diverso, più altruista in attacco e nel pieno della sua maturità. L’altra notte nella vittoria in overtime contro i Bucks ha realizzato 52 punti, stabilendo un nuovo record di franchigia. Vince Carter e la meteora Terrence Ross detenevano il precedente primato fermo a 51. Nell’epoca dello small ball in cui solo i lunghi sembrano evolversi, una guardia che prima rifiutava il tiro da tre adesso è diventata una delle più temibili da oltre l’arco. Lo scrittore Leo Buscaglia diceva: “Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo“. Una frase che riflette appieno il brillante momento di DeRozan.


