“Probabilmente il coach dovrebbe essere più duro con noi in alcune situazioni”. Ed è stato subito putiferio: passando da “Jimmy Butler parla troppo” a “Jimmy Butler ha ragione” per finire a “Jimmy Butler non sopporta i modi di Hoiberg” i commenti sulla vicenda non sono di certo mancati.
La domanda pertanto è: si è già incrinato il rapporto tra Butler e coach Hoiberg?
Prima di entrare più a fondo nella questione, bisogna però fare un passo indietro, tornando a Maggio, dopo la cocente eliminazione subita per mano dei Cleveland Cavaliers nel corso nelle Semi-Finals di Conference. Fu quella la goccia che fece traboccare il vaso, con coach Thibodeau che perse totalmente il controllo di uno spogliatoio fino a poco tempo prima schierato anima e corpo dalla sua parte, che ha visto nella persona di Jimmy Butler uno dei principali fautori della rottura: “Il rapporto era incrinato” – ha riportato Nick Friedell a ‘ESPN’ – “Ormai tutto era finito e mi è stato detto più volte, anche dallo stesso Tim [Thibodeau, n.d.r.], che Butler era uno di quelli del tipo ‘ehy, sai una cosa? Ho finito con tutto questo, non ne posso più’“.

Decisivo nell’esonero di Thibodeau, Jimmy Butler potrebbe condizionare attraverso le sue parole anche il parere verso Hoiberg.
Il sospetto che anche oggi Butler, in quanto senatore dello spogliatoio, possa far nascere nei compagni un sentimento di “rivolta” nei confronti del neo insediato coach Hoiberg, è lecito. Ma forse troppo prematuro e affrettata come conclusione.
Certo, considerata la situazione attuale di classifica nella Eastern Conference, i Bulls hanno poco da sorridere e tanto da migliorare perchè, nonostante il cambio alla guida del team, il gioco di Chicago stenta a mantenere livelli di continuità accettabili. Hoiberg, ingaggiato per la capacità di far esprimere pienamente il potenziale offensivo dei propri team, non sta rispettando esattamente le aspettative: i Bulls figurano al 27esimo tra gli Offensive Ratings della lega con 99.5 punti (lo scorso anno con Thibodeau, difensivista per eccellenza se mai ce ne fosse uno, ha fatto decisamente meglio con 104.5 punti prodotti e il 10imo posto nella lega), per cui i malumori sono leciti, fino ad un certo punto però.
Le dichiarazioni di Butler esternate nei giorni scorsi, in tal senso, posso essere viste in due direzioni: come una sorta di consiglio severo ma sincero o come critica vera e propria. Nel primo caso posso essere criticati i modi, probabilmente errati nell’esternare il suo pensiero, ma non il concetto. Nella seconda ipotesi invece, dovremmo parlare di un Butler già parecchio spazientito, che probabilmente non sposa appieno il metodo di lavoro di Hoiberg e il suo modo troppo “morbido” di approcciare i suoi ragazzi.
Certo, però, va ricordato che, nonostante i risultati non proprio conformi alle attese di inizio stagione, i Chicago Bulls sono comunque nel gruppo che conta ad Est, quinti ma ad 1.5 vittorie dalla seconda piazza, distaccati solo da quei Cavs che, come preventivabile, iniziano a fare il vuoto dietro di sè. Se le critiche (quelle costruttive) vanno incassate e bisogna farne tesoro per il futuro, bisogna però ricordare che, quando si parla di Hoiberg si deve considerare un coach di 43 anni, ancora molto giovane con tanto da imparare (ricordiamo che è alla prima apparizione in NBA). E se, nonostante le difficoltà, i Bulls sono in una posizione comunque accettabile, Chicago necessita di compattezza all’interno dello spogliatoio oggi più che mai: è quindi indispensabile che tutti (giocatori, staff e dirigenza) mettano da parte un pizzico d’orgoglio e seguano una direzione comune; la stagione è ancora lunga e, nonostante tutto, i Bulls posso risultare una mina vagante capace di vincere contro tutto e tutti.

